Visualizzazioni totali

lunedì 20 maggio 2019

CONTRO L'IDOLATRIA E LA MONDANITA' / lunedì V° di Pasqua

Johann Heiss - Paul e Barnaba a Listra.

Mentre evangelizzano, Paolo e Barnaba guariscono uno storpio. Stupefatti e grati, sia il popolo che il sacerdote pagano vogliono omaggiare gli apostoli con un culto. Paolo e Barnaba comprendono il pericolo e non permettono che la fede sia inquinata dall’errore.
Eppure la tentazione c'è. Il prefetto pagano di Roma (e cugino di sant’Ambrogio!) Simmaco, nel 384 chiede all’imperatore di reintrodurre il culto della dea della Vittoria al senato. Ragiona infatti così: “È giusto ritenere Uno Colui che tutti adorano... ma cosa interessa sapere con quale riflessione ciascuno ricerca il vero? Per una sola strada non si può giungere a cogliere un così gran mistero”.
Invece la Chiesa difende la verità della fede. È il suo compito. È vero che ci sono varietà di lingue e di culture e questo genera tradizioni diverse legittime nei vari popoli cristiani. È vero pure che si possono trovare molti semi di verità nella vita delle persone sincere che appartengono a religioni e filosofie diverse. Ma quando nel popolo cristiano si introduce o rimane l’idolatria, la superstizione, l’interesse materiale o la ricerca dei primi posti e del potere, si travisa la fede. Si vive allora un paganesimo con nomi e simboli cristiani. La tentazione mondana è sempre in agguato nel nostro cuore.


sabato 18 maggio 2019

COSA SIGNIFICA AMARE? / V° domenica di Pasqua


La verità è che non lo so.
“Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.” Gesù dice amatevi gli uni gli altri, ma dice pure di amarci come lui ci ha amati! Sant’Agostino scrisse quella frase famosissima: “Ama e fa ciò che vuoi”. Si rivolgeva ad un cristiano formato ma scrupoloso e lo incoraggiava ad lasciarsi guidare dallo Spirito Santo. Sapeva che per questi l’unico modello e punto di riferimento era Gesù. Il nostro mondo superficiale e talvolta perverso ha voluto estrapolare questa frase e prenderla come bandiera per giustificare qualunque capriccio autoreferenziale: bisogna fare ciò che si vuole, ciò che piace … lo dice persino sant’Agostino! Che errore tragico! L’unico punto di riferimento è Gesù e non sempre egli ha provato sentimenti piacevoli nei nostri confronti. In Matteo 17,17 Gesù esclama: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatemelo qui». Gesù ama: con i suoi sentimenti ci avrebbe mandato tutti a quel paese come si dice, ma con la sua libera volontà non si tira indietro per fare il bene: portatemelo qui. Nell’amore vero, non sono i sentimenti spontanei, le emozioni, che contano ma la libera volontà di fare il bene di chi mi sta davanti.
Ma come parlare dell’amore di Gesù se, non solo non lo metto in pratica ma nemmeno riesco a comprenderlo?

venerdì 17 maggio 2019

CONTINUA DISCORSO SQUILIBRATO DEL PAPA

Konrad Krajewski, elemosiniere del Papa.

Nel suo discorso “squilibrato” ai membri del Convegno ecclesiale di Roma, dopo l’introduzione alla quale facevo riferimento ieri, papa Francesco continua con un brano del Vangelo e lo commenta in un modo notevole. In particolare per la prima volta ho saputo che in questo brano “farsi piccolo” è letteralmente “umiliarsi”. Sono andato a verificare. È la stessa radice della umiltà di cui parla la Vergine Maria nel magnificat: “si è chinato sull’insignificanza della sua serva”. Questo spazza via tutte le interpretazioni sentimentali o moralistiche di “farsi piccolo”.
Ascoltiamo il papa:
Papa Francesco: Possiamo incominciare con un brano del Vangelo. [Lettura di Matteo 18,1-14]
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?». Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli.
E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me.
Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all'uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!
Se la tua mano o il tuo piede ti è occasione di scandalo, taglialo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani o due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno. E se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, che avere due occhi ed essere gettato nella Geenna del fuoco.
Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. [È venuto infatti il Figlio dell'uomo a salvare ciò che era perduto].
Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta? Se gli riesce di trovarla, in verità vi dico, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli.
Papa Francesco:

giovedì 16 maggio 2019

REGGERE LO SQUILIBRIO / giovedì IV° Pasqua


Era giusto che Gesù lavasse i piedi ai suoi discepoli? Era giusto che, lui che poteva giudicare, si lasciasse giudicare e condannare e morisse in croce per i peccati degli altri? Per il nostro senso della misura e della giustizia, certamente no. Eppure Gesù ci dice: “Se fate anche voi così sarete beati, felici”. Ma – qualcuno dirà – c'è il rischio che lo faccia qualcuno di squilibrato, di poco maturo psicologicamente che si lascia manipolare, che è succube. Questo è vero, e per questo motivo abbiamo bisogno dello Spirito Santo per mettere in pratica il Vangelo. Nessuno può vivere il Vangelo con le sue sole forze umane. D’altronde l’esperienza dice che conta sulle proprie forze cade in una parodia del Vangelo, in atteggiamenti “mistici” falsi. Ma il pericolo più grande e più comune è che cerchiamo di addomesticare il Vangelo per ridurlo alla nostra misura, per trovare un equilibrio più tranquillo che sia compatibile con la mentalità del mondo. Ora Gesù è indubbiamente squilibrato per il nostro senso naturale. Qualche giorno fa Papa Francesco metteva in guardia i responsabili della diocesi di Roma di cercare di avere tutto “ben sistemato”:
“Oggi siamo chiamati a reggere lo squilibrio. Noi non possiamo fare qualcosa di buono, di evangelico se abbiamo paura dello squilibrio. Dobbiamo prendere lo squilibrio tra le mani: questo è quello che il Signore ci dice, perché il Vangelo – credo che mi capirete – è una dottrina “squilibrata”. Prendete le Beatitudini: meritano il premio Nobel dello squilibrio! Il Vangelo è così.” Diceva ancora il Papa che c'è il pericolo di “convincer(ci) che il Vangelo è una saggezza, è una dottrina, ma non è un annuncio, non è un kerygma. E tanti lasciano il kerygma, inventano sinodi e contro-sinodi… che in realtà non sono sinodi, sono “risistemazioni”.”.  Alla fine del suo intervento ricordava che “Il disinteresse per sé stessi è la condizione necessaria per poter essere pieni di interesse per Dio e per gli altri, per poterli ascoltare davvero”.
“Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, (non rinnega se stesso) non può essere mio discepolo.” Lc 14:33

Prima Lettura   At 13, 13-25
Dalla discendenza di Davide Dio inviò come salvatore Gesù.
Dagli Atti degli Apostoli
Salpàti da Pafo, Paolo e i suoi compagni giunsero a Perge, in Panfìlia. Ma Giovanni si separò da loro e ritornò a Gerusalemme. Essi invece, proseguendo da Perge, arrivarono ad Antiòchia in Pisìdia, e, entrati nella sinagòga nel giorno di sabato, sedettero. Dopo la lettura della Legge e dei Profeti, i capi della sinagòga mandarono a dire loro: «Fratelli, se avete qualche parola di esortazione per il popolo, parlate!».
Si alzò Paolo e, fatto cenno con la mano, disse: «Uomini d’Israele e voi timorati di Dio, ascoltate. Il Dio di questo popolo d’Israele scelse i nostri padri e rialzò il popolo durante il suo esilio in terra d’Egitto, e con braccio potente li condusse via di là. Quindi sopportò la loro condotta per circa quarant’anni nel deserto, distrusse sette nazioni nella terra di Canaan e concesse loro in eredità quella terra per circa quattrocentocinquanta anni.
Dopo questo diede loro dei giudici, fino al profeta Samuèle. Poi essi chiesero un re e Dio diede loro Sàul, figlio di Chis, della tribù di Beniamino, per quarant’anni. E, dopo averlo rimosso, suscitò per loro Davide come re, al quale rese questa testimonianza: “Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri”.
Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù. Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di conversione a tutto il popolo d’Israele. Diceva Giovanni sul finire della sua missione: “Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali”».

Salmo Responsoriale   Dal Salmo 88
Canterò in eterno l’amore del Signore.
Canterò in eterno l’amore del Signore,
di generazione in generazione
farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà,
perché ho detto: «È un amore edificato per sempre;
nel cielo rendi stabile la tua fedeltà».
«Ho trovato Davide, mio servo,
con il mio santo olio l’ho consacrato;
la mia mano è il suo sostegno,
il mio braccio è la sua forza».
«La mia fedeltà e il mio amore saranno con lui
e nel mio nome s’innalzerà la sua fronte.
Egli mi invocherà: “Tu sei mio padre,
mio Dio e roccia della mia salvezza”».

Canto al Vangelo    Ap 1,5
Alleluia, alleluia. Gesù Cristo, testimone fedele, primogenito dei morti, tu ci hai amati e hai lavato i nostri peccati nel tuo sangue. Alleluia.

Vangelo   Gv 13, 16-20
Chi accoglie colui che manderò, accoglie me.
Dal vangelo secondo Giovanni
[Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro:
«In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.
Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono.
In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

mercoledì 15 maggio 2019

RISERVATE PER ME BARNABA E SAULO / mercoledì IV° Pasqua


Nella comunità di Antiochia alcuni fratelli sono ricordati per nome. Alcuni sono importanti, di altri non sappiamo nulla o quasi. In ogni caso il libro degli Atti ci appare molto più come il racconto della diffusione della Buona Notizia, che come la descrizione dei problemi e della personalità dei suoi attori. Essi sono strumenti, sono servi.
Io, la mia comunità, la mia famiglia, saremo ricordati come abitati da Dio, come un’avventura di evangelizzazione, un luogo dove appare in primis la luce della risurrezione, dove Dio si manifesta, oppure come delle persone che danno più peso alla loro storia mondana, e, probabilmente al loro difficile relazionarsi e frequente lamentarsi. Appariremo orgogliosi dei nostri successi umani oppure grati di essere stati scelti per ricevere il dono della fede?
Certo l’evangelizzazione passa attraverso la vita, la psicologia, la carne di Bàrnaba, Simeone detto Niger, Lucio di Cirène, Manaèn, compagno d’infanzia di Erode il tetràrca, e Sàulo, e degli altri fratelli e sorelle della comunità. Il Vangelo si incarna e questo è la Buona Notizia e il rischio che il Signore ci invita a prendere. La fede mette in cammino ed è un rischio. Il Verbo si fece carne, il Verbo si fece Storia. Ma è Dio che salva e da consistenza all’uomo e non il contrario. E l'umiltà dei Servi di Dio non è da Lui dimenticata ma glorificata ed esaltata.

martedì 14 maggio 2019

I REQUISITI PER ESSERE APOSTOLI / san Mattia 14 maggio



Gesù sta per morire e lo sa e dice ai suoi discepoli: “Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”. Com'è possibile? Non sente dolore e tristezza? Non lo dice pure: la mia anima è triste fino alla morte? Cosa sono queste contraddizioni?
Quando Gesù, in quel contesto così difficile parla della sua gioia che è piena, è perché contempla il Padre e il suo amore nel quale Egli rimane. Una gioia più forte di qualunque tristezza e dolore.
È questa gioia così bella e forte che l’apostolo è chiamato ad annunciare, anzi, a comunicare. Per questo, oltre alla scelta libera di Dio, ci sono requisiti per essere apostolo: conoscere bene Gesù, essere stato con lui dal battesimo di Giovanni all’Ascensione. Cioè avere una conoscenza sperimentata e completa di Gesù, di quello che ha fatto di come reagisce di fronte alle situazioni e le persone. Solo chi ha perseverato con lui nelle sue prove, chi ha attraversato il Calvario con lui può annunciarlo. “Memore come voi delle sofferenze del Signore” dice san Pietro.
La nostra conoscenza di Gesù non è mai finita. Chi crede di conoscerlo fino in fondo si è già fermato nel cammino. Il Cardinale Ursi diceva: “se un seminarista è esperto di Dio e dell’uomo lo posso ordinare immediatamente”.
Chi meglio di Maria è esperta di Gesù? Impariamo da Lei, camminiamo in comunione con Lei.

Prima Lettura  At 1, 15-17. 20-26
La sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.

lunedì 13 maggio 2019

LOURDES, FATIMA, MEDJUGORJE / 13 maggio



Non può mancare oggi in tutte le chiese e nelle famiglie il ricordo delle Apparizioni di Fatima.
Sono nato in una famiglia di devoti alla Vergine di Lourdes e di barellieri. In casa non mancavano statue della Vergine della grotta, foto e cartoline del Santuario. Dall’adolescenza in poi ho avuto tante volte l’occasione di andarci. Nei campi estivi nei Pirenei i padri di Bétharram ci portavano, poi da militare e da frate …
Per me da bambino e adolescente Lourdes era il meraviglioso delle apparizioni “della Madonna che sorride e perdona” come dice un bel canto francese, incastonato nel quadro stupendo della grotta e della sorgente accanto al torrente, e della montagna. Assomigliava in fondo ad una stazione termale di preghiera, ad una città di turisti-pellegrini. Solo da frate ho scoperto veramente l’aspetto sociale della vicenda di miseria di Bernadette e della sua famiglia, quella riva del “gave” inondabile dove i più miseri portavano le pecore a pascolare accanto ai porci del comune, Bartrès in collina con aria e cibo buoni e la decisione di Bernadette di lasciare quel posto per ritornare a Lourdes nello squallore del “cachot” pur di poter fare la prima comunione. Solo allora ho colto il messaggio delle letture proprie del Santuario che insistono sulla “umiltà della Sua serva” sulla quale si china il Dio che innalza gli umili e colma di beni gli affamati.
A Fatima sono andato una prima volta all’occasione di una missione di lavoro a Lisbona. Ero in ricerca della fede. Ancora a decine e decine di km da Fatima, mi hanno colpito i pellegrini a piedi lungo la strada, da soli o a gruppetti, sempre più numerosi, spesso con solo grossi calzettoni di lana. Al Santuario di nuovo vedevo la fede semplice della gente, certamente non intellettuale. Era il messaggio di cui avevo bisogno. La prima volta da frate fu invece tutto imperniato sulla Parola di Dio: prendi Maria con te!