In questi giorni leggiamo il meraviglioso racconto della Creazione. Meraviglioso ma non ingenuo: prende in contropiede sapientemente i racconti delle origini babilonesi. Senza polemica offre il proprio racconto, in forma bella che attira anche chi non sa nulla delle cosmogonie pagane e non lascia l’amaro della critica.
In questo racconto della Genesi colpisce anche, appunto, la bellezza e semplicità dell’opera di Dio, di ciò che esce dalle sue mani. Mentre i vari Vangeli di questi giorni fanno vedere la fatica di Gesù per riportare l’uomo a “ciò che era in principio”. Infatti, nell’uomo corrotto dal peccato originale, anche lo sforzo di ritornare a Dio diventa limitato fino ad arrivare talvolta al meschino, e perfino lo spirito cattivo si insinua per costruire un complesso di regole religiosi limitanti che allontanano sempre più dallo Spirito di Dio. L’uomo introduce regole e regolette che hanno spesso più carattere di tabù che di mezzi per orientare l’uomo a Dio, che rasentano la magia (se osservi questa formula otterrai questo, questa preghiera è particolarmente efficace contro…, per …, ecc.). Fino ad adorare la legge, fino a chiamare carisma spirituale quello che è vuoto di ispirazione ed è solo tradizione umana. Come dice quel detto fortemente espressivo: il saggio indicò la luna col dito e lo stupido guardò il dito. Abbiamo bisogno del dito, specialmente quando la luna è nascosta dalle nuvole, ma quello che dobbiamo vedere è la luna, dobbiamo cercare Dio.
L’insegnamento di Gesù di oggi con gli alimenti puri e impuri è estremamente semplice e comprensibile. Eppure sappiamo che ci sono grandi religioni che impongono ancora divieti alimentari con giustificazioni religiose. Noi siamo stati liberati su questo punto. Ma il meccanismo di cui ci mette in guardia Gesù nel Vangelo è sempre presente in noi, nelle nostre pulsioni più o meno inconsce.
Prima Lettura Gn 2,4b-9.15-17 Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden.
Dal libro della Gènesi

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