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venerdì 18 agosto 2017

ATTACCO TERRORISTICO A BARCELLONA / venerdì XIX° sett. T.O.

La Sagrada Familia a Barcelona
Tredici morti e più di cento feriti, anche gravissimi, ieri sulle Ramblas, la bellissima via del centro storico di Barcellona, piena di turisti, “el paseo” alberato e con chioschi e bancarelle che scende da Plaza Catalunya al porto vecchio dove è ormeggiata la caravella di Cristoforo Colombo. 

Un altro deprecabile attacco barbaro, ingiustificabile. Il terrorismo è “una pratica intrinsecamente perversa, del tutto incompatibile con una visione morale della vita, giusta e ragionevole. Non solo ferisce gravemente il diritto alla vita e alla libertà, ma è anche dimostrazione della più dura intolleranza e totalitarismo” (comunicato della Conferenza Episcopale Spagnola ieri).

Non saremo mai abbastanza determinati nel condannare atti e metodi come questi. Non daremo mai abbastanza appoggio a chi pensa alla sicurezza dei cittadini e vuole fermare i violenti. Ma questo non giustifica qualsiasi reazione. Siamo cristiani per avere gli stessi sentimenti di Cristo e della Madonna. 
Il demonio che è omicida fin da principio spera di “fare con una fave due piccioni” e di più se
possibile. E in momenti di paura e di rabbia come questi è facile che cadiamo nei suoi tranelli, complicando il cammino della pace e della sicurezza invece di aiutarlo. Il Dio che ha detto “non uccidere” ha detto anche “ama il tuo nemico”, il Dio che ha detto “Beati coloro che hanno fame e sete della giustizia” ha detto anche “togli prima la trave dal tuo occhio, poi …” e “Beati i miti perché erediteranno la Terra”.

Il cammino è duro, non ci sentiamo preparati, costatiamo che dentro di noi c'è ancora tanta mentalità vecchia, pagana, siamo ancora tanto cristiani comodi. Ma siamo in guerra, una guerra che non risparmia nessuno mentre vogliamo essere risparmiati (ed è normale) anche a costo di annacquare la nostra fede, di rallegrarci un’ora sola alla luce di Cristo e fuggire da Lui appena ci invita a seguirlo nella notte della fiducia (questo non è più cristiano).


Il comunismo ha perseguitato i cristiani nell’est europeo, infliggendo torture e condanne di quindici, venti, venticinque anni nei gulag sovietici o nei campi di rieducazione albanesi (molto più duri!!), solo perché non volevano rinnegare l’interezza della loro fede. C'è il caso dei cattolici di rito orientale ai quali era proposto di salvare la loro vita e i loro beni, la tranquillità della loro famiglia, e le loro chiese, se soltanto accettavano di passare alla Chiesa ortodossa, conservando i loro riti, rinnegando “solo” il loro legame con il papa. Qualcuno ha accettato il patto, moltissimi hanno preferito queste condanne sproporzionate per non perdere una briciola della loro fedeltà a Cristo. E non solo hanno costatato la forza che dava la fede, ma hanno visto che amando i carcerieri, pregando per loro, non nutrendo sentimenti di collera o di rivincita nei loro confronti sopravvivevano mentre chi si lasciava guidare da sentimenti negativi moriva, esausto da questi sentimenti che finivano per uccidere la loro fede e divoravano la loro energia vitale. 

Siamo in guerra contro il Nemico dell'Umanità e di Dio. Non facciamo il suo gioco. 

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