Gesù
riceve un accoglienza trionfale a Gerusalemme. Ma proprio in quell’ora pone
gesti che sono significativi delle sue scelte contrarie alla ricerca del trionfo umano: si espone direttamente al contatto
della gente, senza scorta per proteggerlo o per rialzare il suo prestigio, monta una cavalcatura umile, l’asinello usato dai poveri, dai
semplici per il lavoro e per la vita civile e non per la guerra come il cavallo. Gesù parte dal basso, parte dal quotidiano, dal benessere che proviene
dal lavoro onesto e dalla solidarietà delle famiglie, dei vicini, dei piccoli, e che tesse la pace.
Questa
umiltà continua a manifestarsi in tutto il seguito della Passione, nella pazienza
infinita e nel lasciarsi oltraggiare e condannare. Mi sembra che le sofferenze spaventose
della flagellazione e della crocifissione non ci facciano più vedere questo aspetto: Gesù "Patiens". Infatti non riusciamo a guardare e sopportare tanto
dolore e ingiustizia con umiltà. Almeno io purtroppo mi fermo molto molto prima.
Eppure
io so che Gesù dice: “impara da me che sono mite e umile di cuore”.
Questa
libertà sovrumana di Gesù di fronte alle avversità, al dolore e all’umiliazione,
non è alla portata delle nostre forze ma il Signore ci invita a seguirlo, ad
appoggiarci a lui, allo Spirito Santo, perché ci apra l'orecchio, ci dia un cuore e una lingua da discepolo perché
è la via della felicità, la via della pace, la via della vita,
cioè della vittoria sulla morte. Ma pur sapendolo, lo voglio veramente?
Dal vangelo
secondo Luca









