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sabato 16 giugno 2018

LIBERARE LA LIBERTA', DIPENDERE DALL'AMORE testi di J. Ratzinger. La prefazione di papa Francesco



Ho comprato un libro pubblicato di recente, che raccoglie testi scelti di J. Ratzinger /Benedetto XVI sul tema di “fede e politica”, intitolato “Liberare la libertà”. 
Più che mai i cristiani hanno bisogno di formarsi seriamente secondo l’insegnamento del Vangelo e della Chiesa riguardo alla cosa pubblica e all’azione politica, e superare gli slogan del proprio partito o delle conversazioni tra amici che muovono soltanto l’emotività e ben poco la ragione. Questo modo di affrontare la politica quasi esclusivamente emotivo e sempre con fondamenta fragili porta con sé il rischio gravissimo del populismo e di entusiasmi eccessivi ai quali succedono altrettante delusioni fino al disimpegno totale. Invece il cittadino, avendo la felice sorte di vivere in democrazia, deve essere responsabile del proprio popolo e del suo futuro, e diventarne costruttore attivo e assennato per la propria parte. Il cristiano deve essere un cittadino responsabile davanti a Dio e alle generazioni future; deve essere cosciente dell’interconnessione dei popoli e dei problemi; deve essere cosciente di far parte di una storia che porta con sé conseguenze positive e negative e non dilapidare i tesori di ricchezza, di tradizioni, di bellezza, di relazioni e alleanze, costruiti e accumulati con sacrifici spesso immensi dalle generazioni precedenti, nell’illusione di un cambiamento che farà “tutto nuovo, tutto perfetto!” e non si realizza mai, o di un facile egoismo che nega la realtà, alzando i muri. Il problema è che ogni campagna elettorale risuona di promesse di “tutto nuovo, tutto perfetto” e della chiamata alle pulsioni più primitive dell'elettore. Infine c'è la pretesa della politica di allontanare il credente da Dio, in nome della felicità immediata, della pluralità, dei "nuovi valori", ecc. Il cristiano sa che non solo non gli è lecito rinnegare la sua Alleanza con Dio, ma che questo toglie all’uomo la sua identità e dignità profonde. Non si tratta di fare discorsi complicati che escludono i semplici. I semplici, proprio perché semplici, possono individuare le proposte più veritiere e profonde perché, se sono cristiani con una vera esperienza spirituale, sapranno riconoscere quelle che sono radicate nello Spirito Buono di Dio e nella natura vera dell'uomo, lasciando poi agli esperti la definizione delle soluzioni tecniche. 
Per invogliare a leggere questi testi di Joseph Ratzinger/ Benedetto XVI o solo per riflettere, ricopio sotto la breve e densa prefazione al libro scritta da papa Francesco. Si vedrà quanto lui sia il garante illuminato e affidabile dei valori perenni del Vangelo e della dignità dell’uomo.


LIBERARE LA LIBERTA’ 
Fede e politica nel terzo millennio.

Prefazione di Sua Santità Papa Francesco

Il rapporto tra fede e politica è uno dei grandi temi da sempre al centro dell’attenzione di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI e attraversa l’intero suo cammino intellettuale e umano: l’esperienza diretta del totalitarismo nazista lo porta sin da giovane studioso a riflettere sui limiti dell’obbedienza allo Stato a favore dell’obbedienza a Dio: “Lo Stato – scrive in questo senso in uno dei testi proposti – non è la totalità dell’esistenza umana e non abbraccia tutta la speranza umana. L’uomo e la sua speranza vanno oltre la realtà dello Stato e oltre la sfera dell’azione politica. Ciò vale non solo per uno Stato che si chiama Babilonia, ma per ogni genere di Stato. Lo Stato non è la totalità. Questo alleggerisce il peso all’uomo politico e gli apre la strada ad una politica razionale. Lo Stato romano era falso e anticristiano proprio perché voleva essere il totum delle possibilità e delle speranze umane. Così esso pretende ciò che non può; così falsifica ed impoverisce l’uomo. Con la sua menzogna totalitaria diventa demoniaco e tirannico”.
Successivamente, anche proprio su questa base, a fianco di san Giovanni Paolo II egli elabora e propone una visione cristiana dei diritti umani capace di mettere in discussione a livello teorico e pratico la pretesa totalitaria dello Stato marxista e dell’ideologia atea sulla quale si fondava; perché l’autentico contrasto tra marxismo e Cristianesimo per Ratzinger non è certo dato dall’attenzione preferenziale del cristiano per i poveri: “Dobbiamo imparare – ancora una volta non solo a livello teorico, ma nel modo di pensare e di agire – che accanto alla presenza reale di Gesù nella Chiesa e nel sacramento, esiste quell’altra presenza reale di Gesù nei più piccoli, nei calpestati di questo mondo, negli ultimi, nei quali egli vuole essere trovato da noi” scrive Ratzinger già negli anni Settanta con una profondità teologica e insieme immediata accessibilità che sono proprie del pastore autentico. E quel contrasto non è dato nemmeno, come egli sottolinea alla metà degli anni Ottanta, dalla mancanza nel Magistero della Chiesa del senso di equità e solidarietà, e, di conseguenza, “nella denuncia dello scandalo delle palesi disuguaglianze tra ricchi e poveri – si tratti di disuguaglianza tra paesi ricchi e paesi poveri oppure di disuguaglianza tra ceti sociali nell’ambito dello stesso territorio nazionale – che non è più tollerato”.
Il profondo contrasto, nota Ratzinger, è dato invece – e prima ancora che dalla pretesa marxista di collocare il cielo sulla terra, la redenzione dell’uomo nell’aldiquà – dalla differenza abissale che sussiste riguardo  al come la redenzione debba avvenire: “La redenzione avviene per mezzo della liberazione da ogni dipendenza, oppure l’unica via che porta alla liberazione è la completa dipendenza dall’amore, dipendenza che sarebbe poi anche la vera libertà?”.
E così, con un salto di trent’anni, egli ci accompagna alla comprensione del nostro presente, a testimonianza dell’immutata freschezza e vitalità del suo pensiero. Oggi infatti, più che mai, si ripropone la medesima tentazione del rifiuto di ogni dipendenza dall’amore che non sia l’amore dell’uomo per il proprio ego, per “l’io e le sue voglie”; e, di conseguenza, il pericolo della “colonizzazione “ delle coscienze da parte di una ideologia che nega la certezza di fondo per cui l’uomo esiste come maschio e femmina ai quali è assegnato il compito della trasmissione della vita; quell’ideologia che arriva alla riproduzione pianificata e razionale di esseri umani e che – magari per qualche fine considerato “buono” – arriva a ritenere logico e lecito eliminare quello che non si considera più creato, donato, concepito e generato ma fatto da noi stessi. Questi apparenti “diritti” umani che sono tutti orientati all’autodistruzione dell’uomo – questo ci mostra con forza ed efficacia Joseph Ratzinger – hanno un unico comune denominatore che consiste in un’unica grande negazione: la negazione della dipendenza dall’amore, la negazione che l’uomo è creatura di Dio, fatto amorevolmente da Lui a Sua immagine e a cui l’uomo anela come la cerva ai corsi d’acqua (Sal 41). Quando si nega questa dipendenza tra creatura e creatore, questa relazione d’amore, si rinuncia in fondo alla vera grandezza dell’uomo, al baluardo della sua libertà e dignità.
Così la difesa dell’uomo e dell’umano contro le riduzioni ideologiche del potere passa oggi ancora una volta dal fissare l’obbedienza dell’uomo a Dio quale limite dell’obbedienza allo Stato. Raccogliere questa sfida, nel vero e proprio cambio d’epoca in cui viviamo, significa difendere la famiglia. D’altronde San Giovanni Paolo II aveva ben compreso la portata decisiva della questione: a ragione chiamato anche il “Papa della famiglia”, non a caso sottolineava che “l’avvenire dell’umanità passa attraverso la famiglia” (Familiaris Consortio, 86). E su questa linea anch’io ho ribadito che “il bene della famiglia è decisivo per il futuro del mondo e della Chiesa” (Amoris laetitia, 31).
Così sono particolarmente lieto di poter introdurre questo secondo volume dei testi scelti di Joseph Ratzinger sul tema “fede e politica”. Insieme alla sua poderosa Opera omnia, essi possono aiutare non solo tutti noi a comprendere il nostro presente e a trovare un solido orientamento per il futuro, ma anche essere vera e propria fonte d’ispirazione per un’azione politica che, ponendo la famiglia, la solidarietà e l’equità al centro della sua attenzione e della sua programmazione, veramente guardi al futuro con lungimiranza.
Papa Francesco

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