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lunedì 17 gennaio 2022

PERCHE' SAUL VIENE RIGETTATO PER IL SUO PECCATO E DAVIDE NO? / Lunedì II sett. T.O., pari; sant'Antonio Abate.

 


Saul viene rigettato come re d'Israele perché nella missione da compiere ha disobbedito su un solo punto. Sembra molto severo come castigo, anche perché Davide che gli succederà e sarà “il re secondo il cuore di Dio”, commetterà grossi errori e peccati. Ci conviene dunque esaminare molto attentamente i motivi di questa punizione esemplare e comprenderlo per noi. Infatti “Ecco, obbedire è meglio del sacrificio, essere docili è meglio del grasso degli arieti”.

Il Signore si adatta al cambiamento di regime politico (vedi post La Gioia del Vangelo: QUAL E' IL MIGLIORE SISTEMA POLITICO PER DIO? / venerdì I sett. T.O., pari.)  a condizione però che il re obbedisca a lui mentre il pericolo era che si chiuda il cerchio tra il re e il popolo escludendo il Signore, sentendosi forti con le sole istituzioni civili. Ed è proprio il peccato nel quale cade Saul mentre il tramite tra Dio e il suo popolo è il profeta. Di fronte al pericolo di fallimento umano, all’assenza di segni da parte di Dio (il ritardo di Samuele) Saul si improvvisa in qualche modo Sommo Sacerdote, oltre che re anche autorità spirituale (1Samuele 13,5-12) . Il suo timore e quello degli israeliti gli fa strumentalizzare Dio sotto apparenze di culto, la sua preghiera perde la caratteristica di fede pura, di abbandono a Dio e alla sua fedeltà, e diventa magico-pagana: Dio si placa con il grasso degli agnelli (quello di migliore qualità possibilmente). È un peccato che tocca l’essenza dell’Alleanza e fa diventare la religiosità di Israele una religione pagana come le altre. Questo Davide non l’ha mai fatto malgrado le sue debolezze.

Se Salomone alla fine della sua vita andrà anche lui sulle alture e il suo peccato ricadrà pesantemente sul popolo e l’unità delle tribù, Dio non rigetterà la casa di Davide come fece con Saul e la sua casa. Come mai? Perché la radice sana (Davide) è stata imposta bene e rimane. Se dobbiamo essere attenti in ogni momento e desiderare la perfezione in ogni cosa, il principio di ogni opera nuova, di ogni carisma è fondamentale, e anche nel quotidiano ci sono i pilastri della nostra azione che sono essenziali e altri aspetti più secondari.

Il Vangelo ci insegna, nella stessa logica, che dobbiamo evitare un altro pericolo: quello della ricerca della “formula magica”, intangibile: digiuno sempre, come i discepoli dei farisei perché il digiuno è molto religioso. Ho trovato questa pericolo e questa ricerca sia nella vita religiosa che in quella diocesana: affrettarsi a scrivere regole esaustive e “per mille anni”. Non funziona, e soprattutto non è cristiano. La Tradizione è un’altra cosa. Papa Giovanni Paolo II lo ha scritto chiaramente al momento dello scisma di Mons. Lefebvre in “Ecclesia Dei adflicta” Ecclesia Dei (2 luglio 1988) | Giovanni Paolo II: Mons. Lefebvre volendo continuare a celebrare secondo il rito preconciliare fino ad arrivare alla rottura con Roma è incappato nel peccato di Saul secondo le due dimensioni:  grave disobbedienza, sostituendo la parola dell’obbedienza con il proprio giudizio, non comprensione e non rispetto della Tradizione vivente La Gioia del Vangelo: PAPA FRANCESCO E MESSA IN LATINO 3/4. I "tradizionalisti" non comprendono la Tradizione..

 

Prima Lettura   1 Sam 15, 16-23
L'obbedire è meglio del sacrificio. Perché hai rigettato la parola del Signore, egli ti ha rigettato come re.

sabato 15 gennaio 2022

SU QUALI BASI DIO SCEGLIE? / sabato I sett. T.O., pari.

 

Il Re Saul - Guercino, particolare.

Dio sceglie Saul e sceglie anche Levi il pubblicano. Il primo ha tutto per piacere al popolo che cerca sicurezza. Appartiene alla tribù più piccola – così da non spaventare le altre tribù – suo padre ha fama di coraggio e forza, lui stesso è altissimo e forte, bello. Matteo che avrà una missione molto più importante di Saul non ha nessuna di queste qualità. Colpisce invece come dei discepoli scelti da Gesù non vengano notate le loro qualità fisiche, esteriori, ma solo eventuali caratteristiche morali e caratteriali.

Oltre alla libertà di Dio nel chiamare, oltre alle qualità adatte per tale o tale altro ruolo (non tutti possono fare tutto, anche nella Chiesa), è chiaro che tra Saul e Gesù si affina la dimensione spirituale della lotta di Dio per la salvezza del suo popolo. E, chiamando Levi, Gesù mette in luce una caratteristica fondamentale della Buona Notizia: Dio non vuole un corpo scelto, né discepoli già santi, ma è venuto a chiamare tutti alla sua amicizia e alla conversione. Dopo mille anni di cammino spirituale con i profeti e le innumerevoli lezioni della Storia, in particolare quella dell’Esilio, questa caratteristica di Gesù scandalizza profondamente molti che con forte senso morale, lottano per la preservazione dei valori dell’Alleanza. Ma anche dopo duemila anni di Chiesa, in cui ogni membro dovrebbe chiamarsi "Dio mi ha fatto misericordia", membro di una comunità fondata sul battesimo di conversione, questa caratteristica fa molta fatica ad essere accolta pacificamente.

 

Prima Lettura   1 Sam 9, 1-4.10.17-19: 10,1
Ecco l’uomo di cui il Signore ha detto: costui reggerà il mio popolo.

venerdì 14 gennaio 2022

"UOMINI E DONNE DI ALTRI TEMPI". MA CRISTO E' LO STESSO IERI, OGGI E SEMPRE.

 

Venerabile Armida Barelli, 1882 - 1952

Ho celebrato il trigesimo di un nostro fratello cristiano di Marano, definito sulla sua pagella ricordo: uomo d’onore e di gentilezza di altri tempi! Probabilmente l’ho incontrato qualche volta in parrocchia. In ogni caso il volto mite e sorridente della foto confermano quella frase. Ma che significa quando diciamo in senso positivo di qualcuno che era una persona di altri tempi? Non diciamo forse che era un cristiano, uno plasmato dai valori cristiani?…

Ma perché dire che queste persone sono di altri tempi? Perché non siamo più cristiani. E questo da chi dipende? Da me. Da ognuno di noi. Infatti sant’Agostino di fronte alle invasioni e devastazioni dei barbari diceva ai suoi cristiani: “non dite che i tempi sono cattivi, i tempi siamo noi”. La cultura cristiana di cui abbiamo la nostalgia (non era tutto oro colato ma è vero che c'era un consenso condiviso su valori importanti di fondo) non si è fatta da sola ma attraverso la conversione quotidiana di tante persone, umili e nascoste o che emergevano come guide delle famiglie, delle comunità locali ecc. La santità è un dono ma anche la risposta personale di consegnare la propria vita, la propria carne, con tutti i suoi aspetti luminosi ma anche quelli più oscuri, virtù e peccati, al Signore, con la decisione di appartenere a lui solo, di essere suo popolo. Riprendiamo coraggio, uniamoci in comunità fondate sulla fede in Cristo.

QUAL E' IL MIGLIORE SISTEMA POLITICO PER DIO? / venerdì I sett. T.O., pari.

 


Conti molto, sei prezioso per Dio in tutte le tue dimensioni, spirituale, fisica, relazionale. L’organizzazione sociale di Israele era fondata sull’Alleanza tra Dio e i discendenti di Abramo. Quindi un sistema fondato sulla famiglia naturale e i rapporti tra famiglie: clan, tribù, la cui identità più profonda non era la razza o il territorio ma la fede nel Dio unico e la sua iniziativa a favore di quel popolo. Anzi, quel popolo era nato dall’Alleanza, era il popolo di Dio. In modo trasversale Dio lo guidava attraverso figure carismatiche, non ereditarie: i Profeti e i Giudici. Infatti, secondo le necessità Dio suscitava uomini e anche donne per indicare e portare a compimento le soluzioni, le iniziative da prendere.

Il sistema dell’Alleanza con il Dio unico di famiglie-tribù con i Profeti e i Giudici sarebbe quindi il migliore sistema politico. Le basi sono rimaste nell’insegnamento della Chiesa con la difesa della famiglia naturale e il principio di sussidiarietà. Di fronte alla globalizzazione che vuole portare tutti i popoli ad adottare un unico sistema politico, sociale ed economico di stampo occidentale (“american way of life”!?!?), Giovanni Paolo II fu ispirato nel creare risposte come le GMG che manifestavano l’universalità e la ricchezza della Chiesa. Papa Francesco che ha ben conosciuto gli effetti perversi della colonizzazione culturale, contro la globalizzazione parla di poliedro e incita ognuno, ogni popolo, a trovare in sé, nella propria cultura (in dialogo con le altre culture), le soluzioni e le forme idonee ad affrontare i problemi locali e universali. Egli si lamenta spesso che la colonizzazione culturale non è solo imposta dall’esterno, ma ricercata dai popoli stessi, e in particolare dalle loro elite, affascinati da quello che fa il popolo vicino, più potente.

La svolta durante la vita di Samuele dal sistema delle tribù e dei giudici verso la monarchia ci dice che il desiderio di adottare un sistema estraneo alla propria tradizione e a favore di elite ristrette è una tentazione molto antica. E Dio stesso vede in questo non solo il desiderio, fallace, di migliorare il sistema politico, ma il desiderio di fare a meno di Lui. Infatti il Faraone, il Malik, il Re, sono tentativi di divinizzare l’uomo al comando, di farne un idolo che, però, (si spera) accontenterà più facilmente il popolo invece di questo Dio inafferrabile e libero da ogni pressione. Però ecco che Dio non si oppone fino in fondo a questo cambiamento. Egli sa che imporre una forma, una legge,  dall’esterno, quando tutti i cuori sono contro, non serve a nulla. Contano le persone. Conterà la persona del Re e la sua obbedienza a Dio. Una legge buona va difesa, ma se il valore che contiene non è alimentato a nulla serve. Se non si evangelizza, tutte le difese delle tradizioni (in particolare “i valori cristiani” da parte dei partiti politici) risultano vane alla fine, se non controproducenti. Ci sono poi tradizioni che sono forme modificabili, transitorie, e valori di fondo che corrispondono alla verità perenne dell’uomo. Con l’apertura della Buona Notizia ai pagani, la Chiesa dall’inizio ha dovuto affrontare tali problemi e ha saputo fare questo discernimento. Basta leggere gli Atti degli Apostoli per comprenderlo.

Gesù sa ciò che conta davvero nelle persone. Al primo impatto, non parla di malattia e handicap al paralitico ma di perdono dei peccati. Siamo convinti che ciò che ci fa soffrire, il male più grande che ci ostacola nella vita è innanzitutto il nostro peccato?

 

Prima Lettura   1 Sam 8, 4-7. 10-22a
Griderete a causa del re che avrete voluto eleggere, ma il Signore non vi ascolterà.

giovedì 13 gennaio 2022

PANDEMIA, DIALOGO E AMICIZIA SOCIALE: CHE RAPPORTO?





 

Penso che ci farà bene a tutti riflettere sull'argomento toccato dal Papa e le sue parole.

SALUTO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI MEMBRI DELL'ACCADEMIA DI SVEZIA

Sala dei Papi
 Venerdì, 19 Novembre 2021

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Illustri Signore e Signori!

Sono lieto di incontrare nuovamente voi che componete l’Accademia Svedese. Ringrazio il Presidente per la sua introduzione, specialmente per aver messo al centro la parola dialogo.

Sono sicuro che anche voi abbiate constatato come la lunga crisi della pandemia stia mettendo a dura prova la capacità di dialogare con gli altri. Questo è certamente dovuto sia ai periodi di confinamento, sia al fatto che tutta questa situazione ha inciso dentro le persone, in modo spesso inconsapevole. Ognuno si scopre un po’ più distante dagli altri, un po’ più chiuso, forse più diffidente; o semplicemente siamo meno propensi a incontrarci, a lavorare fianco a fianco, con la gioia e la fatica di costruire qualcosa insieme. Allora, la prima cosa è prendere coscienza di questa realtà, che minaccia ognuno di noi come persone, indebolendo la nostra capacità di relazione, e che impoverisce la società e il mondo. Anche involontariamente, questa tendenza rischia di fare il gioco della cultura dell’indifferenza.

Sono certo che voi, dal vostro privilegiato punto di osservazione, condividete questa preoccupazione. Lo confermano le parole che Lei, Signor Presidente, ha detto poco fa, e nelle quali mi ritrovo pienamente: «In un tempo di crisi, ogni piccolo passo che può portare gli esseri umani ad avvicinarsi agli altri è di grande importanza». È la pratica quotidiana dell’incontro e del dialogo: uno stile di vita che non fa notizia, ma che aiuta la comunità umana ad andare avanti, a crescere nell’amicizia sociale. L’Enciclica Fratelli tutti contiene un capitolo – il sesto – dedicato a questa scelta: «Dialogo e amicizia sociale» (nn. 198-224).

GESU', SE VUOI... / sant'Ilario di Poitiers.

 


I Filistei attaccano Israele. Non il contrario. Israele si deve dunque difendere. Ma è sconfitto. Come mai? si chiedono gli israeliti. Andiamo a prendere l’Arca dell’Alleanza e sicuramente andrà tutto bene. Se qualcuno avesse chiesto in quel momento: perché lo fate? avrebbero risposto: perché abbiamo fede! E tutto l’esercito, schiere di uomini adulti si esaltano e scendono in battaglia mentre nel campo avversario tremano. E invece non funziona. Israele è di nuovo sconfitto e muoiono in tanti. Dio non c'è?, la fede non funziona, non serve? Non era fede la loro? Sono domande, come vediamo importantissime, tragiche. Sostituiamo Filistei con coronavirus, Israeliti con Italiani e chiediamoci se ritroviamo qualcosa di simile nella nostra realtà.

Nel Vangelo un lebbroso si avvicina a Gesù, chiede supplicando, in ginocchio, e ottiene la guarigione. È importante prostrarsi come uno schiavo mentre gli israeliti non hanno avuto questa umiltà? No. Ciò che fa la differenza è: “credo che puoi, ma se vuoi”. Quell’uomo non cerca di costringere Gesù, si rivolge alla sua libertà. E, guarendolo, Gesù non gli toglie la libertà, anche se gli indica una condotta da seguire. Infatti quest’uomo può disobbedire a Gesù e proclama ovunque il fatto, creandogli non pochi disagi perché trattandosi di beneficio fisico, tutti corrono da lui, mentre Gesù è venuto per invitare le persone alla conversione, alla fede. La vita cristiana è un dialogo fiducioso tra due libertà: quella di Dio e quella dell’uomo.

Stupisce sui social il numero di “catene di sant’Antonio”, promesse di grazie e miracoli, consigli per vivere da cattolici, o simili diffusi da persone che hanno “tanta fede” ma quando ci chiedi cosa è la fede sono spesso confusi oppure non sanno cosa è la fede biblica, cristiana. Chiaramente questo indica o porta ad uno squilibrio nell’impostazione della propria vita, nella direzione e le decisioni da prendere, mentre la fede pone la mia vita sulla Roccia, nella verità. Sant'Ilario ha lottato tutta la vita contro gli errori e le deviazioni dalla fede. Riflettendo sui due episodi della prima lettura e del Vangelo di oggi, possiamo interrogarci: dove sto? Qual è la mia impostazione riguardo a Dio e alla vita? “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.”. (Mt 6:33; vedi Lc 12:31).

 

Prima Lettura   1 Sam 4, 1-11
Israele fu sconfitto e l'arca di Dio fu presa.

mercoledì 12 gennaio 2022

FINO AD ALLORA NON AVEVA ANCORA CONOSCIUTO IL SIGNORE / mercoledì I Sett. T.O., pari.

 


Il giovane Samuele sa che la sua vita è frutto di una preghiera accorata, vive nel Tempio a contatto con l’Arca e conosce la Storia del suo popolo, i prodigi che Dio ha fatto in suo favore e crede fermamente in lui. Però la prima lettura dice: “In realtà Samuèle fino ad allora non aveva ancora conosciuto il Signore”. Cosa può significare questo?! Significa che non aveva fatto ancora esperienza personale e intima del Signore. Anche Giobbe che era un uomo così impegnato nel culto del Signore e con coscienza delicata, conclude dopo aver attraversato il crogiuolo della malattia: “finora ti conoscevo per sentito dire… “. L’evoluzione di san Paolo lungo la sua vita dopo l’incontro sulla strada di Damasco, e di tanti santi, anche loro dopo la conversione, ci rafforzano in questa verità. Dio vuole essere conosciuto, vuole essere Uno con noi, ma lo sfioriamo appena, quando non lo teniamo a debita distanza, anche talvolta con le preghiere. 

Gesù non vuole una conoscenza superficiale. Infatti impedisce ai demoni di parlare affinché le persone non pensino di sapere tutto di lui (è il Messia, è il Signore!) e continuino ad interrogarsi a suo riguardo mentre la tentazione universale è di proiettare sul Signore le proprie attese, le proprie idee e magari credersi maestri. Paolo ritorna più volte su questo concetto di chi vuole insegnare (Romani 2,17-23; 2 Timoteo 4,3; 1 Corinzi 4,8).

 

Prima Lettura   1 Sam 3, 1-10. 19-20
Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta.