Visualizzazioni totali

sabato 28 novembre 2020

LECTURES POUR LE BAPTEME DE GABRIEL

 



Voici les lectures pour le baptême de Gabriel ce matin. Ce sont les lectures du jour. Quelle belle Providence, pas seulement coïncidence !


Lecture de l'Apocalypse de saint Jean

Moi, Jean,
    l’ange me montra l’eau de la vie :
un fleuve resplendissant comme du cristal,
qui jaillit du trône de Dieu et de l’Agneau.
    Au milieu de la place de la ville,
entre les deux bras du fleuve,
il y a un arbre de vie
qui donne des fruits douze fois :
chaque mois il produit son fruit ;
et les feuilles de cet arbre sont un remède pour les nations.
    Toute malédiction aura disparu.
Le trône de Dieu et de l’Agneau sera dans la ville,
et les serviteurs de Dieu lui rendront un culte ;
    ils verront sa face,
et son nom sera sur leur front.
    La nuit aura disparu,
ils n’auront plus besoin de la lumière d’une lampe
ni de la lumière du soleil,
parce que le Seigneur Dieu les illuminera ;
ils régneront pour les siècles des siècles.
    Puis l’ange me dit :
« Ces paroles sont dignes de foi et vraies :
le Seigneur, le Dieu qui inspire les prophètes,
a envoyé son ange
pour montrer à ses serviteurs ce qui doit bientôt advenir.
    Voici que je viens sans tarder.
Heureux celui qui garde les paroles
de ce livre de prophétie. »

            – Parole du Seigneur.

  

venerdì 27 novembre 2020

I SEGNI DEI TEMPI DI OGGI / venerdì XXXIV sett. T.O.

 

Il Neo Cardinale Sim in una parrocchia che festeggia il Nuovo Anno cinese.

Gesù ci invita a lasciarci guidare dai segni dei tempi. La condanna della Chiesa delle dottrine millenariste fiorite nel corso dei secoli ci aiuta a non cercare segni di Dio dove non ci sono. In sostanza il millenarismo interpreta in senso letterale il brano dell’Apocalisse letto oggi: “Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille anni” e afferma che ci sarà una prima risurrezione di pochi giusti che regneranno con Cristo sulla terra per mille anni.

Ma allora cosa sono i segni dei tempi? Segni dei tempi possono essere avvenimenti ma innanzitutto è Gesù stesso, il suo essere e il suo agire, il suo messaggio. La fonte per conoscerlo è la Scrittura e lo spirito dei santi quando sappiamo spogliarli dalle esteriorità legate alla cultura nella quale sono vissuti.

Segni dei tempi sono anche espressioni che vengono da fuori e ci aiutano a prendere coscienza di come la Chiesa può essere luce ma anche oscurità. “Dalla periferia si vede meglio che dal centro”, non smette di ripeterci papa Francesco.

Proprio da lui questo aneddoto: andava a celebrare in una favela quando seppe delle dimissioni di Papa Benedetto. Durante la Messa ne parlò alla gente e chiese di pregare per l’elezione del nuovo Papa. Dopo la Messa una vecchietta gli dice: “Tu, quando sarai Papa, comprati un cagnolino e portalo in Vaticano”.  – “Non c'è grande pericolo che io diventi Papa!, ma perché il cagnolino?” – “Perché quando starai a tavola, prima di mangiare, dai un pezzettino al cane, e se sta bene, continua a mangiare!” Commenta il Papa: “Com'è possibile che il centro del Cattolicesimo, che dovrebbe essere l’esempio dell’amore e della fraternità, delle virtù evangeliche, nell’immaginario di credenti semplici possa essere visto così? Fortunatamente, da giovane, il Signore mi ha fatto leggere una storia dei Papi e questo mi ha vaccinato riguardo a tutto quello che avrei potuto trovare nella Curia romana”.

Un altro esempio ci viene da Diego Maradona che diceva di sé: “sono totalmente mancino, di piede, di fede e di cervello”, ma che non ha mai rinnegato la fede dei semplici trasmessa da sua madre. Negli anni 80 volle visitare il Vaticano. Da questa visita, disse del Papa (allora Giovanni Paolo II) in una trasmissione televisiva da Cuba: “Come si può essere tanto “hijo de puta”, figlio di puttana di vivere con un tetto d’oro e poi andare nei paesi poveri e abbracciare i bambini con una pancia così (gonfia per la fame)”. Osservazione ingiusta riguardo alla persona di Giovanni Paolo II, ma non possiamo lasciar perdere semplicemente una tale provocazione senza interrogarci.  

Più elaborata e forse capace di aiutarci maggiormente è l’intervista del neo cardinale Sim sul sito AlfayOmega di ieri. Il giornalista chiede cosa può portare alla Chiesa universale una Chiesa così piccola come quella di Brunei (22000 cattolici su 450000 abitanti, solo tre preti oltre il Cardinale). Risponde il Cardinal Sim: “molti elementi del Vangelo sono così. Il Re Davide, più piccolo di sette fratelli, non stava nemmeno nell’elenco per essere eletto re. La Vergine era di Nazareth, un paesino del quale disse Natanaele  che non poteva uscirne nulla di buono. A volte esiste un pregiudizio contro i piccoli, ma anche loro hanno qualcosa da dire. Nel nostro caso, l’aver imparato ad essere e vivere come minoranza in un paese musulmano e adattarci a ciò che ci circonda. … Credo che dove la Chiesa è grande e tende ad operare in grande, questo può intimidire la gente. La forma di agire di Gesù è da persona a persona, essendo piccolo con i piccoli. … Oggi con le reti sociali tutto sta a portata della gente. E qui, a cattolici e non cattolici giunge un’immagine non molto piacevole, che non mostra il volto di Gesù. Se io non fossi cattolico e vedessi le notizie …

 

Prima Lettura   Ap 20, 1-4.11 - 21,2
I morti vennero giudicati, ciascuno secondo le sue opere. Vidi la Gerusalemme nuova scendere dal cielo.

giovedì 26 novembre 2020

PUNTO DI RIFERIMENTO PER OGNI ESPERIENZA CRISTIANA / Catechesi del 25 novembre 2020

 


In questi tempi difficili di post cristianità e di crisi mondiale globale, cioè insieme  ecologica, sanitaria, sociale ed economica, ci farà bene ascoltare dalla voce del Papa ciò che è la Chiesa e ciò che ne è una caricatura ingannatrice e senza avvenire:

 

Catechesi sulla preghiera - 16. La preghiera della Chiesa nascente

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

I primi passi della Chiesa nel mondo sono stati scanditi dalla preghiera. Gli scritti apostolici e la grande narrazione degli Atti degli Apostoli ci restituiscono l’immagine di una Chiesa in cammino, una Chiesa operosa, che però trova nelle riunioni di preghiera la base e l’impulso per l’azione missionaria. L’immagine della primitiva Comunità di Gerusalemme è punto di riferimento per ogni altra esperienza cristiana. Scrive Luca nel Libro degli Atti: «Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere» (2,42). La comunità persevera nella preghiera.

Troviamo qui quattro caratteristiche essenziali della vita ecclesiale: l’ascolto dell’insegnamento degli apostoli, primo; secondo, la custodia della comunione reciproca; terzo, la frazione del pane e, quarto, la preghiera. Esse ci ricordano che l’esistenza della Chiesa ha senso se resta saldamente unita a Cristo, cioè nella comunità, nella sua Parola, nell’Eucaristia e nella preghiera. È il modo di unirci, noi, a Cristo. La predicazione e la catechesi testimoniano le parole e i gesti del Maestro; la ricerca costante della comunione fraterna preserva da egoismi e particolarismi; la frazione del pane realizza il sacramento della presenza di Gesù in mezzo a noi: Lui non sarà mai assente, nell’Eucaristia è proprio Lui. Lui vive e cammina con noi. E infine la preghiera, che è lo spazio del dialogo con il Padre, mediante Cristo nello Spirito Santo.

Tutto ciò che nella Chiesa cresce fuori da queste “coordinate”, è privo di fondamenta. Per discernere una situazione dobbiamo chiederci come, in questa situazione, ci sono queste quattro coordinate: la predicazione, la ricerca costante della comunione fraterna – la carità –,  la frazione del pane – cioè la vita eucaristica – e la preghiera. Qualsiasi situazione dev’essere valutata alla luce di queste quattro coordinate. Quello che non entra in queste coordinate è privo di ecclesialità, non è ecclesiale. È Dio che fa la Chiesa, non il clamore delle opere. La Chiesa non è un mercato; la Chiesa non è un gruppo di imprenditori che vanno avanti con questa impresa nuova. La Chiesa è opera dello Spirito Santo, che Gesù ci ha inviato per radunarci. La Chiesa è proprio il lavoro dello Spirito nella comunità cristiana, nella vita comunitaria, nell’Eucaristia, nella preghiera, sempre. E tutto quello che cresce fuori da queste coordinate è privo di fondamento, è come una casa costruita sulla sabbia (cfr Mt 7,24-27). È Dio che fa la Chiesa, non il clamore delle opere. È la parola di Gesù che riempie di senso i nostri sforzi. È nell’umiltà che si costruisce il futuro del mondo.

mercoledì 25 novembre 2020

FRATELLI TUTTI / 34. Andare oltre un mondo di soci

 


Andare oltre un mondo di soci

101. Riprendiamo ora la parabola del buon samaritano, che ha ancora molto da proporci. C’era un uomo ferito sulla strada. I personaggi che passavano accanto a lui non si concentravano sulla chiamata interiore a farsi vicini, ma sulla loro funzione, sulla posizione sociale che occupavano, su una professione di prestigio nella società. Si sentivano importanti per la società di quel tempo e ciò che premeva loro era il ruolo che dovevano svolgere. L’uomo ferito e abbandonato lungo la strada era un disturbo per questo progetto, un’interruzione, e da parte sua era uno che non rivestiva alcuna funzione. Era un “nessuno”, non apparteneva a un gruppo degno di considerazione, non aveva alcun ruolo nella costruzione della storia. Nel frattempo, il samaritano generoso resisteva a queste classificazioni chiuse, anche se lui stesso restava fuori da tutte queste categorie ed era semplicemente un estraneo senza un proprio posto nella società. Così, libero da ogni titolo e struttura, è stato capace di interrompere il suo viaggio, di cambiare i suoi programmi, di essere disponibile ad aprirsi alla sorpresa dell’uomo ferito che aveva bisogno di lui.

102. Quale reazione potrebbe suscitare oggi questa narrazione, in un mondo dove compaiono continuamente, e crescono, gruppi sociali che si aggrappano a un’identità che li separa dagli altri? Come può commuovere quelli che tendono a organizzarsi in modo tale da impedire ogni presenza estranea che possa turbare questa identità e questa organizzazione autodifensiva e autoreferenziale? In questo schema rimane esclusa la possibilità di farsi prossimo, ed è possibile essere prossimo solo di chi permetta di consolidare i vantaggi personali. Così la parola “prossimo” perde ogni significato, e acquista senso solamente la parola “socio”, colui che è associato per determinati interessi.[80]

[80] In queste considerazioni mi lascio ispirare dal pensiero di Paul Ricoeur, “Il socio ed il prossimo”, in Histoire et vérité, Ed. du Seuil, Paris 1967, 113-127.

FRATELLI TUTTI / 33. Comprensioni inadeguate di un amore universale

 


Comprensioni inadeguate di un amore universale

99. L’amore che si estende al di là delle frontiere ha come base ciò che chiamiamo “amicizia sociale” in ogni città e in ogni Paese. Quando è genuina, questa amicizia sociale all’interno di una società è condizione di possibilità di una vera apertura universale. Non si tratta del falso universalismo di chi ha bisogno di viaggiare continuamente perché non sopporta e non ama il proprio popolo. Chi guarda il suo popolo con disprezzo, stabilisce nella propria società categorie di prima e di seconda classe, di persone con più o meno dignità e diritti. In tal modo nega che ci sia spazio per tutti.

100. Neppure sto proponendo un universalismo autoritario e astratto, dettato o pianificato da alcuni e presentato come un presunto ideale allo scopo di omogeneizzare, dominare e depredare. C’è un modello di globalizzazione che «mira consapevolmente a un’uniformità unidimensionale e cerca di eliminare tutte le differenze e le tradizioni in una superficiale ricerca di unità. […] Se una globalizzazione pretende di rendere tutti uguali, come se fosse una sfera, questa globalizzazione distrugge la peculiarità di ciascuna persona e di ciascun popolo».[78] Questo falso sogno universalistico finisce per privare il mondo della varietà dei suoi colori, della sua bellezza e in definitiva della sua umanità. Perché «il futuro non è “monocromatico”, ma, se ne abbiamo il coraggio, è possibile guardarlo nella varietà e nella diversità degli apporti che ciascuno può dare. Quanto ha bisogno la nostra famiglia umana di imparare a vivere insieme in armonia e pace senza che dobbiamo essere tutti uguali!».[79]

[78] Discorso nell’Incontro per la libertà religiosa con la comunità ispanica e altri immigrati, Filadelfia – USA (26 settembre 2015): AAS 107 (2015), 1050-1051.

[79] Discorso ai giovani, Tokyo – Giappone (25 novembre 2019): L’Osservatore Romano, 25-26 novembre 2019, p. 10.

FRATELLI TUTTI / 32. Società aperte che integrano tutti

 



Società aperte che integrano tutti

97. Ci sono periferie che si trovano vicino a noi, nel centro di una città, o nella propria famiglia. C’è anche un aspetto dell’apertura universale dell’amore che non è geografico ma esistenziale. È la capacità quotidiana di allargare la mia cerchia, di arrivare a quelli che spontaneamente non sento parte del mio mondo di interessi, benché siano vicino a me. D’altra parte, ogni fratello o sorella sofferente, abbandonato o ignorato dalla mia società è un forestiero esistenziale, anche se è nato nello stesso Paese. Può essere un cittadino con tutte le carte in regola, però lo fanno sentire come uno straniero nella propria terra. Il razzismo è un virus che muta facilmente e invece di sparire si nasconde, ma è sempre in agguato.

98. Voglio ricordare quegli “esiliati occulti” che vengono trattati come corpi estranei della società.[76] Tante persone con disabilità «sentono di esistere senza appartenere e senza partecipare». Ci sono ancora molte cose «che [impediscono] loro una cittadinanza piena». L’obiettivo è non solo assisterli, ma la loro «partecipazione attiva alla comunità civile ed ecclesiale. È un cammino esigente e anche faticoso, che contribuirà sempre più a formare coscienze capaci di riconoscere ognuno come persona unica e irripetibile». Ugualmente penso alle persone anziane «che, anche a motivo della disabilità, sono sentite a volte come un peso». Tuttavia, tutti possono dare «un singolare apporto al bene comune attraverso la propria originale biografia». Mi permetto di insistere: bisogna «avere il coraggio di dare voce a quanti sono discriminati per la condizione di disabilità, perché purtroppo in alcune Nazioni, ancora oggi, si stenta a riconoscerli come persone di pari dignità».[77]

[76] Cfr Angelus (29 dicembre 2013): L’Osservatore Romano, 30-31 dicembre 2013, p. 7; Discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede (12 gennaio 2015): AAS 107 (2015), 165.

[77] Messaggio per la Giornata mondiale delle persone con disabilità (3 dicembre 2019): L’Osservatore Romano, 4 dicembre 2019, p. 7.

FRATELLI TUTTI / 31. La progressiva apertura dell'amore

 


La progressiva apertura dell’amore

95. L’amore, infine, ci fa tendere verso la comunione universale. Nessuno matura né raggiunge la propria pienezza isolandosi. Per sua stessa dinamica, l’amore esige una progressiva apertura, maggiore capacità di accogliere gli altri, in un’avventura mai finita che fa convergere tutte le periferie verso un pieno senso di reciproca appartenenza. Gesù ci ha detto: «Voi siete tutti fratelli» (Mt 23,8).

96. Questo bisogno di andare oltre i propri limiti vale anche per le varie regioni e i vari Paesi. Di fatto, «il numero sempre crescente di interconnessioni e di comunicazioni che avviluppano il nostro pianeta rende più palpabile la consapevolezza dell’unità e della condivisione di un comune destino tra le Nazioni della terra. Nei dinamismi della storia, pur nella diversità delle etnie, delle società e delle culture, vediamo seminata così la vocazione a formare una comunità composta da fratelli che si accolgono reciprocamente, prendendosi cura gli uni degli altri».[75]

[75] Messaggio per la 47ª Giornata Mondiale della Pace 1° gennaio 2014 (8 dicembre 2013), 1: AAS 106 (2014), 22.