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martedì 18 ottobre 2016

17 ottobre SANT'IGNAZIO DI ANTIOCHIA IL TEOFORO

sant'Ignazio vescovo di Antiochia e martire
Non ho avuto il tempo di scrivere sulle letture di questo lunedì che era anche la giornata mondiale della lotta alla povertà. Solo un invito che ci viene dal Vangelo: "anche se è nell’abbondanza la vita dell’uomo non dipende dai suoi beni”. Se prendendo le nostre cose, usandole, cercandole, calcolando, comprando, vendendo, pensassimo a questa frase di Gesù ne scaturirebbe per noi uno stile di vita sobrio e più solidale, chiave della lotta alla povertà nel mondo.

Volevo però permettere a coloro che non la conoscono, di leggere il brano della lettera che sant’Ignazio il Teoforo (portatore di Dio) vescovo di Antiochia in Siria dopo l’apostolo Pietro, morto martire a Roma nel 107, rivolge ai cristiani di Roma. Il suo timore è che qualcuno si dia da fare per ottenere la sua liberazione mentre sente che questo è il momento propizio per andare incontro al suo Dio e vivere con lui.
Questa sete di Dio non gli impedisce di avere amore per la Chiesa e di prendersene cura. Infatti leggere le sue lettere è raccomandato per rafforzare l’amore per la Chiesa e l’Unità in obbedienza al vescovo.

Dalla «Lettera ai Romani» di sant'Ignazio di Antiochia, vescovo e martire

Sono frumento di Dio: sarò macinato dai denti delle fiere

"Scrivo a tutte le chiese, e a tutti annunzio che morrò volentieri per Dio, se voi non me lo impedirete. Vi scongiuro, non dimostratemi una benevolenza inopportuna. Lasciate che io sia pasto delle belve, per mezzo delle quali mi sia dato di raggiungere Dio. Sono frumento di Dio e sarò macinato dai denti delle fiere per divenire pane puro di Cristo. Supplicate Cristo per me, perché per opera di queste belve io divenga ostia per il Signore.
A nulla mi gioveranno i godimenti del mondo né i regni di questa terra. E' meglio per me morire per Gesù Cristo che estendere il mio impero fino ai confini della terra. Io cerco colui che è morto per noi, voglio colui che per noi è risorto. E' vicino il momento della mia nascita.

Abbiate compassione di me, fratelli. Non impeditemi di vivere, non vogliate che io muoia. Non abbandonate al mondo e alle seduzioni della materia chi vuol essere di Dio. Lasciate che io raggiunga la pura luce; giunto là, sarò veramente un uomo. Lasciate che io imiti la passione del mio Dio. Se qualcuno lo ha in sé, comprenda quello che io voglio e mi compatisca, pensando all'angoscia che mi opprime.
Il principe di questo mondo vuole portarmi via e soffocare la mia aspirazione verso Dio. Nessuno di voi gli dia mano; state piuttosto dalla mia parte, cioè da quella di Dio. Non siate di quelli che professano Gesù Cristo e ancora amano il mondo. Non trovino posto in voi sentimenti meno buoni. Anche se vi supplicassi, quando sarà tra voi, non datemi ascolto: credete piuttosto a quanto vi scrivo ora nel pieno possesso della mia vita. Vi scrivo che desidero morire.
Ogni mio desiderio terreno è crocifisso e non c'è più in me nessun'aspirazione per le realtà materiali, ma un'acqua viva mormora dentro di me e mi dice: «Vieni al Padre». Non mi diletto più di un cibo corruttibile, né dei piaceri di questa vita. Voglio il pane di Dio, che è la carne di Gesù Cristo, della stirpe di David; voglio per bevanda il suo sangue che è la carità incorruttibile.
Non voglio più vivere la vita di quaggiù. E il mio desiderio si realizzerà, se voi lo vorrete. Vogliatelo, vi prego, per trovare anche voi benevolenza. Ve lo domando con poche parole: credetemi. Gesù Cristo vi farà comprendere che dico il vero: egli è la bocca verace per mezzo della quale il Padre ha parlato in verità. Chiedete per me che io possa raggiungerlo. Non vi scrivo secondo la carne, ma secondo il pensiero di Dio. Se subirò il martirio, ciò significherà che mi avete voluto bene. Se sarò rimesso in libertà, sarà segno che mi avete odiato".

Responsorio 
 
R. Nulla è nascosto al vostro spirito, se possedete pienamente la fede e la carità di Cristo. * La fede è il principio, la carità è il compimento.
V. Con l'umiltà e la mitezza del Vangelo rigeneratevi nella fede, carne del Signore, e nella carità, sangue di Gesù Cristo.
R. La fede è il principio, la carità è il compimento.

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