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venerdì 6 maggio 2022

CRISTIANESIMO: SICUREZZA O RISCHIO? GLI MOSTRERO' QUANTO DOVRA' SOFFRIRE PER IL MIO NOME! / venerdì III sett. Pasqua

 


Ci sono due modi opposti di vivere la religione: il primo è quello della ricerca della sola sicurezza, il secondo è quella del rischio che rappresenta l’abbandono a Dio. Il primo modo è propriamente religione, il secondo è fede. Il cristianesimo non è una religione ma una fede, un camminare, una Via.

San Paolo viveva la sua religione come sicurezza: difendeva le tradizioni dei Padri che erano ben conosciute. Il cristianesimo nascente metteva in pericolo le sue certezze e quelle della gente comune, quindi andava combattuto anche con la violenza. La sua preghiera era prigioniera, doveva servire a rafforzare le sue certezze. Ma comunque pregava e Dio gli metteva dentro un senso di inquietudine, fino a quando, misericordiosamente, lo abbatté  sulla via di Damasco ed egli accettò di passare, attraverso un percorso comunque forte di giorni, dalla religione alla fede.

Quando Gesù annuncia che per essere salvati bisogna mangiare il suo corpo e bere il suo sangue, disorienta i suoi ascoltatori, i scandalizza, suscitando tra loro un’aspra discussione. E infatti la proposta è sconvolgente. E Gesù non cerca di rassicurare spiegando che sarà attraverso la forma del pane e del vino, perché la realtà è veramente mangiare il suo corpo e bere il suo sangue. Solo fidandosi totalmente di lui si può accettare. Purtroppo, una volta che il cristianesimo è diventato una religione installata, ci siamo trovati con l’Eucaristia. Non potendola cancellare abbiamo cercato di neutralizzarla il più possibile: per rassicurarci l’abbiamo sentimentalizzata, ridotta a emozione, a certificato di buona condotta, a premio per i buoni e l’abbiamo sacralizzata, ritualizzata in modo estremo, rigidamente fisso, dichiarando tra l’altro sacrilegio il ricevere la comunione sulle mani. Di recente, invece, per lottare contro questa deriva religiosa, molti l’hanno ridotta a mero simbolo, banalizzandola. Lo scopo è sempre lo stesso: evitare il rischio di entrare in comunione con il Signore che ci mette in cammino e ci invita a vivere con lui, ad accettare le sue sorprese.

 

Prima Lettura    At 9, 1-20
Egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni.

MALGRADO TUTTO, LA BEATITUDINE SOTTO LE BOMBE / 71 giorno di resistenza nazionale contro l'aggressore russo

 


Chiesa greco-cattolica ucraina, Segretariato dell’Arcivescovo Maggiore, Roma)
5 maggio 2022 Messaggio quotidiano del Arcivescovo Shevchuk, cattolico di rito greco.
Video (enes)

Cristo è risorto!
Miei cari fratelli e sorelle in Cristo,
oggi è il 5 maggio 2022, e l'Ucraina sta vivendo il suo 71° giorno di resistenza nazionale contro la disumana e brutale aggressione russa alla nostra patria.
Seguendo la dinamica di questa guerra, arriva una piena percezione che l'intensità delle ostilità sono in aumento. Il nemico a tutti i costi sta cercando di avanzare sul territorio ucraino, ma l'esercito ucraino si sta difendendo.
Di nuovo, molti territori della nostra Ucraina hanno subito bombardamenti con i missili russi. Stamattina è stata presa di mira la città ucraina di Kramatorsk, e 25 persone sono rimaste ferite.
Preghiamo tutti per la nostra Mariupol, per l’eroico stabilimento di Azovstal, per i civili e i militari che ci resistono disperatamente agli occupanti russi. In effetti, l'intera comunità mondiale sta cercando di salvare le vite umane in un luogo che il nemico ha trasformato in un grande cimitero.
Ogni giorno vengono scoperte le nuove sepolture di massa e le fosse comuni, in particolare, nei territori liberati dall'occupante russo. Il dolore più straziante provocano i segni di disumane torture: persone con gli arti colpiti da arma di fuoco o rotti, altre con le unghie strappate e le mani legate. E si tratta di semplici civili.
Oggi, al loro posto, in quella fossa comune, potremmo esserci io o voi. Ecco perché oggi preghiamo per tutti gli innocenti uccisi, e facciamo di tutto per salvare le vite umane.
Oggi, in mezzo alla disperazione, alla guerra e al dolore, vorrei riflettere con voi sulla beatitudine conclusiva del Vangelo che suona come incoraggiamento e benedizione. Beatitudine, che riassume e corona tutte quelle beatitudini evangeliche proclamate con il riferimento all'azione di Dio nell’uomo.

giovedì 5 maggio 2022

L'EUNUCO GIUSTIFICATO DICHIARA DIO GIUSTO / giovedì III sett. Pasqua.

 



Lo Spirito Santo porta il diacono Filippo incontro all’Eunuco della regina Candace che dopo un breve annuncio del Mistero di Gesù Cristo viene battezzato. Questo testo viene spesso invocato per giustificare i battesimi dati senza grande preparazione, anche a fanciulli e adulti. Non voglio smontare questa argomentazione fallace ma guardare dal punto di vista dell’Eunuco: egli fa una tale esperienza di speranza e di liberazione che prende la sua vita e la getta nel mistero di Cristo attraverso il battesimo. Ha cercato sempre, mendicato, il riscatto dalla sua condizione di eunuco, senza risultati, infrangendosi contro il muro impietoso della realtà. Ed ecco che la Grazia, senza negare o cancellare la realtà, gli rivela la sua vita in modo completamente diverso, le dona una giustificazione, egli è giustificato, è reso giusto perché ha conosciuto la Verità. Ed ecco perché la sua vita ormai è Cristo, deve svolgersi soltanto in Cristo.

Quanti tra coloro che vengono in Chiesa sono stati giustificati? Non vengono forse – in tanti – a mendicare un compromesso, un arrangiamento, quando non il miracolo di uscire dalla propria condizione? E quanti di noi che abbiamo fatto l’esperienza della giustificazione e abbiamo detto: “quello che mi propone il Signore è quello che voglio vivere! Ecco io vengo o Signore per fare la tua volontà e butto via tutto il resto”? col passare del tempo, di fronte alla routine della vita quotidiana, anche quella consacrata, in molti siamo stati nauseati di questo cibo così leggero (Numeri 21,5) e il fervore si è abbassato, forse spento, quando non siamo andati a cercare altri “cibi più gustosi”.

Questa mattina all’offertorio le suore hanno cantato “Le mani alzate verso Te, Signor, per offrirti il mondo. Le mani alzate verso Te, Signor, gioia è in me nel profondo. / Guardaci Tu, Signore, siamo tuoi piccoli siam davanti a Te. … “ Questo canto ha risvegliato in me un ricordo molto vivo. Dai Padri di Betharram, dei compagni di scuola, fratelli di varie età, hanno perso entrambi i genitori in un incidente stradale pochi giorni prima di Natale. Al funerale hanno voluto questo canto. Avevo circa dodici anni. Nel dolore condiviso e lo smarrimento per questa tragedia, la loro testimonianza si è radicata in me: cantare al funerale dei propri genitori “Le mani alzate verso Te, Signor, gioia è in me nel profondo”! Giustificare Dio e dichiarare giusta la morte dei genitori, il proprio dolore, la propria vita messa nelle mani del Signore. Questo è cristianesimo!

 

Prima Lettura    At 8, 26-40
Ecco, qui c’è dell’acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?

mercoledì 4 maggio 2022

PERCHE' OGGI, ANCHE TRA I CRISTIANI PRATICANTI, MOLTI HANNO FAME E SETE? / Mercoledì III sett. Pasqua.

 

Wuhan, cristiani evangelizzano per strada.

Fin dai primi giorni i cristiani sono perseguitati, al punto di dover fuggire – saggiamente –da Gerusalemme. Malgrado il pericolo che si ripresenterà (Saulo li sta inseguendo) non possono fare a meno di annunciare la risurrezione di Gesù di Nazareth e che egli è stato costituito Signore inaugurando l’epoca della Grazia per tutto il popolo da parte di Dio. I primi cristiani hanno lo stesso Spirito degli apostoli che dicono: noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato” (At 4:20; vedi anche, per esempio, il Signore a Paolo in At 18:9).

Gesù dice: Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!” Eppure oggi quanti, anche tra i cristiani praticanti, hanno fame e sete, cercando o sognando esperienze spirituali nuove e più appaganti, formule di preghiera o forme di comunità più perfette, o, per la maggioranza, cercando “il cibo che perisce” (Gv 6,27) accumulando oggetti ed esperienze, convinti in fondo che “ogni lasciata è perduta” e che tutto va sperimentato, gustato. È chiaro che questo accumulare spirituale o materiale non può essere l’Eternità per la quale il nostro cuore è fatto.

Però Gesù ci dona gratuitamente l’Eternità. I primi cristiani che evangelizzano malgrado il pericolo testimoniano che la posseggono già in qualche misura. Perché noi no?

“Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete”.

Questo momento particolare e questa generazione hanno però estremamente bisogno di credenti autentici, che siano anche annunciatori.

 

Prima Lettura    At 8, 1-8
Andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola.

martedì 3 maggio 2022

NATURA E MISSIONE DELL'APOSTOLO E DELLA CHIESA / Santi Filippo e Giacomo, 3 maggio

 


Gli apostoli Filippo e Giacomo che la Chiesa festeggia oggi non hanno un posto di rilievo nella Scrittura se paragonato ad altri nomi, anche se partecipano alla pienezza della missione dei Dodici che è quella stessa di Gesù (“Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” Gv 20,21). Ma ci danno l’occasione di comprendere qual è la missione principale degli apostoli e quindi della Chiesa, che Pietro sottolinea quando propone di sostituire Giuda: l’apostolo deve essere uno che conosce bene Gesù, le sue parole, i suoi gesti, il suo Spirito, per essere testimone della sua risurrezione.

“Bisogna dunque che tra coloro che ci furono compagni per tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto in mezzo a noi, incominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di tra noi assunto in cielo, uno divenga, insieme a noi, testimone della sua risurrezione”. (Atti 1,21-22).

Si entra nella Chiesa tramite il battesimo e questi può essere ricevuto solo da chi ha fede nella Risurrezione tramite l’annuncio del Kerigma, e prende coscienza di aver camminato sulla via della morte, causando la morte di Gesù e, pentito, col cuore trafitto, chiede di essere guidato (“che cosa dobbiamo fare, fratelli?” Atti 2,37).

Oggi purtroppo la maggior parte dei battezzati entra nella Chiesa senza aver fatto né  l’esperienza dell’annuncio del Mistero di Cristo né della conversione, e alcuni organizzano attività o pretendono di comandare, insegnando tradizioni di uomini che, di fatto annullano nella vita delle persone il dinamismo della Parola di Dio, sostituendola con devozioni varie. La Chiesa invece è strutturata come ce lo rivela Atti 2,42. Nata dal Kerigma che provoca il cambiamento di mentalità, la Chiesa si nutre ed è continuamente convocata dalla Parola di Dio che crea Comunione di spirito e di intenti, e quella Comunità celebra il Mistero nel Sacramento, rendendo grazie a Dio per le sue meraviglie. Il Concilio ci ha dato un meraviglioso Decreto, "Ad Gentes" che spiega tutti questi passaggi e la crescita della Comunità con il Catecumenato. I Padri del Concilio dicevano che questo non valeva per i popoli di Antica Cristianità, poi Giovanni Paolo II iniziò a parlare di Nuova Evangelizzazione per tutti i popoli, dopo di lui Benedetto XVI parlò di Prima Evangelizzazione ovunque il Vangelo non veniva più trasmesso in modo capillare a tutti attraverso le famiglie.

Per approfondire potrà essere utile leggere questo libro in questo tempo di riflessione della Chiesa sulla sua missione e la sua natura sinodale:


DIMENSIONI DELLO SPIRITO - Camminare insieme - Edizioni San Paolo

 

 

Prima Lettura  1 Cor 15, 1-8
Il Signore apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli.

lunedì 2 maggio 2022

I NEMICI DELL'EVANGELIZZAZIONE / Sant'Atanasio, 2 maggio.

 

Concilio di Nicea, 325 D.C.

Quali sono i nemici dell’evangelizzazione? Nella prima lettura, contro Stefano si usa la calunnia, le accuse approssimative, la paura che muove emotivamente il popolo, la falsa testimonianza… Nel Vangelo, contro Gesù gli ostacoli sono più semplici, non violenti, anche se molto forti: innanzitutto la curiosità verso gli aspetti superficiali dei fatti che fa credere di interessarsi ma, di fatto, blocca la ricerca. Ma, soprattutto, c'è un altro fattore, interno e profondo: l’essere centrati su se stessi e i propri bisogni immediati.

Questi vari fattori si intrecciano e si rafforzano a vicenda.

Questa mattina non ho trovato a messa il numero abituale di donne che ogni anno fanno il fioretto della messa quotidiana per il mese di maggio. Forse domani ci saranno tutte!? Se non vengono quest’anno, come spiegarlo? Ieri il Papa ha invitato alla preghiera quotidiana del rosario per la Pace in Ucraina e mondiale. Questa guerra ci riguarda tutti per le sofferenze incredibili che si sono abbattute su un popolo innocente e in particolare sui più deboli e i bambini, e ci minaccia tutti attraverso un “macabro regresso di umanità”, uno sforzo insufficiente per evitare “la continua escalation militare e verbale”! Eppure c'è il rischio di abbandonare la preghiera per delusione, stanchezza, preferendo ripiegarci su noi stessi. Invece papa Francesco ci dice che è proprio il momento di ripartire con Gesù, magari senza consolazione all’inizio ma nella consapevolezza che solo Lui salva e tanto il suo amore che la situazione esigono da noi questo impegno di preghiera e di conversione.

La conversione è sempre legata alla verità. Sant’Atanasio fu di quelli che con grande vigore e coraggio hanno difeso la fede nella divinità di Cristo. Credere nel deposito autentico della fede della Chiesa ha conseguenze enormi anche se non comprendiamo tutto subito. Per esempio, essere salvati da Cristo, personaggio celeste creato da Dio, o da Dio stesso non è la stessa cosa. Forse sembrerà che oggi la fede della Chiesa sia ben stabilita, i suoi dogmi accettati. Non ne sarei sicuro al 100 % ma è vero che noi godiamo dei frutti del coraggio di coloro che, come Atanasio, hanno combattuto all’epoca. Oggi bisogno annunciare Gesù Cristo a chi lo ignora totalmente e lottare comunque contro le eresie pratiche che si caratterizzano, dice papa Francesco, in due estremi: negare l’intervento della grazia perché – si dice – i miracoli li fa l’uomo (pelagianesimo), e dare corda al soggettivismo di chi “ha capito meglio degli altri” e godrebbe con la sua cerchia di uno statuto speciale, privilegiato (gnosticismo).  

 

Prima Lettura   At 6, 8-15
Non potevano resistere alla sapienza e allo Spirito con cui Stefano parlava.

domenica 1 maggio 2022

AMARE DIO O VOLERGLI BENE? / III Domenica di Pasqua.

Scorcio del Lago di Genesareth
e chiesa del Primato di Pietro.

 

Come commento alla prima lettura si può leggere il mio post: La Gioia del Vangelo: QUALE RUOLO DELLO SPIRITO SANTO NELL'EVANGELIZZAZIONE? / giovedì II sett. di Pasqua., anche se i versetti non sono esattamente gli stessi.

Anche il Vangelo è ricchissimo. Fermiamoci su un punto. Pochi giorni prima, Pietro ha promesso di seguire Gesù fino alla prigione e alla morte perché lo AMA. Ma nell’ora del pericolo lo ha rinnegato, è crollato. Gesù, risorto, non rimprovera, abbraccia i discepoli, li incoraggia, non esige nulla da loro se non di credere in lui. E ancora, sul lago, ecco che egli si presenta sulla riva all’alba in modo misterioso ma reale, e lo fa con la generosità: con una pesca miracolosa, anticipando i discepoli preparando già un fuoco di brace, con del pesce sopra, e del pane. Questo è il contesto in cui Gesù vuole risanare la ferita di Pietro per il suo rinnegamento facendogli comprendere quanto è stato grande il suo errore sulla volontà di Dio e su se stesso. Dove abbonda il peccato, sovrabbonda la misericordia. Non a caso assomiglia alla prima chiamata, quando Pietro getta le reti sulla parola di Gesù e fa una prima pesca miracolosa. Anche allora si scoprì peccatore (“allontanati da me.”), ma Gesù gli annunciò che sarebbe diventato pescatore di uomini. E' il “metodo Gesù”.

Dopo che hanno mangiato, Gesù chiede a Pietro: “MI AMI?”. Questa volta Pietro è consapevole. Non AMA Gesù, ma sa di VOLERGLI BENE. Il primo verbo greco indica l’amore di benevolenza gratuita del superiore verso l’inferiore che non può ricambiare. Gesù chiede a Pietro (e a noi) di AMARE DIO GRATUITAMENTE SENZA CERCARE ALCUNA GRAZIA, ALCUN TORNACONTO, DI AMARE DIO ALLA PARI! È sconvolgente ma logico: se ricevo la Natura di Dio, e divento suo figlio, se sono Dio per partecipazione, amo come Dio ama. Ma la realtà è ben altra. E Pietro sa di essere fragile. Ha ricevuto tanto da Gesù, gli è grato infinitamente, gli VUOL BENE IMMENSAMENTE, ma non lo AMA. La terza volta Gesù sembra mettere in dubbio anche questo volergli bene e Pietro rimane addolorato, ma accetta che il suo amore sia valutato da Gesù stesso.

Ad ogni professione di amore di Pietro, però, Gesù risponde “Pasci le mie pecore”. Il servizio del Papa che può sembrarci molto tecnico – e lo è anche – non è fondato sulla cultura o le capacità umane, ma sull’amore libero di Dio e la risposta di amore dell'uomo. Questo è meraviglioso: la Chiesa e i suoi Pastori sono fondati sull’amore di Dio e la nostra risposta di amore. Questa consapevolezza deve guidare anche noi in tutta la nostra vita, in ogni nostra responsabilità. Mentre abbiamo tanti problemi – la maggior parte di essi sono reali – abbiamo tendenza a dimenticare che tutto deve essere fondato in questa alleanza di amore tra Cristo e noi. Infatti spesso i nostri atteggiamenti sono altri. A chi ha mancato abbiamo tendenza a chiedere: "Hai capito, mi prometti che non lo farai più?! perché abbiamo paura della sofferenza, quando non si tratta solo di evitare la scocciatura di problemi o di brutte figure. Gesù non è così.

 

Prima Lettura  At 5, 27b-32. 40b-41
Di questi fatti siamo testimoni noi lo Spirito Santo.