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venerdì 3 febbraio 2017

Venerdì IV settimana T. O. / IL POTERE DELLA COSCIENZA

Il trionfo della croce è il trionfo della misericordia

Nel Vangelo di oggi, Erode, certamente preso dai fumi dell’alcol o di qualcosa di peggio e eccitato dalla danza della figlia di Erodìade, le promette di darle qualunque cosa lei chiedesse, perfino la metà del suo Regno. Sono convinto che un maschio avrebbe considerato attentamente il valore di questa offerta e la sua pericolosità (bisogna convivere dopo con Erode alle frontiere, una volta passatogli la sbronza). Comunque un maschio sarebbe stato interessato alla ricchezza e al potere mentre Erodìade punta sulla soddisfazione della sua gelosia e rivalità ed le basta la morte del nemico (Giovanni Battista ricordava a Erode che la sua unione con Erodìade non era legittima e Erode lo ascoltava). Uomo e donna hanno una percezione, una coscienza psicologica del mondo e dei suoi valori diversi, ma questo non è ancora la coscienza morale.

Invece la coscienza morale è che all’apparire di Gesù, mentre girano varie ipotesi sul nuovo profeta galileo, Erode risponde senza esitare: “Egli è quel Giovanni Battista che ho fatto decapitare”. Erode risponde così perché gli pesa l’uccisione di Giovanni Battista. Anche se non ci pensa sempre, basta un qualsiasi avvenimento o richiamo perché il ricordo di quello che ha fatto gli si presenti, vivo, incancellabile.
Anzi, la parola di Giovanni Battista fissata nella morte diventa più potente, più chiara, si spoglia della fragilità dell’uomo che la proferisce, della possibilità che si lasci tentare, che cambi parere. Si spoglia forse dalle imperfezioni di Giovanni Battista stesso che gettavano ombra sul messaggio. Giovanni Battista non può più essere temuto come un competitore eventuale, non può più essere sospettato di voler prendere il posto di Erode o diminuire la sua autorità. E' diventato pura "Voce di una che grida".

Erode non può più liberarsi dal crimine commesso e che la sua coscienza gli rimprovera. Con chi può parlarne? Questo significherebbe rimettere in discussione il suo rapporto con Erodìade e tutti i rapporti che egli ha contribuito a costruire. Egli regna sulla sua corte ma è la corte che lo sostiene e non può mostrare la sua debolezza. Sarebbe la morte. È prigioniero.
Solo la misericordia di Gesù lo può liberare. Dal Vangelo sappiamo che non ha approfittato del passaggio di Gesù per liberarsi.

Ci sono tanti uomini e donne che sono prigionieri dal peccato. Troveranno discepoli veri di Gesù che non li giudicheranno ma li accoglieranno come fratelli e sorelle, come delle vittime del loro stesso peccato, ai quali annunciare non la condanna ma la verità misericordiosa che libera dalla menzogna del peccato permette di abbandonarlo e fa rinascere?


Prima Lettura   Eb 13, 1-8
Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre!

Dalla lettera agli Ebrei
Fratelli, l’amore fraterno resti saldo. Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli. Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere, e di quelli che sono maltrattati, perché anche voi avete un corpo. Il matrimonio sia rispettato da tutti e il letto nuziale sia senza macchia. I fornicatori e gli adùlteri saranno giudicati da Dio.
La vostra condotta sia senza avarizia; accontentatevi di quello che avete, perché Dio stesso ha detto: «Non ti lascerò e non ti abbandonerò». Così possiamo dire con fiducia:
«Il Signore è il mio aiuto, non avrò paura.
Che cosa può farmi l’uomo?».
Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunciato la parola di Dio. Considerando attentamente l’esito finale della loro vita, imitatene la fede. 
Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre!

Salmo Responsoriale
   Dal Salmo 26
Il Signore è mia luce e mia salvezza.

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura? 

Se contro di me si accampa un esercito,
il mio cuore non teme;
se contro di me si scatena una guerra,
anche allora ho fiducia. 

Nella sua dimora mi offre riparo
nel giorno della sventura.
Mi nasconde nel segreto della sua tenda,
sopra una roccia m’innalza. 

Il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto,
non respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi. 

Canto al Vangelo 
  Lc 8,15
Alleluia, alleluia.

Beati coloro che custodiscono la parola di Dio
con cuore integro e buono 
e producono frutto con perseveranza.
Alleluia.

Vangelo  
 Mc 6, 14-29
Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto. 

Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!».
Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. 
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

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