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lunedì 14 dicembre 2020

FRATELLI UTTI / 44. Diritti dei popoli b.

 


126. Parliamo di una nuova rete nelle relazioni internazionali, perché non c’è modo di risolvere i gravi problemi del mondo ragionando solo in termini di aiuto reciproco tra individui o piccoli gruppi. Ricordiamo che «l’inequità non colpisce solo gli individui, ma Paesi interi, e obbliga a pensare ad un’etica delle relazioni internazionali».[105] E la giustizia esige di riconoscere e rispettare non solo i diritti individuali, ma anche i diritti sociali e i diritti dei popoli.[106] Quanto stiamo affermando implica che si assicuri il «fondamentale diritto dei popoli alla sussistenza ed al progresso»,[107] che a volte risulta fortemente ostacolato dalla pressione derivante dal debito estero. Il pagamento del debito in molti casi non solo non favorisce lo sviluppo bensì lo limita e lo condiziona fortemente. Benché si mantenga il principio che ogni debito legittimamente contratto dev’essere saldato, il modo di adempiere questo dovere, che molti Paesi poveri hanno nei confronti dei Paesi ricchi, non deve portare a compromettere la loro sussistenza e la loro crescita.

127. Senza dubbio, si tratta di un’altra logica. Se non ci si sforza di entrare in questa logica, le mie parole suoneranno come fantasie. Ma se si accetta il grande principio dei diritti che promanano dal solo fatto di possedere l’inalienabile dignità umana, è possibile accettare la sfida di sognare e pensare ad un’altra umanità. È possibile desiderare un pianeta che assicuri terra, casa e lavoro a tutti. Questa è la vera via della pace, e non la strategia stolta e miope di seminare timore e diffidenza nei confronti di minacce esterne. Perché la pace reale e duratura è possibile solo «a partire da un’etica globale di solidarietà e cooperazione al servizio di un futuro modellato dall’interdipendenza e dalla corresponsabilità nell’intera famiglia umana».[108]

[105] Lett. enc. Laudato si’ (24 maggio 2015), 51: AAS 107 (2015), 867.

[106] Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 6: AAS 101 (2009), 644.

[107] S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus (1 maggio 1991), 35: AAS 83 (1991), 838.

[108] Discorso sulle armi nucleari, Nagasaki – Giappone (24 novembre 2019): L’Osservatore Romano, 25-26 novembre 2019, p. 6.

 

FRATELLI TUTTI / 43. Diritti dei popoli

 


Diritti dei popoli

124. La certezza della destinazione comune dei beni della terra richiede oggi che essa sia applicata anche ai Paesi, ai loro territori e alle loro risorse. Se lo guardiamo non solo a partire dalla legittimità della proprietà privata e dei diritti dei cittadini di una determinata nazione, ma anche a partire dal primo principio della destinazione comune dei beni, allora possiamo dire che ogni Paese è anche dello straniero, in quanto i beni di un territorio non devono essere negati a una persona bisognosa che provenga da un altro luogo. Infatti, come hanno insegnato i Vescovi degli Stati Uniti, vi sono diritti fondamentali che «precedono qualunque società perché derivano dalla dignità conferita ad ogni persona in quanto creata da Dio».[104]

125. Ciò inoltre presuppone un altro modo di intendere le relazioni e l’interscambio tra i Paesi. Se ogni persona ha una dignità inalienabile, se ogni essere umano è mio fratello o mia sorella, e se veramente il mondo è di tutti, non importa se qualcuno è nato qui o se vive fuori dai confini del proprio Paese. Anche la mia Nazione è corresponsabile del suo sviluppo, benché possa adempiere questa responsabilità in diversi modi: accogliendolo generosamente quando ne abbia un bisogno inderogabile, promuovendolo nella sua stessa terra, non usufruendo né svuotando di risorse naturali Paesi interi favorendo sistemi corrotti che impediscono lo sviluppo degno dei popoli. Questo, che vale per le nazioni, si applica alle diverse regioni di ogni Paese, tra le quali si verificano spesso gravi sperequazioni. Ma l’incapacità di riconoscere l’uguale dignità umana a volte fa sì che le regioni più sviluppate di certi Paesi aspirino a liberarsi della “zavorra” delle regioni più povere per aumentare ancora di più il loro livello di consumo.

[104] Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti, Open wide our Hearts: The enduring Call to Love. A Pastoral Letter against Racism (Novembre 2018).

FRATELLI TUTTI / 42. Diritti senza frontiere.

 


Diritti senza frontiere

121. Nessuno dunque può rimanere escluso, a prescindere da dove sia nato, e tanto meno a causa dei privilegi che altri possiedono per esser nati in luoghi con maggiori opportunità. I confini e le frontiere degli Stati non possono impedire che questo si realizzi. Così come è inaccettabile che una persona abbia meno diritti per il fatto di essere donna, è altrettanto inaccettabile che il luogo di nascita o di residenza già di per sé determini minori opportunità di vita degna e di sviluppo.

122. Lo sviluppo non dev’essere orientato all’accumulazione crescente di pochi, bensì deve assicurare «i diritti umani, personali e sociali, economici e politici, inclusi i diritti delle Nazioni e dei popoli».[99] Il diritto di alcuni alla libertà di impresa o di mercato non può stare al di sopra dei diritti dei popoli e della dignità dei poveri; e neppure al di sopra del rispetto dell’ambiente, poiché «chi ne possiede una parte è solo per amministrarla a beneficio di tutti».[100]

123. L’attività degli imprenditori effettivamente «è una nobile vocazione orientata a produrre ricchezza e a migliorare il mondo per tutti».[101] Dio ci promuove, si aspetta da noi che sviluppiamo le capacità che ci ha dato e ha riempito l’universo di potenzialità. Nei suoi disegni ogni persona è chiamata a promuovere il proprio sviluppo,[102] e questo comprende l’attuazione delle capacità economiche e tecnologiche per far crescere i beni e aumentare la ricchezza. Tuttavia, in ogni caso, queste capacità degli imprenditori, che sono un dono di Dio, dovrebbero essere orientate chiaramente al progresso delle altre persone e al superamento della miseria, specialmente attraverso la creazione di opportunità di lavoro diversificate. Sempre, insieme al diritto di proprietà privata, c’è il prioritario e precedente diritto della subordinazione di ogni proprietà privata alla destinazione universale dei beni della terra e, pertanto, il diritto di tutti al loro uso.[103]

[99] S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis (30 dicembre 1987), 33: AAS 80 (1988), 557.

[100] Lett. enc. Laudato si’ (24 maggio 2015), 95: AAS 107 (2015), 885.

[101] Ibid., 129: AAS 107 (2015), 899.

[102] Cfr S. Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio (26 marzo 1967), 15: AAS 59 (1967), 265; Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 16: AAS 101 (2009), 652.

[103] Cfr Lett. enc. Laudato si’ (24 maggio 2015), 93: AAS 107 (2015), 884-885; Esort.

QUALI SONO I PRECURSORI DI CRISTO NELLA TUA VITA? / san Giovanni della Croce, 14 dicembre

 

Cristo crocifisso, disegnato da s. Giovanni della Croce,
in una perspettiva inconsueta
ripresa poi da Salvador Dalì.

Il Vangelo di oggi ci invita a prendere posizione. Per essere con Cristo ci sono delle premesse. Come Giovanni Battista fu la premessa, il precursore necessario per credere in Gesù che è la Luce, così ci sono dei “precursori” alla conoscenza di Cristo nella nostra vita.  Per questo ascoltiamo san Giovanni della Croce, che la Chiesa ricorda oggi come un suo Santo e Dottore della fede.  

 

Dal «Cantico spirituale» di san Giovanni della Croce, sacerdote.
(strofe 36-37)

La conoscenza del mistero nascosto in Cristo Gesù
Per quanto siano molti i misteri e le meraviglie scoperte dai santi dottori e intese dalle anime sante nel presente stato di vita, tuttavia ne è rimasta da dire e da capire la maggior parte e quindi c`è ancora molto da approfondire in Cristo. Questi infatti è come una miniera ricca di immense vene di tesori, dei quali, per quanto si vada a fondo, non si trova la fine; anzi in ciascuna cavità si scoprono nuovi filoni di ricchezze.
Perciò san Paolo dice del Cristo: «In Cristo si trovano nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza» (Col 2, 3) nei quali l'anima non può penetrare, se prima non passa per le strettezze della sofferenza interna ed esterna. Infatti, a quel poco che è possibile sapere in questa vita dei misteri di Cristo non si può giungere senza aver sofferto molto, aver ricevuto da Dio numerose grazie intellettuali e sensibili e senza aver fatto precedere un lungo esercizio spirituale, poiché tutte queste grazie sono più imperfette della sapienza dei misteri di Cristo, per la quale servono di semplice disposizione.
Oh, se l'anima riuscisse a capire che non si può giungere nel folto delle ricchezze e della sapienza di Dio, se non entrando dove più numerose sono le sofferenze di ogni genere riponendovi la sua consolazione e il suo desiderio! Come chi desidera veramente la sapienza divina, in primo luogo brama di entrare veramente nello spessore della croce!
Per questo san Paolo ammoniva i discepoli di Efeso che non venissero meno nelle tribolazioni, ma stessero forti e radicati e fondati nella carità, e così potessero comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità e conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza per essere ricolmi di tutta la pienezza di Dio (cfr. Ef 3, 17). Per accedere alle ricchezze della sapienza divina la porta è la croce. Si tratta di una porta stretta nella quale pochi desiderano entrare, mentre sono molti coloro che amano i diletti a cui si giunge per suo mezzo.


Responsorio
    1 Cor 2, 9-10
R. Occhio non vide, orecchio non udì, né mai entrò in mente umana, * ciò che Dio ha preparato per quelli che lo amano. V. A noi fu rivelato, per mezzo del suo Spirito, R. ciò che Dio ha preparato per quelli che lo amano.

 

Prima Lettura   Nm 24,2-7. 15-17
Una stella spunta da Giacobbe.

sabato 12 dicembre 2020

VATICANO/ECOLOGIA INTEGRALE: STRATEGIA PER LA RIDUZIONE A ZERO DELLE EMISSIONI NETTE

 

Lo Stato del Vaticano è già lo Stato più "verde" del mondo.

Nota Esplicativa sugli impegni della Santa Sede per una strategia di riduzione a zero delle emissioni nette (net-zero emission), 12.12.2020

 

[B0662]

 

High Level Virtual Climate Ambition Summit
12 dicembre 2020

VIDEO-MESSAGGIO del SANTO PADRE FRANCESCO

NOTA ESPLICATIVA

Durante l’High Level Virtual Climate Ambition Summit, organizzato il 12 dicembre 2020 da, Gran Bretagna e Francia, in partenariato con Cile e Italia [cfr. https://www.climateambitionsummit2020.org], il Santo Padre, attraverso un Video-Messaggio, ha comunicato l’adozione da parte della Santa Sede di una strategia di riduzione a zero delle emissioni nette (net-zero emission).

Tale strategia, ha detto Papa Francesco, si muoverà su due piani:

1. Impegno dello Stato della Città del Vaticano a ridurre a zero le emissioni nette entro il 2050.

2. Impegno della Santa Sede a promuovere un’educazione all’ecologia integrale.

Nell’annunciare i suddetti impegni, il Santo Padre ha ricordato l’importanza che «l’attuale pandemia e il cambiamento climatico […] ci richiamano alla responsabilità di promuovere, con un impegno collettivo e solidale, una cultura della cura, che ponga al centro la dignità umana e il bene comune».1

Per perseguire l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050,2 lo Stato della Città del Vaticano (SCV) attuerà progetti sia di riduzione delle emissioni di gas serra sia di valorizzazione delle fonti del loro assorbimento tramite, ad esempio, processi di riforestazione. A tal fine, intensificherà i propri sforzi di gestione ambientale a favore dell’uso razionale delle risorse naturali come l’acqua e l’energia, dell’efficienza energetica, della riqualificazione del proprio patrimonio tecnologico, della mobilità sostenibile, del rimboschimento, dell’economia circolare come nella gestione dei rifiuti. Da numerosi anni lo SCV è impegnato nella promozione di uno sviluppo sostenibile per la salvaguardia della casa comune. Sono, infatti, degne di nota, le politiche ambientali ed energetiche attuate nello SCV per rafforzare l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili attraverso la realizzazione di impianti fotovoltaici e di solar-cooling, nonché per la riqualificazione delle centrali termiche e dei relativi sistemi di termoregolazione volti ad ottenere migliori performance in termini di efficientamento energetico e di emissioni inquinanti in atmosfera. Progressi importanti sono stati ottenuti anche nell’ottimizzazione dell’utilizzo della risorsa idrica, nella riduzione degli sprechi comuni, nello sviluppo del catasto arboreo dello SCV e nella promozione del consumo responsabile (nel 2019 è stata abolita la vendita di plastica monouso). Altri aspetti significativi sono quelli concernenti l’avvio di un processo di sostituzione del proprio parco automobilistico con autovetture a trazione elettrica o ibrida e la valorizzazione del concetto di recupero e riutilizzo nel campo della gestione dei rifiuti. Va, infatti, sottolineata l’incentivazione della raccolta differenziata dei rifiuti urbani (dal 42% di differenziazione nel 2016 si è arrivati al 65% nel 2020 con l’obiettivo entro il 2023 di raggiungere quota 75%) e la differenziazione dei rifiuti speciali pari al 99%. Si tratta di chiari esempi di economia circolare, come quello del recupero dei materiali di scarto derivanti dalla manutenzione del verde e dei rifiuti organici, trasformandoli in compost di qualità e immettendo nuovamente nel territorio i prodotti prelevati dall’ambiente. Tuttavia, le misure politiche, tecniche ed operative sono necessarie ma non sufficienti per conseguire l’obiettivo di un “net-zero” e soprattutto per propagare la “cultura della cura”: esse devono unirsi a un processo educativo che, anche e soprattutto tra i giovani, promuova nuovi stili di vita e favorisca un modello culturale di sviluppo e di sostenibilità incentrato sulla fraternità e sull’alleanza tra essere umano e ambiente.

giovedì 10 dicembre 2020

MA IL PIU' PICCOLO NEL REGNO DEI CIELI E' PIU' GRANDE DI LUI / giovedì 2a sett. Avvento

 


Giovanni Battista ha svolto una missione enorme preso i suoi contemporanei e il suo seguito è stato numeroso e anche durevole. San Paolo incontrerà credenti in Gesù, ex discepoli del Battista che si sono accontentati del suo battesimo... Quindi, per i primi ascoltatori della Buona Notizia, gli Evangelisti si premurano di precisare chi è Giovanni e il suo posto nei confronti di Gesù.

Ma a noi che veniamo dopo 2000 anni, cosa può dire il brano di oggi? È sempre importante avere una visione chiara della Storia della Salvezza, del piano di Dio per portarci alla pienezza. Ma c'è sopratutto quella piccola frase che ci sfida: “il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui”. È ovvio che non si tratta di grandezza di carismi. Dio dà ad ognuno i doni necessari per compiere la sua missione, e Giovanni Battista ne aveva molti. Si tratta invece della logica delle Beatitudini, della pienezza di grazia. Egli non era la luce dice il prologo di san Giovanni; ma Gesù dirà ai suoi discepoli, a noi: “voi siete la luce del mondo!” E ancora: “La Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo” (Giovanni 1,17).  Giovanni Battista ricorda la Legge e la santità di Dio, predicando un battesimo di penitenza per il perdono dei peccati, ma dalla pienezza di  Gesù abbiamo ricevuto grazia su grazia, lui ci ha rivelato l’intimo di Dio.

Questo “essere nel seno del Padre” si deve vedere in qualche modo nei cristiani.

 

Prima Lettura   Is 41, 13-20
Io sono il tuo redentore, il Santo d'Israele.

mercoledì 9 dicembre 2020

E' VERO CHE QUANTI SPERANO NEL SIGNORE RIACQUISTANO FORZA? / mercoledì 2a sett. Avvento



 Tutti abbiamo fatto l’esperienza di quanto una responsabilità o una preoccupazione ci tolgono le forze, e invece una gioia ci riempie di energia. Non diciamo forse per esempio della solitudine che essa “pesa” anche se è immateriale?

Ho conosciuto un parroco di Bagnoli che era gravemente ammalato e aveva lasciato perché si sentiva alla fine. Aveva una parrocchia di soli 5000 abitanti ma egli era molto coscienzioso e davvero non ce la faceva più. Liberato dalla parrocchia, visse altri dodici anni rendendo ancora vari servizi. Invece il mio confratello fra’ Tommaso, di felice memoria, era tornato tra i cappuccini dopo la guerra come novizio a 39 anni! Quando abbiamo festeggiato i suoi 50 anni di sacerdozio aveva quindi circa 95 anni e pur essendo molto forte di costituzione e mentalmente, gli anni pesano. Alla fine dell’Eucaristia, però, concelebrata da tanti frati suoi ex novizi, pieni di affetto per lui, sembrava 40 anni di meno!

Quando ci confessiamo sinceramente, dopo l’assoluzione ci sentiamo molto più leggeri. Veramente Dio distrugge il nostro peccato e il suo peso è leggero! Come mai però questa sensazione spesso non dura molto? La risposta purtroppo è una sola. Anche se non facciamo subito gli sbagli precedenti, non perseveriamo nella “novità di vita” che ci offre il Signore e ci lasciamo di nuovo condizionare dai nostri attaccamenti, dalla nostra mentalità vecchia, dalle preoccupazioni secondo la mentalità del mondo, invece di tutto affidare a lui e lasciarci guidare totalmente da lui.

Mentre tutti si stancano e cadono “quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi. “

Questa frase è vera, ma è una roba seria, da non prendere alla leggera. Sperare nel Signore non significa solo dire “Signore, Signore!” e neppure non sbagliare più, essere perfetti, cosa impossibile, ma affidare tutti gli aspetti della nostra vita, passato, presente e futuro, mente, cuore, affetti, relazioni e soldi a lui, Buon Pastore e Maestro che guida e nutre il suo gregge. Significa entrare totalmente nella sua logica per obbedirgli. Non scoraggiamoci ma impariamo a vivere in Cristo.

 

Prima Lettura   Is 40, 25-31
Il Signore dà forza a chi è stanco.