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sabato 25 agosto 2018

CONTRO IL CLERICALISMO: PAPA FRANCESCO E SAN LUIGI RE DI FRANCIA / sabato XX° T.O.

"Non servono sacerdoti clericali o funzionari! ... Allontanano la gente dal Signore" Papa Francesco.


Oggi si festeggia san Luigi, Re di Francia. Fu un ottimo Re. Governò il suo popolo pensando al benessere della gente e attingendo dal Vangelo e dalla preghiera l’energia e il discernimento per servire, e fece tanto sul piano sociale con l’esempio e l’impegno concreto. Una persona così non potrebbe mai cadere nel “clericalismo” che denuncia Gesù nel Vangelo di oggi perché ha come centro l’amore di Dio e del prossimo. Papa Francesco da sempre denuncia il clericalismo, ma in particolare in questo anno nelle due lettere al popolo di Dio, quella ai fedeli del Cile e poi, il 20 agosto, a tutti i fedeli del mondo. Il Papa parla del clericalismo come concausa degli abusi di chierici contro minori e adulti in situazione di vulnerabilità.
Il clericalismo è dei chierici, ma in modo generale possiamo chiamarlo corporatismo. Cos'è il corporatismo? È quando dal servizio del popolo, dei consumatori, dei pazienti, dei fedeli, che costituisce la loro missione, l’interesse principale di un gruppo, di una struttura, passa alla difesa di sé e al benessere proprio. Allora il gruppo si chiama casta. Casta degli imprenditori, dei ricchi, dei politici, dei preti. Siamo molto abituati al corporatismo perché lo troviamo ovunque. Non ci scandalizza che una impresa pensi prima ai suoi profitti, a condizione che non  inganni il consumatore. Ci scandalizza molto di più quando troviamo questo atteggiamento nei preti e nei politici. Eppure sappiamo che è un atteggiamento molto comune coprire le eventuali magagne interne della ditta, del sindacato, del partito, per difenderne l’immagine, per non perdere la fiducia del pubblico, il posto di potere o soltanto la faccia. Però è un male. Il corporatismo, facendo sentirsi non più solidale delle persone che si devono servire, favorisce sia la doppiezza di vita, i comportamenti illeciti o illegali, che la tendenza all’omertà, all’occultamento e all’insabbiamento. È vero che, chi tra noi non ha mai detto una bugia per coprire un proprio errore o evitare una discussione spiacevole? Ma quando diventa un atteggiamento costante su valori importanti è molto grave.
Chiuda bene questa finestra suor Gertrude, che non ci arrivi un segno dei tempi.
Per quanto riguarda però sacerdoti e vescovi, com'è possibile che siano diventati una casta clericale? Il clericalismo suppone che si sia instaurata nei pastori, nei consacrati, una mentalità di separati, di manager del sacro, e perfino di proprietari. Non più fratelli chiamati ad essere servi come e molto più degli altri, ma (buoni) padroni. Un rovesciamento totale! Uno spostamento del centro di interesse che annulla il contenuto del Vangelo. Non più membri della comunità cristiana ma gruppo dirigente, gruppo a parte. Ecco: la scomparsa della comunità cristiana come la voleva Gesù favorisce ed è favorita dal clericalismo. Se il prete si pensa come un manager o un proprietario della parrocchia, fa scomparire la comunità cristiana. Se i battezzati non si sentono corresponsabili nel loro amore orante della Chiesa e dei fratelli – anche i fratelli presbiteri – lasciano soli i loro preti e li espongono a grandi mali.
È questo che ci ricorda papa Francesco: ritrovare attraverso la preghiera, il digiuno e la conversione, la fraternità e la comunità cristiana. Papa Francesco non vuole, al posto del clericalismo dei preti, un clericalismo dei laici che cominciano a lottare per il potere nella Chiesa come si è visto in molti casi dopo il Concilio Vaticano II ma il vivere la fraternità, l’essere Corpo di Cristo. “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme” ci ha scritto papa Francesco citando san Paolo.

Prima Lettura   Ez 43, 1-7a
La gloria del Signore entrò nel tempio.
Dal libro del profeta Ezechièle
[Quell’uomo] mi condusse verso la porta che guarda a oriente ed ecco che la gloria del Dio d’Israele giungeva dalla via orientale e il suo rumore era come il rumore delle grandi acque e la terra risplendeva della sua gloria.
La visione che io vidi era simile a quella che avevo visto quando andai per distruggere la città e simile a quella che avevo visto presso il fiume Chebar. Io caddi con la faccia a terra. La gloria del Signore entrò nel tempio per la porta che guarda a oriente.
Lo spirito mi prese e mi condusse nel cortile interno: ecco, la gloria del Signore riempiva il tempio. Mentre quell’uomo stava in piedi accanto a me, sentii che qualcuno entro il tempio mi parlava e mi diceva: «Figlio dell’uomo, questo è il luogo del mio trono e il luogo dove posano i miei piedi, dove io abiterò in mezzo ai figli d’Israele, per sempre».

Salmo Responsoriale  
  Dal Salmo 84 
La gloria del Signore abiti la nostra terra. 
Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra. 
Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo. 
Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino. 

Canto al Vangelo   
Mt 23,9
Alleluia, alleluia.

Uno solo è il Padre vostro, quello celeste
e uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Alleluia.


Vangelo
   Mt 23, 1-12
Dicono e non fanno.
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».
 

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