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martedì 25 luglio 2017

DAVVERO UN TESORO IN VASI DI CRETA? / San Giacomo Apostolo 25 luglio

Peter Pieterz - La madre dei Figli di Zebedeo e Gesù
Olio su Tavola - Dunkerque
Mentre nella prima lettura san Paolo, esprimendo tutte le difficoltà della sua condizione manda un messaggio di speranza, di vittoria malgrado la fragilità umana e in ragione di questa: non schiacciati, non disperati, non abbandonati, … sicuri della risurrezione che si manifesterà nei nostri corpi in un inno di ringraziamento prorompente!

Il Vangelo invece è probabilmente risuonato come una condanna per tutti i presenti. Per la mammina attenzionata che per i suoi figlioli voleva tutto  tranne che vederli bere un calice amaro, i fratelli Giacomo e Giovanni che con la certezza del calice da bere non hanno quella dei primi posti, i discepoli tutti che sentono da Gesù che bisogna farsi schiavi di tutti per seguire la logica del Regno dei Cieli.


A meno che abbiano sentito il soffio di una grande speranza: con Gesù, questo mondo, il nostro mondo e la sua mentalità può cambiare, con Gesù in mezzo a noi il mondo nuovo è già presente, lasciamoci guidare, accompagnare, sicuri di non essere abbandonati da Colui che è il Dio fedele. 

G. B. Piazzetta - s. Jacopo condotto al martirio
Ma è vero che la grazia è un tesoro, una straordinaria potenza al punto che valga la pena lasciare veramente la logica del mondo? Chi ha provato veramente a vivere le parole del Signore per poter sperimentare questi doni? Chi anche tra coloro che fanno parte dei nostri gruppi cristiani ha voluto farsi schiavo di tutti, di chi è simpatico e di chi lo è di meno, e anche di chi non lo è per nulla, chi ha voluto non giudicare nessuno, lavare i piedi di chi li ha sporchi, per sperimentare la grazia, questa straordinaria potenza?

Temo che siano pochi … Qualcuno ha perfino lasciato la sua comunità  …
Preghiamo per accogliere nel cuore questa Parola di Salvezza. Giacomo che voleva ben altro all'inizio, ha accolto l'orizzonte di speranza sconfinato che gli ha aperto Gesù ed è stato il primo degli Apostoli a bere il calice del suo Maestro.


Prima Lettura   2 Cor 4, 7-15
Portiamo nel nostro corpo la morte di Gesù.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. Cosicché in noi agisce la morte, in voi la vita.
Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: «Ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. Tutto infatti è per voi, perché la grazia, accresciuta a opera di molti, faccia abbondare l’inno di ringraziamento, per la gloria di Dio. 

Salmo Responsoriale 
  Dal Salmo 125
Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia.

Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si riempì di sorriso,
la nostra lingua di gioia.

Allora si diceva tra le genti:
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi:
eravamo pieni di gioia.

Ristabilisci, Signore, la nostra sorte,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà nella gioia.

Nell’andare, se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni.
    
Canto al Vangelo 
  Gv 15,16
Alleluia, alleluia.
Io ho scelto voi, dice il Signore,
perché andiate e portiate frutto
e il vostro frutto rimanga.
Alleluia.
 

Vangelo   Mt 20, 20-28
Il mio calice lo berrete.

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».


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