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sabato 7 gennaio 2017

7 gennaio, NATALE COPTO; ROMA, CITTA' ETERNA O DI PASSAGGIO?

Oggi le chiese orientali che seguono un calendario diverso dal nostro, il Calendario giuliano, celebrano il Natale.
Tra loro ci sono i copti, cioè i cristiani di rito egiziano. In una intervista a Radio Vaticana il vescovo di Gyzeh (un comune del Cairo), ricorda come la loro situazione è quella di una chiesa del martirio che aspetta la venuta del Signore per la sua salvezza. Chiede tante preghiere perché i copti sanno il potere della preghiera e come minoranza i cristiani sono in difficoltà (vedi l’ultimo attentato durante  una celebrazione in chiesa, l’11 dicembre scorso, che ha fatto 25 morti). Purtroppo è tutta la popolazione egiziana che soffre perché le idee di radicalismo seminate da decenni fanno vedere chiunque non si adegua al pensiero unico come un nemico, anche tra musulmani. È proprio la convivenza civile che sta in sofferenza e la difficile testimonianza dei cristiani diventa ancor più necessaria. Di recente dei missionari italiani presenti in Egitto dicevano di questo clima di diffidenza generalizzato che non permette di esprimersi senza grande cautela: “quante sono le spie in Egitto? – Almeno 82 milioni (la popolazione egiziana), forse di più!”

Se ci sono Chiese che hanno celebrato da poco il loro primo secolo di esistenza (per esempio in Africa), nate grazie all’opera missionaria instancabile della Chiesa, ci sono anche comunità sorte duemila anni fa, primizie dell’evangelizzazione, che soffrono moltissimo per poter continuare ad esistere. Tutto questo ci fa prendere coscienza dell’universalità della Chiesa, delle sue gioie e delle sue sofferenze, della sua immensa ricchezza e diversità. Mette in evidenza anche qualcosa che non è ancora molto presente alla nostra coscienza di battezzati: Roma, dove risiede il Papa con la Curia Romana è, in fondo, per noi cristiani una città di passaggio e non la Città Eterna. Siamo stati abituati a parlare della nostra fede “cattolica, apostolica e romana” in modo da pensare che Roma fosse fisicamente il centro stabile e la sorgente del Cristianesimo per diritto o progetto divino. Ricordo uno degli ospiti dell’OPG (Ospedale Psichiatrico Giudiziario) che si era molto arrabbiato con me chiamandomi con molti epiteti coloriti. Poi calmandosi, mi chiese umilmente perdono dicendo: “Ti devo rispettare perché sei un prete della nostra religione romana. Infatti io sono di Roma, lo so che tutto è partito da lì!”

Per la Scrittura e la Storia invece tutto è partito da Gerusalemme e la Chiesa è pellegrina e forestiera in questo mondo, non ha dimora stabile e aspetta la Gerusalemme celeste vivendo in diaspora fino ad oggi. Dove c'è il vescovo di Roma, anche in esilio, c'è la Chiesa. E dovunque c'è una comunità in comunione con il proprio vescovo e con il vescovo di Roma lì c'è la Chiesa. Per questa precarietà dei cristiani si dovrebbe dire la “Chiesa che è in Napoli” e non la “Chiesa di Napoli”. I cristiani sono tutti pellegrini e forestieri, aspettando una patria migliore, non legati alle loro cose e ai loro luoghi. Dopo il Concilio ci sono varie esperienze nuove di missionarietà itinerante. Esistono esperienze di comunità maturate a lungo nella fede che sono state mandate in missione in blocco in un’altra parrocchia desertificata sul piano cristiano per costituire un nucleo solido assieme al parroco. Chiaramente questo crea scompiglio nelle abitudini quotidiane delle famiglie, spesso i membri di queste comunità sono già avanti negli anni e non più scattanti come prima. Ma la disponibilità a lasciare tutto anche con sacrificio è il metro della crescita in Cristo!


L’universalità della Chiesa si è manifestata in tanti modi in questo anno della Misericordia. In particolare quando papa Francesco ha aperto la prima Porta Santa a Bangui, prima di Roma. Quanto bene ci ha fatto questa porta santa, fatta solo di travi, nel cuore di un paese tra i più poveri del mondo. Quanta dignità ha dato a quei fratelli e sorelle cristiane questo primato di apertura di Porta Santa e a tutto il loro popolo. Ma anche a me. Ho potuto guardare il portone della mia chiesa, che è molto più bello di quello di Bangui anche se, tutto sommato, modesto, vedendoci il suo significato spirituale di Porta Santa e non con quel segreto rimpianto e senso di inferiorità di chi sta in un paese di periferia e non ha il portone di bronzo, non può competere con altri, tanto meno con san Pietro che in fatto di solennità è la prima (Basilica) della classe. 
Siamo tutti di passaggio ma non senza meta. Nascendo nella carne da povero il Figlio di Dio ci ha rivestiti della sua dignità e ricchezza. Guardiamo a Lui.


Prima Lettura   1 Gv 3,22 - 4,6
Mettete alla prova gli spiriti, per saggiare se provengono da Dio.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo.
Carissimi, qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da Dio, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.
Carissimi, non prestate fede ad ogni spirito, ma mettete alla prova gli spiriti, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono venuti nel mondo. In questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio. Questo è lo spirito dell’anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo. 
Voi siete da Dio, figlioli, e avete vinto costoro, perché colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo. Essi sono del mondo, perciò insegnano cose del mondo e il mondo li ascolta. Noi siamo da Dio: chi conosce Dio ascolta noi; chi non è da Dio non ci ascolta. Da questo noi distinguiamo lo spirito della verità e lo spirito dell’errore. 

Salmo Responsoriale 
  Dal Salmo 2
Il Padre ha dato al Figlio il regno di tutti i popoli.

Voglio annunciare il decreto del Signore.
Egli mi ha detto: «Tu sei mio figlio,
io oggi ti ho generato.
Chiedimi e ti darò in eredità le genti
e in tuo dominio le terre più lontane».

E ora, siate saggi, o sovrani; 
lasciatevi correggere, o giudici della terra;
servite il Signore con timore
e rallegratevi con tremore.

Canto al Vangelo 
  Mt 4,23  
Alleluia, alleluia.

Gesù annunciava il vangelo del Regno,
e guariva ogni sorta di infermità nel popolo.
Alleluia.


Vangelo 
  Mt 4, 12-17. 23-25
Il regno dei cieli è vicino.

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: 
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, 
sulla via del mare, oltre il Giordano, 
Galilea delle genti! 
Il popolo che abitava nelle tenebre 
vide una grande luce, 
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte 
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

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