Tutti aspiriamo ad una vita perfetta, almeno migliore. Gesù è venuto per questo: affinché “abbiano la vita e la vita in abbondanza” (Giovanni 10,10) a differenza dei falsi profeti, ladri e briganti. Ci presenta il Regno dei cieli in molti modi, in particolare con parabole. Oggi nella parabola degli operai nella vigna egli ci dice una cosa semplice e rivoluzionaria: il Regno dei Cieli che sogni, desideri per liberarti da questa tua vita insoddisfacente, è già qui, in te che porti il peso del giorno e del caldo, in te che vivi l’angoscia di aver trascorso la maggior parte della tua vita senza scopo o in attività che ti hanno rovinato e hanno danneggiato altri e arrivi alla vecchiaia - “alla fine della giornata”- e dici: “cosa ho costruito, cosa lascio?” È presente anche nelle persone che ti circondano e lavorano più o meno bene secondo il tuo giudizio nella vigna del Signore. Devi solo aprire gli occhi del cuore per vederlo. Adesso è l’ora di Dio, invocalo, chiedigli di convertirti, di entrare nella sua mentalità e nelle sue vie, così diverse dalle tue, di prenderti a lavorare nella sua vigna, di permetterti di seguirlo.
Assieme a tutta la Chiesa, tu sei il sogno d’amore di Dio, anche se non è ancora il tempo del riposo. Assieme a tutti i membri di questa assemblea domenicale, ai fratelli e sorelle della tua comunità, quelli che lavorano sodo e quelli che arrivano ancora inesperti, o sembrano non lavorare come conviene. Il Signore vuole insegnarti il senso della gratuità, a te che lavori dall’alba e a te che sei appena arrivato da una vita vuota, il senso della sua bontà e il senso della gratitudine. Il Signore vuole trasformarti come san Paolo che desidera ardentemente andare lontano dal corpo per incontrare finalmente a faccia a faccia il Cristo che gli è apparso sulla via di Damasco, ma sa che si incontra Dio nell’essere come lui, nel seguire le sue orme e quindi non rifiuta di ritardare questo premio se questo significa servire, amare come Cristo che avendo amato i suoi che erano nel mondo li amò sino alla fine. Paolo sa che la sua vita è Cristo fin da adesso e per sempre. E dirà ancora più avanti in questa lettera ai cristiani di Filippi: “rallegratevi nel Signore, ve lo ripeto, rallegratevi” (Fil 4,4). Il Signore è vicino. Alleluja!
Dal libro del profeta Isaìa Is 55,6-9
Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino.
L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona.
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési Fil 1,20c-24.27a
Fratelli, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia.
Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno.
Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo.
Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo.
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 20,1-16
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

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