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martedì 25 luglio 2017

DAVVERO UN TESORO IN VASI DI CRETA? / San Giacomo Apostolo 25 luglio

Peter Pieterz - La madre dei Figli di Zebedeo e Gesù
Olio su Tavola - Dunkerque
Mentre nella prima lettura san Paolo, esprimendo tutte le difficoltà della sua condizione manda un messaggio di speranza, di vittoria malgrado la fragilità umana e in ragione di questa: non schiacciati, non disperati, non abbandonati, … sicuri della risurrezione che si manifesterà nei nostri corpi in un inno di ringraziamento prorompente!

Il Vangelo invece è probabilmente risuonato come una condanna per tutti i presenti. Per la mammina attenzionata che per i suoi figlioli voleva tutto  tranne che vederli bere un calice amaro, i fratelli Giacomo e Giovanni che con la certezza del calice da bere non hanno quella dei primi posti, i discepoli tutti che sentono da Gesù che bisogna farsi schiavi di tutti per seguire la logica del Regno dei Cieli.

UNA GENERAZIONE MALVAGIA E ADULTERA PRETENDE UN SEGNO! / lunedì XVI sett. T.O.

Il Segno di Giona - Salvezza dalla morte e Predicazione.
Gesù se la prende con gente che vuole da lui un segno.
Come comprendere questo se ad altri Dio dà dei segni anche spontaneamente? Nella prima lettura Dio dichiara che il popolo crederà in lui quando lo vedrà sconfiggere Faraone. La gente che corre a Medjugorje per vedere il sole senza essere abbagliata è da rimproverare?

Diciamo che tra le persone cosiddette religiose ci sono troppi creduloni che dovrebbero “attaccare il cervello” prima di vedere o voler vedere manifestazioni soprannaturali ovunque, senza criterio. Sono stato testimone a Medjugorje di persone molto emozionate perché riuscivano a guardare il sole quasi al tramonto senza essere abbagliate, esperienza che si può ripetere ogni giorno e in tutti i luoghi della terra! Purtroppo l’approccio emotivo miracolistico è molto diffuso e fa tanti danni. E' lo stesso pubblico dei giornali di pettegolezzi: un popolo immenso!
A maggior ragione ci sono danni quando qualche prete non aiuta. Quanti hanno guidato pellegrinaggi di fedeli al “Bambin Gesù” di Gallinaro sono di questa categoria. Se una “apparizione”dice ad una

domenica 23 luglio 2017

LE PARABOLE DEL REGNO: SEGUIRE UN RE VITTORIOSO SUL MALE / domenica XVI del T.O.

La Parabola della Zizzania
Domenico Fetti.
Nella prima lettura il saggio costata che Dio è onnipotente e non ha nemici che possano impensierirlo. Ma il motivo della sua pazienza è un altro, è il suo amore per noi: Egli ci lascia il tempo del pentimento.
Gesù nella parabola della zizzania invita a modellare la nostra lotta contro il male sull’esempio e i tempi di Dio. Il nostro giudizio è fallace e potremmo sradicare il buon grano assieme alla zizzania. Santa Maria Maddalena, una grande santa e la prima testimone della Risurrezione, festeggiata ieri, aveva tutti i demoni in corpo. Che perdita se fosse stata estirpata prima del tempo!

Ma questa parabola porta due conseguenze:
-Alla fine ci sarà il giudizio! Nessuno approfitti sconsideratamente della misericordia e pazienza di Dio! Invochiamo per noi stessi e per gli altri la grazia della conversione!
-La seconda conseguenza è che il male sarà presente nel mondo fino alla fine dei tempi. Non vivremo mai in un’epoca radiosa e paradisiaca! Guardare al futuro con questa prospettiva inganna. Anche per il passato: non esiste l’età d’oro, “ai miei tempi” oppure “quando tutto andava bene”.

Questo non significa che siamo un “esercito sconfitto”, “gli ultimi moicani” di un’avventura, bella, ma che ha fatto suo tempo e sarà sostituita da qualche ideologia pseudoscientifica oppure da un’altra

sabato 22 luglio 2017

PERCHE' DIO NON MI HA DATO UNA VITA MIGLIORE? / Festa di Santa Maria Maddalena, Prima Testimone della Risurrezione

Cristo Risorto e Maria Maddalena
Anton Raphael Mengs - Madrid
Non sono nato in una famiglia importante ma nei confronti di altri, il solo fatto di essere francese, europeo, per esempio, era un privilegio che molti avrebbero voluto avere. E le migrazioni di oggi ce lo ricordano tragicamente. Anche all’interno della società francese, posso dire che la mia famiglia mi ha dato, sul piano umano, più possibilità di tanti altri. Eppure sono stato a momenti così infelice da pensare perfino al suicidio.
Quando qualcuno non si ama, non ama le sue origini, il suo corpo, il suo carattere, le persone che ha attorno, si vergogna dei suoi genitori, della sua povertà, della sua intelligenza, sorge ineluttabilmente la domanda: “perché sono nato così?” “perché la mia storia è andata così?”. Se uno crede in Dio la domanda non cambia molto, anzi, si acuisce: “perché Dio – che mi ama – ha  voluto (ha permesso: ma Dio essendo onnipotente la sostanza rimane la stessa) che io mi trovassi in questa situazione, senza colpa mia?” Questa domanda si declina in mille sfumature, perfino quando riconosco una mia qualche responsabilità in un errore o un peccato commesso: “perché Dio non mi ha evitato questo errore, questo peccato, le cui conseguenze sono troppo pesanti per me, per la mia famiglia?”. Allo stesso modo se uno scopre in sé la sete dell’infinito, prova un senso di insoddisfazione radicale che nulla può colmare.

venerdì 21 luglio 2017

PUO' DIO INDURIRE I CUORI? / venerdì XV sett. T.O.

James Tissot - Mosè e il Faraone
La Liturgia corre nel raccontare la vicenda di Mosè. Sarebbe opportuno leggere tutto il libro dell’Esodo. Per chi non ci riesce, ci sarà una nuova possibilità con la liturgia della Quaresima. La prima lettura ci porta alla fine delle dieci piaghe e alla preparazione della Pasqua.

Mi è stato chiesto da due persone amiche di spiegare il primo versetto: “In quei giorni, Mosè e Aronne avevano fatto tutti quei prodigi davanti al faraone; ma il Signore aveva reso ostinato il cuore del faraone, …”. Questo versetto si abbina a passi dove si dice che Gesù parlava in parabole perché non comprendessero, e altri, difficili da accettare. Se dal Vangelo di oggi è facile e gioioso ascoltare Gesù che dice: “Misericordia voglio e non sacrifici”, come accettare che Dio indurisca il cuore di qualcuno, sopratutto di un governante con conseguenze terribili verso i piccoli, i deboli, gli innocenti?

giovedì 20 luglio 2017

21 LUGLIO, GIORNATA DI DIGIUNO E PREGHIERA PER IL VENEZUELA

I Media ci fanno vedere già da tre mesi le proteste popolari in Venezuela e la conta dei morti (quasi 100!) per mano delle forze dell’ordine o dei gruppi paramilitari. La crisi venezuelana si trascina ormai da anni. Praticamente dalla crisi del petrolio. Il Venezuela ha molto petrolio. La salita del regime del presidente Chavez ha coinciso con una relativa ricchezza dovuta all’afflusso di entrate dovute al petrolio, ma senza vero sviluppo economico. Il suo successore, Nicolás Maduro, non ha saputo fare meglio e la crisi del prezzo del petrolio ha ingenerato un impoverimento enorme della popolazione. Attualmente in Venezuela vivono circa 33 milioni di persone, delle quali oltre l'80% è in stato di profonda povertà. 
Le ultime elezioni democratiche, già di qualche anno fa, hanno dato la maggioranza assoluta ai partiti contrari al chavismo e al presidente Maduro in particolare, reclamandone l’uscita di scena. Purtroppo le posizioni si sono irrigidite da entrambi le parti e il regime ha rifiutato sistematicamente gli aiuti internazionali, anche della Caritas, aggravando la crisi che ha portato ad un’inflazione del 700% ed alla mancanza quasi totale di cibo e medicinali. 

Domenica 16 luglio la popolazione ha partecipato al referendum autoconvocato dalle forze di opposizione per esprimere un voto sulla proposta del presidente Maduro di modificare la Costituzione. La consultazione, osteggiata dal governo ma sostenuta dai vertici della Chiesa venezuelana, ha raccolto il 98% di voti contrari su 7 milioni di voti espressi. Tuttavia questa netta maggioranza è rimasta inascoltata; anzi, gruppi paramilitari hanno attaccato diversi seggi, fra cui quello allestito nei pressi della Chiesa di Nostra Signora del Carmelo dove stava celebrando la messa il cardinale Jorge Urosa Savino, arcivescovo di Caracas. 

Domani 21 luglio sarà una giornata di digiuno e di preghiera per la libertà, la giustizia e la pace in Venezuela, promossa dalla Conferenza episcopale per «chiedere a Dio di benedire gli sforzi dei venezuelani» tesi alla convivenza fraterna nel Paese attraversato da una profonda crisi civile, sociale ed economica. Ogni diocesi e parrocchia del Paese la vivrà attraverso processioni, veglie, messe, momenti di preghiera. I vescovi invitano i venezuelani a «non lasciarsi rubare la speranza che rende possibile, con l’aiuto di Dio, ciò che sembra impossibile, per comunicare la speranza ed essere protagonisti di questo momento storico e del futuro del nostro paese». 


Perché non associarci liberamente a questa iniziativa di digiuno e preghiera?

LE PAROLE DI PAOLO BORSELLINO / Veglia di preghiera per Giovanni Falcone il 23 giugno 1992

Ieri sono stati 25 anni dalla strage di Via d'Amelio con l'assassinio di Paolo Borsellino e i suoi uomini di scorta. 
Stiamo cercando per la nostra città uno spirito nuovo che veda tutti attenti e impegnati verso il bene comune. Nel frattempo, anche nei nostri quartieri, incendi dolosi rovinano la bellezza e la base vitale della nostra convivenza. Dolosi perché dettati da interessi oscuri che sacrificano il bene di tutti e il futuro degli stessi propri figli a vantaggi immediati ed egoisti. Dolosi anche per superficialità, dispetto e inconsapevolezza delle conseguenze dei propri atti. Mancano i valori di base, etici, morali, ma anche di mera capacità di vedere gli altri, di capire il valore del tempo e del futuro, di fare progetti che vadano al di là del solo momento presente, manca la  consapevolezza di come si costruisce e si custodisce un ambiente favorevole a tutti. 
Paolo Borsellino mette in evidenza che la molla che animava Giovanni Falcone (e gli altri con lui) era l'amore, l'amore per la propria terra, la propria città, la propria gente. Un amore che evita i sentieri che portano verso la morte e prende i sentieri della vita, un amore che accetta consapevolmente il prezzo da pagare nel quotidiano. L'amore che è solo sentimento, emozione, gratificazione è tutto fuorché amore. Leggiamo questo discorso molto realista e positivo.

“Giovanni Falcone lavorava con perfetta coscienza che la forza del male, la mafia, lo avrebbe un giorno ucciso. Francesca Morvillo stava accanto al suo uomo con perfetta coscienza che avrebbe condiviso la sua sorte. Gli uomini della scorta proteggevano Falcone con perfetta coscienza che sarebbero stati partecipi della sua sorte.
Non poteva ignorare, e non ignorava, Giovanni Falcone, l’estremo pericolo che egli correva perché troppe vite di suoi compagni di lavoro e di suoi amici sono state stroncate sullo stesso percorso che egli si imponeva. Perché non è fuggito, perché ha accettato questa tremenda situazione, perché mai si è turbato, perché è stato sempre pronto a rispondere a chiunque della speranza che era in lui? Per amore! La sua vita è stata un atto di amore