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sabato 22 luglio 2017

PERCHE' DIO NON MI HA DATO UNA VITA MIGLIORE? / Festa di Santa Maria Maddalena, Prima Testimone della Risurrezione

Cristo Risorto e Maria Maddalena
Anton Raphael Mengs - Madrid
Non sono nato in una famiglia importante ma nei confronti di altri, il solo fatto di essere francese, europeo, per esempio, era un privilegio che molti avrebbero voluto avere. E le migrazioni di oggi ce lo ricordano tragicamente. Anche all’interno della società francese, posso dire che la mia famiglia mi ha dato, sul piano umano, più possibilità di tanti altri. Eppure sono stato a momenti così infelice da pensare perfino al suicidio.
Quando qualcuno non si ama, non ama le sue origini, il suo corpo, il suo carattere, le persone che ha attorno, si vergogna dei suoi genitori, della sua povertà, della sua intelligenza, sorge ineluttabilmente la domanda: “perché sono nato così?” “perché la mia storia è andata così?”. Se uno crede in Dio la domanda non cambia molto, anzi, si acuisce: “perché Dio – che mi ama – ha  voluto (ha permesso: ma Dio essendo onnipotente la sostanza rimane la stessa) che io mi trovassi in questa situazione, senza colpa mia?” Questa domanda si declina in mille sfumature, perfino quando riconosco una mia qualche responsabilità in un errore o un peccato commesso: “perché Dio non mi ha evitato questo errore, questo peccato, le cui conseguenze sono troppo pesanti per me, per la mia famiglia?”. Allo stesso modo se uno scopre in sé la sete dell’infinito, prova un senso di insoddisfazione radicale che nulla può colmare.


La domanda può allora esprimersi in questo modo: “Dio non poteva creare un mondo migliore?” la risposta è: “Certamente sì. Dio poteva creare infiniti mondi migliori.” Ma questo non cambia nulla. Perché il mondo creato, per natura, è sempre finito. Di fronte all’infinito di Dio la distanza rimane la stessa. L’abbiamo imparato a scuola: la differenza tra una quantità qualsiasi e l’infinito è sempre infinita. Che io abbia solo “uno” oppure “mille miliardi” se lo sottraggo dall’infinito, il resto è sempre infinito.

Trasportato sul piano religioso significa che per quanto io migliori, io mi arricchisca, anche spiritualmente, non scalerò mai il cielo. Camminando con tanto coraggio arriverò sulla cima dell’Everest ma non sulla luna o il sole. Senza la grazia data da Lui non potrò raggiungere Dio, non potrò salvarmi, non potrò vincere la morte. La salvezza è un dono che si accoglie nella fede.

Gli antichi egizi, per assicurarsi l’immortalità, facevano riti complicatissimi tra cui la mummificazione e cose assurde come le piramidi. Tutte cose costosissime accessibili solo a pochi privilegiati. Ma avevano capito anche un’altra cosa: l’immortalità era riservata ai giusti. Il dio dei morti pesava l’anima del defunto mettendo sull’altro piatto della bilancia una piuma d’uccello. Se l’anima non era più leggera della piuma d’uccello, cioè non si era purificata da ogni trasgressione, era condannata a non vedere mai la luce dell’altra vita.

Da questa pesantezza della mia condizione di vita e dall’intuizione che solo i puri entrano nella vita eterna, è nato il mito del karma e della reincarnazione. Il karma è il debito con il quale nasco e che spiega la mia condizione di vita. Ne troviamo una traccia nella mentalità degli apostoli: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?». (Gv 9:2). Secondo la teoria del karma devo dunque espiare le mie colpe di  una vita anteriore, fino ad essere totalmente senza macchia. E se non riesco a farlo in questa vita, dovrò reincarnarmi, in una condizione migliore o peggiore a seconda che avrò diminuito o peggiorato il mio debito (karma). Espiare, espiare sempre! Il problema degli induisti non è dunque : “che bello c'è la reincarnazione, tornerò a vivere”, ma: come sfuggire alla maledizione della reincarnazione visto che, dopo tanti sacrifici e sofferenze, mi rendo conto che sono sempre peccatore. Chi mi salverà?

Ma se Dio non mi faceva nascere col peccato di Adamo addosso non era assai meglio? Perché devo nascere con la macchia del peccato originale?
Gli ebrei raccontano che quando Dio creò Adamo ed Eva nel paradiso, tutto era armonioso attorno a loro, erano colmi del suo amore e dei suoi doni, e, di conseguenza, erano immortali. Eppure sono rimasti solo tre giorni in questa condizione poi peccarono. Quando Dio diede al suo popolo la Legge ai piedi del monte Sinai e che questi la accettò con fede, esso ridiventò immortale. Ma poi gli ebrei peccarono dopo appena tre ore!
Anche se parti da una condizione privilegiata, col peccato rovini tutto. Quello che conta veramente è la fede nella misericordia di Dio e nella sua guida che ci porta a pascoli erbosi anche quando dobbiamo passare attraverso valli oscure. La sua presenza e la sua guida ci danno sicurezza.

La nostra condizione umana è questa: vivo il grande e bel dono della vita ma questo dono è accompagnato da sofferenze, talvolta grandissime, con o senza colpa, e sono radicalmente insoddisfatto perché desidero  una pienezza che non ho e non riesco a raggiungere, non riesco nemmeno ad immaginare, mentre la morte è sempre presente al mio orizzonte, minacciosa e imprevedibile.

La risurrezione di Gesù, di cui Maria Maddalena è la prima testimone, è la risposta e la potenza di vita che posso accogliere nella fede. La fede! La fede che salva gratuitamente e dona in germe la pienezza di cui ha bisogno il mio cuore, vincendo la morte e la solitudine che mi abitano nel profondo!

Rallegrati, Cristo è risorto, la tua vita è redenta. Qualunque sia la tua condizione attuale, qualunque siano i tuoi peccati, se credi nel Signore Gesù e nella sua Risurrezione, se ti converti a Lui, sei nato di nuovo, inizia in te la Vita che vince la tua morte e faceva ritenere a san Paolo che le sofferenze del momento presente non sono nulla nei confronti della gloria che ci è promessa. Maria Maddalena ne è stata la prima testimone, lei dalla quale il Signore aveva cacciato sette demoni, una condizione certamente di grandissima sofferenza, e la colmò della sua gioia.


Prima Lettura  Ct 3,1-4a
Trovai l’amore dell’anima mia.

Dal Cantico dei Cantici
Così dice la sposa:
«Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato
l’amore dell’anima mia;
l’ho cercato, ma non l’ho trovato.
Mi alzerò e farò il giro della città
per le strade e per le piazze;
voglio cercare l’amore dell’anima mia.
L’ho cercato, ma non l’ho trovato.
Mi hanno incontrata le guardie che fanno la ronda in città:
“Avete visto l’amore dell’anima mia?”.
Da poco le avevo oltrepassate,
quando trovai l’amore dell’anima mia».

Oppure:   2 Cor 5,14-17
Ora non conosciamo più Cristo alla maniera umana.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi  
Fratelli, l’amore del Cristo ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro.
Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.

Salmo Responsoriale 
 Dal Salmo 62
Ha sete di te, Signore, l'anima mia.

O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua.

Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode.

Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.

Quando penso a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.
A te si stringe l’anima mia:
la tua destra mi sostiene.

Canto al Vangelo 
  Dalla Sequenza pasquale
Alleluia, alleluia.

Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?
La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto.
Alleluia.

Vangelo   Gv 20,1.11-18
Ho visto il Signore e mi ha detto queste cose.
 
Dal vangelo secondo Giovanni
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”».
Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.  


1 commento:

  1. Bella riflessione
    Francoise
    "La fede che salva gratuitamente e dona in germe la pienezza di cui ha bisogno il mio cuore"

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