La
prima “cattiva notizia”è che sei un servo inutile, la seconda è che morirai e la terza è che il Signore ti giudicherà.
Tra
ieri e oggi san Paolo da indicazioni a Tito su come devono vivere i cristiani nel
loro rapporto con il mondo e all’interno della comunità. Ieri tratteggiava la figura del vescovo
e papa Francesco sottolineava che esso deve essere umile, non arrogante, ospitale,
servizievole. Un particolare ci può sembrare strano: il vescovo deve essere "uomo di
una sola donna" e viene giudicato anche da come si comportano i suoi figli. Infatti i
responsabili di comunità di allora era tutti sposati o quasi. “Di una sola donna”
significa che se è vedovo non si risposa. Per essere vescovo deve avere una maturità umana e affettiva che fa che
se perde l’amore della sua giovinezza, sublima tutto questo nell’amore di Cristo
e della comunità che guida. Il riferimento alla famiglia del vescovo non è solo un riferimento storico sulla vita delle prime comunità cristiane ma anche della natura essenzialmente famigliare e comunitaria del Cristianesimo. Infatti anche gli anziani della
comunità, uomini e donne, devono sentire anche loro l’obbligo di dare il buon esempio
ai giovani e alle giovani e di insegnare loro le virtù cristiane, la prudenza, l’amore
per la propria famiglia, il servire senza sosta, da servo inutile. I laici devono preoccuparsi di educare i giovani nella fede e in particolare i genitori i figli, i nonni i loro nipoti! Da tutti è
esigita la sobrietà e la mortificazione in tutti gli aspetti della vita.
Come
può essere attraente un tale tenore di vita? Come ha potuto diffondersi il Cristianesimo predicato da Paolo?





