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| Il servo malvagio di Matteo 18, 21-35 |
Il libro del Siracide (Gesù Ben Sirach) è stato scritto verso il 180 prima di Cristo e 50 anni dopo tradotto dal nipote in greco, lingua più comprensibile per i tanti ebrei che vivevano fuori dalla Terra Santa. Quanto è attuale il suo insegnamento! Gesù non inventa nulla ma porta a perfezione la tradizione già secolare del suo popolo. “Rancore e ira sono cose orribili, … . Chi si vendica subirà la vendetta del Signore, …” Leggiamo con attenzione ogni frase di questo testo. È Parola di Vita per noi.
Gesù chiede a Pietro di perdonare settanta volte sette. Ci rimanda a Lamech, figlio di Caino, che dice alle mogli : “Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido. Sette volte sarà vendicato Caino ma Lamech settantasette". (Genesi 4, 23-24). Dove abbonda il peccato deve sovrabbondare la misericordia (vedi Romani 5,20) e Gesù trasforma il settantasette di Lamech in settanta volte sette. Perdonare di cuore: Matteo già insisteva su questo nel Discorso della Montagna (Matteo 6, 14-15) come sottolineatura del Padre Nostro in cui chiediamo “e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”.
Sono grato al Signore che ieri ha illuminato per me la parabola nel Vangelo di oggi. Infatti se è ovvio che ho avuto condonato un debito di diecimila talenti DEVO condonare il debito di chi mi deve solo cento denari. Però avevo da sempre un problema, non nella mente ma nel cuore : non riuscivo a vedere questo enorme mio debito verso il Signore. Lo immaginavo solo in termini di peccato. I peccati li ho fatti. Ma non riuscivo sinceramente a vedere questi miei peccati capaci di creare tale debito. “Qual è questo mio debito verso di te Signore?” - “Mi devi la tua vita che ho salvato” - “È vero. Se tu non mi avessi soccorso avrei fatto una brutta fine, già sul piano umano. E vegliando su di me hai rispettato la mia libertà senza mai abbandonarmi nelle mani di chi voleva perdermi ma soprattutto senza abbandonarmi alla durezza del mio cuore. E per me la mia vita vale molto di più di diecimila talenti! Mantienimi in questa consapevolezza perché io possa perdonare di cuore ai miei fratelli e sorelle, non come sforzo di obbedienza ma volentieri come gratitudine che mi attraversa. La mia gioia sia di appartenerti totalmente Signore.”
Anche Matteo sa che Gesù gli ha salvato la vita.
Dal libro del Siràcide 27,33–28,9 (NV) [gr. 27,30 –28,7]
Rancore e ira sono cose orribili, e il peccatore le porta dentro. Chi si vendica subirà la vendetta del Signore, il quale tiene sempre presenti i suoi peccati. Perdona l’offesa al tuo prossimo e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati. Un uomo che resta in collera verso un altro uomo, come può chiedere la guarigione al Signore? Lui che non ha misericordia per l’uomo suo simile, come può supplicare per i propri peccati? Se lui, che è soltanto carne, conserva rancore, come può ottenere il perdono di Dio? Chi espierà per i suoi peccati? Ricòrdati della fine e smetti di odiare, della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti. Ricorda i precetti e non odiare il prossimo, l’alleanza dell’Altissimo e dimentica gli errori altrui. Parola di Dio.
Dal Sal 102 (103) R. Il Signore è buono e grande nell’amore.
Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome. Benedici il Signore, anima mia, non dimenticare tutti i suoi benefici. R.
Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue infermità, salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e misericordia. R.
Non è in lite per sempre, non rimane adirato in eterno. Non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe. R.
Perché quanto il cielo è alto sulla terra, così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono; quanto dista l’oriente dall’occidente, così egli allontana da noi le nostre colpe. R.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani Rm 14,7-9
Fratelli, nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo
per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore.
Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore.
Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi. Parola di Dio.
Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore: come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. (Gv 13,34) Alleluia.
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 18,21-35
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose:
«Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello». Parola del Signore.

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