Comunque lo scopo non è di azzardare giudizi in un momento doloroso per don Ravagnani e per la comunità, ma di fare una riflessione generale utile. Per esempio il giovane Karol Wojtyla che aveva già dimostrato le sue capacità di autore prima di entrare in seminario, decise di non scrivere nulla durante la sua formazione, tempo irripetibile.
Ma anche dopo l’ordinazione il prete è un “neofito” che va seguito, come devono esserlo i neobattezzati per i quali è stato inventato il termine neofito=nuova pianta della Chiesa. Lo stesso deve dirsi anche per i neo sposi. Non per nulla Papa Francesco chiedeva “Itinerari catecumenali per la vita matrimoniale” da proporre ai fidanzati e giovani coppie (Dicastero per i laici, la famiglia e la vita. L.E.V. 2022). È stato ascoltato? Don Bosco riconosce che ha imparato - appena ordinato - ad essere prete nel convitto che guidava don Giuseppe Cafasso (canonizzato poi) !
Talvolta c'è addirittura un errore, non di formazione, ma di discernimento della vocazione alla base. Abbagliati dai talenti e dall’entusiasmo del o della giovane, non si verifica abbastanza se c'è la chiamata di Dio. Il candidato pensa allora che la sua vocazione è fare quello che sente come suo dono personale, mentre la vocazione è lasciare tutto per seguire Gesù e fare non la propria volontà, anche nobile, ma la volontà di Dio.
Infine ci sono le condizioni del cammino successivo. L'essere soli diventa spesso autoreferenzialità. In Francia, l’anno scorso, un prete ha lasciato il ministero: ordinato a 39 anni, molto bravo sui Social si è lanciato subito nell’evangelizzazione online ed è arrivato ad avere centinaia di migliaia di followers, diventando un caso nazionale. Dopo 3 - 4 anni, però, assieme ai vescovi francesi preoccupati, il suo vescovo gli ha chiesto di essere fedele all’insegnamento della Chiesa. Si è auto sospeso dai Social in un primo tempo, poi ha anche lui lasciato il ministero, dicendo che non voleva continuare ad essere "il funzionario di una Chiesa che lo limitava!". Un giovane domenicano, anche lui molto seguito sui social, fra’ Paul Hadrien, addolorato, commentava su questo caso: “anch’io sono a rischio come tutti, ma quali sono le mie garanzie? Innanzitutto sono un prete e gli obblighi di preghiera assunti, la celebrazione dell’Eucaristia, mi sostengono. Sono un prete della Chiesa e so che nel magistero della Chiesa ho una guida sicura. Infine ho la mia comunità. Potrei essere impegnato h24, ma so che partecipare alla vita della mia fraternità mi nutre e mi preserva. Fra’ Radcliffe, ex maestro generale dei domenicani, sottolineava che il domenicano non ha due vite, dottore, professore da una parte e frate dall’altra, ma una sola. È un discepolo di Cristo che esercita il suo ministero secondo l’Ordine in cui lo ha chiamato il Signore e sempre in obbedienza ai superiori.
Discernimento, formazione, seguito particolare nei primi anni e formazione permanente, condizioni quotidiane di vita in particolare la comunità. Queste sono garanzie per la fedeltà alla grazia della chiamata alla vita cristiana, che sia presbiterale, religiosa, laica.

Purtroppo ci facciamo prendere dal momento e pensiamo che quella sia la strada giusta.E' sempre lui, che fa i suoi giochetti. Poverini noi che ci facciamo AMMALIARE DALLE FACILI PROMESSE
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