Visualizzazioni totali

martedì 1 settembre 2026

ANNUNCIARE IL VANGELO NELLA SUA INTEGRITÀ FUNZIONA? / riflessione su 1 Corinti 2,1-5.

 


San Paolo arriva a Corinto dopo la batosta di Atene in cui fondamentalmente il suo discorso ben articolato non ebbe frutto (Atti 18,1) e decide di cambiare metodo annunciando solo “gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi” (Luca 1,1) e precisamente Gesù Cristo crocifisso, scandalo (1 Cor 1,23) e soprattutto stoltezza (da 1 Cor 1,18 a 25 Paolo ripete 4 volte la parola stoltezza) basandosi “sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza”. 

Come posso annunciare Cristo basandomi solo “sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio”. Cosa mi/ci manca per farlo? Cosa ci dice san Paolo? 

Un primo punto è che san Paolo è stato umiliato, si è ritrovato debole e senza certezze umane, forse chiedendosi se non avrebbe subito un altro smacco come ad Atene. Certamente ha dovuto trovare nella fede il coraggio di annunciare Cristo crocifisso e risorto come dice ai cristiani di Tessalonica, anche lì, dopo che a Filippi dove predicava insieme a Sila “i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli e, dopo averli caricati di colpi, li gettarono in carcere" (Atti 16,22-23). Da  una parte, in carcere, “Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio” con i ceppi ai piedi e tutti i lividi (Atti 16,25) e Dio li libera tramite un terremoto molto speciale che converte anche il capo carceriere. Perché allora Paolo scrive ai fratelli di Tessalonica che “dopo aver sofferto e subìto oltraggi a Filippi, come sapete, abbiamo trovato nel nostro Dio il coraggio di annunciarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte”? (1 Tessalonicesi 2, 2). Dovrebbe esultare per le meraviglie che ha operato il Signore proprio a Filippi. Come comprenderlo? Forse, semplicemente, c'è in noi la realtà nuova, le meraviglie del Signore, e c'è ancora l’uomo vecchio che ricorda le sofferenze e deve imparare a gestire le conseguenze della persecuzione, delle ferite ricevute. Questo uomo vecchio esiste e resiste. Altrimenti Gesù non avrebbe sofferto nella sua vita e nemmeno sulla croce. Ma l’amore di Dio permette di trionfare di tutto e dona lo Spirito, il coraggio di lodare Dio in tutte le circostanze, anche quando umanamente la situazione si presenta negativa. Meditiamo questo. San Paolo, salvato gratuitamente dall’amore di Gesù, e consapevole che solo in Gesù si trova la pienezza che lo giustifica e non nei suoi sforzi, non nella Legge e i suoi precetti, sa però che il Signore vuole che egli lo segua e che le prove che subisce sono efficaci e necessarie. Per annunciare il Signore bisogna seguirlo, vivere in comunione con lui prendendo la propria croce. 

Inoltre vivere con Cristo esige una preghiera costante ancorata nella Parola e nel servizio che per l’apostolo è l’annuncio della risurrezione e la formazione dei credenti. Il servizio della Parola è prioritario su quello delle mense (Atti 6,4). Questo servizio, questa missione diventa culto:“Quel Dio, al quale rendo culto nel mio spirito annunziando il vangelo del Figlio suo” (Romani 1,9). La preghiera non formata diventa facilmente una preghiera come quella dei pagani condannata da Gesù (non significa che il Signore non ami i pagani, ma in un mondo così religioso come quello  antico, se “basta che si preghi”, cosa aveva da insegnare il Signore, dove sarebbe la Buona Notizia?)

Tiriamo due conclusioni: anche per Paolo il suo servizio è un cammino: “al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede. E questo perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti. Non però che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch'io sono stato conquistato da Gesù Cristo". (Filippesi 3, 8-13).  Ancora dice: “Abbiamo addirittura ricevuto su di noi la sentenza di morte per imparare a non riporre fiducia in noi stessi, ma nel Dio che risuscita i morti”. (2 Corinzi 1, 9). Pur in tono minore, i compagni di evangelizzazione di Paolo hanno camminato e condiviso la stessa grazia. 

La seconda conclusione è la più importante: annunciare il Vangelo nella sua integrità ha funzionato!, ha portato frutti meravigliosi, anche in mezzo a persone che non sembravano pronte sia perché lontane (pagane) sia perché vicine (ebrei) e convinte di non avere nulla da cambiare nella loro impostazione di vita. Ma il cuore dell’uomo è fatto per Dio e il suo Spirito di Verità lo convince e lo libera.     

Puoi vedere anche il post del 2020 sulle stesse letture compreso il Vangelo:   La Gioia del Vangelo: NELLA DEBOLEZZA, CON MOLTO TIMORE E TREPIDAZIONE / Lunedì XXII sett. T.O.                     


Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi  1Cor 2,1-5

Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. 

Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.


Nessun commento:

Posta un commento