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venerdì 7 agosto 2026

DIO COME FONTE DEL MATRIMONIO / 21. UNA CARO. nn. 53-55.

 


53. Anche Karl Rahner pensa l’unità matrimoniale come espressione dell’amore tra Cristo e la Chiesa, ma non come se Cristo e la Chiesa fossero uguali uno di fronte all’altra, dato che l’amore con cui Cristo ama la Chiesa ha la sua origine nella «volontà misericordiosa di Dio di comunicarsi»[51]. Da questa volontà, come causa, scaturisce il primo effetto che è l’unità Cristo-Chiesa. Alla fine l’amore, come si esprime nella vita degli sposi, approda alla sua origine in Dio stesso[52]. È utile soffermarci su due testi di Rahner sufficientemente eloquenti. Il primo: «Nell’amore realmente personale, vi è implicito qualcosa di incondizionato che rimanda al di là e al di sopra della causalità dell’incontro degli amanti: essi, quando amano realmente, crescono continuamente al di sopra di sé stessi, approdano ad un flusso che non ha più il suo punto d’arrivo nel finito e nel determinabile. Ciò che giace in una lontananza infinita, che viene tacitamente evocato in un tale amore, alla fin fine lo si può chiamare con un solo nome: Dio»[53]. E il secondo testo: «Il matrimonio e il legame tra Dio e l’umanità in Cristo non solo possono venir confrontati tra loro da noi, ma piuttosto essi sono oggettivamente in un rapporto reciproco tale che il matrimonio rappresenta oggettivamente questo amore che Dio ha in Cristo per la Chiesa, la relazione e il comportamento di Cristo con la Chiesa prefigura la relazione e il comportamento che vige nel matrimonio, e in questo trova il suo completamento, cosicché comprende in sé il matrimonio come un momento di sé»[54]. 

giovedì 6 agosto 2026

LE COMUNITÀ CRISTIANE NON CATTOLICHE HANNO VALORE? VEDIAMOLO / 6 agosto 2026.



 Al momento della “protesta” di Lutero nel 1519 il comportamento di molti del clero, in particolare vescovi e cardinali, non era per nulla esemplare. L’olandese Adriano VI, Papa per un solo anno (1522-1523), nel condannare Lutero riconosceva che un motivo della “protesta” stava proprio negli abusi della Curia romana. Ma la Chiesa si riformò e continuò, e molti santi le permisero di rialzarsi, fedele al Vangelo e capace di rispondere ai bisogni delle persone in quei tempi detti “moderni”.

Invece cosa successe con il movimento protestante che voleva riformare la Chiesa dall’esterno? Di fronte ad iniziative positive come la diffusione più ampia della conoscenza della Sacra Scrittura tradotta nella lingua parlata dal popolo (si deve a Lutero una traduzione in tedesco della Bibbia, anche se già secoli prima c'erano traduzioni nelle lingue comuni come il francese…) e la correzione di abusi, sorsero altri abusi. Ma soprattutto il ritorno alla fede pura che tutti volevano, alla fedeltà totale alla Scrittura e all’Evangelo si urtò ad uno scoglio maggiore: ognuno si mise a pensare per conto proprio senza nessuno per  dire se quei ragionamenti fossero buoni o sbagliati. Per questo motivo Gesù, che è Dio ed è sapiente, ha cura dei piccoli e dei semplici, dei poveri e degli analfabeti, ci ha dato un punto di riferimento: la roccia, Pietro, che nel cammino della Chiesa, discerne ciò che è buono e lo promuove, fa mettere da parte ciò che non è buono tra le varie iniziative, la riflessione e la preghiera del popolo e dei santi, e quella più ragionata dei teologi,    

Nel caso dei protestanti, se qualcuno entra in disaccordo con il leader del momento, e il leader non riesce a convincere che la sua posizione è la più giusta, questa posizione sua non gode di nessuna autorità, e non ha nessun aiuto divino per sostenerla. A meno di imporla con la forza pubblica, come fece Lutero con contadini che secondo lui volevano essere troppo liberi nel loro interpretare il Vangelo! Voleva la libera interpretazione della Scrittura ma non permise ad alcuni di esercitare questa libertà fino in fondo, probabilmente perché dava troppo fastidio al principe locale da cui dipendevano quei contadini e che era anche un protettore di Lutero! 

Ma il principio era lanciato: "fin qui tutti hanno sbagliato. Invoco lo Spirito Santo e lui mi illumina". Così che dopo Lutero e la Chiesa luterana venne Calvino e la Chiesa calvinista, e così via.

mercoledì 5 agosto 2026

LA PREGHIERA MERITA DI ESSERE RISCOPERTA NELLA SUA VERITÀ / S.C. 5. La preghiera della Chiesa. Catechesi del Papa.

 


Papa Leone, dopo una breve interruzione, ha ripreso le catechesi sui documenti del Concilio Vaticano II  e dopo il Mistero Eucaristico tratta della preghiera della Chiesa che accompagna l'Eucaristia che rimane al centro, santificando il tempo e nutrendo i credenti con la ricchezza della Scrittura, degli scritti dei santi e degli inni della tradizione orante della Chiesa. 

LEONE XIV  UDIENZA GENERALE


Basilica di San Pietro

Mercoledì, 5 agosto 2026

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I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 5. La preghiera della Chiesa

Fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

in questa catechesi riprendiamo la riflessione sulla Costituzione conciliare sulla liturgia Sacrosanctum Concilium (SC). Oggi ci soffermiamo sulla dimensione ecclesiale della preghiera liturgica.

IL MATRIMONIO, UNA REALTÀ CHE SUPERA GLI SPOSI / 20. UNA CARO, nn. 49-52

 



Lo sviluppo della visione teologale nei tempi recenti

49. Hans Urs von Balthasar assegna un’importanza particolare al consenso matrimoniale che crea quell’unità nuova che trascende i due individui: «Il convenire delle due persone così spossessate di sé è possibile solo in un terzo elemento, quello che […] è quel fattore oggettivo che si compone delle loro due libertà: il loro voto, la loro solenne promessa, in cui ciascuno dà l’assenso definitivo alla libertà dell’altro e al suo mistero e si consegna a questo mistero. È realtà che si deve chiamare oggettiva solo perché è più del giustapporsi delle loro due soggettività […] la loro volontà fattasi una (d’appartenersi l’un l’altro), che si pone al di sopra di loro e in mezzo a loro, perché nessuno dei due può rivendicare a sé l’unità che è sorta»[47].

martedì 4 agosto 2026

UOMO E DONNA: UNA DIVINA INVENZIONE / 19. UNA CARO. nn. 46-48.



46. Nell’unione matrimoniale von Hildebrand evidenzia due atteggiamenti irrinunciabili. Il primo è la “discretio”, cioè uno spazio di intimità personale che preserva l’identità e la libertà di ciascuno, ma che può essere condiviso con una decisione del tutto libera, e in questo caso conduce a un approfondimento del legame. Il secondo atteggiamento è la “riverenza” per l’altro, che manifesta, in particolare nell’unione sessuale, il fatto che si ama una persona, sacra e inviolabile, non un oggetto qualsiasi. Il dinamismo interno del vincolo matrimoniale – il “noi”, secondo le categorie di von Hildebrand – spinge i coniugi a manifestare sempre di più la loro intima comunione personale.

47. Questa visione è condivisa anche da Alice von Hildebrand, nata Jourdain, moglie di Dietrich. In particolare, ella sostiene che la realizzazione piena dell’umanità si può raggiungere solo nell’unione tra uomo e donna, la “divina invenzione”: «non solo Lui [Dio] ha fatto l’uomo composto di anima e corpo – una realtà spirituale e una materiale – ma, oltre a ciò, per coronare questa complessità, “maschio e femmina li ha creati”. Chiaramente, la pienezza della natura umana si trova nell’unione perfetta tra uomo e donna»[42]. Pertanto, l’amore sponsale tra uomo e donna è ritenuto dalla filosofa e teologa belga come l’apice della vocazione umana, la suprema espressione dell’immagine divina quale chiamata al dono di sé nell’amore, dove la tenerezza dell’affetto tra i due riveste un ruolo fondamentale, voluto dallo stesso Creatore: «Il cuore è il centro della persona»[43], avverte la von Hildebrand, di fronte a certe tentazioni di anteporre il fare dell’attivismo alla ricettività dell’amore, inteso proprio in senso affettivo. Ella, poi, aggiunge che «dove la tenerezza regna, la concupiscenza si allontana»[44].

IL CURATO D'ARS SANTO DELLA PENITENZA O DELL'AMORE? / S. Giovanni Maria Vianney, 4 agosto 2026.

 

"Mi hai indicato la strada verso Ars 
e io ti indicherò la strada verso il cielo"
(luogo detto "dell'incontro" quando nel 1818,
il curato arrivò a piedi ad Ars
e chiese la sua strada ad un pastorello)

Geremia dice che Dio castiga poi benedice. Come mai? Perché ama. Se deve castigare, purificare, nessuno lo può comprare, intimidire. Ma è sensibile ad ogni segno di pentimento, e comunque non rimane in collera per sempre perché è "Dio e non uomo", secondo l’espressione stupenda della Bibbia.

Dio ci vuole liberi. L’uomo ha tendenza a ridurre il suo rapporto con Dio a pratiche esterne, al minimo sindacale, oppure addirittura ad imprigionarsi in scrupoli, nevrosi. È il caso dei farisei nel Vangelo che ritengono essenziale lavarsi le mani prima di mangiare. Gesù nella sua risposta sposta l’attenzione sui cibi puri ed impuri osservati ancor oggi da ebrei ortodossi e musulmani: ciò che rende impuro l’uomo non è un cibo che entra nella bocca ma ciò che l'uomo esprime con la bocca volontariamente: giudizio, orgoglio, disprezzo, menzogna, ecc.

Quindi Gesù prende posizione in modo generale. Conta il cuore, il suo orientamento. Le tradizioni che lo esprimono sono un linguaggio, talvolta necessario per educare o unire più persone nella preghiera, dare punti di riferimento, ma non devono mai diventare l’essenziale. Al bambino insegno a fare il segno di croce e gli dico “fallo bene”, ma fin dal primo giorno gli dico che ciò che conta per Dio è il cuore. 

Gesù esprime un giudizio fortissimo contro quei farisei che si sono scandalizzati della sua presa di posizione: vede in loro solo esteriorità e non l’azione dello Spirito Santo. “Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata”.

Il curato d’Ars (1786 - 1859) è stato un parroco molto attivo, senza inventare nessuna formula pastorale nuova, ed è stato terribilmente concreto nella sua mortificazione fisica, nella sua obbedienza alla Chiesa. Ma soprattutto è il suo amore per Dio e per le anime che ne hanno fatto quel santo e quel punto di riferimento eccezionale fino ad oggi. Digiuna ma non parla di digiuni, di sacrifici, parla di amore di Dio, di amore per Dio e per il prossimo. Meditiamo alcune sue parole: 

 « Se comprendessimo bene cosa significa essere figli di Dio, non potremmo fare il male... essere figli di Dio: oh, che grande dignità!»

« La misericordia di Dio è come un torrente in piena. Trascina i cuori al suo passaggio. »

« Non è il peccatore che torna a Dio per chiedergli perdono, ma è Dio che corre dietro al peccatore e lo riconduce a sé. »

« Diamo dunque questa gioia a questo buon Padre: torniamo a Lui... e saremo felici. »

« Il buon Dio è sempre disposto ad accoglierci. La sua pazienza ci attende! »

« C’è chi attribuisce al Padre Eterno un cuore duro. Oh, come si sbagliano! Il Padre Eterno, per disarmare la sua giustizia, ha dato al Figlio un cuore infinitamente buono: non si può dare ciò che non si possiede... »

« C’è chi dice: “Ho fatto troppo male, il buon Dio non può perdonarmi”. È una grave bestemmia. Significa porre un limite alla misericordia di Dio, che invece non ne ha alcuno: è infinita. »

« Le nostre colpe sono granelli di sabbia al cospetto della grande montagna della misericordia di Dio. »


Dal libro del profeta Geremìa Ger 30,1-2.12-15.18-22

lunedì 3 agosto 2026

GEREMIA LOTTA CONTRO IL FALSO PROFETA / Lunedì XVIII sett. T.O., pari. 2026.

 

Il profeta Geremia.

Gesù è nato per rendere testimonianza alla verità, ci dice Giovanni 18,37. Gesù è Via Verità e Vita. Verità e amore sono quindi legati indissolubilmente. Mai la verità senza amore, ma chi dice che conta l’amore e non tanto la verità oggettiva non è animato da amore autentico. Uno dei problemi maggiori del nostro tempo oggi è proprio l’attacco frontale alla verità in nome della soggettività di ciascuno, delle sue emozioni, delle sue percezioni, del suo punto di vista, della libertà di pensiero, ecc. La rovina dell’umanità inizia con una bugia del serpente e, da parte di Adamo ed Eva, la ricerca di stare bene a scapito della verità. Comprendiamo perché fin dall’inizio Mosè mette in guardia contro i falsi profeti. La sanzione nella lettura di oggi è terribile. Il falso profeta che insiste per annunciare in nome di Dio una parola falsa ma gradita alla gente sarà punito con la morte. Nel capitolo 13 del Deuteronomio c'è un lungo sviluppo sui falsi profeti, in cui si prospetta anche il caso in cui il falso profeta possa annunciare segni che si realizzano. I credenti devono comprendere che la loro fede può essere messa alla prova e non devono cedere alle lusinghe di coloro che li invitano a servire altri dèi, altri culti. Questa possibilità esiste sempre. Ce lo ricorda l’Apocalisse parlando della seconda bestia (Ap. 13,13-14  ss). Anche i demoni possono fare prodigi : “Poi dalla bocca del drago e dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta vidi uscire tre spiriti immondi, simili a rane: sono infatti spiriti di demòni che operano prodigi e vanno a radunare tutti i re di tutta la terra per la guerra del gran giorno di Dio onnipotente” (Ap. 16,13-14). Ci sono moltissimi altri passi della Bibbia che mettono in guardia contro i falsi profeti.

Il castigo con la morte non solo è durissimo ma può portare a condannare persone innocenti. Per questo Deuteronomio 13 esige che prima bisogna fare un’indagine prudente e completa. La verità può essere complessa. Purtroppo sia sul piano cristiano che nella vita comune vediamo molte persone che si erigono a specialisti e giudici senza aver né fatto un’indagine seria, né avere la competenza per giudicare degli argomenti che trattano. E così, oltre alla disinformazione che è un peccato contro la verità, esiste anche molta “malinformazione” per superficialità, per “reazione di pancia”, perché condizionati da pregiudizio.

Questo non toglie che la verità sia riconoscibile. Difenderla e annunciarla in pienezza è un compito essenziale per la Chiesa e i suoi ministri. Anche oggi, molti abusano della religione e della stessa Parola di Dio per diffondere false dottrine e far smarrire le persone semplici. Per lottare contro questo serve la buona testimonianza, che si veda che Dio vive con te, che la tua vita è animata da lui. Ma è necessaria anche la "parresia" il coraggio della verità. Bisogna chiederla nella preghiera: “Ed ora, Signore, volgi lo sguardo alle loro minacce e concedi ai tuoi servi di annunziare con tutta franchezza la tua parola". (Atti 4,29-31). La parresia poi va esercitata: Atti degli Apostoli 13, 46;  26, 26; 28, 31;  San Paolo scrive: “Forti di tale speranza, ci comportiamo con molta franchezza” (2 Corinzi 3, 12); “del quale sono ambasciatore in catene, e io possa annunziarlo con franchezza come è mio dovere” (Efesini 6, 20).


Dal libro del profeta Geremìa  Ger 28,1-17