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mercoledì 25 novembre 2020

FRATELLI TUTTI / 30. Il valore unico dell'amore.


 

l valore unico dell’amore

91. Le persone possono sviluppare alcuni atteggiamenti che presentano come valori morali: fortezza, sobrietà, laboriosità e altre virtù. Ma per orientare adeguatamente gli atti delle varie virtù morali, bisogna considerare anche in quale misura essi realizzino un dinamismo di apertura e di unione verso altre persone. Tale dinamismo è la carità che Dio infonde. Altrimenti, avremo forse solo un’apparenza di virtù, e queste saranno incapaci di costruire la vita in comune. Perciò San Tommaso d’Aquino – citando Sant’Agostino – diceva che la temperanza di una persona avara non è neppure virtuosa.[69] San Bonaventura, con altre parole, spiegava che le altre virtù, senza la carità, a rigore non adempiono i comandamenti «come Dio li intende».[70]

92. La statura spirituale di un’esistenza umana è definita dall’amore, che in ultima analisi è «il criterio per la decisione definitiva sul valore o il disvalore di una vita umana».[71] Tuttavia, ci sono credenti che pensano che la loro grandezza consista nell’imporre le proprie ideologie agli altri, o nella difesa violenta della verità, o in grandi dimostrazioni di forza. Tutti noi credenti dobbiamo riconoscere questo: al primo posto c’è l’amore, ciò che mai dev’essere messo a rischio è l’amore, il pericolo più grande è non amare (cfr 1 Cor 13,1-13).

93. Cercando di precisare in che cosa consista l’esperienza di amare, che Dio rende possibile con la sua grazia, San Tommaso d’Aquino la spiegava come un movimento che pone l’attenzione sull’altro «considerandolo come un’unica cosa con sé stesso».[72] L’attenzione affettiva che si presta all’altro provoca un orientamento a ricercare gratuitamente il suo bene. Tutto ciò parte da una stima, da un apprezzamento, che in definitiva è quello che sta dietro la parola “carità”: l’essere amato è per me “caro”, vale a dire che lo considero di grande valore.[73] E «dall’amore per cui a uno è gradita una data persona derivano le gratificazioni verso di essa».[74]

ALLARME COVID TRA I CRISTIANI ORTODOSSI / Mercoledì XXXIV sett. T.O.


 Mentre Papa Francesco chiede a tutti di rispettare le regole anti Covid, seguito di cuore dalla maggior parte dei cattolici, clero e laici, la situazione tra i fratelli ortodossi è diversa: nel loro insieme i vescovi e il clero in Serbia, Grecia, Russia, Georgia, ecc., hanno diffuso il messaggio che la fede protegge dal coronavirus, che le grandi assemblee sono il “Vaccino di Dio” (il vescovo che l’ha detto è morto poi di coronavirus), che la comunione data secondo l’usanza con un unico cucchiaio per tutti non può trasmettere il virus perché si tratta del corpo e del sangue di Cristo e che i funerali non hanno bisogno di precauzioni serie. Purtroppo il patriarca serbo Irenej, morto di Covid qualche giorno fa, è risultato positivo subito dopo aver celebrato il funerale di un altro vescovo morto dello stesso contagio. Tra gli ortodossi sono molti i vescovi e preti morti di Covid, e lì dove i preti sono più zelanti nel predicare il “potere di Gesù Cristo e della fede” e nel trascurare le indicazioni sanitarie, c'è il maggior contagio e numero di morti.

E dire che anche tra i cattolici ci sono piccoli gruppi fanatici o ingenui, e anche alcuni gruppi potenti e molto interessati a contrastare le riforme nel senso del Vangelo, che accusano papa Francesco e i vescovi italiani di mancare di coraggio e di fede e di essersi venduti alla religione sanitaria del Grande Complotto Mondiale ecc. …

Ma Gesù non promette forse la protezione ai suoi fedeli?  “Nemmeno un capello della vostro capo andrà perduto” dice il Vangelo di oggi.  Devo comprenderlo nel senso di “Superpoteri” oppure cominciare a seguire Gesù? Se gli apostoli non hanno capito e accettato subito il suo messaggio, come posso pretendere io di aver già capito tutto?

Questa mattina ho sentito a “Uno mattina”: “sembra strano parlare di festeggiare Natale con tutti questi morti, ma bisogna capire che Natale è molto importante sul piano economico”. Il Mistero cristiano di Natale totalmente assente in questa frase!  Se uno vive dentro di sé il Mistero della salvezza bastano due parole per evitare l’equivoco. Siamo in un’era post cristiana, come dicono alcuni? certamente no, perché Cristo è l’unico Signore e Salvatore e dura in eterno. Ma siamo certamente in un’era di post Cristianità. E questo cambia la forma, le tradizioni popolari. Però chi non faceva la differenza tra tradizioni popolari di Cristianità e Vangelo fa fatica a ritrovarsi. Fratelli usciamo decisamente dalla Cristianità come forma di società e riscopriamo il Cristianesimo che sgorga dal cuore aperto di Cristo crocifisso, dalla Tomba vuota e dall’Annuncio degli Apostoli dopo la Pentecoste. Ma, attenti! C'è chi oggi si riempie la bocca della riscoperta della Chiesa domestica, della dimensione familiare della Chiesa! Chiedo: se le famiglie non sono formate partendo dal kerigma, cosa potranno fare?

 

Prima Lettura  Ap 15, 1-4
Cantano il canto di Mosè e il canto dell'Agnello.

martedì 24 novembre 2020

NON AVER TROPPO PAURA DEI SEGNI NEGATIVI! E PER I SEGNI POSITIVI? / Sant'Andrea e compagni martiri vietnamiti, 24 novembre

 


Gesù ci indica segni negativi anche spaventosi ai quali non credere e di cui non avere troppo timore. Sappiamo che la falsa predicazione dei testimoni di Geova è tutta basata sulla paura e sulle situazioni negative. Certamente ci sono problemi enormi di cui tener conto, ma Gesù è stato chiaro  sul fatto che questo non significa la fine del mondo, ma piuttosto l’invito a trovare nel Vangelo la forza e la creatività per mettere in atto soluzioni. 

Ma quali sono i segni positivi della presenza del Signore nella mia vita? Se trascuro questi segni è probabile che la mia fede si inaridirà, oppure sarà appoggiata su altre basi che l’amore del Signore Gesù per me. Eppure egli ha versato il suo sangue per me perché sono prezioso agli occhi di Dio. Quali possono essere le basi di una fede non alimentata dal dialogo con il Dio Vivente che mi ama e vuole guidarmi? Spesso si tratta di una fede totalmente soggettiva, che quindi non è più fede ma una mia invenzione. Altrimenti i rischi frequenti sono una fede che si riduce a idee, formule imparate a memoria, pratiche da espletare con precisione, oppure una fede che vive di paura del giudizio di Dio, del "non si sa mai", "meglio non incorrere nella sua ira-condanna", o ancora una fede che si appoggia sul senso comune, sulla convenienza di essere cattolico come tutti, sulle tradizioni identitarie. In particolare quando l’Alleanza tra lo Stato e la Religione diventa troppo stretta, essa soffoca lo slancio evangelico e la politica strumentalizza la fede dando grande ufficialità e privilegi all’Istituzione  ecclesiale. Abbiamo visto in molte nazioni quanto queste situazioni hanno provocato una profonda disaffezione verso la Chiesa e la sua proposta di salvezza nel cuore della gente. Sembra che dopo tanti paesi europei sia arrivato questo momento anche per il popolo polacco che pure in tempi molto recenti ha avuto  nella Chiesa il principale difensore della sua libertà!

Anche a livello individuale la perdita del rapporto vivo con il Cristo ha conseguenze molto gravi. La riduzione della fede a routine o ricerca di vantaggi la svuota di ogni forza e nel caso di prove ci lascia disarmati. I martiri vietnamiti, come tutti i martiri, specialmente i martiri della prima generazione evangelizzata, sono il segno della forza della fede, dell'incontro vivo con Gesù! La libertà interiore che dà il Signore ha permesso di smarcarsi totalmente dal consenso della maggioranza e delle autorità, dalle relazioni familiari o di clan.

 

Prima Lettura  Ap 14, 14-19
E' giunta l'ora di mietere, perché la messe della terra è matura.

lunedì 23 novembre 2020

COSA SIGNIFICA "GETTARE TUTTO QUELLO CHE HO PER VIVERE"? / lunedì XXXIV sett. T.O.

 


Fantastica vedova nel Vangelo di oggi, con le sue uniche due monetine! Che esempio di generosità e fiducia che ci sfida in ogni tempo, specialmente in questo periodo!

Ma applicato alla vita spirituale cosa significa? Dare tutto, cioè essere migliori, oppure dare ciò che sono adesso, così come sono, non come una scusa per giustificarmi ma per cominciare a riconoscere davvero il mio peccato, il buio che sta dentro di me, nella mia storia?

S. Girolamo può aiutarci in questo. Prendo tre episodi della sua vita dalla lettera che papa Francesco ha scritta per il XVI centenario della sua morte (30-09-2020)

“febbricitante, in una visione, forse nella Quaresima del 375, … che segnò una svolta decisiva nella sua vita, momento di conversione e cambiamento di prospettiva, egli si sentì trascinato alla presenza del Giudice: «interrogato circa la mia condizione, risposi che ero cristiano. Ma colui che presiedeva soggiunse: “Tu mentisci! Sei ciceroniano, non cristiano”». Girolamo, infatti, aveva amato fin da giovane la limpida bellezza dei testi classici latini, al cui confronto gli scritti della Bibbia gli apparivano, inizialmente, rozzi e sgrammaticati, troppo aspri per il suo raffinato gusto letterario.”

Girolamo si rende conto che non ha messo il Signore al primo posto nella sua vita, mentre finora si sentiva apposto, si credeva cristiano. Era cieco e credeva di vedere.

“Verso l’anno 374, … decide di ritirarsi nel deserto della Calcide.  … Il deserto, con la conseguente vita eremitica, viene scelto e vissuto da Girolamo nel suo significato più profondo: come luogo delle scelte esistenziali fondamentali, di intimità e di incontro con Dio, dove attraverso la contemplazione, le prove interiori, il combattimento spirituale, arriva alla conoscenza della fragilità, con una maggiore consapevolezza del limite proprio e altrui, riconoscendo l’importanza delle lacrime. Così, nel deserto, avverte la concreta presenza di Dio, il necessario rapporto dell’essere umano con Lui, la sua consolazione misericordiosa. Mi piace al riguardo ricordare un aneddoto, di tradizione apocrifa. Girolamo chiede al Signore: “Cosa vuoi da me?”. Ed Egli risponde: “Ancora non mi hai dato tutto”. “Ma Signore, io ti ho dato questo, questo e questo...” - “Manca una cosa” - “Che cosa?” - “Dammi i tuoi peccati perché io possa avere la gioia di perdonarli ancora”.

Nell’intimità con Dio e nel combattimento spirituale prende sempre più coscienza della sua fragilità, dei suoi limiti, accettando anche quelli altrui. Comincia ad aprire gli occhi e a dare tutto, cioè il suo peccato. Quanto aiuta il credere alla Parola di Gesù: io ho la trave e l’altro, l’altra, solo una pagliuzza, anche se, chiaramente io non riesco a vedere la mia trave!

In questi anni (dopo il 380)  è nello studio che si rivelano la sua passione e la sua generosità. È una benedetta inquietudine a guidarlo e a renderlo instancabile e appassionato nella ricerca: «Ogni tanto mi disperavo, più volte mi arresi; ma poi riprendevo per l’ostinata decisione d’imparare», condotto dal “seme amaro” di tali studi a raccogliere “frutti saporosi”.

Il combattimento per la conversione è un “seme amaro” e siamo tante volte tentati di arrenderci, ma poi si raccolgono “frutti saporosi”.

 

Prima Lettura   Ap 14, 1-3.4-5
Recavano scritto sulla fronte il nome di Cristo e il nome del Padre suo.

domenica 22 novembre 2020

L'ECONOMIA DI FRANCESCO: SCAMPARE AL GIUDIZIO UNIVERSALE / Solennità di Cristo Re 2020

 

Previsto per marzo l'evento è stato riportato a questi giorni.

Si sentono affermazioni tipo “questo Papa non parla mai di Dio!”. Un cardinale in pensione ha appena pubblicato un libro dal titolo “La Force de la Vérité” (la forza della verità). Nel presentarlo ripete il suo mantra: “i vescovi e i preti devono predicare soprattutto la Trinità, l’Incarnazione, i sacramenti. Soltanto dopo si può parlare di ambiente, del clima e del tema dell’immigrazione ... Gesù ha inviato gli apostoli al mondo per annunciare il Vangelo del regno di Dio e permettere a quelli che credono di essere battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, non per occuparsi di cose che sono di competenza degli Stati”.

Che dire? Chi ascolta papa Francesco sa che parla ogni giorno di Dio (in questo momento, ogni mercoledì parla della preghiera) e mette la nostra vita a confronto con il Vangelo del regno di Dio. Ma la Chiesa da sempre ha (anche) elaborato una “Dottrina Sociale”. Un nuovo impulso è venuto in particolare dall’Enciclica “Rerum Novarum” (di Cose Nuove, 1891) di Leone XIII, regolarmente ricordata e aggiornata. Citando solo le Encicliche: Pio XI “Quadragesimo anno” (a quarant’anni della Rerum Novarum, 1931), Giovanni XXIII “Mater et magistra” (la Chiesa come madre e maestra, 1961) “Pacem in terris” (la pace sulla terra, 1963), Paolo VI “Populorum Progressio” (il progresso dei popoli, 1967), Giovanni Paolo II “Laborem exercens“ (esercitando il lavoro, 1981) “Sollecitudo rei socialis”(La sollecitudine per le cose sociali, 1987), “Centesimus annus” (il centesimo anno della Rerum Novarum, 1991). Nella sua Enciclica Leone XIII denuncia “la miseria e la povertà che pesano ingiustamente sulla maggior parte della classe operaia”, il socialismo ateo ma anche gli eccessi del capitalismo e incoraggia il sindacalismo cristiano e il “cattolicesimo sociale”. I papi hanno sempre affrontato e dato una risposta ai grandi problemi sociali e umani del loro tempo.

Senza parlare dei profeti dell’Antico Testamento e le loro invettive contro le classi dirigenti, lasciamo il Vangelo di oggi rispondere a chi trova Papa Francesco troppo sociale e poco spirituale. In sostanza Gesù dice: “ero nel bisogno e sei venuto a soccorrermi oppure no. Su questo giudicherò se sei degno del paradiso o dell’inferno”. Questo Vangelo tratta del giudizio finale della mia vita senza il minimo accenno alla Trinità o ai sacramenti! Parla sì di Incarnazione, nel senso più forte: quello che hai fatto l’hai fatto a me! Saremo valutati su un'economia con le persone al centro e senza frontiere! Un grande Dottore della Chiesa, Giovanni della Croce, disse: “Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore”. Ma questo significa fare teorie economiche e sociali? Dom Helder Camara, vescovo di Recife, diceva: “perché se faccio l’elemosina a un povero sono un santo, e se (mi) chiedo perché è povero, sono un comunista?”. Ecco, fai pure l’elemosina, ma non toccare il sistema che fa di me un (popolo) privilegiato! Questo è il Cristianesimo che vorrebbero alcuni, ma non quello che vuole Gesù, Unico Sovrano e giudice. Il metodo di Gesù non è la lotta di classe o la devastazione rabbiosa ma la sua mitezza non significa imporsi limiti. Benedetto sia papa Francesco che proprio in questi giorni invita migliaia di imprenditori, economisti, ecc., di tutto il mondo, di età inferiore ai trentacinque anni, a discutere di futuro con il convegno “L’economia di Francesco”!

 

Prima Lettura  Ez 34,11-12.15-17
Voi siete mio gregge: io giudicherò tra pecora e pecora.

sabato 21 novembre 2020

IMPEGNO MINIMO PER L'ECOLOGIA / Solennità di Cristo Re.




Dire che Gesù è Re dell'Universo significa voler onorare il suo Regno. Se non preservo la Casa Comune di tutti gli uomini suoi fratelli, e tutte le sue creature non lo sto onorando. Cosa possiamo fare tutti, come minimo?

IMPEGNO MINIMO DEI MEMBRI DEL GRUPPO CAMPANIA FELIX 

Quell’impegno è per me! Spero di invogliare tanti altri ad imitarmi, ma mi asterrò dal giudicare qualcuno.

 1.      Non sprecherò:

Sprecare è un’offesa ai poveri. C'è chi non ha abbastanza e tu butti, il fondo di bottiglia o del bicchiere di acqua minerale, di coca cola, di latte, butti cibo rimasto nel tuo piatto, mentre potevi prendere meno dalla pentola, cibo comprato in eccesso che va a male, vestiti o qualunque altra cosa che potrebbe servire ancora … Sprechi le risorse del pianeta ogni volta che compri vestiti e cose inutili, ecc. Sprechi facilmente l'acqua potabile che è una risorsa preziosa e non infinita. 

CHI SONO MIA MADRE E MIEI FRATELLI? / Presentazione di Maria al Tempio, 21 novembre

 

Pidyion Haben, il riscatto del primogenito
nell'ebraismo moderno.

Dal XIV secolo, la Chiesa latina celebra questa festa che è cara all’Oriente dal VI secolo. Troviamo l’episodio della presentazione al Tempio di Maria solo nel Protoevangelo di Giacomo che non è ispirato, non è Sacra Scrittura. La presentazione al Tempio, però, è radicato nella tradizione biblica che consacra a Dio ogni primogenito di sesso maschile (vedi Esodo 13,2.12-15 e altri passi, e Luca 2,23), perché Dio ha risparmiato i primogeniti degli ebrei nella decima piaga d'Egitto. 



Maria è l’eccezione perché essendo femmina sarebbe stata consacrata a Dio come un primogenito maschio.

I diritti del primogenito sono molto importanti, al di là delle preferenze affettive del padre (Deuteronomio 21, 15-17). Ma sono anche una responsabilità nel portare l’Alleanza e le sue esigenze. La figura di Gesù primogenito di molti fratelli è ben messa in evidenza nel Nuovo Testamento (Rm 8:29; Col 1:18; Eb 1:6; Ap 1:5).

Maria è quindi primogenita nello stesso senso di Gesù anche se egli è l’Unico Mediatore.

Costatiamo dal Vangelo di oggi che, paradossalmente, questo produce per lei l’essere messa da parte, esclusa. Il suo rapporto umano, affettivo, di madre viene ridimensionato e mortificato severamente. In realtà è riordinato a una dimensione superiore. Infatti Gesù ci propone di crescere ma sa come la affrontiamo e non dice: se vuoi crescere ma: se non rinunci a te stesso…

Però, sempre paradossalmente per la nostra mentalità, questa parola così dura diventa forza nelle prove, nell'assenza di consolazioni, ed è proprio quella che crea una comunione più profonda, vasta e bella. Chi accetterà di passare per la morte di croce?

 

Prima Lettura  Zc 2,14-17

Dal libro del profeta Zaccarìa