Paolo
vive un momento difficile che ha senso solo nel progetto di Dio. E solo se
rimane fedele a Dio può uscire fin da ora dall’assurdo umano della sua
situazione perché sa che sta tutto è nelle sue mani. Così permette a Dio di compiere
in tutto il suo disegno d’amore per Lui
Tante
volte cozziamo contro i progetti di Dio non solo perché siamo limitati ma anche
perché abbiamo una mentalità troppo distante da quella di Dio. Il Vangelo di oggi
ce ne offre un esempio illuminante.
Pietro
ha tradito. Gesù risorto gli ha perdonato ma non l’ha ancora riconfermato nella
sua responsabilità di “Roccia”. Noi ci aspettiamo da parte di Gesù una messa alla
prova, sufficientemente lunga, oppure un chiarimento: prometti che non lo farai
più, hai visto che avevo ragione io?, te l’avevo detto, non prenderai più iniziative?,
hai capito quanto mi hai fatto soffrire? hai capito il tuo errore?, sarai all’altezza
questa volta? ecc… Come farebbe una mamma al suo figlioletto…
Invece
Gesù si accontenta di chiedere a Pietro se gli porta un amore sincero
più grande dell’amore che porta alle persone. Se mette il suo Signore davanti a
tutto e a tutti, pur essendo debole. Ad ogni atto di amore da parte di Pietro Gesù
risponde con un atto di fiducia e di consegna di responsabilità. Pietro mi può aiutare
perché ama Gesù, in maniera ancora limitata ma sincera e che sceglie Gesù, ama Gesù
più di quanto ama gli altri. Tutto è chiaramente appoggiato sull’amore infinito
di Gesù per lui.
Non
un cuore diviso, non un mercanteggiare “fino a che punto io posso? … fino a che
punto devo? … ” ma un affidarsi a questo amore totale. Infatti Gesù non lascia
a Pietro il sistemare la sua vita, il suo cuore, ma gli dice: “Seguimi”, “Lasciati
portare”.
Sappiamo
che Pietro avrà, in cambio, come dono gratuito, provvidenze, esperienze, amicizie, che riempiranno
la sua vita e il suo cuore, lo colmeranno della gioia della risurrezione e
della consolazione dello Spirito Santo. Ma tutto passerà attraverso Cristo, attraverso
questa alleanza con l’Unico.
Prima Lettura At
25,13-21
Si trattava di un certo Gesù, morto, che Paolo sosteneva essere
vivo.