Il Sinodo si è concluso oggi consegnando al Papa il documento finale che raccoglie le proposte votate dai membri. Probabilmente il Papa redigerà poi una Esortazione Apostolica che sarà magistero ordinario. Nel frattempo finiamo di leggere il Capitolo IV di "Charitas in Veritate" che ci fa comprendere sempre meglio che i temi portati avanti da Papa Francesco non sono nuovi.
La Chiesa ha una responsabilità per il creato e deve far valere
questa responsabilità anche in pubblico. E facendolo deve difendere non solo la
terra, l'acqua e l'aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve
proteggere soprattutto l'uomo contro la distruzione di se stesso. È necessario
che ci sia qualcosa come un'ecologia dell'uomo, intesa in senso giusto. Il
degrado della natura è infatti strettamente connesso alla cultura che modella
la convivenza umana: quando l'« ecologia umana » [124] è
rispettata dentro la società, anche l'ecologia ambientale ne trae beneficio.
Come le virtù umane sono tra loro comunicanti, tanto che l'indebolimento di una
espone a rischio anche le altre, così il sistema ecologico si regge sul
rispetto di un progetto che riguarda sia la sana convivenza in società sia il
buon rapporto con la natura.
Per salvaguardare la natura non è sufficiente intervenire con incentivi o
disincentivi economici e nemmeno basta un'istruzione adeguata. Sono, questi,
strumenti importanti, ma il problema decisivo è la complessiva tenuta
morale della società. Se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte
naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e la nascita
dell'uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune
finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di
ecologia ambientale. È una contraddizione chiedere alle nuove generazioni il
rispetto dell'ambiente naturale, quando l'educazione e le leggi non le aiutano
a rispettare se stesse. Il libro della natura è uno e indivisibile, sul
versante dell'ambiente come sul versante della vita, della sessualità, del matrimonio,
della famiglia, delle relazioni sociali, in una parola dello sviluppo umano
integrale. I doveri che abbiamo verso l'ambiente si collegano con i doveri che
abbiamo verso la persona considerata in se stessa e in relazione con gli altri.
Non si possono esigere gli uni e conculcare gli altri. Questa è una grave
antinomia della mentalità e della prassi odierna, che avvilisce la persona,
sconvolge l'ambiente e danneggia la società.
52. La verità e l'amore che essa dischiude non si possono produrre, si possono
solo accogliere. La loro fonte ultima non è, né può essere, l'uomo, ma Dio,
ossia Colui che è Verità e Amore. Questo principio è assai importante per la
società e per lo sviluppo, in quanto né l'una né l'altro possono essere solo
prodotti umani; la stessa vocazione allo sviluppo delle persone e dei popoli
non si fonda su una semplice deliberazione umana, ma è inscritta in un piano
che ci precede e che costituisce per tutti noi un dovere che deve essere
liberamente accolto. Ciò che ci precede e che ci costituisce — l'Amore e la
Verità sussistenti — ci indica che cosa sia il bene e in che cosa consista la
nostra felicità. Ci indica quindi la strada verso il vero sviluppo.
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