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mercoledì 1 febbraio 2017

P. Sieger Koeder
Tra le ultime illustrazioni tratte dal web ho trovato particolarmente belle e significative quelle che ho scoperto poi essere di Padre Sieger Koeder. Una persona da conoscere per il suo percorso oltre che sul piano artistico.

Da parte di Judith per quelli della parrocchia: chi volesse comprare stampe di p. Sieger, c'è un catalogo in forma pdf (in tedesco ma abbiamo oltre Judith altri germanofoni) all’indirizzo:

E per un ordine di gruppo risparmiando sulle spese di spedizione, rivolgersi appunto a Judith (o a me).
























per rimanere in tema con ieri ci sono anche illustrazioni di don Bosco che evangelizza con il teatro.

martedì 31 gennaio 2017

31 gennaio, SAN GIOVANNI BOSCO. CORRIAMO CON PERSEVERANZA NELLA CORSA CHE CI STA DAVANTI!

In parrocchia c'è una spiccata devozione e attenzione per san Giovanni Bosco e il suo metodo spirituale. C'è il parroco, cooperatore salesiano da sempre, e l’oratorio.  Da qualche anno c'è il gruppo dei cooperatori costituito dal nucleo delle ex-allieve del benemerito istituto delle salesiane, che hanno ripiegato sulla parrocchia quando le suore hanno lasciato la città. Per cui questa sera, in parrocchia, si celebra con grande solennità e affluenza di popolo la memoria di don Bosco con le letture proprie.

Questa mattina dalle suore ho celebrato con le letture del giorno e da lì sono partito per riflettere sulla figura gigantesca di don Bosco anche se la mia conoscenza di lui è troppo limitata.

- Un giorno ho chiesto ad un salesiano su quali pagine del Vangelo appoggiavano il loro carisma e mi rispose: “non c'è nessuna pagina veramente specifica anche se usiamo Gesù con i bambini nelle celebrazioni proprie di don Bosco, ma c'è la sollecitudine di Gesù per chi ha bisogno di aiuto e di amore e don Bosco si è incontrato col dramma dell’adolescenza abbandonata e sfruttata”. Don Bosco come segno che il Vangelo non è una legge ma uno Spirito che porta alla creatività infinita dello Spirito Santo e dei santi.

- Nella prima lettura contempliamo Gesù “che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori”. Anche don Bosco si è scontrato con tutte le forze del male. Il “grigio”, il cane che appariva per difenderlo nei momenti di pericolo fisico, un cane che non invecchiava mai e che sbucava dal nulla, ne è il segno. Il pericolo veniva anche dall’opposizione tenace del proprio vescovo, vissuta con grande sofferenza, in grande umiltà, costanza e obbedienza che non escludeva la libertà di spirito.
Spesso dimentichiamo la lotta spirituale dei santi. Spesso dimentichiamo che don Bosco, attraverso la scuola, l’apprendistato, i giochi e tutta la ricchezza del suo genio di educatore, vedeva innanzitutto i suoi allievi come “futuri cittadini del cielo”. Non diceva forse che le due cose maggiormente necessarie per l'educazione dei giovani erano la confessione e l'Eucaristia?
Il metodo preventivo di don Bosco viene spesso accolto come un qualsiasi metodo pedagogico, magari il più geniale, mentre è una spiritualità.

Un mio amico carissimo ha scritto questa mattina: "Io sono un allievo di don Bosco. In gioventù sempre con i salesiani!" 
Questa gratitudine dopo 50 anni dice molto di più di tante parole.

Prima Lettura  Eb 12, 1-4
Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti.

lunedì 30 gennaio 2017

Lunedì IV settimana T. O. / NELLA FEDE TRASSERO VIGORE DALLA LORO DEBOLEZZA

Sorprende il contrasto tra la fede dei personaggi del passato ricordati nella Lettera agli Ebrei, che pur non conseguendo i beni loro promessi, non desistono in mezzo alle persecuzioni più atroci, e il rifiuto di Gesù da parte dei Geraseni che hanno visto un miracolo evidente compiuto da lui, quando liberò e pacificò un indemoniato furioso che si cercava in tutti i modi di domare, senza successo, nel tentativo forse di guarirlo, ma sopratutto di riportare la quiete in quella cittadina.

Nel suo racconto Marco dice che quando “Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura”. Ci aspetteremmo di trovare una manifestazione di gioia, di gratitudine e invece ecco la paura. Pregano Gesù di allontanarsi dal loro territorio senz’altro anche per il fatto dei porci annegati nel mare, sentendosi minacciati nel guadagno. Ma la paura nasce già prima, dal cambiamento di quest’uomo, come se fosse troppo per loro, li portasse in orizzonti troppo lontani dal loro vivere e pensare quotidiano, che non sanno gestire. Eppure Gesù è il Salvatore. Se è capace di risolvere un problema così grave e gravoso, può cambiare tutte le mie situazioni, rendere felice la nostra città. Ma non sanno affidarsi, non riescono nemmeno a tentare di camminare con lui se si devono lasciar guidare in terre sconosciute.

Mi pare che abbiamo lì un esempio di ciò che succede un po’ a tutti noi.

Sarà anche colpa della Chiesa ma mi impressiona il ricorso sempre maggiore agli psicologi e non a Dio. Quando fu ucciso padre Jacques Hamel, lessi che le suore presenti a quella Messa si affidarono (o furono affidate) a degli psicologi. È ovvio che una persona, chiunque essa sia, che si trova confrontata bruscamente a un evento così terribile rimane profondamente scioccata e deve essere circondata d’affetto, aiutata a parlare ecc.. Però una suora che vive la sua fede, che vive in comunità, che si unisce ogni giorno al mistero dell’uccisione e della vittoria sulla morte di Cristo non ha mica bisogno dello psicologo.

E così tanti nostri battezzati, appena il loro matrimonio, che è un sacramento di fede, passa attraverso difficoltà sentono il bisogno dello psicologo. Come se in quanto uomini e donne adulti e sopratutto in quanto credenti non avessero le armi per affrontare le difficoltà della vita. Come se la loro fede in Cristo crocifisso e la loro preghiera, la vita in comunità, non fossero sufficienti per affrontare le loro situazioni. La psicologia, che ha la sua ragione di essere e il suo posto nelle scienze umane e terapeutiche, non ha mai vinto la morte, non ha mai eliminato la sofferenza. E quando la psicologia vuole eliminare dalla sua visione la sofferenza e sopratutto la rinuncia (una vita senza la croce) crea dei danni enormi nelle persone. Più di un terapeuta costata che questa mania della psicologia, più che aiutare, crea ansia, crea malati dove non ci sono, sopratutto nei giovani in età scolastica. Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, noto anche con la sigla DSM ad ogni edizione (siamo al DSM - 5) chiama malattia mentale nuove situazioni di disagio con altrettante nuove terapie molto redditizie per le industrie farmaceutiche.

Thierry Bizot, quel francese che racconta la storia del suo incontro con Gesù in “Catholique anonyme” (trad. it. “Cattolico anonimo” ed. Castelvecchi) riconosce che, tra i frutti della suo cammino con Cristo, naturalmente, dopo alcuni anni, c'è stato la decisione di abbandonare le sue sedute di analisi che seguiva da più di dieci anni.

Anche contro il demonio vero e proprio una vita di fede sincera in Gesù Salvatore vissuta nella Chiesa, dona la vittoria.



Prima Lettura   Eb 11, 32-40
Per fede conquistarono regni. Dio per noi aveva predisposto qualcosa di meglio.

domenica 29 gennaio 2017

IV domenica del T.O. LE BEATITUDINI: IL PIU' BELL'ATTO DI SPERANZA DELL'UMANITA'

Le Beatitudini - Beato Angelico
Pensavo di mettere come titolo: “le Beatitudini, chi potrà mai salvarsi?”, ma poi ho letto questa espressione: “il più bell'atto di speranza dell’umanità”.

Il Signore dice “Beati”! Ma, a chi? Ai poveri in spirito, agli operatori di pace, ai miti e misericordiosi, ai puri di cuore, ecc. Insomma un po’ a tutti quelli che non sono io.

Ma chi è veramente povero in spirito, mite, puro? Allora sorge nel cuore la stessa domanda di Pietro: in queste condizioni chi potrà mai salvarsi? Conosciamo la risposta di Gesù: impossibile agli uomini ma non a Dio. Ecco, la gratuità della salvezza.

Guardo attorno a me e sembra che il mondo non voglia saperne delle Beatitudini di Gesù. Il mondo crede alla guerra, al “occhio per occhio, dente per dente” quando non è la vendetta di Lamec, figlio di Caino, così che non ti allarghi (“Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamec settantasette”. Genesi 4,24). Il mondo crede ai processi: ogni canale televisivo "normale" oggi ha la sua bella trasmissione quotidiana dove ci si esercita alla polemica di tutti contro tutti su tutto (Rendo però omaggio a chi sa presentare soluzioni di diritto improntate ai valori e con saggezza, ma il modello proposto è quello della rivendicazione sistematica e per lo più aggressiva dei propri diritti). Il mondo crede ai muri, alle espulsioni, all’egoismo nazionale, di classe, di casta, di sindacato, di generazione. Il mondo crede al “greed is good”, la brama di potere e di possedere è buona, fa girare il mondo, è … eterna. È eterna, anche se muori tu, tante volte divorato dalla stessa brama tua o di chi è più forte di te. È eterna anche se non ti da la vita eterna.

Se dopo duemila anni siamo ancora a questo punto, possiamo ancora credere alle Beatitudini?
I cristiani non sono forse quegli adolescenti romantici di cui parla l’islam, che vanno in giro la mano sul cuore, pieni di buoni sentimenti ma poi alla fine … Vedi la “generazione dei fiori” del ’68 che fine ha fatto. Ok, non andavano tanto a Messa, ma tra quelli pochi rimasti a Messa non è che la situazione sia proprio sempre esaltante. I cristiani non sono forse  “Edh-Dhalliyn”, gli Smarriti, di cui parla la prima sùra del Corano, El-Fatiha, l’ “Aprente”, e dalla cui via i credenti dell’Islam chiedono ogni giorno al loro Signore di preservarli.

Ma Cristo è risorto! Egli è le Beatitudini e sostiene milioni di uomini e donne in questo momento per una vita più degna, più giusta, una vita d’amore.
Se l’islam è la religione naturale dell’umanità come affermano i suoi seguaci (troppo araba come religione per esserlo veramente di tutta l’umanità, di tutti i popoli), se la religione di Trump (per dire solo un nome significativo) è la religione dell’umanità, Egli, Gesù, è la Speranza dell’umanità, Colui che ci può veramente offrire un’altra logica, aprire il cuore e gli orizzonti.

A questo punto bisogna dire ciò che è la Speranza Cristiana. Essa non è la speranza umana, quella ultima a morire, ma che fa che “chi di speranza campa, disperato muore”. Questa speranza umana è una scommessa sul futuro che vale più o meno quanto valgono i vari giochi d’azzardo, è l’ottimismo di principio, il "think pink" che delude mentre la Speranza non delude.
La Speranza cristiana è la fede rivolta al futuro. So perché ho creduto in Cristo, ho avuto dei memoriali della sua presenza nella mia vita e quindi, sapendo che egli è fedele e potente, attendo fermamente, SEGUENDOLO, che egli compia in me le sue promesse (vd. Romani 5,1-2 e seguenti) anche se per adesso sono come Abramo che vedeva morto il suo corpo ma credette che Dio gli avrebbe dato un figlio come aveva promesso.

Prima Lettura  Sof 2,3; 3, 12-13
Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero.

sabato 28 gennaio 2017

sabato III settimana T. O., PER FEDE

P. Sieger Koder - Abramo conta le stelle
(anche l'abbraccio di Giuseppe
con i suoi fratelli era di P. Koder)
Il brano di oggi della lettera agli Ebrei fa una riflessione impressionante sulla fede, dando molti esempi. La fede è la condizione necessaria per essere approvati da Dio ed esige molti affidamenti “al buio” e molti distacchi successivi. Abramo lasciò concretamente il suo paese, la sua parentela, le sue abitudini e “partì senza sapere dove andava”, “soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera”, “Nella fede morirono tutti costoro (Abramo e la sua discendenza), senza aver ottenuto i beni promessi, ma li videro e li salutarono solo da lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sulla terra.”

La fede non è solo rinuncia ma è anche doni straordinari, incredibili: Sara divenne madre finalmente e completamente fuori tempo massimo!

La fede però non è acquisita una volta per sempre e non solo deve essere rinnovata giorno dopo giorno, ma Dio vuole farla crescere attraverso distacchi sempre maggiori, sempre più profondi. Abramo accettò nell’obbedienza un’apparente terribile contraddizione di Dio stesso. Tutti rabbrividiamo quando pensiamo al sacrificio di Abramo e al suo dialogo interno che immaginiamo (come ce lo suggerisce la stessa lettera agli ebrei): “Ma come? Questo è il figlio della tua promessa! Tu me l’hai dato! Perché te lo vuoi riprendere? È assurdo, non esisti, Dio non ama, se era così era meglio non darmi niente … Dio sei un mostro, perché mi dovrei fidare? Meglio che faccia come dico io, in fondo se Dio mi ama approverà quello che voglio io…”

È impressionante anche la notazione che chi voleva avrebbe potuto tornare indietro, ma non lo fece perché non aveva più di mira questa patria di origine ma la promessa di Dio.

P. Sieger Koder - Gesù dorme nella barca
 durante la tempesta
Il Vangelo ci esorta ad avere una fede più forte e completa di quella di Abramo in vista di doni più grandi ancora.

Prima Lettura   Eb 11,1-2.8-19
Aspettava la città il cui architetto e costruttore è Dio stesso.

Dalla lettera agli Ebrei
Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio.
Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.
Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare.

venerdì III settimana T. O., L'IMPORTANZA DELL'OBBEDIENZA

Monte delle croci - Lituania
Mentre il Vangelo ci presenta un’immagine di riposo (il contadino dorma o vegli, il seme germoglia e cresce) il brano della lettera agli ebrei parla esplicitamente di “lotta grande e penosa”. Come conciliare le due cose? Notiamo che non si dice che il contadino non fa nulla. Quando è sveglio lavora nel campo. La più famosa parabola del seminatore dice che se non si tolgono i rovi, questi soffocano la pianta. La parabola di oggi ritorna su un concetto essenziale: non sei tu a creare la Vita Eterna in te, è un dono. E questo dono ha una dinamica che devi solo assecondare, rispettare.

Ma tutto questo ci lascia una visione di pace, non implica turbamento.

Perché allora la lettera agli ebrei elenca tanti particolari “penosi”? I credenti all’inizio, sorretti dalla fede hanno accettato “con gioia” tutte queste tribolazioni perché la fede operava in loro, gli dava forza e pace. La raccomandazione è di non venir meno nella fede, non abbandonare la franchezza (paressia), unica forza capace di far superare e vincere le difficoltà.

La condizione del credente, se non viene meno nella logica della fede è di vivere una vera pace nel profondo - la pace che il mondo non può togliere, dice Gesù - e di soffrire esternamente.
L’esempio migliore è quello di Pietro che vedendo Gesù camminare sulle acque del lago, dallo spavento naturale passa alla logica della fede: “Signore se sei tu, dì che io venga verso di te sulle acque”. E Gesù: “Vieni”. Pietro scopre di essere capace di camminare sulle acque, ma quando si affida al ragionamento solo umano di fronte al vento e alle onde, comincia subito ad affondare.

Dal fumetto "Quo vadis"
Un problema molto importante è che di fronte alle difficoltà siamo tentati o di abbandonare tutto oppure di continuare ostinatamente, sentendoci subito martiri, vittime di persecuzioni. Come faccio, in un caso e nell’altro, a sapere che faccio la volontà di Dio e non la mia?
- Il primo criterio è di cercare la pace interiore, vivendo una profonda preghiera di abbandono, chiedendo a Dio di fare in tutto la sua volontà nella mia vita.
- Il secondo criterio, che non è alternativo ma confermativo e talvolta l’unico che si presenti sicuro quando siamo agitati, è l’obbedienza. Per non fare la mia propria volontà devo fare su questo punto ciò che indica l’obbedienza alla guida legittima. La Chiesa esiste per questo, per guidarci sicuramente alla salvezza e preservarci dagli inganni del nemico.



Prima Lettura   Eb 10,32-39
Avete dovuto sopportare una lotta grande. Non abbandonate dunque la vostra franchezza.

giovedì 26 gennaio 2017

26 gennaio, SANTI TIMOTEO E TITO

Dopo la conversione di san Paolo, non a caso la Chiesa celebra la memoria dei suoi due discepoli più significativi, i vescovi (sorveglianti) Timoteo e Tito, frutto appunto del suo sì al Signore.
Noi celebriamo tutti i giorni la memoria del Signore Gesù. Lui solo è stato crocifisso per noi, per tutti. È l’unico Salvatore degli uomini e unico Mediatore tra Dio ed essi. Ma questa grazia ci è arrivata tramite altre persone che hanno creduto e hanno accettato di servire il regno di Dio con il dono della propria vita. Ci sono tanti mediatori in Gesù Cristo. Ci sono quelli che hanno pregato e non ci sono conosciuti. C'è la grande folla di testimoni che ci circonda (Ebrei 12,1) e di cui la Chiesa si arricchisce sempre di più e ci sono quelli che hanno toccato direttamente la nostra vita. Nel caso di Timoteo non c'è solo Paolo ma vengono esplicitamente ricordate la mamma Eunìce e la nonna Lòide.
Facciamo mente locale e ringraziamo Dio per coloro che ci hanno portato la fede, ci hanno reso credibile la Chiesa e il suo annuncio.

Paolo annuncia Gesù e non se stesso. Come Gesù che annunciò il Padre svuotandosi. Giovanni Battista dice: “lui deve crescere e io diminuire”.
Per questo Gesù, Paolo, Giovanni il Battista, Maria di Nazareth e tutti i santi sono esaltati e ricordati in benedizione.

Se abbiamo avuto dei messaggeri che ci hanno evangelizzato, concretamente, anche questa generazione ha bisogno di evangelizzatori concreti e questi siamo noi. Abbiamo una responsabilità enorme.
Chi non segue Gesù nella sua kenosis, nel suo svuotamento di sé, nella sua obbedienza, chi non segue Giovanni battista nel suo diminuire, chi non segue Maria nell’essere soltanto la serva del Signore che rinuncia a tutta se stessa perché si compia esclusivamente in lei la Parola di Dio, non può portare veramente frutti buoni. L’evangelizzazione non è un affare proprio.
C'è un fatto vero, molto significativo: un santo, frate cappuccino, fu mandato dal vescovo a fare un esorcismo in una cittadina lontana, e il suo superiore gli diede questa obbedienza: devi rimanere solo tre giorni lì e dopo torni in convento. Appena arrivato davanti alla persona indemoniata il frate disse con tono minaccioso: Ti avverto, sono qui per tre giorni e poi vado via! La persona indemoniata saltò sulla sedia e lo spirito maligno in lei disse urlando: Chi ti ha insegnato queste cose? – Lo Spirito Santo, fu la risposta. Infatti il frate non riuscì a liberare la persona posseduta, sembra per invidia di un altro prete, ma se ne andò finiti i tre giorni sicuro che la sua totale obbedienza faceva di più che ogni altro tipo di impegno che diventava troppo personale. Servi di Dio onnipotente.
Ma lì dove c'è retta intenzione e spetta a noi, bisogna avere il coraggio di annunciare, con mitezza e umiltà ma audacia.

Tt 1,1-5
A Tito, mio vero figlio nella medesima fede.