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domenica 12 maggio 2019

LA DIFFERENZA TRA CHI HA FEDE E CHI NON CE L'HA / IV° Domenica di Pasqua



Gesù Buon Pastore.
Tra due persone che pregano molto, qual è la differenza tra chi ha fede e chi non ce l’ha?
La persona che prega molto e non ha fede dice molte preghiere e per questo crede di aver molta fede, ma rivolge solo preghiere (moltiplica le parole) al Signore e non lo ascolta e non conosce la sua voce.
Chi ha fede conosce la voce del Pastore e l’ascolta, si lascia guidare da lui come le pecore si lasciano guidare dal loro pastore. Magari dice molto meno preghiere e sopratutto sa fare silenzio davanti al suo Dio.
Talvolta, e ne so qualcosa per esperienza diretta, il desiderio di quello che chiedi brucia così tanto che tacere davanti a Dio e sopratutto abbandonarsi totalmente alla sua volontà è molto difficile. Esistono le prove nel cammino della fede. Charles Péguy diceva della Madonna che con Lei nessuno può andare perduto. Quando è troppo difficile dire, "Padre sia fatta la tua e non la mia volontà", si può sempre dire: "Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi, poveri peccatori!"
Intanto impariamo ad ascoltare il Signore nel silenzio del nostro cuore e sempre, sempre, meditando la sua Parola!

Prima Lettura  At 13, 14. 43-52
Ecco, noi ci rivolgiamo ai pagani.

sabato 11 maggio 2019

PAROLA, SPIRITO E VITA / sabato III° Pasqua

Tabità, Kum! - Gazzella, alzati!

 Gesù dice: “È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita”.
San Francesco non fu mai sordo ascoltatore del Vangelo, e aveva nel Vangelo la sua forma di vita, al punto che non voleva avere un’altra regola. E sia nelle prime parole della Regola che la Chiesa gli impose – con saggezza – di scrivere, che nel suo Testamento, egli sottolinea che i frati sono tenuti a tutto il Vangelo che hanno fermamente promesso.
Questa esperienza del valore della Parola di Dio, della sua efficacia divina gli ha fatto meditare profondamente la frase sopra ed egli ne tira questa sequenza: Parola, Spirito, Vita. La Parola di Dio accolta con fede dona lo Spirito Santo, lo Spirito Santo genera in noi la Vita divina.
La carne che è in noi ci fa sempre pensare che il Vangelo è impossibile da compiere, forse assurdo o contraddittorio. Per questo il Cardinale Ratzinger diceva che tutta la Chiesa è un Movimento spirituale e molto poco una istituzione. Diceva che in fondo Gesù aveva istituito soltanto i Dodici, incaricandoli di diffondere la Buona Notizia, lo Spirito d’amore manifestato nel Cristo, Cristo crocifisso, risorto per la sua fiducia nel Padre. Tutto il resto l’aveva fatto la Chiesa per adattarsi alle circostanze, talvolta appesantendosi molto.
Come riformare la Chiesa, ravvivarla? “Leggete gli Atti degli Apostoli – ha detto di recente papa Francesco ai seminaristi delle diocesi lombarde – è il metodo di Dio, Dio non ne ha un altro”. A chi lo critica o rimane perplesso forse si potrebbe dare questo consiglio oltre che a noi stessi: leggete il Vangelo e gli Atti degli Apostoli.

Prima Lettura   At 9, 31-42
La Chiesa si consolidava, e con il conforto dello Spirito Santo cresceva di numero.

giovedì 9 maggio 2019

QUALCOSA DI MOLTO PERSONALE / giovedì III° Pasqua

Menologion di Basilio.

“Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita”. L’Eunuco, funzionario della regina Candàce ha avuto la vita recisa e nessuno potrà descrivere la sua discendenza. Ed ecco che una Parola parla al suo più profondo. Un lampo, una spada che attraversa il suo cuore, risveglia la vecchia ferita alla quale egli ha cercato di abituarsi. La Scrittura parla di lui.
Capisci ciò che stai leggendo? – l’Eunuco non ha bisogno di un corso di teologia ma di un catechista  mosso dallo Spirito Santo, strumento dello Spirito Santo, che lo aiuti a comprendere come questa Parola riguarda la sua vita e lo nutre e lo salva. Per questo il Signore gli manda Filippo che “evangelizza a lui Gesù”.
Fisicamente l’Eunuco rimane tale, ma il suo cuore e la sua condizione sono giustificati, prendono senso. Il Signore si è chinato sulla sua umiliazione e lo ha liberato. Egli vuole immergersi subito in questo mistero, in questa sorgente, viene battezzato, e continua la sua strada pieno di gioia.
Se avesse soffocato la risonanza e avesse preferito una dotta spiegazione della Scrittura, intellettualmente  perfetta, ma non avesse permesso che fosse coinvolta la sua situazione esistenziale, sarebbe rimasto triste, bloccato.
Spesso incontriamo persone che non riescono ad esprimere risonanze o vogliono (fare) lezioni, spiegazioni del Vangelo che non li coinvolgano personalmente, perché hanno un blocco profondo nel cuore. Nessuno si deve però scoraggiare perché chi è sincero, se ascolta, ancora solo in silenzio, il Signore non lo abbandona.
Mi ha colpito papa Francesco che, nell’aereo di ritorno da Skpoje, dopo aver risposto alle domande dei giornalisti, ha voluto aggiungere alla fine, liberamente, due sue esperienze fatte nei giorni trascorsi in Macedonia e in Bulgaria, due esperienze personali, che gli hanno toccato il cuore. Liberamente papa Francesco ha voluto condividere con i giornalisti qualcosa di personale, qualcosa del suo cuore di uomo credente…
Grazie Papa Francesco.

Prima Lettura    At 8, 26-40
Ecco, qui c’è dell’acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?

mercoledì 8 maggio 2019

JEAN VANIER UOMO DI RELAZIONE / 1928 - 2019



Jean Vanier è tornato alla Casa del Padre all'età di 90 anni. Papa Francesco l'ha ricordato nell'aereo da Skpoje. Gli ha telefonato qualche settimana fa.
Ho potuto incontrarlo alcune volte di cui due a Lourdes e poi in Italia. Proprio da Lourdes ho questi ricordi: poco prima della Veglia Pasquale cercavo uno che mi aveva chiesto di confessarlo. Mi trovo davanti al tavolo dei responsabili. Tutti stanchissimi!, devono cenare. Mi danno l'informazione richiesta, da Jean Vanier mi sento accolto. Avviene lo stesso prima della Veglia nella Basilica sotterranea: attorno all'altare centrale sono disposti dei banchetti sui quali sono seduti un amico e un ragazzo. Su uno di questi Jean Vanier e un ragazzo down. Siccome l'attesa si fa lunga, tutti aspettano in silenzio, calmi, pazienti, un po' spenti, forse un po' annoiati. Dall'angolo di Jean sprizza invece una luce: egli dialoga con il ragazzo seduto accanto a lui. Pochissime battute che non posso sentire, ma c'è tra loro una relazione costante, aperta, gioiosa.
Ho ricevuto tanto da Jean Vanier, e proprio questi esempi dicono che devo imparare ancora tanto.

COLUI CHE VIENE A ME NON LO CACCERO' FUORI / mercoledì III° Pasqua

La volontà del Padre mio ...

Leggiamo negli Atti degli Apostoli i miracoli e i prodigi che operava il Signore per mezzo dei suoi “santi”, cioè di coloro che avevano accettato il battesimo nel nome di Gesù. Anche la persecuzione giova all’evangelizzazione perché evitandola nella misura del possibile – come è giusto –, i discepoli si disperdevano, allargando di fatto il loro raggio di azione. Tutto idilliaco quindi?
Che differenza se guardo a me, se guardiamo a noi, incoerenti, mediocri peccatori, poco generosi, una vita a sognare di diventare santi un giorno e, mentre prendiamo coscienza del tempo che è passato, anni e decenni, il bilancio ci fa temere di non essere mai capaci di fare nulla di buono.
Ma se comprendiamo che tutto questo mortificante scempio ha un valore, quello di renderci umili, che tutto ha una dimensione di mistero che sfugge alla nostra logica ristretta, allora comprendiamo anche che proprio adesso è il momento, adesso è l’ora di Dio.
Se oggi metto a totale disposizione di Dio questo straccio che sono, questa miseria, perché ne faccia ciò che vuole, questo è il massimo che posso fare per il suo Regno e questo basta. Allora è anche per me la Promessa. Per me è il Paradiso e la Risurrezione.

Prima Lettura    At 8, 1-8
Andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola.

martedì 7 maggio 2019

FORSE MEGLIO NON ESSERE TROPPO PERFETTI / martedì III° Pasqua



Il primo martire Stefano muore con parole simili a quelle di Gesù in croce: «Signore Gesù, accogli il mio spirito, non imputare loro questo peccato». Noi ammiriamo il Santo che è stato così trasformato dall’incontro con il Signore risorto. Gli anziani e gli scribi che conoscono la lettera della Scrittura e delle leggi, invece uccidono Stefano. Saulo, più zelante di tutti, approva. Non hanno lo Spirito Santo.
Sappiamo di non aver neanche noi lo Spirito Santo. Certamente non quanto Stefano che si appoggia totalmente al Signore in vita e in morte.
È importante guardare ai santi per scoprire quanto piccoli siamo e non gonfiarci di orgoglio che è il peccato di Satana. Satana era Lucifero, il Portatore di Luce: era un angelo molto carismatico, pieno di doni ma non aveva lo Spirito di Amore, di sottomissione. Scopriamo che possono esistere anche nella Chiesa persone carismatiche che con i loro doni o con il loro squilibrio psichico trascinano molti dietro di sé e non li portano a Dio. Il Santo, invece, teme sempre di non agire sotto l’impulso dello Spirito Santo. Alla fine della sua vita madre Teresa di Calcutta (papa Francesco ha visitato oggi la sua casa natale) era sollecitata da amici devoti di organizzare in modo perfetto la sua congregazione. Lei rifiutò. – Ma, Madre, bisogna pensare a quando lei non ci sarà più… - Se quello che ho fatto viene da Dio, dopo la mia morte ci penserà Lui. Se viene da me che tutto scompaia al più presto! Il Santo confida in Dio e diffida di sé.
Guardiamo ai Santi perché testimoniano che Dio esiste e perché ci inducono a non crederci arrivati. Ma sopratutto guardiamo a Dio che ci ama anche se siamo tanto imperfetti, che ci ama gratuitamente, fedelmente, con immensa misericordia. D’altronde è l’unico modo per diventare santi. Saulo era molto centrato sulla sua perfezione e per questo diffondeva attorno a sé tensione e divisione fino a collaborare all’uccisione dei discepoli del Vangelo. Gesù è il pane che da la vita eterna. Se mangio pane, esso mi nutre automaticamente. Perché il pane disceso dal cielo mi trasformi Dio vuole solo il mio sì totale, che io cerchi la vita solo in Lui, che io creda in un solo Dio, l’Unico, rivelatosi in Gesù di Nazareth.

Prima Lettura    At 7, 51- 8,1a
Signore Gesù, accogli il mio spirito.

lunedì 6 maggio 2019

MA COSA VUOLE DIO? / lunedì III° Pasqua

Discorso di santo Stefano - Vittore Carpaccio.
Gesù fa miracoli dolcissimi, pieni di umanità, come dare da mangiare a gente affamata nel deserto, ma si aspetta che i beneficiari vadano oltre, vadano verso Dio, si aprano alla fede che salva.
Sappiamo che la storia si ripete continuamente lungo i secoli. C'è chi si ferma al beneficio materiale ricevuto o implorato. C'è chi rifiuta chiaramente la Parola di Dio. E con Stefano nella prima lettura e con Gesù nel Vangelo comprendiamo quanto la missione principale della Chiesa, la sua ragione di essere, è l’evangelizzazione. In tempo opportuno e inopportuno. Qual è il frutto dell’evangelizzazione? La fede in Gesù.
I discepoli che avevano lasciato casa, famiglia, sicurezza economica per seguire Gesù, vengono continuamente rimproverati o messi le spalle al muro perché non hanno ancora fede, non hanno fede. Dopo duemila anni tutti hanno “tanta fede, padre!”. Ma non funziona niente. Ci deve essere un equivoco. Varrebbe la pena fermarci per cercare di levare questo equivoco: cosa è l’evangelizzazione, come si fa? Cosa è la fede che salva?

Prima Lettura   At 6, 8-15
Non potevano resistere alla sapienza e allo Spirito con cui Stefano parlava.