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lunedì 31 ottobre 2016

lunedì XXXI settimana CARITA' SEMPRE

papa Francesco in Svezia ANSA/EPA
La prima lettura ci parla della carità all’interno della comunità con molte sfumature, tutte preziose per l’educazione spirituale dei singoli e la crescita e testimonianza della comunità. Questo brano ci prepara all’inno alla Kenosi (kenosis = svuotamento) di Cristo, che però non ascolteremo domani perché sarà la Solennità di Tutti i Santi. Questo Inno è molto importante, certamente tra i più importanti del Nuovo Testamento: dà il senso profondo del cammino di Gesù e della sua esaltazione come Kyrios-Signore, e del nostro progresso nel cammino della carità che è partecipazione al Mistero Pasquale di Gesù e finisce nella nostra propria esaltazione se abbiamo molto amato:
Fil. 2,5 Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù,
6 il quale, pur essendo di natura divina,
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;
7 ma spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo
e divenendo simile agli uomini;
apparso in forma umana,
8 umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e alla morte di croce.
9 Per questo Dio l'ha esaltato
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;
10 perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra;
11 e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.


Il Vangelo invece ci invita ad avere carità verso chi non ci può ricambiare. È normale che se invito a un pranzo parenti e amici voglio essere ricambiato. Sarebbe da stupidi e sopratutto da anormali non aspettarsi la reciprocità. Sarebbe antinaturale. Ma Gesù ci allarga gli orizzonti e volge il nostro sguardo verso chi non entra nella cerchia naturale delle nostre relazioni, ci invita a superare la logica della natura. Troppo facilmente ci lasciamo chiudere nel dinamismo naturale mentre la mia umanità personale e l’umanità tutta intera per progredire e non regredire ha bisogno di una logica superiore.

E a chi si spende generosamente verso chi non può ricambiare Dio promette una grande ricompensa “alla risurrezione dei morti”. In questi giorni di preghiera speciale per i defunti questa annotazione è molto preziosa. Chi prega per i suoi cari defunti perché essi non ha pregato abbastanza in vita, accolga, vada a cercare “chi non ha di che ricambiare” e lo offra come suffragio per chi non ha avuto abbastanza carità in vita e ne soffre adesso tutte le conseguenze in purgatorio.

A chi è deluso dell’ingratitudine degli amici e dei parenti Gesù indica una via per superare l’amarezza: dare a chi ha veramente bisogno.

La prima lettura ci parla della carità all’interno della comunità per avere gli stessi sentimenti di Cristo mentre il Vangelo ci parla invece della carità verso chi non ne fa parte. Carità “ad intra” e carità “ad extra”. Due direzioni e un unico spirito.

Ma credo che questi due testi si incontrino anche in modo molto concreto e profondo. Tante volte chi vive con me in famiglia oppure in comunità e dovrebbe applicare la legge della reciprocità (anzi, in comunità, la legge dello zelo per l’ideale), non ne è capace. È anche lui povero, storpio, zoppo, cieco, con le sue ferite e i suoi blocchi. E se so vederlo così e non chiudermi nel risentimento, sarò beato e fonte di beatitudine. D'altronde non sono forse anch'io (se non sempre, almeno tante volte) storpio, zoppo, cieco, tanto povero?

In questi due giorni preghiamo in modo speciale per papa Francesco e il suo viaggio in Svezia. Egli compie con sapienza un passo molto delicato e coraggioso. Ha precisato nell'aereo che si aspetta dai giornalisti che facciano capire il senso di questo viaggio.

Prima Lettura   Fil 2, 1-4
Rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire. 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fratelli, se c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi. 
Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri.     

Salmo Responsoriale   Dal Salmo 130
Custodiscimi presso di te, Signore, nella pace. 


Signore, non si esalta il mio cuore
né i miei occhi guardano in alto;
non vado cercando cose grandi
né meraviglie più alte di me. 

Io invece resto quieto e sereno:
come un bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è in me l’anima mia.

Israele attenda il Signore,
da ora e per sempre.  

Canto al Vangelo 
  Gv 8,31 
Alleluia, alleluia.

Se rimanete nella mia parola, 
siete davvero miei discepoli, dice il Signore,
e conoscerete la verità.
Alleluia.

Vangelo 
  Lc 14, 12-14
Non invitare i tuoi amici, ma poveri, storpi e ciechi. 

Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse al capo dei farisei che l’aveva invitato: 
«Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. 
Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».    

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