Visualizzazioni totali

venerdì 20 febbraio 2026

LA PASTORALE ORDINARIA HA BISOGNO DI UNA CHIARA INVERSIONE DI MARCIA. / Papa Leone al Clero di Roma 19 febbario 2026

Foto di gruppo dopo la Cresima

CI SFORZIAMO DI FARE SEMPRE MEGLIO CIÒ CHE NON FUNZIONA PIÙ !

Papa Francesco ieri ha incontrato il Clero di Roma. Lo ha ringraziato come è doveroso per il lavoro pastorale generoso anche quando non sembra portare i frutti o i riconoscimenti attesi. Ma ha dovuto constatare che a 60 anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II è predominante ancora il modello della Pastorale Sacramentale. Come scriveva un diacono: “ci sforziamo di fare sempre meglio ciò che non funziona più!”. Nel Cristianesimo non esiste la formula magica. Ma come un Joseph Ratzinger, giovane studente, scopriva un’evidenza che però ai suoi tempi era rivoluzionaria, cioè che la Scrittura era l’anima della Teologia, così forse dobbiamo scoprire che la Scrittura è l’anima della Pastorale. Il modello della Pastorale Sacramentale non è fondato né sul programma di Gesù né su quello della Chiesa apostolica, ma sulla Cristianità, cioè del popolo cristiano non perché sia realmente evangelizzato ma perché “Cuius regio, eius religio” "Tale paese, tale religione"  (è il principio sancito dalla Pace di Augusta (1555) che imponeva ai sudditi di adottare la stessa confessione religiosa del loro sovrano). Ora questo principio non è più accettato né vissuto. Quindi bisogna assolutamente cambiare. Da 60 anni la Chiesa ha dato molte volte le indicazioni, e lo Spirito Santo ha moltiplicato i carismi per cambiare la Pastorale. Eppure siamo ancora largamente indietro nel vivere ciò che dovrebbe essere generale, cioè una Pastorale di Evangelizzazione modellata sulla Chiesa primitiva. Ascoltiamo il Papa. 

...

"Le fatiche e le incomprensioni, però, possono anche essere occasione di riflessione sulle sfide pastorali da affrontare. 

In particolare, circa la relazione tra iniziazione cristiana ed evangelizzazione, abbiamo bisogno di una chiara inversione di marcia; infatti, la pastorale ordinaria è strutturata secondo un modello classico che si preoccupa anzitutto di garantire l’amministrazione dei Sacramenti, ma un tale modello presuppone che la fede venga in qualche modo trasmessa anche dall’ambiente circostante, dalla società come dall’ambiente familiare. In realtà, i cambiamenti culturali e antropologici che sono avvenuti negli ultimi decenni ci dicono che non è più così, anzi, assistiamo a una crescente erosione della pratica religiosa.

È urgente perciò ritornare ad annunciare il Vangelo: questa è la priorità. Con umiltà, ma anche senza lasciarci scoraggiare, dobbiamo riconoscere che «parte della nostra gente battezzata non sperimenta la propria appartenenza alla Chiesa», e ciò invita a vigilare anche su una «sacramentalizzazione senza altre forme di evangelizzazione» (Evangelii gaudium, 63). Ricordiamo le domande dell’Apostolo Paolo: «Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci?» (Rm 10,14). Come tutti i grandi agglomerati urbani, la città di Roma è segnata dalla permanente mobilità, da un nuovo modo di abitare il territorio e di vivere il tempo, da tessuti relazionali e familiari sempre più plurali e talvolta sfilacciati. Perciò, è necessario che la pastorale parrocchiale rimetta al centro l’annuncio, per cercare vie e modi che aiutino le persone a entrare nuovamente in contatto con la promessa di Gesù. In questo contesto, l’iniziazione cristiana, spesso modulata su ritmi scolastici, ha bisogno di essere rivista: occorre sperimentare altre modalità di trasmissione della fede anche al di fuori dei cammini classici, per cercare di coinvolgere in modo nuovo i ragazzi, i giovani e le famiglie". ...

Il Papa continua il suo discorso parlando del lavorare insieme e dell'attenzione ai giovani: Incontro con il Clero della Diocesi di Roma (19 febbraio 2026)

Nessun commento:

Posta un commento