Basilio e Gregorio, nati nel 330 dopo Cristo, sono due cristiani, monaci, vescovi, amici nella fede, nell’ideale cristiano, nello studio, figli e fratelli di santi nelle loro rispettive famiglie. Due figure luminose! Il loro amore per Cristo ha attraversato molte prove, in particolare a causa delle eresie tra cui l’arianesimo. La prima lettura oggi ci dice che questo pericolo era presente già al tempo degli Apostoli, come lo è ancora oggi. Basilio e Gregorio sono modelli nella preghiera e nella carità ma sono Dottori per la ricerca della Sapienza e per il loro impegno di formare i cristiani e difenderli da “coloro che cercano di ingannarvi”. In particolare Basilio nel “Trattato ai giovani” difese l'importanza di una buona formazione classica come presupposto dello studio della Bibbia e della teologia. Era una grande novità, perché prima l'eredità greco-latina antica era rigettata in quanto pagana.
Ma san Giovanni nella lettura di oggi non parla forse dell’unzione dello Spirito donata ad ogni cristiano tanto che “non avete bisogno che qualcuno vi istruisca”? Non c'è forse contraddizione? Infatti qualcuno crede che avere questa unzione renda onniscienti. È il tipico errore di una impostazione protestante: “prendo la Bibbia e invoco lo Spirito Santo, o prego un po' la Madonna di cui mi credo ispirato e posso sentenziare su tutto e tutti. Il Papa sbaglia ma io no perché ho lo Spirito Santo, perché amo la Madonna, perché nel mio spirito sento che…”. Questa presunzione sarebbe soltanto risibile se non creasse enormi danni alle persone e ai gruppi nella Chiesa. Nemmeno la Chiesa tutta intera che è fondata nella verità, ha la presunzione di aver capito tutto, che non ci sia più nulla da aggiungere. Invece gli “indietristi”, che sono tanto numerosi oggi, pensano di rappresentare "la Chiesa di sempre", mentre difendono come assolute e definitive solo le forme che aveva assunto 500 anni fa, dopo 1500 anni di crescita e di evoluzione. La Vergine Maria stessa "meditava nel suo cuore", continuava ad imparare. C'è l’errore opposto di chi pensa che la Chiesa debba rimettere in discussione le proprie radici per adeguarsi ai tempi. Ma un albero cresce e si adatta al suo ambiente a partire dalle sue radici. Senza fedeltà alle sue radici il Cristianesimo si snatura. La verità è che la Chiesa, ad ogni ogni generazione, vive e si esprime nella cultura del suo tempo, come Gesù che esprimeva verità eterne e universali nella lingua e nella cultura del suo tempo e dei suoi uditori. La Chiesa non deve rimanere prigioniera di una cultura e, d’altra parte, deve avere il coraggio di incarnarsi ovunque si trova a testimoniare il Regno di Dio.
Nel 1960, secondo quanto riporta Mariano Delgado (Mariano Delgado: "Francisco sabe que las cosas no pueden seguir como están") Joseph Ratzinger scriveva (traduzione mia): "Dobbiamo finalmente ammettere a noi stessi che il cristianesimo, nella forma in cui si è conservato per secoli, in fondo non è compreso meglio qui che in Asia e in Africa. Non solo è estraneo lì, ma anche qui, perché si è perso un passaggio: il passaggio dal Medioevo all'era moderna. Il cristianesimo non vive qui in una forma nostra propria, ma in una forma che ci è in gran parte estranea, la forma del Medioevo". Questo è ciò che disse nel 1960, alla vigilia del Concilio, il giovane teologo Joseph Ratzinger, in relazione alla discussione sull'adattamento del cristianesimo europeo nei “territori di missione”. E aggiungeva: “Così, il compito primario che si propone la teologia rispetto alla missione non è l' 'adattamento' alle culture orientali o africane, ma l' 'adattamento' al nostro spirito attuale”.
C'è tanto bisogno di formazione e di discernimento oggi! Lo faranno gli innamorati di Cristo, gli umili come san Giovanni Battista che si mette all'ultimo posto, non i tradizionalisti né i progressisti.
Prima Lettura 1 Gv 2, 22-28 Quello che avete udito da principio rimanga in voi.
Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo.