Sentirsi in colpa dopo aver sbagliato è naturale. Dopo il peccato
Adamo ed Eva sono sconvolti, scoprono con vergogna di essere nudi e cercano di rimediarvi
come possono, ma soprattutto si nascondono dalla presenza di Dio. La gravità
del loro peccato stravolge la vita che Dio aveva voluta per loro ma egli non li
abbandona. Si prenderà sempre cura di loro: “Il
Signore Dio fece all'uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì”. (Gen. 3,21). Anche Caino, che arriva al
colmo di uccidere un altro uomo – suo fratello – viene protetto da Dio. Mentre
egli sente che il peccato commesso lo perseguiterà tutta la vita, senza poter
uscire dalla disperazione della condanna intima e dal timore costante della
vendetta, Dio lo protegge con un segno: «Troppo
grande è la mia colpa per ottenere perdono! Ecco, tu mi scacci oggi da questo
suolo e io mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla
terra e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere». Ma “Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque
l'avesse incontrato”. (Gen. 4,13-14).
Tutta la Bibbia, nella sua
molteplice ricchezza, segue un filo conduttore: con Dio la vita dell’uomo si
apre e progredisce. Ma l’uomo pecca ancora, anzi, spesso sceglie liberamente il
peccato, e ne rimane prigioniero. Solo Dio lo può liberare, solo andando a Dio
l’uomo può superare il suo senso di colpa e tutte le altre conseguenze del peccato.





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