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domenica 27 settembre 2026

SI PUÒ DIRE LA VERITÀ UN PO' ARRABBIATI? / XXVI Dom. T.O., A, 2026.

 



"La verità deve essere detta con amore, ma l'amore non può mai impedire che la verità sia detta"  Sant' Agostino.

Chiaramente dire la verità arrabbiati non attira, rischia di creare chiusure. San Vincenzo di Paola diceva: "la verità detta senza carità non viene da una carità vera". Il segreto è parlare nello Spirito Santo, di pregare prima, durante e dopo che abbiamo parlato. Si può essere bruschi e caritatevoli. P. Pio era brusco. Ho avuto la testimonianza di un uomo che da ragazzo si era visto rifiutare l'assoluzione da lui. Dopo tanti anni non aveva ancora capito perché. Ma in genere chi si vedeva rifiutare l'assoluzione da Padre Pio comprendeva che era il Signore stesso che lo invitava a un esame di coscienza più profondo, a un pentimento più autentico...

Invece, molte persone credenti attorno a noi si creano lo scrupolo di dire o aver detto la verità per paura di offendere o aver offeso la sensibilità di chi pensa il contrario o vuole imporre la sua verità. Qualcuno porta al collo un corniciello o altro talismano "perché me lo hanno regalato". Sant'Agostino, con la sua grande autorevolezza di santo Dottore della Chiesa, è estremamente liberante per tutti. Ma non dice nulla di nuovo: Gesù stesso riassume la sua missione davanti a Pilato: "Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce". (Giovanni 18, 37).

È impressionante questa centralità della verità. Troppo spesso crediamo o ci fanno credere che contano solo o soprattutto le opere. Eppure, se le opere rivelano l'autenticità della  nostra fede ( Giacomo 2, 14-26) non sono alla base della salvezza: "il giusto vivrà mediante la fede". Questa certezza spinge s. Pietro a delegare il compito sacro della giustizia nel servizio delle mense per  un altro servizio più essenziale:  "Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola". (Atti degli Apostoli 6, 4).

Chiaramente questa fedeltà alla verità e il rivelare a tutti il progetto di amore di Dio per l'Umanità è costata cara a Gesù: ha incontrato resistenze, incredulità, opposizione sempre più dura. Però questa sua posizione gli ha dato in modo sovrabbondante grandi gioie e molti vantaggi: è stato innanzitutto una persona libera, che è stata stimata anche da molti suoi avversari e amata da tutti quelli che cercavano sinceramente Dio. Essendo libero ha potuto gioire di tutto il bene che incontrava, abbracciare con mitezza tutte le persone e situazioni, mentre spesso noi siamo schiavi tutta la vita, perché pieni di paura per le conseguenze e i rischi di una vita fuori dagli schemi della famiglia, degli amici e parenti, della società. Ma soprattutto ha sperimentato la protezione di Dio, del Padre, l'intimità con lui, sicuro che finché non sia compiuta la sua missione non poteva succedergli nulla malgrado tutta l'opposizione del mondo e di Satana stesso. Quando venne la sua ora questa fu di andare con sicurezza al Padre stesso per essere esaltato. Ricevette ogni potere in cielo e in terra e "reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono" (Ebrei 5, 9).

Se qualcuno vuole indottrinare te o i tuoi figli contro la fede, contro la Chiesa cattolica - o contro qualsiasi valore importante - puoi chiudergli la porta senza alcun rimorso. Rimarrà poi a te di cercare di conoscere e vivere meglio la verità biblica che custodisce la Chiesa fino a diventare, non solo sicuro delle basi della tua fede, ma anche capace di trasmettere questa verità a chi non la conosce o la combatte.

Non temere, Cristo è risorto, egli è  il Signore. 


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési  Fil 2,1-11

Fratelli, se c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi.

Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri.

Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù:

egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini.

Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.

Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.


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