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venerdì 15 maggio 2020

DA UN FALSO VANGELO AL CONCILIO DI GERUSALEMME / venerdì V sett. Pasqua



Il Concilio di Gerusalemme segna una svolta fondamentale nella Storia della giovane Chiesa e questa svolta incide sulla Chiesa per sempre. Lo Spirito Santo spinge all’apertura universale fondata sulla Buona Notizia di ciò che Dio ha realizzato in Gesù Cristo. Un’apertura tanto più larga e dinamica quanto più strettamente è fedele alla verità di Dio, cioè l’Amore fino alla fine manifestato in Gesù, crocifisso per il perdono di tutti i peccati, per riscattare tutti i peccatori, che ha trionfato in modo assoluto sul male e sulla morte. Questa è la nostra Roccia. Il Cristianesimo è fondato sulla Risurrezione di Gesù Cristo e il kerigma è il veicolo principale per portare agli uomini il beneficio della Grazia.
In quel tempo, alcuni non comprendono questa apertura e questo dipendere esclusivamente dall’Amore supremo manifestato sulla croce che abolisce il muro di separazione tra ebrei e pagani, e relativizza in modo radicale tante pratiche e mezzi di santificazione che erano “da sempre" considerati parte integrante delle condizioni per la salvezza e dell’Alleanza con Dio.
Ci sono quindi già nella Chiesa delle sensibilità diverse. Il problema è che alcuni (senza mandato) si vogliono fare maestri e imporre la loro visione. Il Concilio mostra la capacità della Chiesa di affrontare i problemi che pone la vita nuova in Cristo e ricomporre l’unità. Questo è importantissimo! Anche perché l’opera incessante dello Spirito Santo, con il suo sapore di novità inesauribile, necessita per diventare patrimonio sicuro dei credenti, della conferma della Chiesa guidata dallo stesso Spirito Santo.
Ma il punto è anche che questo primo Concilio è stato reso necessario dall’esistenza di un falso Vangelo. 
Tu annunci agli altri la Buona Notizia, oppure, andando alle somme, il tuo annuncio è una Notizia senza sostanza vera oppure addirittura una Cattiva Notizia, ammantata di religiosità? È fondamentale riflettere su questo punto. Questo discernimento è fondamentale. Da bambino e ragazzo l’Annuncio che ricevevo era molto portato sul Giudizio di Dio e anche, per mia riflessione più che altro solitaria, inquinato dall’ombra terribile della Predestinazione. Dio Maestoso e Giudice delle mie azioni, al cui sguardo non si può scappare, e non Salvatore infinitamente misericordioso che si muove per primo e instancabilmente alla ricerca della Pecorella smarrita. Non una proposta di vita felice, ma delle condizioni e delle rinunce imposte per non andare all'inferno e ottenere il paradiso.

Prima Lettura    At 15, 22-31
E’ parso bene, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie.

giovedì 14 maggio 2020

CORONAVIRUS: NON ABBASSARE LA MASCHERINA!



In Francia qualcuno definisce così la Fase 2: “Fase 2 non significa che la pandemia è finita. Significa che se ti ammali avrai un letto disponibile dove essere intubato”.
 Infatti la pandemia non è finita e dobbiamo continuare, anche se a malincuore, ad essere MOLTO prudenti. Proprio in Francia in questi giorni un nuovo focolaio in un paesino. Di colpo 10 nuovi contagiati. Cosa è successo? Un funerale. Tutto regolare, con le distanze di sicurezza, il numero limitato di partecipanti secondo le norme delle autorità francesi, ecc. Poi, a casa del defunto … una riunione di famiglia dove nessuna di queste regole è stata rispettata e in mezzo un contagiato asintomatico.
Lavarsi le mani di frequente, evitare i contati fisici e mantenere le distanze sociali, portare la mascherina. Ecco cosa ci può aiutare. Non possiamo essere superficiali nei comportamenti o illuderci che tutto è passato. Di fronte ad una pandemia mai vista a memoria di uomo, tutti erano impreparati e ogni governo ha fatto errori o tentativi più o meno riusciti, ma molti paesi occidentali conoscono oggi un tasso di contagio inferiore a 1 (un ammalato contagia meno di un'altra persona) quindi a un rallentamento del contagio.  Però a livello mondiale la crescita del contagio è ancora decisamente alta perché tante nazioni, anche alcune grandi e sviluppate, hanno curve di crescita ancora esponenziali. E di esse ricordiamo dichiarazioni roboanti dei loro responsabili. Ci ricordiamo il Presidente Trump. Da tempo gli Usa e qualche città come New York in particolare, occupano la testa delle classifiche per contagiati e morti. Quando noi avevamo già migliaia di contagiati e tanti morti, la Russia sembrava indenne con solo 20 contagi e fino a pochi giorni fa Putin affermava che era tutto sotto controllo. La Russia da ieri è il secondo paese al mondo con 242 000 contagiati. Segue con 230 000 e tanti morti la Gran Bretagna. Anche lì il Primo Ministro aveva dichiarato che non aveva molta importanza se qualche vecchio moriva un po prima. Infine il Brasile, il cui presidente derideva l'Italia: "loro hanno morti perché è un paese di vecchi, a noi non toccherà la stessa sorte!" e pochi giorni fa dichiarava di voler fare grigliate con migliaia di persone. La pandemia li ha solo toccati più tardi di noi. Oggi con 190 000 contagiati il Brasile ha superato la Francia. Triste gara ... Meglio trarne le conclusioni.

mercoledì 13 maggio 2020

UNA DECISIONE DI PAPA FRANCESCO CHE DIVENTA IL SIGILLO DELLE SUE OMELIE



Papa Francesco da uomo di comunione e povero, ha voluto abitare a santa Marta. È stato un segno enorme per la Chiesa e il mondo. E papa Francesco ha voluto celebrare ogni giorno nella cappella di santa Marta, accogliendo partecipanti. Anche questo è stato un segno fortissimo. Tutti hanno cominciato a correre per poter partecipare. E abbiamo voluto sapere cosa diceva il papa durante l’omelia. Un’omelia dimessa, semplice, da parroco che si nutre della Parola e nutre le persone presenti per passare con fede viva a rinnovare l’Alleanza con Cristo nella comunione eucaristica. È nato così un Magistero quotidiano sul Vangelo, da padre spirituale, da gesuita e pastore che aiuta a discernere lo spirito buono di Cristo e i tranelli della vita spirituale.
Poi viene il Covid-19. Niente più messe con fedeli nelle parrocchie di tutto il mondo. Allora i parroci hanno pensato di celebrare con diffusione in streaming. E papa Francesco ha fatto lo stesso con i mezzi a sua disposizione e il richiamo che egli rappresenta. La sua vicinanza al mondo è stata straordinaria, con traduzione istantanea, in tutte le lingue. E molti hanno scoperto durante questa pandemia la familiarità con il Vangelo, con la Scrittura, con l’adorazione eucaristica semplice che entra nelle case, anche le case di suore private di Eucaristia.

martedì 12 maggio 2020

LA PACE DI GESU' NON E' COME PENSI MA VITA CHE NULLA TI POTRA' TOGLIERE



Listra, Antiochia, Iconio, Derbe, Perge, Attàlia…  Dopo la risurrezione, l’avventura della Chiesa è qualcosa di straordinario. Un’esperienza continua di meraviglie. In ogni città visitata, tante persone aderiscono alla fede e diventano una presenza, un germe di verità per il mondo intero. Si alza un’alba nuova sull’Umanità. Si apre una via finora inesplorata! Fin da sempre si comprendeva il beneficio dello sforzo, del rischio, del lavoro su sé stesso. I latini dicevano “per aspra ad astra” (per le vie difficili fino alle stelle), oppure “per angusta ad augusta” (per le vie strette alle cose grandi e maestose). Anche la morte dell’eroe guerriero era considerata gloriosa e lo immortalava nella storia. Ma la croce, il morire senza difendersi, accettare di essere condannato senza colpa e senza difendersi? Com'è possibile che annunciare la croce scelta liberamente sia una Buona Notizia? Certo, la ragione si può avvicinare alla croce. Pare che Marx abbia detto che il Cristianesimo è la dialettica più elaborata. Ma senza la grazia, senza l’incontro con il Dio vivente, con Cristo risorto, nessuno arriva al cuore del Cristianesimo. Nessuno da solo può fidarsi della croce, quella vera che attraversa realmente la morte, non quelle croci di cui ci lamentiamo e che sono solo fastidi, magari pesantissimi. Senza lo Spirito Santo non si può nemmeno crederci. Magari si gira attorno. Nietzsche ha visto in Gesù Cristo il Superuomo perché è stato coerente con sé stesso fino all’ultimo. Ma è una posizione da disperato. Infatti Nietzsche è finito folle.
Ma Gesù annuncia altro. Durante l’ultima Cena, mentre il clima attorno e, inevitabilmente, anche tra i discepoli, si è fatto cupo e pesante, quando Gesù sa che Giuda è uscito per andare a tradirlo e certamente intuisce che ci saranno i soldi di mezzo, ecco che Gesù fa questa uscita: “Vi lascio la pace. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore!” Come si fa a dire questo? La pace donata da Gesù non è la pace del mondo che richiede condizioni, circostanze, beni materiali, relazioni positive, che sempre possono rivelarsi deludenti ed essere travolte. Come diceva papa Francesco questa mattina, non è nemmeno la pace mia interiore conquistata con lo sforzo mentale o di volontà. È frutto dell’abbandono a Dio perché lo conosco sempre di più. È sapere che il Signore ha fatto alleanza con me e anche attraverso la croce non mi abbandonerà perché Lui ha vinto il mondo.

Prima Lettura   At 14, 19-28
Riferirono alla Chiesa quello che Dio aveva fatto per mezzo loro.

lunedì 11 maggio 2020

SIAMO ESSERI UMANI COME VOI / lunedì V sett. Pasqua



A Listra Paolo guarisce un uomo paralizzato alle gambe dalla nascita il cui cuore si è aperto alla fede. Cioè crede veramente che il Dio che Paolo annuncia può fare tutto quello che vuole. Dio permette che avvengano miracoli e guarigioni sopratutto per rendere più credibile la predicazione, e anche per la consolazione del suo popolo.
È interessante notare la reazione della gente e anche di Paolo e Barnaba. Quando vede il prodigio, la gente crede che i due apostoli siano dèi scesi in terra. È molto normale che gente pagana abbia reagito in questo senso. Ma costatiamo che la tendenza a sacralizzare alcune figure e persone è profondamente ancorato nell’umanità e presente anche nella Chiesa lungo i secoli. Paolo e Barnaba avrebbero potuto vedere in questo vari vantaggi: sarebbero stati trattati bene, avrebbero avuto autorità divina per comandare a favore del popolo, ecc.
Invece Paolo e Barnaba hanno una reazione estremamente forte e decisa per stroncare sul nascere ogni equivoco: si strappano le vesti (forse un gesto molto ebraico ma immediatamente eloquente per chiunque), balzano in mezzo alla folla, gridano! Perché la divinizzazione di alcuni in mezzo al popolo o alla comunità contraddice totalmente il Vangelo. Mi ha sempre colpito molto una coincidenza. La civiltà romana per tanti versi ammirevole, si è costruita con il rifiuto della figura del Re, sostituendolo – con tutti i limiti – con la democrazia e il diritto scritto che preservano in qualche modo l’uguaglianza degli uomini tra loro. Al momento in cui questa civiltà, diventata l’unica Superpotenza mondiale di allora, esalta il suo potere e vuole divinizzare l’Imperatore mentre vive, Dio sceglie di incarnarsi in un piccolo popolo marginale che si trova proprio sotto il giogo dei Romani. Il Cristianesimo e l’Ebraismo sono una contestazione radicale degli idoli e della peggiore idolatria, quella che mette l’uomo al posto di Dio. Infatti nel Nuovo Testamento non troviamo neppure la parola “sacerdote” attribuita a degli uomini. Ed è sempre per me una strana sorpresa trovare questa parola nell’uso comune dei nostri cristiani per chiamare i presbiteri. L’unico Sacerdote dei cristiani è il Cristo. E loro sono il suo Corpo, quindi sono il Popolo Sacerdotale. In mezzo a loro ci sono presbiteri, anziani. Anziani non per età ma perché ordinati a questo servizio, anziani per vocazione e per lo spirito donato loro anche se giovani (“nessuno disprezzi la tua giovane età!” dice san Paolo a Timoteo. 1 Tim 4,12. La non esaltazione pagana di una persona non significa mancare di rispetto per il suo incarico, e nemmeno mancare di rispetto a lui come ad ogni altra persona). Mentre l’italiano usa parole diverse: presbitero, prete, sacerdote, in alcune lingue troviamo solo la contrazione di presbuteros, prete, con prêtre in francese, priest in inglese, priester in tedesco, … Questo non significa che il carisma del presbiterato non sia un grande dono. Non si tratta di una nomina, di una funzione a tempo. Senza il presbitero ordinato non ci può essere Eucaristia. Ma prima del presbiterato c'è il battesimo che rende ogni cristiano parte dello stesso popolo sacerdotale, dissetato allo stesso Spirito. Nel clericalismo soggiace uno schema, una visione pagana e non cristiana del rapporto con Dio e con i fratelli.

Prima Lettura   At 14, 5-18
Vi annunciamo che dovete convertirvi da queste vanità al Dio vivente.

domenica 10 maggio 2020

GESU' E' DELUSO / V Domenica di Pasqua


 
La Chiesa è del Signore! Questo ci rassicura. Lui ci ha portato la salvezza e non ci abbandona. Lo dice come una consolazione. Quella del Signore che, come ha sottolineato papa Francesco l’altro giorno, ha tre caratteristiche: è vicinanza, sta nella verità, apre alla speranza.
Per il resto le letture, in particolare la prima e il Vangelo, ci mostrano che i cristiani non sono un granché. Il brano degli Atti riporta l’episodio famoso delle MORMORAZIONI (Gongusmos in greco. Pronunciata a denti stretti, senza conoscere il greco, indoviniamo il significato: mugugno) perché c'è ingiustizia nell’assistenza alle vedove. Gente che pochi giorni prima ha vissuto la Pentecoste, crede che la morte è vinta, che Gesù è il Signore e da la vita eterna, che ha ricevuto lo Spirito Santo, di fronte alla roba non perde il buon senso bassamente mondano di prima: un po’ di più agli amici, ai parenti, ai protetti, a chi dico io e meno agli altri. Primi giorni della vita della Chiesa e già la mentalità camorristica! Waow! Complimenti i cristiani e la loro vita nuova, i convertiti che vogliono convertire gli altri alla grande spiritualità!   
Gli Apostoli vedono il pericolo. Ingiustizia, ma anche divisione nella comunità, e discredito sulla predicazione. – Figurati, belle parole, ma io so come vanno le cose in questa parrocchia…  Comprendono che il loro primo servizio è quello dell’Annuncio e di prendere tempo per la preghiera. È vero, è preghiera tutto ciò che è fatto per il Signore, ma c'è anche il tempo necessario per lasciare tutto e ascoltare solo il Signore, approfondire la conoscenza delle Scritture. Ma comprendono anche che devono risolvere il problema perché la carità anche materiale è una funzione indispensabile della comunità dei redenti, della vita nuova in Cristo e non possono permettere che diventi una contro testimonianza. Allora sostituiscono quelle persone che se ne occupavano in modo un po’ disordinato, e lo affidano a persone di «buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza». Il meglio del meglio per il «servizio delle mense. »

sabato 9 maggio 2020

ELEMENTI DI DISCERNIMENTO 02 / IL CRISTIANESIMO E' COME LO SPORT?


Raccomandando sempre di leggere l'omelia del Papa del mattino, continuiamo un discorso sul discernimento cristiano. Si impara, è complicato? Il discernimento cristiano in fondo è semplice. Perché  il Vangelo è semplice. Il Vangelo è fatto per i semplici dice Gesù. E meno male. Ma essere semplice non significa essere saputello, né significa di non aver bisogno di imparare.

Credo che si possa paragonare in qualche modo allo sport. In genere le regole degli sport sono semplici. Altrimenti non si potrebbe giocare al calcio in tutto il mondo e nei luoghi più disparati. Altri sport più individuali come il tennis, hanno regole ancora più semplici. Infatti i grandi giocatori molto spesso sono persone che hanno fatto pochi studi scolastici. Non è difficile comprendere il limite che decide se la pallina rimane in campo oppure no, oppure il modo di contare il punteggio per vincere la partita. Ma conoscere le regole di uno sport non fa di me un campione. Ci sono altre dimensioni, anche queste semplici nella teoria, che devo rispettare assolutamente: innanzitutto comprendere e osservare ciò che si chiamano i fondamentali di quello sport. Se sbaglio presa della racchetta, oppure gli appoggi dei piedi, la posizione del corpo quando colpisco la pallina, non ottengo i risultati sperati. Ma a differenza, del punteggio, o altre regole che sono esterne a me, è qualcosa di cui mi devo rendere conto su me stesso, di cui devo fare esperienza prendendo coscienza di quello che faccio realmente, non di quello che sogno di fare, e, infine, devo darmi i mezzi per arrivare al livello desiderato. Questo è il difficile.