Visualizzazioni totali

martedì 6 novembre 2018

LE BELLE PAROLE ESIGONO CONCRETEZZA / martedì XXXI° sett. T.O.



Le belle parole esigono di diventare concretezza. Al fariseo che sembra aspettare con ansia il Regno di Dio Gesù mostra con una parabola come spesso non rispondiamo agli inviti che Dio ci rivolge giorno dopo giorno e che sono le tappe indispensabili verso il Regno.
I due primi invitati non vengono alla cena per futili motivi. Potevano aspettare l’indomani per andare ai loro affari, non cambiava nulla. Invece perdono l’invito di Dio perché mettono le loro cose concretamente al di sopra di tutto. In fondo ne sono coscienti e chiedono di essere scusati.

lunedì 5 novembre 2018

UN INVITATO VERAMENTE SCOMODO / lunedì XXXI° sett. T.O.

Joey Velasco per il "Hapag Asa Feeding Program" che dona pranzi e lezioni di catechismo ai bambini malnutriti.

Gesù è veramente un invitato scomodo. Pensaci due volte prima di invitarlo a cena in casa tua. Prima criticherà in modo soft, ma comprensibile a tutti, la vanità dei tuoi invitati. Poi ti dirà che hai sbagliato ad invitare i tuoi amici e parenti, ma piuttosto dovevi invitare “poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti”. Così – aggiunge – avrai la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti. Ma nel frattempo?

domenica 4 novembre 2018

ASCOLTARE PER ESSERE FELICE / XXXI° domenica T.O.

Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno.

Un Vangelo sconcertante. Gesù viene interrogato su qual è il più grande tra i comandamenti. Siamo in un contesto in cui si cerca di prendere Gesù in fallo. Egli da una risposta che può sembrare ovvia. Infatti Gesù risponde con lo Shemà, una professione di fede che gli ebrei recitano quotidianamente. Lo scriba che lo interroga approva e Gesù di rimando conferma che quell’uomo ha parlato saggiamente. Tutto ovvio dunque, quasi inutile potremmo dire.
Infatti perché fare tali domande? E perché questa conclusione: “E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo”?

sabato 3 novembre 2018

EVANGELIZZAZIONE E PRE-EVANGELIZZAZIONE / sabato XXX° sett. T.O.

Gesù nel vangelo mette in guardia di non scegliere i primi posti.


Gesù nel Vangelo fa pre-evangelizzazione. Parte, come quasi sempre, dal punto in cui si trovano i suoi interlocutori. In questo caso essi scelgono i posti che li fa apparire più importanti. Come può ascoltare la Parola di Dio uno che cerca i primi posti?
San Paolo invece parla di evangelizzazione: la base di tutto è Cristo, crocifisso per amore in espiazione per i peccati di tutto il mondo, abbassato in quella morte infame e risorto, costituito Signore e Giudice dei vivi e dei morti. L’importante è che se ne parli, affinché ognuno possa misurarsi con questa notizia e scegliere. Quante volte si dice di una buona soluzione: “purtroppo pochi lo sanno”, “questa cosa è poco conosciuta”. In quel tempo chi poteva solo immaginare un avvenimento così straordinario, cioè che uno accetti di essere crocifisso per tutti i peccati dell’umanità e che la morte sia vinta? Chi poteva solo pensare che la via della salvezza fosse accettare questo amore gratuito e seguire gli insegnamenti di questo Gesù? Era necessario farlo conoscere, perché non si poteva inventare. Allora san Paolo afferma che anche se lo fa con un doppio fine, chiunque annuncia Cristo costituisce un bene. Certo, il suo incontro con Gesù l’ha trasformato e la sua vita lo testimonia, ma la base di questa trasformazione non è il suo sforzo di osservare con zelo i precetti come faceva prima, ma l’essersi sentito amato gratuitamente nel suo peccato e invitato ad affidarsi a questo amore.
Questa generazione non conosce Cristo, ha bisogno di conoscere l’amore gratuito e liberante di Dio nel suo Figlio Gesù Cristo. Ieri ho sentito tanta gioia nel vedere i volti più distesi e illuminati di un piccolo gruppo di persone che hanno creduto all’amore di Dio. Eppure qualcuno era già un frequentatore di chiesa e abituato a pregare.

Prima Lettura  Fil 1, 18b-26
Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno. 

VI°: NON COMMETTERE ADULTERIO

Guido Reni - La moglie di Putifar tenta Giuseppe.

Mentre le letture della Messa ci presentavano l'insegnamento di san Paolo sul matrimonio in occasione della sua lettera agli Efesini, papa Francesco faceva catechesi sullo stesso argomento durante le udienze del mercoledì. Eccone il testo. Come ha detto lo Spirito Santo al giovane Agostino: prendi e leggi!:

Catechesi del Papa sui Comandamenti, 11: Non commettere adulterio
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Nel nostro itinerario di catechesi sui Comandamenti arriviamo oggi alla Sesta Parola, che riguarda la dimensione affettiva e sessuale, e recita: «Non commettere adulterio».
Il richiamo immediato è alla fedeltà, e in effetti nessun rapporto umano è autentico senza fedeltà e lealtà.
Non si può amare solo finché “conviene”; l’amore si manifesta proprio oltre la soglia del proprio tornaconto, quando si dona tutto senza riserve. Come afferma il Catechismo: «L’amore vuole essere definitivo. Non può essere “fino a nuovo ordine”» (n. 1646). La fedeltà è la caratteristica della relazione umana libera, matura, responsabile. Anche un amico si dimostra autentico perché resta tale in qualunque evenienza, altrimenti non è un amico. Cristo rivela l’amore autentico, Lui che vive dell’amore sconfinato del Padre, e in forza di questo è l’Amico fedele che ci accoglie anche quando sbagliamo e vuole sempre il nostro bene, anche quando non lo meritiamo.
L’essere umano ha bisogno di essere amato senza condizioni, e chi non riceve questa accoglienza porta in sé una certa incompletezza, spesso senza saperlo. Il cuore umano cerca di riempire questo vuoto con dei surrogati, accettando compromessi e mediocrità che dell’amore hanno solo un vago sapore. Il rischio è quello di chiamare “amore” delle relazioni acerbe e immature, con l’illusione di trovare luce di vita in qualcosa che, nel migliore dei casi, ne è solo un riflesso.

venerdì 2 novembre 2018

LA SANTITA' E' NECESSARIA / 2 novembre, commemorazione dei fedeli defunti


Catherine Lassagne - Arsnet, sito del Santuario di Ars.

Pregando per i nostri defunti preghiamo per dei vivi ancora toccati dalla morte dalla quale aspirano a liberarsi al più presto. Perché finalmente hanno capito: era meglio vivere il Vangelo fino in fondo confidando in Dio che non ha mai schiacciato nessuno ma chiede solo fiducia ancora e ancora e ancora.

giovedì 1 novembre 2018

CI CREDI ANCORA ALLA SANTITA'? / 1° Novembre, Festa di Tutti i Santi



Tutti i Santi! Che consolazione sapere che molti, moltissimi hanno vinto la battaglia della Vita lavando le loro vesti nel sangue dell’Agnello e la godono nell’Amore di Dio per sempre. Se ce l’hanno fatta loro, anche noi possiamo farcela.
La devozione comune celebra o piange piuttosto la morte, mentre noi cristiani, anche il 2 novembre, “giorno dei morti”, ricordiamo i vivi, quelli che sono nell’anticamera del paradiso. Halloween non migliora la prospettiva purtroppo.
Ma perché questo? Forse un po’ perché anche tu hai perso quello slancio verso la santità che è lo sbocco naturale dell’uomo, in particolare del cristiano che lo sa per mezzo della sua fede.
Rileggiamo il testo delle Beatitudini proclamato oggi e chiediamoci: sono d’accordo, questo testo è mio, ci credo, oppure nella vita concreta mi è tanto estraneo?
Oggi è il giorno buono per convertirti e scoprire la “Gioia del Vangelo”, “Evangelii Gaudium”.
(Tutti hanno gioito per la liberazione di Asia Bibi. Anch'io voglio ringraziare il Signore per questa buona notizia. Contnuiamo a pregare per la sua incolumità futura in un luogo sicuro con tutta la sua famiglia.)