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giovedì 27 ottobre 2016

SAN FRANCESCO PATRONO DEGLI AMANTI DEL CREATO: COMPOSTIAMO

Il discorso sul compost ha suscitato grande interesse, ben aldilà di quello che avrei immaginato. Tutti quelli che non lo fanno ancora sembrano disponibili ad iniziare.

Solo un caro amico reagisce dicendo che bisogna pregare e non occuparsi di queste cose terrene (terrene: è il caso di dirlo!). Lo ringrazio molto perché è un caro amico e mi obbliga a dare qualche precisazione. Grazie a Dio sono francescano. Non si può accusare san Francesco di essere un materialista che trascura la preghiera, un politicante, un imprenditore ipocritamente rivestito di apparenze spirituali. Ora sappiamo che, alla fine della sua vita, stringendo in poche righe l’essenziale della sua esperienza e del suo insegnamento, proprio nel primo paragrafo del suo Testamento, egli ricorda come la sua conversione è cominciata col servizio molto concreto ai lebbrosi:
“Il Signore dette a me, frate Francesco, d'incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d'animo e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo”.

Molto di più, Assisi allora, come tutte le città erette in “Comuni” di quell’epoca, era divisa in due classi sociali: i Mayores e i Menores (i maggiorenti e i minori) e san Francesco ha osato chiamare la sua fraternità “Fratres Menores”, frati minori. Questo particolare non è certamente passato inosservato tra la gente di allora che non ha potuto vedervi solo un nome tratto dal Vangelo e indicante astrattamente l’umiltà mistica. Anzi, penso che per il papà di san Francesco che aveva ben altri progetti per lui, la famiglia, gli amici, tutto questo è arrivato come un pugno nell’occhio.

Fare quindi il compost. La domanda più ricorrente però è: “a che serve? Una volta fatto il terriccio, cosa ne faccio?”

La natura “naturalmente” arricchisce se stessa. Da quando era totalmente nuda, la terra si è trasformata pian piano in giardino grazie all’attività stessa della vita, degli organismi viventi. Infatti le piante usano l’energia del sole e le sostanze presenti nelle rocce grazie all’acqua e al vento, per crescere. Le loro foglie, i loro rami e tronchi, ritornando alla terra la arricchiscono e formano l’humus. Allo stesso modo fanno gli organismi più evoluti mangiando le piante e lasciando i loro escrementi, i loro cadaveri, trasportando i semi o impollinando i fiori. Così tutta la catena alimentare diventa un meccanismo che contribuisce allo sviluppo della vita in forme sempre più evolute e diffuse, ma anche a trasformare la geologia della terra stessa e il clima.
Noi classifichiamo il petrolio e il carbone, per esempio, nel campo della geologia, ma la loro origine è biologica: si tratta di microorganismi morti caduti sul fondo del mare, di foreste di alberi pietrificati.


Non si può parlare in modo separato di geologia e di biologia, ma si deve parlare di biogeologia. La vita contribuisce a trasformare la superficie della terra migliorandola.

Ora, anche l’uomo è entrato a far parte di questo meccanismo. Da una parte egli ne approfitta perché trova preziose terre fertili che si sono formate pazientemente in centinaia di milioni di anni, utili per l’agricoltura e la pastorizia. Da un’altra parte, proprio con l’agricoltura e la pastorizia egli contribuisce all’arricchimento dei terreni e della vita.

È tutto un ciclo virtuoso.

Fino a poco tempo fa tutto veniva riparato, riutilizzato, riciclato. Nulla veniva buttato o molto molto poco.

Purtroppo da circa duecento anni, è nata l’economia dello scarto. Prendo le materie prime, le trasformo, quello che non è servito, assieme ai prodotti difettosi, vien accumulato sterilmente in mucchi di rifiuti. Il prodotto, quando ho finito di servirmene, viene anch’esso buttato come “rifiuto”.
L’agricoltura stessa da paziente e benefica attivatrice dei meccanismi anche infimi della natura è diventata sempre più predatrice. Si è cominciato ad arare più profondo, affossando il primo strato fertile reso pieno di vita grazie ai microorganismi. Alla terra così scoperta sono state aggiunte sostanze chimiche industriali che si sono rivelate alla lunga veleni. Gli scarti alimentari, invece di ritornare alla terra e al suo ciclo di vita si sono accumulati nelle discariche, il più spesso, inestricabilmente mescolate con altri rifiuti, così da essere persi per sempre. Certe pratiche hanno facilitato l’erosione dei terreni fertili, abbandonati poi alla desertificazione…

Dobbiamo ritornare da modelli di economia dello scarto a modelli circolari di produzione.
Questi problemi sono intimamente legati alla cultura dello scarto, che colpisce tanto gli esseri umani esclusi quanto le cose che si trasformano velocemente in spazzatura. Rendiamoci conto, per esempio, che la maggior parte della carta che si produce viene gettata e non riciclata. Stentiamo a riconoscere che il funzionamento degli ecosistemi naturali è esemplare: le piante sintetizzano sostanze nutritive che alimentano gli erbivori; questi a loro volta alimentano i carnivori, che forniscono importanti quantità di rifiuti organici, i quali danno luogo a una nuova generazione di vegetali. Al contrario, il sistema industriale, alla fine del ciclo di produzione e di consumo, non ha sviluppato la capacità di assorbire e riutilizzare rifiuti e scorie. Non si è ancora riusciti ad adottare un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l’uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, massimizzare l’efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare. Affrontare tale questione sarebbe un modo di contrastare la cultura dello scarto che finisce per danneggiare il pianeta intero, ma osserviamo che i progressi in questa direzione sono ancora molto scarsi.

Per venire al concreto dei nostri piccolissimi impianti di trasformazione degli scarti biologici delle nostre case: “cosa faccio quando ho ottenuto un bel terriccio che profuma di sottobosco?”

È un ottimo fertilizzante biologico (per vedere cosa mettere e non mettere nella tua compostiera, internet o altri che già fabbricano il compost, ti informeranno).
Rabbocca con esso i gerani o altre piante del tuo balcone, del tuo orto e giardino, dona questo terriccio a qualche tuo amico agricoltore, oppure, semplicemente, sparso come un velo leggero, restituiscilo alla natura, nel bosco o su un prato.


La natura ti ringrazierà e anche Dio ti sorriderà. 
Dobbiamo arrivare al traguardo di "zero rifiuti".

dal sito del comune di Molfetta:

guida al COMPOSTAGGIO
Il Compostaggio è un processo di riciclaggio dei rifiuti organici attraverso il quale si ottiene un ottimo fertilizzante naturale, chiamato "compost".
Sapevate infatti che più del 40% dei rifiuti che produciamo sono organici? Questo è già un buon motivo per giustificare la raccolta differenziata prima e il riciclo poi di questo tipo di rifiuti.



CHE COS'È IL COMPOST
Le sostanze che decomponendosi formano il compost sono i materiali organici biodegradabili che si suddividono in: 
umidi(scarti di frutta e verdura, fondi di caffè e filtri di tè, pane ammuffito, gusci d'uova e ossa, sfalci d'erba) e secchi(Foglie secche, segatura, paglia, rametti, trucioli e cortecce, carta comune e carta da cucina, cartone).
 
Tutto questo rappresenta il cibo di insetti, muffe, lombrichi, funghi e batteri che hanno il compito di decomporre i resti animali e vegetali, trasformandoli in una terra bruna e profumata: sono infatti chiamati "decompostori".


Con il Compostaggio, infatti noi vogliamo imitare i processi che in natura riconsegnano le sostanze organiche al ciclo della vita.

COME SI PREPARA IL COMPOST
Il contenitore in cui viene preparato il Compost, si chiama compostiera e serve per fare il compostaggio nei giardini, senza generare cattivi odori.
Un buon compost è formato da 4 strati:
1. Il primo, quello di fondo, è formato da rametti, trucioli, cortecce e serve a favorire il passaggio dell'aria all'interno della compostiera.
2. Il secondo è formato da scarti secchi: paglia, segatura, foglie secche.
3. Il terzo è costituito da residui organici umidi: scarti di frutta e verdura, scarti di cucina e sfalci d'erba.
4. Il quarto strato, quello di chiusura è costituito da rifiuti secchi mescolati a terreno.

LE REGOLE PRINCIPALI DEL COMPOSTAGGIO
Per ottenere un buon compost. è necessario seguire alcuni semplici ma fondamentali regole:
1. Mettere la compostiera in penombra in un luogo nè troppo esposto al sole, perchè d'estate gli scarti organici potrebbero seccare, nè completamente in ombra perchè in inverno, gli scarti organici potrebbero gelare.
2. Preparare lo strato di fondo per permettere il passaggio dell'aria.
3. Aggiungere scarti organici in modo regolare, alterando quelli umidi con quelli secchi.
4. Rivoltare con un forcone il compost: ogni due settimane per il primo mese, poi, ad intervalli maggiori. Se te ne dovessi dimenticare, il compost marcisce, iniziando ad emanare cattivi odori.
5. Annaffiare il compost per permettere agli abitanti del terreno di trasformare i rifiuti organici. Attenzione! L'acqua non deve essere troppa e per essere sicuri che l'umidità sia corretta basta eseguire "la prova dell'umidità". Si stringe una manciata di compost nel pugno: se gocciola la massa è troppo umida, quindi si devono aggiungere i rifiuti secchi; se il palmo della mano è completamente asciutto, bisogna annaffiare un pò.
6. Evitare i pezzi grossi: per favorire la trasformazione rapida dei rifiuti organici è bene spezzettare i pezzi più grossi.

QUANDO IL COMPOST È PRONTO
In genere occorrono da 8 a 10 mesi per ottenere un compost maturo; questo possiamo riconoscerlo da 2 caratteristiche ben precise:
1. Ha un colore scuro e un gradevole profumo di terriccio di bosco;
2. Ha un aspetto soffice e il materiale di partenza non si riconosce più tranne i pezzi più grossolani di legno e corteccia.
Per separare la parte trasformata da quella non ancora pronta, basta servirsi di un setaccio che permetta il passaggio solo del materiale più fino e tratenga sulla base gli scarti organici non ancora decomposti.

I VANTAGGI DEL COMPOSTAGGIO
1. Il compostaggio contribuisce a risolvere il problema dei rifiuti, perchè si evita di riempire inutilmente le discariche e diminuiscono i costi di trasporto dei rifiuti.
2. Il compostaggio garantisce la fertilità del suolo perchè consente la preparazione di un fertilizzante naturale e compatibile con l'ambiente.
3. Il compostaggio offre notevole risparmio: infatti il compost limita l'acquisto di concimi chimici e di terricci particolari.

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