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lunedì 23 febbraio 2026

IL 24, QUATTRO ANNI DALL'INVASIONE SU LARGA SCALA DELL'UCRAINA: LE PAROLE DEL PAPA / Dom 22 febbraio 2026.



Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle,

Sono passati ormai quattro anni dall’inizio della guerra contro l’Ucraina. Il mio cuore va ancora alla drammatica situazione che sta sotto gli occhi di tutti: quante vittime, quante vite e famiglie spezzate, quanta distruzione, quante sofferenze indicibili! Davvero ogni guerra è una ferita inferta all’intera famiglia umana: lascia dietro di sé morte, devastazione e una scia di dolore che segna generazioni.

La pace non può essere rimandata: è un’esigenza urgente, che deve trovare spazio nei cuori e tradursi in decisioni responsabili. Per questo rinnovo con forza il mio appello: tacciano le armi, cessino i bombardamenti, si giunga senza indugio a un cessate-il-fuoco e si rafforzi il dialogo per aprire la strada alla pace.

Invito tutti a unirsi nella preghiera per il martoriato popolo ucraino e per tutti coloro che soffrono a causa di questa guerra e di ogni conflitto nel mondo, perché possa risplendere sui nostri giorni il dono tanto atteso della pace.


Questo terribile anniversario ci invita alla preghiera e all’impegno per la pace, lì dove siamo. Benedico Papa Leone che, pur non entrando nello schieramento politico, non gioca “l’equidistanza” come alcuni che, forse, non si rendono conto che questo significa blandire l’aggressione a uno stato e a un popolo sovrani e alla sua gente inerme. Papa Leone ha chiaramente indicato che c'è un aggressore e un aggredito. 

Il giorno stesso dell’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia, mi sono ritrovato senza elettricità in casa. Non era nulla ma ho calcolato in un attimo tutto ciò che nel mio quotidiano dipendeva dalla disponibilità di corrente elettrica ed era già uno sconvolgimento enorme della vita. L’ho confrontato con la situazione di chi quel giorno si è svegliato sotto le bombe. E quello che abbiamo visto e scoperto in questi quattro anni è assolutamente indicibile. “Davvero ogni guerra è una ferita inferta all’intera famiglia umana: lascia dietro di sé morte, devastazione e una scia di dolore che segna generazioni”. Le parole del Papa vanno lette e pesate con attenzione. Gesù non ha fatto geopolitica e neppure ha costituito e lanciato uno schieramento di “puri” contro il mondo, non ha creato partiti politici. Ha testimoniato la Santità di Dio e invitato ad attingere con fiducia a questa Santità, a questa Fonte di amore, di verità, e a farne il cammino e la vita nostri. Egli è la più grande sorgente spirituale della Storia. 

Non so cosa si poteva fare concretamente nel 2014 al momento dell’annessione della Crimea e l’inizio dell’invasione del Donbas, ma l’uomo politico nostrano che disse: “La Crimea, vabbè, ma noi facciamo due miliardi di esportazioni verso la Russia!” ha proferito una vera bestemmia contro l’umanità. Se allora si fossero seguito Gesù e onorato gli impegni presi precedentemente verso l’Ucraina e l’integrità del suo territorio, avremmo evitato questa guerra atroce e tutte le sue ricadute. La vita prende senso e acquista sapore dai valori che viviamo. Tutto parte dal cuore dell’uomo. La Democrazia stessa come sistema è solo un meccanismo. Ma la democrazia come vita di un popolo si nutre di valori che non produce. Chi può produrre questi valori? l’uomo, in particolare noi cristiani. Per questo però bisogna attingere a Cristo. 



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