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sabato 21 gennaio 2017

21 gennaio, IV giorno, LE COSE VECCHIE SONO PASSATE

Rubens - Gli angeli spingono
Lot  e la sua famiglia a fuggire
Stiamo ascoltando la Buona Notizia attraverso il testo della seconda ai Corinzi sviluppato negli schemi di letture per la Messa di ogni giorno dell’ottavario.

Se uno è morto per tutti e tutti sono morti, non vivono più per se stessi, la conseguenza è che le cose vecchie sono passate.

Nella storia di Lot (prima lettura) gli angeli obbligano lui e la sua famiglia a staccarsi urgentemente da Sodoma che sta per essere travolta, facendo divieto di fermarsi nella valle e addirittura anche di solo guardare indietro.

Invece “la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale”. Mi ha sempre molto impressionato questa immagine. Anche perché non so perché la moglie di Lot ha guardato indietro. Se fu solo per curiosità, siamo (quasi) tutti in pericolo. Quello che è certo è che si ha l’impressione ogni tanto di incontrare “statue di sale”. Persone che sono come morte, ferme nel passato, nei risentimenti o nel dolore forte che porta alla depressione profonda, quando non si tratta di rancori, di desiderio di vendetta.

Comprendiamo perché gli angeli “presero per mano lui, sua moglie e le sue due figlie, per un grande atto di misericordia del Signore”. Se è necessario guardare al passato, alle proprie ferite per “riconciliarsi con la propria storia”, bisogna farlo al momento giusto. Ci sono situazioni in cui il passato è come un vortice negativo che rischia di inghiottire il dinamismo della vita e bisogna assolutamente uscirne, rompendo gli indugi, e talvolta la persona in pericolo non è consapevole o non ha la forza di staccarsi, può essere anche complice, per cui indugia, anche mentendo a se e agli altri. È un grande atto di misericordia del Signore quando c'è l’amico, l’avvenimento provvidenziale che aiuta a tagliare i legami di morte col passato. Raccomando a tutti il libretto così semplice e dico ispirato di Jean Vanier: “La depressione” (LDC) pubblicato in Francia tantissimi anni fa col titolo: “La dépression” (Ed. Le Livre Ouvert). Su undici capitoli, quello chiamato: “Quando è necessario inoltrarsi  nelle tenebre” è solo il penultimo.
Come può tagliare uno che è drogato, dipendente dal gioco d’azzardo, dalla pornografia, usuraio o avaro, irretito nel rancore o in giri di malavita? Lot che ha scelto Sodoma per egoismo lasciando lo zio Abramo, vecchio, correre nella steppa alla ricerca di pascoli, è complice della sua situazione. Eppure l’unica cosa da fare è scappare.

Ma in Cristo le cose vecchie sono passate. Lui taglia, Lui da la vita nuova. Lui è la Vita vera.

Raffaello - Lot lascia Gomorra
E in questo testo del Genesi c'è un particolare straordinario: Lot è debole ma si appoggia a Dio. Indugia e solo l’intervento deciso degli angeli lo fa uscire da Sodoma. Gli angeli gli impongono di andare sulle montagne. Ma lui sente tutta la sua fragilità e propone a Dio un termine meno lontano, Soar, una città ancora nella valle e Dio accetta, non ritira la sua grazia se uno dialoga e fa tutto quello che può o crede sinceramente di poter fare. La fede totale avrebbe certamente portato Lot sulle montagne. Sarebbe stato senz’altro meglio se pensiamo al seguito della storia di Lot e del popolo di Moab. Vediamo anche le altezze alle quali arriva san Paolo che non si ferma per questo ma continua a camminare (seconda lettura), le esigenze del discepolato secondo il Vangelo…. Però la fede di Lot, pur essendo così vacillante non è riluttante, e lo salva lo stesso attraverso la misericordia infinita di Dio per i suoi figli.


PRIMA LETTURA (Gen 19, 15-26)
Non voltarti indietro.


Dal libro della Genesi.
In quei giorni, quando apparve l’alba, gli angeli fecero premura a Lot, dicendo: “Su, prendi tua moglie e le tue due figlie che hai qui, per non essere travolto nel castigo della città”. Lot indugiava, ma quegli uomini presero per mano lui, sua moglie e le sue due figlie, per un grande atto di misericordia del Signore verso di lui; lo fecero uscire e lo condussero fuori della città.
Dopo averli condotti fuori, uno di loro disse: “Fuggi, per la tua vita. Non guardare indietro e non fermarti dentro la valle: fuggi sulle montagne, per non essere travolto!”. Ma Lot gli disse: “No, mio signore! Vedi, il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi e tu hai usato grande bontà verso di me salvandomi la vita, ma io non riuscirò a fuggire sul monte, senza che la sciagura mi raggiunga e io muoia. Ecco quella città: è abbastanza vicina perché mi possa rifugiare là ed è piccola cosa! Lascia che io fugga lassù – non è una piccola cosa? – e così la mia vita sarà salva”. Gli rispose: “Ecco, ti ho favorito anche in questo, di non distruggere la città di cui hai parlato. Presto, fuggi là, perché io non posso far nulla finché tu non vi sia arrivato”. Perciò quella città si chiamò Soar.
Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Soar, quand’ecco il Si-gnore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco provenienti dal Signore. Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo. Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 77 [76], 6-16)
Dio è sempre fedele.

Rit.: Ricordiamo con gioia, Signore, le tue meraviglie.

Ripenso ai giorni passati, ricordo gli anni lontani.

Un canto nella notte mi ritorna nel cuore: medito e il mio spirito si va interrogando. Rit.

Forse il Signore ci respingerà per sempre, non sarà mai più benevolo con noi?
È forse cessato per sempre il suo amore, è finita la sua promessa per sempre? Rit.

Può Dio aver dimenticato la pietà, aver chiuso nell’ira la sua misericordia? E ho detto: “Questo è il mio tormento: è mutata la destra dell’Altissimo”. Rit.

Ricordo i prodigi del Signore,

sì, ricordo le tue meraviglie di un tempo. Vado considerando le tue opere, medito tutte le tue prodezze. Rit.

O Dio, santa è la tua via;

quale dio è grande come il nostro Dio? Tu sei il Dio che opera meraviglie, manifesti la tua forza fra i popoli. Rit.

Hai riscattato il tuo popolo con il tuo braccio, i figli di Giacobbe e di Giuseppe.

Guidasti come gregge il tuo popolo per mano di Mosè e di Aronne. Rit.

SECONDA LETTURA (Fil 3, 7-14)
Dimentico quel che sta alle mie spalle.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi.

Fratelli, queste cose, che per me erano guadagni, io le ho considerate una perdita a motivo di Cristo. Anzi, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui, avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede: perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risur-rezione dai morti.

Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato con-quistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo ancora di averla conqui-stata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO (cfr. Fil 3, 8-9)

Alleluia, alleluia.

Tutto ho lasciato perdere e considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui. Alleluia.

VANGELO (Lc 9, 57-62)
Mettersi all’aratro.

Dal Vangelo secondo Luca.

In quel tempo, mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: “Ti seguirò dovunque tu vada”. E Gesù gli rispose: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”.

A un altro disse: “Seguimi”. E costui rispose: “Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre”. Gli replicò: “Lascia che i morti sep-pelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio”. Un altro disse: “Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia”. Ma Gesù gli rispose: “Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio”.
Parola del Signore.



1 commento:

  1. Le cose vecchie non passano da sole, restano sempre la, se non le spostiamo noi ..... A me accade che a volte le tengo ferme, inalterate, le rimurgino e con esse rimurgino il dolore che mi hanno provocato . Quando poi non c'è la faccio più per non rimanere schiacciata, probabilmente istinto di conservazione o io dico Grazia: ; alzo gli occhi e guardo il cielo e chiedo, .....E la forza arriva, una forza che mi fa scoprire che quel muro che avevo davanti , altro non era che un miraggio , ma lo lo scopro solo, se con l' aiuto di Dio ho il coraggio di tentare ad attraversare il muro..... Ma quando questo non avviene, quando non lascio andare il passato nelle mani di Dio resto la ferma, bloccata, come una statua di sale, nella mia sofferenza, purtroppo!

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