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lunedì 7 maggio 2018

ANCHE VOI DATE TESTIMONIANZA PERCHE' SIETE CON ME FIN DA PRINCIPIO / lunedì VI° sett. Pasqua

Nick Vujicic e il suo primo bambino. Un testimone di Cristo da conoscere assolutamente.
"Non posso mostrarvi Dio, non posso mostrarvi un angelo,
ma una delle ragioni per cui non sono ateo, e una delle ragioni per cui non credo
che la scienza spieghi tutto è che ho visto miracoli e ho visto demoni."

Gesù promette il Paràclito, lo Spirito di verità, che dà testimonianza di Gesù, lo Spirito Santo. Questo Spirito l’abbiamo ricevuto fin dal battesimo, e si rafforza con la crescita della vita spirituale e il ricevere gli altri sacramenti. Com'è il nostro rapporto con lo Spirito Santo?

domenica 6 maggio 2018

TOR VERGATA, UN DISCORSO IMPORTANTE SULLA GRATITUDINE E LA MISSIONE




Ieri papa Francesco ha rivolto ai membri del Cammino Neocatecumenale un discorso affettuoso e insieme profondo e pratico, in particolare sull'evangelizzazione. Anche se questo incontro è stato coperto da dirette molto estese da reti nazionali, penso che serva poterlo rileggere e meditare.

INCONTRO INTERNAZIONALE IN OCCASIONE DEL 50° ANNIVERSARIO
DELL'INIZIO DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE
DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
Spianata di Tor Vergata (Roma)
Sabato, 5 maggio 2018


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Sono felice di incontrarvi e dire con voi: grazie! Grazie a Dio, e anche a voi, soprattutto a quanti hanno fatto un lungo viaggio per essere qui. Grazie per il “sì” che avete detto, per aver accolto la chiamata del Signore a vivere il Vangelo e ad evangelizzare. E un grande grazie va anche a chi ha iniziato il Cammino neocatecumenale cinquant’anni fa.
Cinquanta è un numero importante nella Scrittura: al cinquantesimo giorno lo Spirito del Risorto discese sugli Apostoli e manifestò al mondo la Chiesa. Prima ancora, Dio aveva benedetto il cinquantesimo anno: «Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo» (Lv25,11). Un anno santo, nel quale il popolo eletto avrebbe toccato con mano realtà nuove, come la liberazione e il ritorno a casa degli oppressi: «Proclamerete la liberazione nella terra per tutti i suoi abitanti – aveva detto il Signore –. […] Ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia» (v. 10). Ecco, dopo cinquant’anni di Cammino sarebbe bello che ciascuno di voi dicesse: “Grazie, Signore, perché mi hai davvero liberato; perché nella Chiesa ho trovato la mia famiglia; perché nel tuo Battesimo le cose vecchie sono passate e gusto una vita nuova (cfr 2 Cor 5,17); perché attraverso il Cammino mi hai indicato il sentiero per scoprire il tuo amore tenero di Padre”.

venerdì 4 maggio 2018

UNA LETTERA DAL CONCILIO E I SUOI PORTATORI / venerdì V° sett. Pasqua.

Icona presa dal Sito Vatican Insider, con un articolo di Gianni Gennari.

Il testo degli Atti fa vedere come la Chiesa primitiva metteva in pratica ciò che Gesù dice nel Vangelo di oggi:
-“Nessuno ha un amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici” dice Gesù: Barnaba e Paolo sono "persone che hanno rischiato la loro vita per il nome del Signore Gesù Cristo". Anche Barsabba e Sila, scelti per accompagnarli, sono “igumeni”, guide, tra i fratelli. Ci ricordiamo san Cipriano che chiede scusa alla Comunità perché, di propria iniziativa, ha nominato Lettore un giovane: L'ha fatto perché questo giovane, benché sia stato poi liberato, arrestato e incarcerato, ha testimoniato al rischio della sua vita la sua fede in Cristo. La Chiesa ha bisogno di Testimoni. Sono loro che portano la Buona Notizia e la rendono credibile.

GAUDETE ET EXSULTATE Invocazione finale a Maria e conclusione.

Vergine Maria e bambino - Vetrate di Yvetot.


Arriviamo alla fine del testo del Papa. Sono contento che , grazie a questo stupido ricopiarlo sul Blog, qualcuno abbia potuto leggerlo e trarne profitto, come mi hanno detto alcuni. Questi ultimi due paragrafi, così brevi, sono molto importanti. Per chi lo vuole anche uno sguardo alle note può essere di grande aiuto.

* * *
176. Desidero che Maria coroni queste riflessioni, perché lei ha vissuto come nessun altro le Beatitudini di Gesù. Ella è colei che trasaliva di gioia alla presenza di Dio, colei che conservava tutto nel suo cuore e che si è lasciata attraversare dalla spada. È la santa tra i santi, la più benedetta, colei che ci mostra la via della santità e ci accompagna. Lei non accetta che quando cadiamo rimaniamo a terra e a volte ci porta in braccio senza giudicarci. Conversare con lei ci consola, ci libera e ci santifica. La Madre non ha bisogno di tante parole, non le serve che ci sforziamo troppo per spiegarle quello che ci succede. Basta sussurrare ancora e ancora: «Ave o Maria…».
177. Spero che queste pagine siano utili perché tutta la Chiesa si dedichi a promuovere il desiderio della santità. Chiediamo che lo Spirito Santo infonda in noi un intenso desiderio di essere santi per la maggior gloria di Dio e incoraggiamoci a vicenda in questo proposito. Così condivideremo una felicità che il mondo non ci potrà togliere.
Dato a Roma, presso San Pietro, il 19 marzo, Solennità di San Giuseppe, dell’anno 2018, sesto del mio Pontificato.
Francesco



[1] Benedetto XVI, Omelia per il solenne inizio del ministero petrino (24 aprile 2005): AAS 97 (2005), 708.
[2] In ogni caso suppone che vi sia fama di santità e un esercizio, almeno in grado ordinario, delle virtù cristiane: cfr Lett. ap. in forma di Motu proprio Maiorem hac dilectionem (11 luglio 2017), art. 2c: L’Osservatore Romano, 12 luglio 2017, p. 8.
[3] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 9.
[4] Cfr Joseph Malègue, Pierres noires. Les classes moyennes du Salut, Paris 1958.

giovedì 3 maggio 2018

GAUDETE ET EXSULTATE Capitolo V nn. 158-175

Santa Giovanna d'Arco.

CAPITOLO QUINTO: COMBATTIMENTO, VIGILANZA E DISCERNIMENTO
158. La vita cristiana è un combattimento permanente. Si richiedono forza e coraggio per resistere alle tentazioni del diavolo e annunciare il Vangelo. Questa lotta è molto bella, perché ci permette di fare festa ogni volta che il Signore vince nella nostra vita.
Il combattimento e la vigilanza
159. Non si tratta solamente di un combattimento contro il mondo e la mentalità mondana, che ci inganna, ci intontisce e ci rende mediocri, senza impegno e senza gioia. Nemmeno si riduce a una lotta contro la propria fragilità e le proprie inclinazioni (ognuno ha la sua: la pigrizia, la lussuria, l’invidia, le gelosie, e così via). È anche una lotta costante contro il diavolo, che è il principe del male. Gesù stesso festeggia le nostre vittorie. Si rallegrava quando i suoi discepoli riuscivano a progredire nell’annuncio del Vangelo, superando l’opposizione del Maligno, ed esultava: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore» (Lc 10,18).
Qualcosa di più di un mito
160. Non ammetteremo l’esistenza del diavolo se ci ostiniamo a guardare la vita solo con criteri empirici e senza una prospettiva soprannaturale. Proprio la convinzione che questo potere maligno è in mezzo a noi, è ciò che ci permette di capire perché a volte il male ha tanta forza distruttiva. È vero che gli autori biblici avevano un bagaglio concettuale limitato per esprimere alcune realtà e che ai tempi di Gesù si poteva confondere, ad esempio, un’epilessia con la possessione demoniaca. Tuttavia, questo non deve portarci a semplificare troppo la realtà affermando che tutti i casi narrati nei vangeli erano malattie psichiche e che in definitiva il demonio non esiste o non agisce. La sua presenza si trova nella prima pagina delle Scritture, che terminano con la vittoria di Dio sul demonio.[120] Di fatto, quando Gesù ci ha lasciato il “Padre Nostro” ha voluto che terminiamo chiedendo al Padre che ci liberi dal Maligno. L’espressione che lì si utilizza non si riferisce al male in astratto e la sua traduzione più precisa è «il Maligno». Indica un essere personale che ci tormenta. Gesù ci ha insegnato a chiedere ogni giorno questa liberazione perché il suo potere non ci domini.
161. Non pensiamo dunque che sia un mito, una rappresentazione, un simbolo, una figura o un’idea.[121] Tale inganno ci porta ad abbassare la guardia, a trascurarci e a rimanere più esposti. Lui non ha bisogno di possederci. Ci avvelena con l’odio, con la tristezza, con l’invidia, con i vizi. E così, mentre riduciamo le difese, lui ne approfitta per distruggere la nostra vita, le nostre famiglie e le nostre comunità, perché «come leone ruggente va in giro cercando chi divorare» (1 Pt 5,8).

mercoledì 2 maggio 2018

MESE MARIANO: IL SILENZIO COME BASE DELLA COMUNICAZIONE

Papa Francesco incontra i Dirigenti e il Personale di "Avvenire" con le  famiglie - Sala Clementina.

Ieri, 1° maggio, papa Francesco ha rivolto al personale del quotidiano Avvenire e ai loro familiari una riflessione molto profonda e utile per tutti noi che viviamo la civiltà digitale e scambiamo continuamente informazioni, in particolare tramite i cosiddetti “Social”. Il Papa offre san Giuseppe come modello del comunicatore. Non è scontato perché

“... Giuseppe è l’uomo del silenzio. A prima vista, potrebbe perfino sembrare l’antitesi del comunicatore. In realtà, solo spegnendo il rumore del mondo e le nostre stesse chiacchiere è possibile l’ascolto, che rimane la condizione prima di ogni comunicazione. Il silenzio di Giuseppe è abitato dalla voce di Dio e genera quell’obbedienza della fede che porta a impostare l’esistenza lasciandosi guidare dalla sua volontà.
… Oggi «la velocità dell’informazione supera la nostra capacità di riflessione e di giudizio e non permette un’espressione di sé misurata e corretta» (Messaggio per la 48ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 1 giugno 2014). Anche come Chiesa siamo esposti all’impatto e all’influenza di una cultura della fretta e della superficialità: più che l’esperienza, conta ciò che è immediato, a portata di mano e può essere subito consumato; più che il confronto e l’approfondimento, si rischia di esporsi alla pastorale dell’applauso, a un livellamento del pensiero, a un disorientamento diffuso di opinioni che non si incontrano.

martedì 1 maggio 2018

PRIMO MAGGIO: INIZIAMO BENE IL MESE DI MARIA! / martedì V° sett. Pasqua



Iniziamo oggi il mese di Maria e, per 31 giorni, le presenze alla messa feriale e ai gruppi di rosario raddoppiano. Il primo giugno tutto ritornerà come prima. È buono usare di “tempi forti” e, anche se il Tempo Pasquale vale molto di più oggettivamente di un tempo mariano, il sentirsi attratto dalla Preghiera alla Vergine Maria è normale e sano.
Il problema è di sapere con quale spirito vengo a questo mese di maggio…  Vengo con il cuore pronto alla conversione? oppure vengo per tradizione soltanto, per sentirmi più bravo perché riuscirò anche questo anno a “fare il fioretto”, perché cerco grazie…, oppure sono disponibile alla Grazia con la quale mi sarà dato tutto il resto in sovrappiù?