Il Siracide invita a fidarsi di Dio anche quando la Parola appare paradossale, irrealista. Infatti il libro del Siracide parla dall’esperienza di secoli del popolo: chi ha voluto osservare i comandamenti della Legge si è sentito protetto, custodito dalla Sapienza di Dio. È logico quindi fare poi fiducia alla parola del Messia, tanto più che spesso Gesù si riferisce al progetto originario di Dio e denuncia la prassi posteriore dovuta alla durezza di cuore degli uomini, come per esempio il ripudio.
Il brano di oggi sottolinea un altro aspetto fondamentale: il potere della coscienza e della libertà. Dio non vuole schiavi. Lui è il Bene e, fonte della vita, solo lui può portarla alla pienezza per la quale siamo stati creati e aspiriamo. Ma dobbiamo sceglierlo liberamente.
Caino viene educato da genitori che, a causa del peccato, avevano ormai perso il meraviglioso equilibrio donato da Dio. E quindi è il “Qaìn”, “l’acquistato”, la prima meraviglia del mondo al quale tutto è dovuto. Diventa l’idolo dei suoi genitori. Anche in lui la natura segnata dal peccato è debole. Egli prova una immensa gelosia quando vede che Dio gli preferisce Abele, “Hevel” “soffio”, “vanità”. Eppure non è schiavo del peccato, può lottare e vincere (Genesi 4,6-7). Diventerà schiavo del peccato solo scegliendo il male. Scegliendo il male, Caino vive un forte senso di colpa, un dolore immenso, una perdita di senso, eppure non ritorna a Dio ma continua su questa via negativa, che seguiranno i suoi discendenti, peggiorando. ”Lamec disse alle mogli: … "Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido. Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamec settantasette". (Genesi 4,23-24).
Ma come la coscienza può essere soffocata, intorpidita, essa può invece risvegliarsi, affinarsi e rafforzarsi. È questo il combattimento spirituale e la nobiltà dell’uomo. E chi, intraprende sinceramente questo cammino, sperimenta l’aiuto di Dio che subito viene incontro all’uomo che cerca il bene. Questo aiuto deve essere chiesto con assiduità e umiltà perché “senza di me non potete fare nulla” dice Gesù (Dio).
La coscienza, illuminata dalla Verità sperimentata, diventa allora veramente il “Vicario di Cristo interno” di ciascuno come dice san John Henry Newman. Dio vuole dialogare con te.
È facile purtroppo che “il cuore diventi vecchio”. Persa l’ingenuità dell’infanzia, della prima innocenza, uno non si decide per l'innocenza ritrovata che viene da Dio. I dolori, le delusioni, l’orgoglio, i pochi risultati ottenuti malgrado gli sforzi, le ingiustizie subite, ecc. fanno invecchiare il cuore quando non si abbandona al Signore, non considera che la sua vita sta nel vivere valori positivi e assoluti, qualunque sia la propria situazione. Chi invece ha sperimentato la fedeltà di Dio verso chi osserva i suoi comandamenti, più difficilmente potrà cadere.
Dal libro del Siràcide Sir 15,16-21 (NV) [gr.15,15-20]
Se vuoi osservare i suoi comandamenti, essi ti custodiranno; se hai fiducia in lui, anche tu vivrai.
Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua: là dove vuoi tendi la tua mano.
Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male: a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.
Grande infatti è la sapienza del Signore; forte e potente, egli vede ogni cosa.
I suoi occhi sono su coloro che lo temono egli conosce ogni opera degli uomini.
A nessuno ha comandato di essere empio e a nessuno ha dato il permesso di peccare. Parola di Dio.
Dal Sal 118 (119) R. Beato chi cammina nella legge del Signore.
Beato chi è integro nella sua via e cammina nella legge del Signore. Beato chi custodisce i suoi insegnamenti e lo cerca con tutto il cuore. R.
Tu hai promulgato i tuoi precetti perché siano osservati interamente. Siano stabili le mie vie nel custodire i tuoi decreti. R.
Sii benevolo con il tuo servo e avrò vita, osserverò la tua parola. Aprimi gli occhi perché io consideri le meraviglie della tua legge. R.
Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti e la custodirò sino alla fine. Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge e la osservi con tutto il cuore. R.

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