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sabato 15 maggio 2021

IL CRISTIANESIMO E' UNA VIA! E QUINDI DEVI CAMMINARE / sabato VI sett. Pasqua

 

Aquila, Priscilla e Apollo. 

“Paolo percorreva  … confermando tutti i discepoli”

La fede viene dall’ascolto dell’annuncio vivo da parte di testimoni abitati dallo Spirito e il seme gettato nel cuore tende a svilupparsi. Ma le tribolazioni, le persecuzioni, le tentazioni del mondo, o la semplice aridità dell’attesa che si compiano le promesse di Dio, possono soffocare quel seme (vedi Pietro che cammina sulle acque ma inizia ad affondare appena, impaurito per la violenza del vento, non si appoggia più sulla Parola di Gesù (Matteo 14, 24-33; Mc 6; Gv 6) e la Parabola fondamentale del Seminatore (Mt 13; Mc 4; Lc 8)). Hai bisogno della Chiesa per essere confermato, custodito nella tua crescita. E la Chiesa non deve mai dare per scontata la fede, né smettere di nutrire i credenti. Ci sono le crisi forti, ma c'è anche il pericolo di ritornare pian piano alla mentalità mondana pagana, quando non nutri la tua fede con cibo sano e vero. Il cuore purificato con la fede si riempie di nuovo di erbacce, spine e “uccelli delle tenebre” vari …

Apollo è un giudeo credente in Gesù. Ha una profonda conoscenza delle Scritture. All’epoca non ci sono computer e nemmeno bibbie stampate. Perciò, pochi conoscono bene le Scritture, perché si possono assimilare solo ascoltando, memorizzando e meditando. Questa conoscenza, rende Apollo molto forte. Anche nella sinagoga alcuni giudei conoscono bene le Scritture ma non hanno la chiave per comprenderle, e contestano i cristiani che si sentono fragili di fronte a loro perché, benché venuti alla fede all’annuncio del Kerigma e illuminati dallo Spirito Santo, non hanno retroterra, specialmente quelli provenienti dal paganesimo. Apollo li conforta dimostrando pubblicamente con argomenti fondati sulle Scritture che Gesù è il Messia atteso e, allo stesso tempo, li istruisce, li nutre con il pane della Parola di Dio. Per una fede matura ci vuole la grazia ma anche il nutrirsi della Parola di Dio finché diventi esperienza vissuta.

Il Cristianesimo, oltre che essere un incontro è una via. Apollo era stato istruito nella via del Signore”, “gli esposero con maggiore accuratezza la via (di Dio)”. Una Via permette di andare da un punto ad un altro. Ma si giunge alla meta solo se, primo: cammino, secondo: seguo quella via e non vado di qua o di là. Molti credono di poter avere una fede a modo loro. Altri pensano di avere fede senza camminare, magari, osservando qualche precetto, qualche regola, qualche devozione. Proprio queste persone devono essere evangelizzate, al pari di coloro che non credono in Dio.

 

Prima Lettura   At 18, 23-28
Apollo dimostrava attraverso le Scritture che Gesù è il Cristo.

venerdì 14 maggio 2021

SAN MATTIA, APOSTOLO AGGIUNTO / S. Mattia, 14 maggio

Cristo sceglie tra Giuseppe e Mattia.
 

La Chiesa non inizia la sua vita e la sua missione con la Pentecoste ma con l’Ascensione. Infatti l’elezione di Mattia al posto di Giuda, prima della discesa dello Spirito Santo, ne è un segno chiaro.

Gesù voleva dodici Apostoli, come le dodici tribù d'Israele (la nostra salvezza viene da Israele, Gesù e i Dodici, la Madonna, Paolo, ecc., sono ebrei, e il perdono dei peccati è stato annunciato cominciando da Gerusalemme, non dimentichiamolo). La Chiesa obbedisce a questa volontà del Signore. Qual è il criterio di scelta? L'Apostolo deve essere uno che possa testimoniare la risurrezione di Gesù Cristo. Per questo deve conoscerlo bene, dal battesimo di Giovanni Battista fino all’Ascensione. Dalle persone ivi radunate (centoventi. Per questo i Cardinali in Conclave sono centoventi? Non credo che c’entri nulla) vengono proposti due candidati. Uno, Giuseppe, sembra avere più titoli di Mattia. Si chiede a Dio di scegliere lui stesso, tramite sorteggio. E Dio sceglie Mattia. Ancora gli ortodossi usano questo metodo per eleggere il loro Patriarca: definiscono una terna di nomi e poi tirano a sorte invocando Dio.

Questo episodio mi suggerisce due riflessioni:

-La Chiesa ha come missione principale di testimoniare la risurrezione di Gesù. Questo dovere diventa oggi sempre più urgente, perché la gente non crede nemmeno più alla vita eterna, figuriamoci alla risurrezione! Ma per questo bisogna conoscere Gesù. Infatti non abbiamo una spiegazione scientifica della Risurrezione e nessuno era presente lì in quella notte, ma ogni gesto e parola di Gesù lo porta verso l’amore assoluto della croce e la risurrezione: egli è la Via che porta anche noi alla Risurrezione. Chi è vissuto con lui ha visto, sentito, toccato con mano. Noi non siamo stati testimoni oculari, e la nostra fonte è la Scrittura. «Il vangelo: che i preti e i laici, senza differenze […], si immergano nel Vangelo. Questo lo dico con una particolarissima e specifica insistenza, anche quantitativa: leggerlo, leggerlo, leggerlo, […] in un rapporto continuo, personale, vissuto, creduto con tutto l’essere […]. Ascoltare il Vangelo così com’è, senza glossa, come diceva Francesco […]. È di una profondità infinita, inesausta e inesauribile. E continuamente ci plasma, ci sostiene, ci forma, ci crea, come cristiani prima di tutto» (Giuseppe Dossetti). Si tratta della ricerca del volto di Gesù, del suo modo di sentire, vedere il mondo e scegliere. Santa Teresina in modo più semplice ma non meno incisivo diceva: “leggendo il Vangelo conosco il carattere di Dio”.

-Perché Gesù non ha scelto subito Mattia, invece di Giuda? Non si sa. Sappiamo solo che Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici che stessero con lui…” (Marco 3,13-14). Gesù chiama liberamente. Forse Mattia era nel gruppo più grande dal quale sono stati costituiti i Dodici, ma non importa molto. L’importante è che Mattia abbia fatto la volontà di Dio e, al momento giusto, abbia risposto alla chiamata. In lui possiamo vedere la nostra chiamata personale: viene da Dio e non da noi stessi.

 

Prima Lettura  At 1, 15-17. 20-26
La sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.

giovedì 13 maggio 2021

QUARANT'ANNI FA L'ATTENTATO IN PIAZZA SAN PIETRO / 13 maggio, giovedì VI sett. Pasqua

 


Come separare il 13 maggio dall’attentato a papa Giovanni Paolo II? L’elezione di un Papa da oltre la “cortina di ferro “ aveva meravigliato il mondo e nei primi mesi ci aspettavamo una reazione da parte dell’URSS, anche perché Giovanni Paolo II era chiaramente anti comunista ed era strumentalizzato da alcuni in chiave politica pro occidentale. Invece stavamo già nel terzo anno del suo Pontificato e la sua adesione piena al Concilio, il suo difendere i diritti umani, il suo viaggiare e attrarre le folle, la sua chiara devozione mariana, il suo comportamento diretto, libero e giocoso, i suoi primi documenti, erano i fatti che sembravano caratterizzare questo nuovo Papa la cui forza dava coraggio a chi nella Chiesa si era sentito smarrito per le polemiche e lacerazioni post conciliari, o semplicemente credeva la Chiesa incapace di incidere nel cambiamento epocale che si profilava.

E invece quegli spari in Piazza San Pietro, il Papa tra la vita e la morte! Il sogno sembrava spezzato. Ma invece sopravvisse! Allora non sapemmo molti particolari, ma ci fu un’evidenza: l’aveva salvato un miracolo! La nostra tristezza si era cambiata in gioia! Il Papa ci era stato ridonato per poter compiere la sua opera e questa era legata alle apparizioni di Fatima, a quel discernimento sulla Storia del XX secolo affidato ai tre pastorelli. Purtroppo giravano anche semplificazioni mondane di quel messaggio, come l’armata bianca dei buoni del campo della libertà contro l’armata rossa dell’ “Impero del male”, per non parlare delle “confidenze di suor Lucia al parroco Agustìn” sul Terzo Segreto di Fatima, che circolano ancora mentre questo è stato ufficialmente dichiarato compiuto quasi vent’anni fa. La Madonna invitava i pastorelli ad offrire molti sacrifici per la conversione dei peccatori, non a fare lotta politica. Certamente la Madonna ha invitato a non credere alla propaganda atea e alle promesse di un progetto di società senza Dio. Ma non esiste il partito dei salvati, non esiste salvezza senza conversione personale. Anzi, suor Lucia ha vissuto la sua missione di testimone in una preghiera sempre più profonda e nascosta, al riparo da ogni esteriorità.

Benché l'autenticità delle apparizioni di Fatima sia storicamente inattaccabile, Giovanni Paolo II stesso ha ricordato che sono apparizioni private, che la Chiesa accetta innanzitutto perché conformi alla Scrittura. Mentre il mondo e la fantasia o l’ingenuità di tanti fedeli è piena di false rivelazioni e apparizioni, Fatima rimane un faro sicuro dove si vede l’azione di Dio nella Storia per difenderci, confortarci e guidarci. La lotta però non è finita e gli attacchi del demonio possono venire da ogni lato, lui che sa pure travestirsi di angelo di luce. Contro le semplificazioni mondane e ingannatrici, ci sono però le semplificazioni che sgorgano da una fede sana, dalla fede dei semplici: conoscere la Scrittura e vivere sulla base del Kerigma da uomini e donne saggi che costruiscono sulla roccia e non temono la tempesta.

 

Prima Lettura   At 18, 1-8
Paolo si stabilì in casa loro e lavorava, e discuteva nella sinagoga.

mercoledì 12 maggio 2021

ASCOLTARE E' NECESSARIO / mercoledì VI sett. Pasqua

 

Paolo parla all'Areopago.


Paolo ottiene poco successo all’Areopago di Atene, quell’assemblea quotidiana spontanea dove si parlava di tutto, spesso in modo molto superficiale. Ha sbagliato nel suo annuncio? È vero che parla di risurrezione dai morti e non di crocifissione ma il suo discorso segue un filo logico e può catturare l’attenzione per un ulteriore approfondimento. Infatti un membro dell’Areopago e anche altri diventano credenti.

Il vero motivo è la mancanza di ascolto. Tra quelli che portano Paolo all’Areopago per "ascoltarlo meglio", c'è chi l’ha già bollato come “ciarlatano” (Atti 17,18). Ascoltare è difficile e raro. Bisogna fare spazio a ciò che non è mio, a ciò che non so già. Eppure la fede – e quindi la salvezza – viene dall’ascolto.

Un laico invitato a un Sinodo, notava come Giovanni Paolo II continuava ad ascoltare e a prendere appunti anche per l’oratore dell’ultimo giorno, quando ormai “i giochi erano fatti” e gli altri vescovi e cardinali sembravano molto più interessati alle loro agende o altro, che a prestare attenzione. Vedevo in questo il segno della carità che ha sempre contraddistinto quel santo Papa. Ma un partecipante ai suoi viaggi ha gettato una luce diversa: Giovanni Paolo II era veramente interessato a tutto, convinto che Dio gli poteva parlare in ogni momento, in ogni circostanza, attraverso chiunque. San Benedetto chiede all’Abate di ascoltare con attenzione il più giovane novizio perché Con la bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la tua potenza contro i tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli”. (Salmo 8:3).

Giovanni Paolo II aveva passione per la vita. Come dice papa Francesco, bisogna avere “gratitudine per il passato, passione per il presente, speranza per il futuro”. Allora la nostra vita, con tante situazioni ripetitive e attese umane incompiute o deluse, sveglierà i suoi colori, non sarà più routine ma avventura, diventerà degna di un figlio di Dio, che sia una svolta solo interiore o forse anche un’avventura nuova anche esternamente.

 

Prima Lettura   At 17, 15-22-18,1
Colui che, senza conoscerlo, voi adorate, io ve lo annuncio.

martedì 11 maggio 2021

PAOLO E SILA LIBERATI A FILIPPI / martedì VI sett. Pasqua.

"Allora il carceriere chiese un lume..."

 

Ormai san Luca, più che “degli apostoli”, racconta “gli Atti di Paolo”. Non è una scelta di amicizia ma un discernimento: la Buona Notizia è fatta per tutti gli uomini e la Chiesa esiste per essere missionaria. Dopo aver annunciato il Vangelo al Popolo eletto, deve andare verso i pagani che sono l’immensa maggioranza dell’umanità.

In ogni città, ebrei e pagani accettano l’Annuncio ma sono una piccola minoranza. A Filippi la folla insorge contro Paolo e Sila. Per quale motivo? I soldi. Una schiava aveva uno spirito di divinazione e la gente pagava molto per sapere da lei le cose più diverse, come oggi si fa leggere le carte. Ora questa schiava si mette per giorni a seguire Paolo e i suoi, gridando: “questi uomini sono servi del Dio altissimo e vi annunciano la via della salvezza” (Atti 16,17). Che fa Paolo? Caccia lo spirito dalla schiava nel nome di Gesù. Non è forse illogico? Questa schiava portava gente ad ascoltare la Buona Notizia! Dobbiamo riflettere su questo, sull’importanza della purezza della fede, sull’importanza di non accettare collaborazioni, preghiere, forme di culto, ambigue o interessate, di non tollerare  la superstizione tra i fedeli… Il demonio non desidera certamente che la gente si converta, ma cerca in tutti i modi di inquinare la fede.

I padroni della schiava vedono perdersi la loro fonte di guadagno, e aizzano la folla contro Paolo e Sila che finiscono in carcere. Lì, pieni di ferite, cantano inni di lode, ringraziano Dio. Non chiedono la grazia della libertà. Anche questo potrebbe sembrare illogico. Ma essi sanno che tutto è nelle mani del Signore che fa bene ogni cosa. Egli li libera tramite un terremoto che però non distrugge, apre solo le porte e fa cadere le catene dai piedi.  Questi vari segni colpiscono il carceriere che chiede come avere la salvezza. La risposta è molto semplice: «Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia».

- Tu credi nel Signore Gesù? - Certo! – nella Chiesa, nel Papa? – un po’ di meno… Ho una mia fede personale… Ognuno la pensa come vuole … Sentiamo molte risposte. Le difficoltà nella fede sono esistite fin dal primo giorno ma la Chiesa non cessa di annunciare la verità. Infatti il carceriere è pronto a credere quello che si vuole pur di essere salvato ma non si può credere a ciò che non si conosce e bisogna cambiare mentalità, quindi Paolo e Sila “proclamarono la parola del Signore a lui e a tutti quelli della sua casa”. San Luca conclude che “fu pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio”. Credere in Dio e in Gesù Cristo è la stessa cosa, perché Gesù rivela il Volto del Padre, la sua Natura. Dio è Amore puro, quindi Misericordia infinita e crocifissa, che infonde la Vita, vince il Male e la Morte.

Il PECCATO è non credere in Cristo, non accettarlo in tutto. Vi uccideranno credendo di rendere culto a Dio perché non hanno conosciuto né il Padre né me, dice Gesù (vedi Gv 16,3).

(Forse ti può interessare il commento che ho scritto su queste stesse letture, partendo dalla mentalità del carceriere,  il 28 maggio 2019 "LO SCONTRO TRA LA MENTALITA' DEL MONDO E QUELLA DI DIO).

 

Prima Lettura   At 16, 22-34
Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia.

FRATELLI TUTTI / 84 La memoria

 

Andare ad Auschwitz per non dimenticare, perché
non succeda di nuovo. Purtroppo ci sono tanti
altri luoghi teatri di orrori, nel passato e anche oggi 

La memoria

246. Da chi ha sofferto molto in modo ingiusto e crudele, non si deve esigere una specie di “perdono sociale”. La riconciliazione è un fatto personale, e nessuno può imporla all’insieme di una società, anche quando abbia il compito di promuoverla. Nell’ambito strettamente personale, con una decisione libera e generosa, qualcuno può rinunciare ad esigere un castigo (cfr Mt 5,44-46), benché la società e la sua giustizia legittimamente tendano ad esso. Tuttavia non è possibile decretare una “riconciliazione generale”, pretendendo di chiudere le ferite per decreto o di coprire le ingiustizie con un manto di oblio. Chi può arrogarsi il diritto di perdonare in nome degli altri? È commovente vedere la capacità di perdono di alcune persone che hanno saputo andare al di là del danno patito, ma è pure umano comprendere coloro che non possono farlo. In ogni caso, quello che mai si deve proporre è il dimenticare.

247. La Shoah non va dimenticata. È il «simbolo di dove può arrivare la malvagità dell’uomo quando, fomentata da false ideologie, dimentica la dignità fondamentale di ogni persona, la quale merita rispetto assoluto qualunque sia il popolo a cui appartiene e la religione che professa».[231] Nel ricordarla, non posso fare a meno di ripetere questa preghiera: «Ricordati di noi nella tua misericordia. Dacci la grazia di vergognarci di ciò che, come uomini, siamo stati capaci di fare, di vergognarci di questa massima idolatria, di aver disprezzato e distrutto la nostra carne, quella che tu impastasti dal fango, quella che tu vivificasti col tuo alito di vita. Mai più, Signore, mai più!».[232]

lunedì 10 maggio 2021

TUTTO DIPENDE DA COME ASCOLTI IL VANGELO / lunedì VI sett. Pasqua.

 

Lidia accoglie Paolo e i suoi compagni nella sua casa.


Dal brano di oggi ci rendiamo conto che vivere il Vangelo è una cosa molto seria: si tratta di rendere testimonianza al Cristo, presentarlo come Unico Signore al quale bisogna obbedire (vorrei, ma come si obbedisce sicuramente al Signore? basta obbedire alla Chiesa! A chi?!? - Ci vuole coraggio per dire a qualcuno: ti devi convertire!). Ci sono anche le persecuzioni. Qualcuno vedrà come fumo negli occhi il tuo annuncio e ti ucciderà, dice Gesù!

Noi non siamo confrontati con tali persecuzioni, ma il Vangelo è comunque qualcosa di veramente serio, anche solo amare tutte le persone che incontriamo o con le quali viviamo. Ma c'è un altro aspetto fondamentale: tutto dipende da come ascoltiamo. Se ascoltiamo il Vangelo come gli apostoli durante l’Ultima Cena, mentre minacce di morte pesano su Gesù e senza il dono dello Spirito Santo, è una cosa. Se le ascoltiamo dopo la Pentecoste, certi della sua Risurrezione e colmi del suo Spirito, cambia tutto! Ascoltare le Parole di Gesù con le sole forze umane è una condanna, ascoltarle ripartendo dalla Risurrezione, da Gesù vivo che mi accompagna e mi guida, mi parla, mi sostiene, questo cambia il mio sguardo sulla vita. Anche se la mia fede è debolissima, anche se sono nel più profondo di una depressione, o di una situazione ingarbugliata, dal mio più nero peccato, Gesù mi infonde speranza e non mi abbandonerà. “Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga (la cui figlia era morta): «Non temere, continua solo ad aver fede! »”. (Marco 5,36). “Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!”. (Gv 16:33).

Il mettere il Signore al primo posto non significa non avere più né sostegni né amicizie e consolazioni umane. L’accoglienza di Lidia in casa sua, a Filippi, è un esempio molto bello di come il Signore provvede ai suoi servi sotto ogni aspetto.

 

Prima Lettura   At 16, 11-15
Il Signore aprì il cuore a Lidia per aderire alle parole di Paolo.