Come ieri gli
straordinari martiri di Otranto, anche la memoria di san Massimiliano Maria Kolbe,
il Folle dell’Immacolata, fondatore della Milizia dell’Immacolata e definito da
Giovanni Paolo II Patrono dei nostri difficili e critici tempi, incontra provvidenzialmente
le letture del giorno.
Sembra più difficile
trarre paralleli dalle letture per illustrare la personalità così ricca di P.
Kolbe. Mi risuona questo “guadagnare il tuo fratello” pensando al suo afflato
missionario universale. Egli aveva compreso l’importanza per la missione dei moderni
mezzi di comunicazione diventando una figura di riferimento in quel campo. Questa
sua audacia e geniale creatività si appoggiava su una intensa vita di preghiera,
personale e comunitaria, e una solidissima formazione teologica perché la sua
devozione non si trasformi in sentimentalismo ed essere “come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là
da qualsiasi vento di dottrina” (da qualsiasi
pretesa apparizione, rivelazione privata, dettaglio esteriore e senza importanza,
ecc..) (Efesini 4,14; leggi Efesini 4,11-16). In particolare p. Kolbe approfondisce le conseguenze del DOGMA dell’Immacolata
Concezione. Si appoggiava anche su una formazione all’obbedienza di cui aveva compreso
il valore e che ritrovava nella Serva del Signore, e in Colui che si è fatto
Servo di Jahvé, svuotando se stesso.
Come spiegare altrimenti
l’offerta spontanea della sua vita per un estraneo nel Campo di Auschwitz?
Prima Lettura Dt 34, 1-12
Mosè morì in quel luogo, secondo l’ordine del Signore. Non è più sorto un profeta come lui.
Mosè morì in quel luogo, secondo l’ordine del Signore. Non è più sorto un profeta come lui.







