Visualizzazioni totali

mercoledì 25 gennaio 2017

25 gennaio, VIII giorno, RICONCILIATI CON DIO (2 Cor 5,20)

Brueghel l'ancien - conversione di S. Paolo
1. Nella settimana di preghiera per l’Unità ci sono due santi importanti “sacrificati”. San Francesco di Sales il 24 e san Paolo il 25 gennaio. Penso che non se la prendono. San Francesco di Sales, oltre che fondatore delle Visitandine (presenti sui Camaldoli qui a Napoli), fu vescovo di Ginevra allora in mano ai calvinisti. Con la dolcezza e la sua passione per il dialogo ottenne molti frutti di conversione ma sopratutto lasciò un’impronta profonda. È certamente contento di essere inserito ogni anno nella settimana di preghiera per l’Unità. San Paolo poi è stato scelto proprio come un punto di riferimento fisso per il cammino di unità.

2. Siamo riconciliati con Dio. Dal Profeta Michea (1° lettura) apprendiamo che il segno della riconciliazione è la fine di tutte le guerre e l’avvento della pace. Dall’apocalisse di san Giovanni (2° lettura) vediamo un cielo e una terra nuovi e la città santa aprirsi per noi. Dal Vangelo ci viene dato l’annuncio della risurrezione di Gesù, fondamento della nostra fede.

Se Cristo è risorto, crediamo che tutte le promesse di Dio che ne scaturiscono o hanno preparato questo avvenimento centrale della Storia sono vere e si sono in qualche modo già realizzate. Quello che si è realizzato in Gesù Cristo si deve realizzare in noi.


S. Francesco di Sales
3. Il paradosso è che il Regno di Dio continua veramente a costruirsi, ma in noi questo avviene nella misura della nostra accettazione, della nostra collaborazione. Dice sant’Agostino: “il Dio che ti ha creato senza di te non ti giustificherà senza di te”. Proprio san Francesco di Sales confrontato alla teoria della predestinazione riafferma che Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati (1Tm 2:4) ma in modo degno di creature intelligenti e libere, cioè con la nostra libera collaborazione.

4. Dico in modo volutamente provocatorio: Non ti illudere: non trionferà il tuo pessimismo, il tuo scoraggiamento, il tuo puntare il dito contro Dio e gli altri. Non trionferà la morte e il decadimento. Trionferà la pace, il vino buono delle nozze di Cana, l’amicizia tra nemici dopo il perdono, la gioia del vivere nella città santa, la potenza della Risurrezione. Non esserne escluso! Cambia mentalità. Non essere un perdente, convertiti!


PRIMA LETTURA (Mi 4, 1-5)
In quei giorni regnerà la giustizia.

martedì 24 gennaio 2017

24 gennaio, VII giorno, L'ANNUNZIO DELLA RICONCILIAZIONE (2 COR 5,18-19)

Giuseppe venduto dai fratelli
La prima lettura ci offre anche questa volta un racconto meraviglioso. Giuseppe era il preferito tra i numerosi figli di Giacobbe. Perciò questi lo invidiavano e l’invidia si trasformò in odio. Il segno di questo odio può sembrarci banale: non riuscivano a parlargli amichevolmente (Genesi 37,4). Amici scrupolosi state attenti, ci possono essere molti motivi per cui non si riesce a parlare amichevolmente con una persona e che non sono odio: può trattarsi di paura, di timidezza, di emotività forte, ecc. Ma comunque bisogna tenere alta l’attenzione, perché oltre che un segnale di un disagio profondo che va affidato a Dio con umiltà e pazienza, può essere anche la via per lo svilupparsi di sentimenti veramente negativi. D’altra parte, parlare amichevolmente, cordialmente con tutti, è una condizione propizia per il Vangelo e un traguardo che dobbiamo desiderare in Dio.

L’odio dei fratelli li portò ad un enorme peccato: vendettero Giuseppe come schiavo a dei commercianti diretti verso l’Egitto. Lì, privato della sua famiglia, egli subì moltissime sofferenze, fin quando però divenne sovrintendente di tutto l’Egitto. In questa veste salvò la sua famiglia dalla carestia. Accolti molto bene assieme al papà, i suoi fratelli si installarono in Egitto. Però quando morì Giacobbe, i fratelli di Giuseppe ebbero paura perché non sentendosi più protetti dalla presenza del padre, temettero una vendetta da parte sua.

Giuseppe si riconcilia con i suoi fratelli
Ed ecco che invece Giuseppe li rassicura perché ha capito che è stato benedetto come strumento a servizio della sua famiglia e del progetto di Dio. Non può quindi conservare rancore ai suoi fratelli se Dio li ama e tutto è stato provvidenziale.
Ma c'è qualcosa di più. Giuseppe che è la persona offesa diventa stranamente non del tutto credibile perché i suoi fratelli sono prigionieri della logica di “chi la fa se l’aspetti”. Potrebbe accontentarsi di mantenere verso di loro solo una sua benevolenza concreta (non vendicarsi, non smettere di dare un aiuto materiale) ma non arriverebbe così a una vera riconciliazione famigliare. E invece Dio vuole che siano fratelli, come forse non sono mai stati. E quindi Giuseppe DEVE fare altri passi verso di loro, deve parlare al loro cuore, deve spogliarsi della sua condizione di persona offesa, dello status raggiunto presso il faraone e della sua posizione di benefattore, e chinarsi verso i suoi fratelli per CONSOLARLI.
Se non fa questo NON ANNUNCIA LORO LA RICONCILIAZIONE.

Papa Giovanni XXIII incontrando da Papa degli Ebrei
disse: sono vostro fratello Giuseppe (Roncalli).
Sulla foto è Nunzio a Parigi dopo la II Guerra Mondiale
Quante volte ci limitiamo nel nostro cammino di riconciliazione perché continuiamo ad avere paura, oppure a giudicare chi ci ha offeso, non comprendendo che chi fa il male è anche lui una vittima del male commesso. Il fatto che Giuseppe non si lasci condizionare da questi sentimenti è segno di un vero cammino spirituale da parte sua. Egli ha in sé i sentimenti di Dio. 
In questo campo sento tutti i miei limiti, mi sento di essere solo limite. Però ringrazio il Signore di aver capito un po' cosa significa la riconciliazione anche se devo tanto camminare.
Purtroppo conosco casi in cui dei sacerdoti hanno chiamato perdono ciò che non lo era ancora, impedendo ai loro fedeli di intraprendere fino in fondo il cammino della riconciliazione.


PRIMA LETTURA (Gen 50, 15-21)
Giuseppe si riconcilia con i fratelli.

lunedì 23 gennaio 2017

23 gennaio, VI giorno, DIO HA RICONCILIATO IL MONDO CON SE'

Quando ero bambino cercavo di capire da solo il Vangelo. Questo mi ha ostacolato molto perché spesso non trovavo le risposte mentre avrei potuto averle agevolmente chiedendo. Non fate lo stesso errore …

Altre volte mi son dato risposte sbagliate. Per esempio quando Gesù si lamenta perché i figli della luce sono meno scaltri dei figli di questo mondo (Lc 16:8) ricordo che io avevo capito che doveva essere così: per essere cristiani bisognava essere stupidi. Purtroppo mi è rimasto ancora parecchio di quella stupidità, anche dopo aver capito che il Signore vuole proprio il contrario. 
Un altro aspetto che ho messo molto tempo a comprendere è che il Signore è pieno di idee e cerca chi vuole realizzarle. Non ci frena ma ci spinge a vivere, ad agire, ci sprona a collaborare con lui alle sue iniziative innumerevoli. I santi dicono che il Signore corre e loro arrancano dietro a Lui, fino a chiamare sé stessi “totale impedimento” all’opera del Signore (mi pare che lo dica sant’Ignazio di Loyola). Il “senza di me non potete fare nulla” di Gesù non significa “non vi farò fare nulla”. Ieri parlavamo dell’ascolto dello Spirito Santo che ci offre continue sorprese e ci spinge al movimento.

Anche nell'opera di riconciliazione è stato ancora il Signore a prendere l’iniziativa, a “primerear”. Quello che ha fatto Lui, è sicuro, è saldo, è definitivo. Se ha riconciliato il mondo con sé, questo fatto per noi è solido come una Roccia. Quattromila anni di alleanza con Abramo, duemila anni di avventura con Cristo risorto nella Chiesa provano storicamente che la Parola di Dio si realizza veramente. Le letture di oggi ci mostrano Dio che prende l'iniziativa per salvare Abramo e offrirgli una discendenza, che manda i suoi angeli ai pastori nella notte di Betlemme, ecc.

Un altro punto che evidenziano le letture di oggi è quello dei destinatari della benevolenza di Dio. Ci siamo troppo abituati a vedere Abramo come un uomo particolarmente buono e nobile, quindi meritevole dell’amore di Dio. Essere sinceri e virtuosi non guasta. Ma la Bibbia non ha dato indicazioni circa la moralità di Abramo prima della chiamata. E il seguito del racconto mostra alcune sue debolezze anche se è caratterizzato da una grande generosità che gli viene dalla fede nella promessa di Dio. Quello che è sicuro è che, quando Dio gli parla per la prima volta, Abramo è un poveraccio. Non un povero ma un poveraccio perché sente tutto il suo fallimento per la sterilità della moglie. Allo stesso modo poveracci sono i pastori che si aspettano tutto tranne la visita di angeli che portino a loro per primi il più bel annuncio della Storia. 
I poveracci: questo sì è una scelta di Dio. Dio non sceglie i pastori perché sono folklorici, o perché sono ecologici, ma perché sono gli ultimi della società. Vedi santa Bernadetta a Lourdes che si meraviglia perché la Signora, alla Grotta (quel luogo serviva occasionalmente di discarica comunale) "si rivolge a lei come ci si rivolge ad una persona". Testuale! Le altre persone si rivolgevano a lei come ci si rivolge a un animale. Questa è la considerazione che Bernadette riceveva nel piccolo mondo della sotto prefettura di Lourdes e possiamo immaginare che percezione di sè poteva avere.

Se ti senti fallito, peccatore, senza più sbocchi, stai attento alle sorprese di Dio e quando si presenterà non dire: ripassa un’altra volta, ma: Signore, prendimi con te, aiutami ad accoglierti perché da solo non sono tanto capace.

Se incontri un cristiano non cattolico, uno che non conosce la verità come la conosci tu, accoglilo come un fratello. Ti arricchirà, ti porta la benedizione del Signore.


PRIMA LETTURA (Gen 17, 1-8)
Dio stabilisce un’alleanza con Abramo.

Dal libro della Genesi.

domenica 22 gennaio 2017

22 gennaio, V giorno, TUTTO E' DIVENTATO NUOVO (2 Cor 5,17)

Aleppo
Del brano che leggiamo nella prima lettura ho un ricordo indelebile. Ero in convento da pochi mesi e avevo tanto desiderio di fare bene. Un giorno, in cappella, volevo leggere qualcosa come avvio alla meditazione. Sul banco c'erano gli scritti di santa Teresina e la Bibbia. Chiesi al Signore cosa preferiva che io leggessi e sentii nel cuore di prendere la Bibbia. Invece io avrei preferito santa Teresina che trovavo più facile. Ma volevo fare la volontà del Signore e con un certo sforzo gli chiesi di nuovo cosa preferiva Lui e di nuovo nel mio cuore: prendi la Bibbia. Così feci e aprendola i miei occhi caddero proprio su: “toglierò da voi (da te) il cuore di pietra e vi (ti) darò un cuore di carne”. Io il cuore di pietra! Con tutto lo sforzo che avevo appena fatto e per tutto il mio impegno degli ultimi tempi mi sentivo di meritare un complimento e non certo questo! Adesso capisco meglio quello che mi diceva mio padre spirituale riguardo alla bellissima preghiera “Gesù mite e umile di cuore, donami un cuore simile al tuo!”. Diceva: “Questa preghiera è troppo grande per me e dico: “Signore, dammi oggi un cuore migliore”.

Invece a me manca ancora addirittura di pregare senza smettere mai.
Gli ebrei dicono che appena uno smette per più giorni di scrutare la Sacra Scrittura, il suo cuore inizia ad indurirsi. È lo stesso insegnamento di santa Teresa d’Avila che, pur invitando a non vivere negli scrupoli, raccomanda di non abbandonare mai la preghiera a lungo. È ciò che insegna san Bernardo al suo discepolo diventato Papa: “Se smetti di pregare e scrutare le Scritture, per via delle ‘maledette occupazioni’, il tuo cuore comincerà ad indurirsi e quando te ne accorgerai sarà già molto tardi”.

da Internet
Ma il Signore veglia e vuole la nostra salvezza più di noi stessi. È lui che mi ha detto: guarda che hai un cuore di pietra, ma lo cambierò e saprai amare. E io credo alla sua promessa. D’altronde quello che ha già fatto nella mia vita testimonia della sua fedeltà e potenza. Devo però accettare di lasciarmi guidare dallo Spirito. È come lasciarsi guidare dal vento. Immaginiamo di lasciarci guidare dal vento: è una cosa imprevedibile. Guardiamo una foglia molto leggera al vento, fa movimenti sempre nuovi. Se voglio seguire il vento volontariamente, devo essere sempre in ascolto. Ecco, essere sempre in ascolto, sempre disponibile alla voce dello Spirito di Dio!



PRIMA LETTURA (Ez 36, 25-27)
Ricevere da Dio un cuore nuovo.

sabato 21 gennaio 2017

21 gennaio, IV giorno, LE COSE VECCHIE SONO PASSATE

Rubens - Gli angeli spingono
Lot  e la sua famiglia a fuggire
Stiamo ascoltando la Buona Notizia attraverso il testo della seconda ai Corinzi sviluppato negli schemi di letture per la Messa di ogni giorno dell’ottavario.

Se uno è morto per tutti e tutti sono morti, non vivono più per se stessi, la conseguenza è che le cose vecchie sono passate.

Nella storia di Lot (prima lettura) gli angeli obbligano lui e la sua famiglia a staccarsi urgentemente da Sodoma che sta per essere travolta, facendo divieto di fermarsi nella valle e addirittura anche di solo guardare indietro.

Invece “la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale”. Mi ha sempre molto impressionato questa immagine. Anche perché non so perché la moglie di Lot ha guardato indietro. Se fu solo per curiosità, siamo (quasi) tutti in pericolo. Quello che è certo è che si ha l’impressione ogni tanto di incontrare “statue di sale”. Persone che sono come morte, ferme nel passato, nei risentimenti o nel dolore forte che porta alla depressione profonda, quando non si tratta di rancori, di desiderio di vendetta.

Comprendiamo perché gli angeli “presero per mano lui, sua moglie e le sue due figlie, per un grande atto di misericordia del Signore”. Se è necessario guardare al passato, alle proprie ferite per “riconciliarsi con la propria storia”, bisogna farlo al momento giusto. Ci sono situazioni in cui il passato è come un vortice negativo che rischia di inghiottire il dinamismo della vita e bisogna assolutamente uscirne, rompendo gli indugi, e talvolta la persona in pericolo non è consapevole o non ha la forza di staccarsi, può essere anche complice, per cui indugia, anche mentendo a se e agli altri. È un grande atto di misericordia del Signore quando c'è l’amico, l’avvenimento provvidenziale che aiuta a tagliare i legami di morte col passato. Raccomando a tutti il libretto così semplice e dico ispirato di Jean Vanier: “La depressione” (LDC) pubblicato in Francia tantissimi anni fa col titolo: “La dépression” (Ed. Le Livre Ouvert). Su undici capitoli, quello chiamato: “Quando è necessario inoltrarsi  nelle tenebre” è solo il penultimo.
Come può tagliare uno che è drogato, dipendente dal gioco d’azzardo, dalla pornografia, usuraio o avaro, irretito nel rancore o in giri di malavita? Lot che ha scelto Sodoma per egoismo lasciando lo zio Abramo, vecchio, correre nella steppa alla ricerca di pascoli, è complice della sua situazione. Eppure l’unica cosa da fare è scappare.

Ma in Cristo le cose vecchie sono passate. Lui taglia, Lui da la vita nuova. Lui è la Vita vera.

Raffaello - Lot lascia Gomorra
E in questo testo del Genesi c'è un particolare straordinario: Lot è debole ma si appoggia a Dio. Indugia e solo l’intervento deciso degli angeli lo fa uscire da Sodoma. Gli angeli gli impongono di andare sulle montagne. Ma lui sente tutta la sua fragilità e propone a Dio un termine meno lontano, Soar, una città ancora nella valle e Dio accetta, non ritira la sua grazia se uno dialoga e fa tutto quello che può o crede sinceramente di poter fare. La fede totale avrebbe certamente portato Lot sulle montagne. Sarebbe stato senz’altro meglio se pensiamo al seguito della storia di Lot e del popolo di Moab. Vediamo anche le altezze alle quali arriva san Paolo che non si ferma per questo ma continua a camminare (seconda lettura), le esigenze del discepolato secondo il Vangelo…. Però la fede di Lot, pur essendo così vacillante non è riluttante, e lo salva lo stesso attraverso la misericordia infinita di Dio per i suoi figli.


PRIMA LETTURA (Gen 19, 15-26)
Non voltarti indietro.

venerdì 20 gennaio 2017

20 gennaio - III° giorno, NON CONSIDERARE PIU' NESSUNO SECONDO I CRITERI DI QUESTO MONDO

Incontro ecumenico al Convento
Santa maria degli Angeli
di Marano
Si può considerare Gesù secondo i criteri di questo mondo (“secondo la carne” dice il testo greco originale). Per esempio c'è chi, da lontano o perché riceve aiuto economico dalla sua parrocchia, vede la Chiesa solo come un ente di beneficenza, c'è chi analizza l’agire della Chiesa solo in chiave politica: destra sinistra, conservatori progressisti, e ci sono tutti quelli, infine, ed è questo il punto centrale, che vedono in Gesù solo un grande uomo della Storia, un filosofo, uno capace di fare miracoli, ma non il Dio incarnato, non il Salvatore dell’Umanità, non il Kyrios, il Signore dato da Dio all’umanità.

Allo stesso modo possiamo guardare gli altri secondo l’apparenza.

Il profeta Samuele, nella prima lettura, ci consola e insieme ci mette in guardia molto fortemente. Pure lui, certamente un uomo dalla vita spirituale intensa (non lasciò andare a vuoto nessuna parola rivoltagli dal Signore), giudica secondo criteri troppo umani. Si è affezionato a Saul e anche dopo che il Signore lo abbia rigettato per la sua disobbedienza, Samuele continua a “piangere su di lui”. Forse Samuele è particolarmente sensibile all’aspetto fisico imponente che spesso caratterizza i leader, perché quando vede il primo figlio di Iesse, anche lui molto prestante, pensa che è lui la persona idonea a sostituire il re Saul. Invece Dio sceglie Davide, l’ultimo, che il proprio papà ha lasciato nei campi a pascolare ritenendolo non degno di interesse. Degno di meditazione: certamente Davide bambino avrà sofferto da questa situazione, e Dio l’ha permessa ma non lo aveva abbandonato. Tutto faceva parte del suo piano.

San Paolo sulla via di Damasco ha un rovesciamento totale di vita, di valori. Era molto religioso, pregava tanto, conosceva tutta la legge, osservava tutti i precetti, ma era completamente fuori strada! (seconda lettura)

I nostri muri riportati a Cristo
diventano la sua Croce che salva
Nel Vangelo, con il discorso delle Beatitudini, Gesù insegna quali sono i valori del Regno. Pur giurando sulla Bibbia penso che nessun Presidente americano, nemmeno quello che ha giurato oggi, abbia alla base del suo programma politico le Beatitudini.  Eppure se Gesù è il Signore dovremmo avere realmente alla base della nostra vita il suo Vangelo. Almeno come criterio di giudizio costante e unico. Invece…

“La regola e vita dei frati minori è questa – scrive san Francesco nella Regola – cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità. …”. In noviziato scherzavamo prendendo il libro del Vangelo e rigirandolo tra le mani, guardandolo da ogni lato, dicevamo: “Ecco, io osservo il Vangelo, anzi, lo ammiro”. 

Siamo osservanti del Vangelo o solo osservatori?


III GIORNO
Non considerare più nessuno con i criteri di questo mondo (2 Cor 5, 16)
1 Samuele 16, 1.6-7
Il Signore non guarda l’apparenza, ma il cuore
Salmo 19 [18], 8-14
Gli ordini del Signore sono chiari: aprono gli occhi
Atti 9, 1-19 
Saulo diviene Paolo
Matteo 5, 1-12
Le beatitudini

giovedì 19 gennaio 2017

19 gennaio, VIVERE NON PIU' PER SE STESSI. II° GIORNO UNITA' DEI CRISTIANI


(In questo ottavario seguiamo le letture del libretto preparato dalla “Pro Unione” a questo scopo. Vedi le citazioni date sotto).

Ieri le letture mettevano l‘accento sulla gratuità e l’universalità della salvezza in Gesù mediante la fede. Ed ecco che, oggi, nella prima lettura il profeta Michea ricorda i doni e le offerte che la Bibbia indicava come necessarie per il culto e per l’espiazione dei peccati. È vero, Michea dice che questo, in fondo, è superato: Dio non si può comprare, Egli vuole il cuore, la conversione della persona. In questo modo la tradizione antica è superata non contraddetta. Il sacrificio di espiazione aveva il senso di quantificare la gravità del peccato. Un offerta di farina per un peccato lieve, un animale piccolo per un peccato più grave, ecc. Come le multe, come le sanzioni penali (solo che nella Bibbia al povero si chiedeva meno che al ricco). Gli altri doni da portare al Tempio servono a evitare che l’uomo si chiuda nell’atteggiamento passivo e egoistico di chi deve solo ricevere, diremmo un atteggiamento “assistenzialista”. Invece riaprendo la mano e il cuore l’uomo comincia ad assomigliare sempre di più a quel Dio e Padre che tutto dona largamente senza contare. Questi modi di fare biblici hanno una loro legittimità pedagogica. Così si devono educare i figli: se sbagli ti devo mettere misericordiosamente di fronte alle tue responsabilità, ti devo far prendere coscienza del danno e del dolore che hai provocato. Se ricevi devi condividere, devi restituire a Dio e al povero, devi imitare Dio che ti dona tanto. Non devi vivere solo per te.

Ma Michea indica che questo metodo deve compiersi in un modo più alto. L’offerta quantificata quindi limitata del passato viene sostituita dall’offerta di tutto se stesso, dalla disponibilità di tutta la vita al regno di Dio.

Ma viviamo così? È una questione fondamentale. In ballo c'è l’immagine di Dio, un Dio diverso totalmente. Qual è il tuo Dio? Qual è la sua natura? Forse il tuo Dio è quello di uno che, volendo la vita e la vita in abbondanza, cerca di realizzarsi, di svilupparsi. Per questo vuoi avere, arricchire in soldi, in sapere, in relazioni, potere, sicurezza, titoli e onorificenze, godimento. Condividi questo più o meno con la tua famiglia, con gli amici o i complici, con il clan al quale appartieni. Non potendo raggiungere tutto con le proprie forze ecco che ti rivolgi a Dio che ha tutto e chiedi la grazia, le grazie. Credi al potere della preghiera e pensi di essere esaudito moltiplicando le parole o trovando la formula privilegiata, magica, aggiungendo in offerta un dono, un sacrificio, un fioretto. Se sei costante forse vuoi il “trattamento di favore”. E Dio esaudirà, aggiungerà doni, mosso e commosso dalla preghiera fedele, dal sacrificio, dai gesti di umiltà che esaltano la sua grandezza divina, lusingato nella sua vanità divina, terrà conto della formula più efficace che qualcuno ti avrà indicato, sarà costretto dalla formula che ripeterà la maga. Questo Dio non è il Dio cristiano.

Il Dio cristiano ha creato per amore gratuitamente, vuole donare la vita e la vita in abbondanza ai suoi figli, fino a colmarli, abbracciarli, farli avvicinare al sul Volto. Non vuole nulla in cambio. Non sa cosa farsi del moltiplicare delle parole, dei doni e dei sacrifici, dei noviluni e delle novene, dei fioretti e delle preghiere “indulgenziate”, particolarmente efficaci, ecc..  Ama gratuitamente i suoi figli.

Il Dio cristiano non si manifesta come Colui che ha tutto. Certo ha tutto ed è onnipotente, ma si manifesta come Colui che si spoglia, fino alla povertà assoluta della croce, della morte in croce. Egli si fa povero per arricchirci con la sua povertà. Ed è ricco veramente colui con he si fa povero come Lui. Chi perde la sua vita per causa sua la troverà.

“Dio non vuole sacrificio ma solo gratitudine e abbandono”. (santa Teresina)

Ma allora dici che sono sbagliate le novene e altre preghiere della Chiesa? No, non sono sbagliate ma sono spesso usate male. Se Dio vuole solo gratitudine e abbandono come dice santa Teresina, Dottore della Chiesa, ciò che mi aiuta ad aprire il cuore a Dio e ad abbandonarmi a Lui è buono. In particolare vuole che lo ascoltiamo (è lo Shemà che gli ebrei ripetono più volte al giorno: Deuteronomio 6,4ss), che facciamo silenzio, che leggiamo e meditiamo la sua Parola, che impariamo a comprendere l’opera che compie nella nostra vita, che rispondiamo al suo amore. Se le nostre preghiere sono un modo per “salvarci” e non perdere la nostra vita per causa di Cristo, seguendolo con fiducia nel suo cammino di spogliazione, sono inutili e perfino dannose.


II GIORNO
Vivere non più per se stessi (2 Cor 5, 15)
Michea 6, 6-8
Il Signore ha insegnato agli uomini quel che è bene
Salmo 25 [24], 1-5
Fammi conoscere le tue vie, Signore mio salvatore
1 Giovanni 4, 19-21
Noi amiamo Dio, perché Egli per primo ci ha mostrato il suo amore
Matteo 16, 24-26
Chi è pronto a sacrificare la propria vita per me la ritroverà