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mercoledì 9 dicembre 2020

FRATELLI TUTTI / 41. Riproporre la funzione sociale della proprietà.

 


Riproporre la funzione sociale della proprietà

118. Il mondo esiste per tutti, perché tutti noi esseri umani nasciamo su questa terra con la stessa dignità. Le differenze di colore, religione, capacità, luogo di origine, luogo di residenza e tante altre non si possono anteporre o utilizzare per giustificare i privilegi di alcuni a scapito dei diritti di tutti. Di conseguenza, come comunità siamo tenuti a garantire che ogni persona viva con dignità e abbia opportunità adeguate al suo sviluppo integrale.

119. Nei primi secoli della fede cristiana, diversi sapienti hanno sviluppato un senso universale nella loro riflessione sulla destinazione comune dei beni creati.[91] Ciò conduceva a pensare che, se qualcuno non ha il necessario per vivere con dignità, è perché un altro se ne sta appropriando. Lo riassume San Giovanni Crisostomo dicendo che «non dare ai poveri parte dei propri beni è rubare ai poveri, è privarli della loro stessa vita; e quanto possediamo non è nostro, ma loro».[92] Come pure queste parole di San Gregorio Magno: «Quando distribuiamo agli indigenti qualunque cosa, non elargiamo roba nostra ma restituiamo loro ciò che ad essi appartiene».[93]

120. Di nuovo faccio mie e propongo a tutti alcune parole di San Giovanni Paolo II, la cui forza non è stata forse compresa: «Dio ha dato la terra a tutto il genere umano, perché essa sostenti tutti i suoi membri, senza escludere né privilegiare nessuno».[94] In questa linea ricordo che «la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata, e ha messo in risalto la funzione sociale di qualunque forma di proprietà privata».[95] Il principio dell’uso comune dei beni creati per tutti è il «primo principio di tutto l’ordinamento etico-sociale»,[96] è un diritto naturale, originario e prioritario.[97] Tutti gli altri diritti sui beni necessari alla realizzazione integrale delle persone, inclusi quello della proprietà privata e qualunque altro, «non devono quindi intralciare, bensì, al contrario, facilitarne la realizzazione», come affermava San Paolo VI.[98] Il diritto alla proprietà privata si può considerare solo come un diritto naturale secondario e derivato dal principio della destinazione universale dei beni creati, e ciò ha conseguenze molto concrete, che devono riflettersi sul funzionamento della società. Accade però frequentemente che i diritti secondari si pongono al di sopra di quelli prioritari e originari, privandoli di rilevanza pratica.

[91] Cfr S. Basilio, Homilia 21. Quod rebus mundanis adhaerendum non sit, 3.5: PG 31, 545-549; Regulae brevius tractatae, 92: PG 31, 1145-1148; S. Pietro Crisologo, Sermo 123: PL 52, 536-540; S. Ambrogio, De Nabuthe, 27.52: PL 14, 738s; S. Agostino, In Iohannis Evangelium, 6, 25: PL 35, 1436s.

[92] De Lazaro, II, 6: PG 48, 992D.

[93] Regula pastoralis, III, 21: PL 77, 87.

[94] Lett. enc. Centesimus annus (1 maggio 1991), 31: AAS 83 (1991), 831.

[95] Lett. enc. Laudato si’ (24 maggio 2015), 93: AAS 107 (2015), 884.

[96] S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Laborem exercens (14 settembre 1981), 19: AAS 73 (1981), 626.

[97] Cfr Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 172.

[98] Lett. enc. Populorum progressio (26 marzo 1967), 22: AAS 59 (1967), 268.

 

FRATELLI TUTTI / 40. Il valore della solidarietà 2

 


116. Gli ultimi in generale «praticano quella solidarietà tanto speciale che esiste fra quanti soffrono, tra i poveri, e che la nostra civiltà sembra aver dimenticato, o quantomeno ha molta voglia di dimenticare. Solidarietà è una parola che non sempre piace; direi che alcune volte l’abbiamo trasformata in una cattiva parola, non si può dire; ma è una parola che esprime molto più che alcuni atti di generosità sporadici. È pensare e agire in termini di comunità, di priorità della vita di tutti sull’appropriazione dei beni da parte di alcuni. È anche lottare contro le cause strutturali della povertà, la disuguaglianza, la mancanza di lavoro, della terra e della casa, la negazione dei diritti sociali e lavorativi. È far fronte agli effetti distruttori dell’Impero del denaro […]. La solidarietà, intesa nel suo senso più profondo, è un modo di fare la storia, ed è questo che fanno i movimenti popolari».[90]

117. Quando parliamo di avere cura della casa comune che è il pianeta, ci appelliamo a quel minimo di coscienza universale e di preoccupazione per la cura reciproca che ancora può rimanere nelle persone. Infatti, se qualcuno possiede acqua in avanzo, e tuttavia la conserva pensando all’umanità, è perché ha raggiunto un livello morale che gli permette di andare oltre sé stesso e il proprio gruppo di appartenenza. Ciò è meravigliosamente umano! Questo stesso atteggiamento è quello che si richiede per riconoscere i diritti di ogni essere umano, benché sia nato al di là delle proprie frontiere.

[90] Discorso ai partecipanti all’Incontro mondiale dei movimenti popolari (28 ottobre 2014): AAS 106 (2014), 851-852.

FRATELLI TUTTI / 39. Il valore della solidarietà.

 


Il valore della solidarietà

114. Desidero mettere in risalto la solidarietà, che «come virtù morale e atteggiamento sociale, frutto della conversione personale, esige un impegno da parte di una molteplicità di soggetti, che hanno responsabilità di carattere educativo e formativo. Il mio primo pensiero va alle famiglie, chiamate a una missione educativa primaria e imprescindibile. Esse costituiscono il primo luogo in cui si vivono e si trasmettono i valori dell’amore e della fraternità, della convivenza e della condivisione, dell’attenzione e della cura dell’altro. Esse sono anche l’ambito privilegiato per la trasmissione della fede, cominciando da quei primi semplici gesti di devozione che le madri insegnano ai figli. Per quanto riguarda gli educatori e i formatori che, nella scuola o nei diversi centri di aggregazione infantile e giovanile, hanno l’impegnativo compito di educare i bambini e i giovani, sono chiamati ad essere consapevoli che la loro responsabilità riguarda le dimensioni morale, spirituale e sociale della persona. I valori della libertà, del rispetto reciproco e della solidarietà possono essere trasmessi fin dalla più tenera età. […] Anche gli operatori culturali e dei mezzi di comunicazione sociale hanno responsabilità nel campo dell’educazione e della formazione, specialmente nelle società contemporanee, in cui l’accesso a strumenti di informazione e di comunicazione è sempre più diffuso».[87]

115. In questi momenti, nei quali tutto sembra dissolversi e perdere consistenza, ci fa bene appellarci alla solidità[88] che deriva dal saperci responsabili della fragilità degli altri cercando un destino comune. La solidarietà si esprime concretamente nel servizio, che può assumere forme molto diverse nel modo di farsi carico degli altri. Il servizio è «in gran parte, avere cura della fragilità. Servire significa avere cura di coloro che sono fragili nelle nostre famiglie, nella nostra società, nel nostro popolo». In questo impegno ognuno è capace di «mettere da parte le sue esigenze, aspettative, i suoi desideri di onnipotenza davanti allo sguardo concreto dei più fragili. […] Il servizio guarda sempre il volto del fratello, tocca la sua carne, sente la sua prossimità fino in alcuni casi a “soffrirla”, e cerca la promozione del fratello. Per tale ragione il servizio non è mai ideologico, dal momento che non serve idee, ma persone».[89]

[87] Messaggio per la 49ª Giornata Mondiale della Pace 1° gennaio 2016 (8 dicembre 2015), 6: AAS 108 (2016), 57-58.

[88] La solidità si trova nella radice etimologica della parola solidarietà. La solidarietà, nel significato etico-politico che essa ha assunto negli ultimi due secoli, dà luogo a una costruzione sociale sicura e salda.

[89] Omelia nella S. Messa, L’Avana – Cuba (20 settembre 2015): L’Osservatore Romano, 21-22 settembre 2015, p. 8.

FRATELLI / 38. Promuovere il bene morale.

 


Promuovere il bene morale

112. Non possiamo tralasciare di dire che il desiderio e la ricerca del bene degli altri e di tutta l’umanità implicano anche di adoperarsi per una maturazione delle persone e delle società nei diversi valori morali che conducono ad uno sviluppo umano integrale. Nel Nuovo Testamento si menziona un frutto dello Spirito Santo (cfr Gal 5,22) definito con il termine greco agathosyne. Indica l’attaccamento al bene, la ricerca del bene. Più ancora, è procurare ciò che vale di più, il meglio per gli altri: la loro maturazione, la loro crescita in una vita sana, l’esercizio dei valori e non solo il benessere materiale. C’è un’espressione latina simile: bene-volentia, cioè l’atteggiamento di volere il bene dell’altro. È un forte desiderio del bene, un’inclinazione verso tutto ciò che è buono ed eccellente, che ci spinge a colmare la vita degli altri di cose belle, sublimi, edificanti.

113. In questa linea, torno a rilevare con dolore che «già troppo a lungo siamo stati nel degrado morale, prendendoci gioco dell’etica, della bontà, della fede, dell’onestà, ed è arrivato il momento di riconoscere che questa allegra superficialità ci è servita a poco. Tale distruzione di ogni fondamento della vita sociale finisce col metterci l’uno contro l’altro per difendere i propri interessi».[86] Volgiamoci a promuovere il bene, per noi stessi e per tutta l’umanità, e così cammineremo insieme verso una crescita genuina e integrale. Ogni società ha bisogno di assicurare la trasmissione dei valori, perché se questo non succede si trasmettono l’egoismo, la violenza, la corruzione nelle sue varie forme, l’indifferenza e, in definitiva, una vita chiusa ad ogni trascendenza e trincerata negli interessi individuali.

[86] Lett. enc. Laudato si’ (24 maggio 2015), 229: AAS 107 (2015), 937.

martedì 8 dicembre 2020

SI' DI DIO E DI MARIA, SI' NOSTRO / Immacolata Concezione, 8 dicembre

 

Que soy era Immaculada Councepciou.

Dio ha detto un sì pieno a Maria. Lei ha risposto con un sì pieno. Siamo stati salvati dal sì di Gesù sulla croce. In questo modo Gesù è diventato l’Amen di Dio nel mondo e nella storia. Ma Gesù si è incarnato attraverso il sì di Maria. Anche se in modo derivato, siamo quindi tutti nati da Lei. Nel grande sì di Gesù e Maria, un sì pieno, che ci accompagnano nella nostra vita, nella storia delle nostre famiglie, dell’Umanità, ogni tuo sì pieno, anche se piccolo, permette a Gesù di incarnarsi in questa generazione e, come seme, nelle generazioni future.

 

Prima Lettura  Gn 3,9-15.20
Porrò inimicizia tra la tua stirpe e la stirpe della donna.

lunedì 7 dicembre 2020

COSA VEDE GESU'? / sant'Ambrogio 7 dicembre

 

Un paralitico su un lettuccio, portato davanti a Gesù con effrazione, disturbando il corso di una predica o di un dialogo. Noi, cosa avremmo visto? la sofferenza, il bisogno che suscita compassione, oppure una situazione fastidiosa per l’atteggiamento di chi ha portato questo malato oppure semplicemente perché la sofferenza disturba?

Lo sguardo di Gesù è diverso. Egli vede la fede di chi accompagna quest’uomo e la sua sofferenza invisibile a tutti: i suoi peccati.

Chiediamo di avere lo stesso sguardo di Gesù. Per vedere come lui bisogna essere come lui, e quindi totalmente dimentichi di sé stessi. Chi passa la vita allo specchio e mette selfie con pose sexy o smorfie che vorrebbero essere sexy sul proprio profilo non potrà avere lo sguardo di Gesù. Ma non c'è solo la vanità vuota dei selfie. Ogni idolo imprigiona la libertà di vedere. E i miei, i nostri idoli, sono tanti. In particolare, nel Vangelo di oggi, c'è la chiusura nelle proprie idee, il ridurre Dio a ciò che so o a ciò che mi piace, manifestato dai dotti scribi e farisei. Fanno bene ad essere cauti di fronte ad una cosa nuova e così audace. Il loro peccato sta nel giudicare e condannare chi ha dimostrato “che Dio è con lui” come dirà Nicodemo, un fariseo anche lui, ma prudente e umile (vedi Giovanni 3,2).

Signore fa che io veda!

Lo Spirito Santo ha scelto Ambrogio come vescovo cattolico di Milano mentre egli era ancora catecumeno attraverso l'acclamazione del popolo. Ambrogio ha visto la volontà di Dio e ha accettato di essere battezzato, ordinato prete e consacrato vescovo, tutto questo nel giro di pochi giorni lasciando sconvolgere tutta la sua vita. In quel momento la comunità cattolica era in difficoltà per l'aggressività dei cristiani ariani che li combattevano e avevano grande influenza alla Corte dell'Imperatore, presente a Milano. Forse qualcuno ha visto in Ambrogio, funzionario di alto rango e abile negoziatore, un candidato di prestigio da presentare alla Corte e una buona difesa contro gli ariani. Lui ha visto che il vescovo deve predicare il Vangelo e difendere la vera fede. E ha cominciato umilmente a lasciarsi formare da un saggio e sapiente presbitero sulla Scrittura. La sua convinzione era che l'unica sorgente della Vita e l'unica difesa è Dio. Infatti quello che ha convinto il giovane Agostino di Tagaste (Sant'Agostino) ad avvicinarsi alla fede fu vedere quanto il vescovo Ambrogio si lasciava guidare e assorbire dalla Parola di Dio. 

 

Prima Lettura   Is 35, 1-10
Il nostro Dio viene a salvarci.

domenica 6 dicembre 2020

COVID - IL MOMENTO "NOE' " / II Domenica di Avvento

 


C'è un paradosso in queste letture. È il paradosso stesso di Dio. Lo troviamo riassunto nell’ultima frase del brano di Isaia: “Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio. … Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri».  In Dio troviamo insieme la potenza che può far sparire il mondo vecchio nel fuoco con un grande boato e la tenerezza di chi porta gli agnellini sul petto e guida a piccoli passi le pecore incinte o accompagnate dai loro piccoli.

Questo paradosso ingannerà Giovanni Battista e i suoi discepoli: il comportamento di Gesù appare loro troppo debole e persino accondiscendente verso i peccatori. Neanche noi comprendiamo. Una cosa è certa. Dobbiamo accettare tutto da lui. Il Covid è come un diluvio universale che travolge. Ma Noè viene avvertito e guidato per costruire l’Arca che lo salverà con la sua famiglia e le specie animali. Questo permetterà alla vita di avere un nuovo inizio su basi migliori. Gli aspetti mitologici di questo racconto non impediscono che sia una Parola di Dio che ci insegna come comportarci in questo tempo. In questo momento "Noè", dobbiamo ascoltare la voce di Dio per costruire “l’Arca” che permetterà all’umanità e ad ogni essere vivente di ripartire su basi più giuste e sostenibili.

La Storia insegna che senza scossone noi non cambiamo. Ma le tante crisi dell’umanità non sono state tutte affrontate allo stesso modo. Un esempio molto conosciuto è quello dal rivoluzione francese del fine ‘700. Da un’aspirazione all’uguaglianza e alla dignità per tutti che parlava di “fraternità universale”, si è sfociati in una ondata di giustizialismo che ha fatto innumerevoli vittime nel cosiddetto periodo del “Terrore”.

Quando ritornò la Monarchia, molti vollero solo dimenticare il passato, chiudere questa parentesi tremenda. Fu il periodo detto della “Restaurazione”. Per molti, in particolare coloro che erano fuggiti all’estero e tornavano, l’unico scopo era di riconquistare la “normalità”, ricuperare i privilegi e le posizioni, le tradizioni di prima.

La Chiesa nel suo insieme non comprese le nuove condizioni dei tempi e si accontentò della “Restaurazione” anche se  con un grande sforzo di purificazione e di penitenza offerta per i peccatori, quelli dentro e fuori dalla Chiesa. Cioè, ci fu un fenomeno di irrigidimento nostalgico, fin quando il Signore mandò due santi per lanciare un poderoso processo di rinnovamento: Teresa di Lisieux che dovette “inventare” una “Piccola Via” per diventare santa mentre il sistema del monastero la escludeva dagli schemi abituali, e Charles de Foucauld che, nel suo slancio missionario, si urtò al doppio muro dell’Islam e del suo essere membro del popolo colonizzatore, e “inventò” un nuovo modo di essere Chiesa nel mondo.

Questo non è tempo di ripiegamenti su se stessi ma di invenzione di vie nuove.

 

Prima Lettura  Is 40, 1-5.9-11
Preparate la via al Signore.