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Ragazzi al loro "Bar Mitzvah", al Tempio di Gerusalemme |
“Che c'entra l’essere figli di Dio con la famiglia?” mi disse qualcuno ieri leggendo la seconda lettura di oggi. Questa domanda è importante perché permette di entrare più profondamente nella Scrittura. La pienezza e l’armonia, la gioia della famiglia e del vivere in famiglia sono appoggiate e scaturiscono dall’essere figli di Dio, dal sapere di non essere mai orfani o non amati.
Il piccolo Samuele a tre anni viene portato al Tempio perché è consacrato a Dio. S. Giovanni consacrato a Dio nel battesimo, esulta per la figliolanza divina che si rivelerà ancora più bella di quanto sperimentiamo già sulla terra. Gesù sa di essere consacrato a Dio in modo speciale perché, come Samuele, è il primogenito (vedi Esodo 34, 20; Luca 2, 24), per quello che gli hanno detto Maria e Giuseppe (!?) e soprattutto dalla sua preghiera di fede personale. Infatti il parlare di Dio come suo Padre a dodici anni indica una grande maturità nella preghiera. Ma c'è adesso un elemento nuovo che egli prende molto sul serio. A dodici anni si prepara ad essere adulto, legalmente responsabile davanti a Dio della sua fedeltà all’Alleanza. Per questo, stando a Gerusalemme, vuole perfezionarsi nelle cose della Legge presso i migliori maestri che stanno nel Tempio. Infatti Gesù non insegnava loro come è stato spesso erroneamente tramandato, ma “li ascoltava e li interrogava”. Questi fatti, assieme al fatto che i genitori lasciano passare un’intera giornata di viaggio prima di cercarlo, ci danno molte indicazioni su come impostare l’educazione dei figli secondo il modello ebraico (vedi anche Bar mitzvah - Wikipedia):
- Curare l’educazione alla fede fin dai primi giorni di vita. Tra gli ebrei, da 0 a 5 anni impari ad essere figlio di Dio principalmente dalla guida e le cure della mamma. A 5 anni devi cominciare a studiare le Scritture e l’educazione religiosa passa al padre, affinché a 13 anni tu sia autonomo, con una relazione diretta con Dio tramite una conoscenza adeguata delle Scritture, dei precetti e delle regole del culto. Diventi allora "Bar Mitzvah", figlio del precetto, o "Bat-Mitzvah" figlia del precetto. Come sarebbe bello che in tutte le nostre famiglie cristiane che promettono al battesimo di educare i figli nella fede, le mamme insegnassero ai figli a pregare, i padri li iniziassero a nutrirsi della Scrittura…
-Lasciar crescere i figli in una responsabilità sempre maggiore. La fiducia che Giuseppe e Maria hanno nella comitiva fatta di parenti e conoscenti permette libertà gioiosa e sicura per un ragazzo ormai adolescente, senza che sia abbandonato al pericolo del branco. Comprendiamo come il fatto per i genitori di avere una comunità cristiana sana sia un grande dono per i figli che non sono soffocati e trovano un loro spazio proprio.
- Essere adulto non significa quindi avere solo se stesso come punto di riferimento ma crescere, attraverso le mediazioni della madre, del padre, della famiglia e della comunità, come figlio di Dio. Dio che mi aiuta a maturare nella mia originalità e libertà.
Prima Lettura Samuele per tutti i giorni della sua vita è richiesto per il Signore.
Dal primo libro di Samuèle 1Sam 1,20-22.24-28
Al finir dell'anno Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuèle, «perché - diceva - al Signore l'ho richiesto». Quando poi Elkanà andò con tutta la famiglia a offrire il sacrificio di ogni anno al Signore e a soddisfare il suo voto, Anna non andò, perché disse al marito: «Non verrò, finché il bambino non sia svezzato e io possa condurlo a vedere il volto del Signore; poi resterà là per sempre».
Dopo averlo svezzato, lo portò con sé, con un giovenco di tre anni, un'efa di farina e un otre di vino, e lo introdusse nel tempio del Signore a Silo: era ancora un fanciullo. Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli e lei disse: «Perdona, mio signore. Per la tua vita, mio signore, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il Signore. Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto. Anch'io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore». E si prostrarono là davanti al Signore.
Salmo Responsoriale Dal Sal 83 (84)
R. Beato chi abita nella tua casa, Signore.
Quanto sono amabili le tue dimore, Signore degli eserciti! L'anima mia anela e desidera gli atri del Signore. Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente. R.
Beato chi abita nella tua casa: senza fine canta le tue lodi. Beato l'uomo che trova in te il suo rifugio e ha le tue vie nel suo cuore. R.
Signore, Dio degli eserciti, ascolta la mia preghiera, porgi l'orecchio, Dio di Giacobbe. Guarda, o Dio, colui che è il nostro scudo, guarda il volto del tuo consacrato. R.
Seconda Lettura Siamo chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!
Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo 1Gv 3,1-2.21-24
Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.
Carissimi, noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.
Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.
Acclamazione al Vangelo Alleluia, alleluia. Apri, Signore, il nostro cuore e accoglieremo le parole del Figlio tuo. (Cf. At 16,14b) Alleluia.
Vangelo Gesù è ritrovato dai genitori nel tempio in mezzo ai maestri.
Dal Vangelo secondo Luca Lc 2,41-52
I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.
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