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lunedì 23 dicembre 2024

NATALE, FESTA DELLA VITA E NON DELLA MORTE / 23 dicembre 2024.




Il Papa all'Angelus ieri ha ricordato la bellezza della maternità, della vita che nasce, della bellezza della donna in “dolce attesa”, della bellezza del gesto di cederle il posto a sedere: “gesto di speranza e di rispetto” dice il Papa. E aggiunge: “Sostengo e difendo il valore sacro della vita dei piccoli fin dal loro concepimento nel grembo materno? Maria, la Benedetta fra tutte le donne, ci renda capaci di provare stupore e gratitudine davanti al mistero della vita che nasce”. (Angelus e Benedizione dei Bambinelli dei Presepi, 22 dicembre 2024 | Francesco)

Di fronte a queste espressioni che rafforzano la nostra gratitudine e capacità di stupore verso la vita, ci sono le affermazioni cosiddette “pro choice”, tipo: "ogni donna è libera di gestire il suo corpo come vuole". Potremmo anche accettare questo in quanto riguardo ogni donna con il suo proprio corpo. 

Ma riflettendo, questa espressione non è valida per due motivi: 

La donna, come ogni essere umano, non è mai totalmente libera di gestire il suo corpo: non ha deciso di nascere, né quando, né dove. Ha ricevuto la vita. Non ha il potere di non morire mai. E nella pratica ci sono tante altre dimensioni che non sono gestibili liberamente. Ma già queste due dimensioni, la nascita e la morte, ci aprono sul mistero della vita e sulla nostra impotenza radicale. E ci pongono la domanda: questa vita che mi è stata donata limitata, ha un senso? C'è una logica superiore che abbraccia la mia vita e fa che io sia libero perché nato nel bene e destinato al bene e non soltanto un soffio? Prévert sintetizza l’assurdo di ogni vita senza Dio con due versi lapidari: “On entre on crie: c’est la vie! On crie, on sort: c'est la mort!” (Entriamo, gridiamo: è la vita! Gridiamo, usciamo: è la morte!). 

In genere la libertà per la donna di gestire il proprio corpo è un’espressione che vuole giustificare l’aborto di un altro essere umano, dipendente vitalmente dalla madre ma diverso da lei, con un DNA proprio diverso dal DNA di tutte le cellule del corpo della madre. Il DNA di questo nuovo essere umano è unico come lo è lui, e si è costituito non solo con il DNA della sua madre ma anche con il DNA del suo  padre. Quindi l’espressione: “ogni donna deve essere libera di gestire il proprio corpo” nasconde un’enorme bugia, una bugia che permette di uccidere un essere umano innocente senza tener conto della sua dignità e nemmeno, il più delle volte, del parere di un altro attore essenziale, il padre.

L’aborto sarà sempre un dramma. Deve essere approcciato con sensibilità verso tutte le difficoltà concrete. Ma giustificarlo con una bugia così evidente cancellando già nel vocabolario l’esistenza di un essere umano che ha la stessa dignità di ciascuno di noi porta soltanto oscurità e non può avere conseguenze positive.  


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