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martedì 4 aprile 2017

VOI SIETE DI QUAGGIU' / martedì V° settimana di Quaresima

La Manna
Un’educazione superficiale alla fede, che si porta ancora il retaggio di secoli in cui della Sacra Scrittura si considerava quasi solo il Vangelo (un parroco mi diceva che appena ordinato, nei primi anni dopo guerra, a stento sapeva che i Vangeli fossero quattro), fa fatica a considerare Gesù come un Ebreo e il valore dell’Antico Testamento.

È vero che la Rivelazione cristiana è una illuminazione superiore ad ogni altra tappa precedente, è l’esperienza personale della Risurrezione. Ma il popolo ebraico è, da Abramo in poi, un popolo che CAMMINA NELL’ASCOLTO, CHE SI LASCIA GUIDARE VERSO UNA PIENEZZA PROMESSA. Il processo, il dinamismo, è lo stesso per Abramo e per i Profeti, per Giovanni Battista e per la Vergine Maria e Gesù, per san Paolo e tutti i cristiani: USCIRE DA SE STESSI, APPOGGIARSI NEL DIO CHE NON SI VEDE MA SI MANIFESTA, DONARE SE STESSO.

Quindi possiamo ascoltare le letture di oggi come pienamente rivolte a noi.

Nella prima lettura il popolo che ha visto “il braccio disteso del Signore” che lo ha liberato dalla schiavitù, gli ebrei che hanno visto la morte cedere il suo potere quando sono stati “battezzati nel mare”, e che sono stati “tutti sotto la nube” ricevendo lo spirito del Signore attraverso la Rivelazione della sua Sapienza nelle Parole di Vita, che vive la vicinanza quotidiana di Dio nel miracolo della sua sopravvivenza attraverso la manna, questo popolo così privilegiato si stanca di far parte di un progetto, di vivere nella realizzazione di una Promessa. Accetterebbe piuttosto una vita senza senso purché ci sia trippa e agi.

Anche i farisei sono stati “battezzati nel mare” perché figli del popolo che uscì dall’Egitto e celebrano in ogni Pasqua il memoriale della Liberazione e dicono “quando il Signore MI fece uscire dall’Egitto”. Ogni giorno che passa li avvicina alla realizzazione della Promessa. Ma anche loro si sono stancati di camminare, di essere pellegrini di Speranza. Si sono “installati”. Credono nel Mosè ormai addomesticato del passato ma non nel Mosè vivo che realizza oggi le Promesse. Non credono in Gesù che Dio ha mandato loro.

E noi? Ci sentiamo apposto perché crediamo in Gesù. È vero, la nostra fede afferma che Egli è il Messia e non ne verrà un altro. Ma crediamo nel Gesù del passato, ormai addomesticato che abbiamo compreso in una fede chiusa su se stessa, ormai completa dove tutto è sotto controllo, oppure crediamo in Gesù risorto, presente oggi che opera e ci sorprende, che ci invita a lasciare le nostre certezze per seguirlo? 
Certo, Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre. Ma una statua è più facilmente controllabile di una persona viva. Ora la nostra fede dice che Gesù è vivo e operante nella nostra vita e nella vita della Chiesa. Ci dona la Pace a condizione che rinunciamo alla tranquillità di chi non vuole più camminare.



Prima Lettura    Nm 21, 4-9
Il nostro Dio viene a salvarci.
 


Dal libro dei Numeri

In quei giorni, gli Israeliti si mossero dal monte Or per la via del Mar Rosso, per aggirare il territorio di Edom. Ma il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero». 
Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì. Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti». 
Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita». 
Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.

Salmo Responsoriale    Dal Salmo 101
Signora, ascolta la mia preghiera.

Signore, ascolta la mia preghiera,
a te giunga il mio grido di aiuto.
Non nascondermi il tuo volto
nel giorno in cui sono nell’angoscia.
Tendi verso di me l’orecchio,
quando t’invoco, presto, rispondimi!

Le genti temeranno il nome del Signore
e tutti i re della terra la tua gloria,
quando il Signore avrà ricostruito Sion
e sarà apparso in tutto il suo splendore.
Egli si volge alla preghiera dei derelitti,
non disprezza la loro preghiera.

Questo si scriva per la generazione futura
e un popolo, da lui creato, darà lode al Signore:
«Il Signore si è affacciato dall’alto del suo santuario,
dal cielo ha guardato la terra,
per ascoltare il sospiro del prigioniero,
per liberare i condannati a morte».

Canto al Vangelo
  Cf Gv 3,16
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

Il seme è la parola di Dio,
il seminatore è Cristo:
chiunque trova lui, ha la vita eterna.
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

Vangelo   Gv 8,21-30
Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono.

Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?». 
E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». 
Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre. 
Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui. 

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