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lunedì 20 febbraio 2017

lunedì VII settimana T.O. / IL CASO E LA NECESSITA'?

Einstein ha detto che Dio gioca con i dadi

Fin dalle prime righe del suo libro il Siracide ci presenta la ricchezza e grandezza del Creato e la Saggezza divina che lo ha ordinato. Nel Vangelo di oggi vediamo invece il caos, accompagnato da grande angoscia, provocato dagli spiriti impuri e dalla mancanza di fede, riportato all’armonia da Gesù che libera il ragazzo posseduto dal demonio.

È veramente così? 
(Adesso farò una riflessione che potrà sembrare complicata o inutile per alcuni. Chi vuole rimanere nella semplicità della Fede - che è grandissima e profondissima Sapienza! - può andare subito alla Conclusione di questo post). 

Il saggio Gesù Ben Sirach – il Siracide – costata la complessità e immensità del Creato che nessuno può esplorare fino in fondo. Non solo, ma addentrarsi nella conoscenza della realtà riserva molte sorprese e può portare allo smarrimento. Un’immagine per spiegare l’interconnessione delle scienze e la conoscenza globale che se ne può ricavare è che lo scienziato vede la realtà come attraverso uno specchietto. Ogni specchietto permette di vedere solo una parte del reale. Mettendo tutte questi specchietti insieme otteniamo un’immagine in buona parte convergente ma che non può essere né totale né completamente coerente. Non esiste la formula che spiega tutto dell’Universo.

Da questo, qualcuno deduce che non esiste nessuna Sapienza all’origine dell’Universo. In un libro diventato famoso “Il caso e la necessità”, Jacques Monod, biologo francese e premio Nobel per la Medicina nel 1965, riduce le leggi che governano tutta la realtà a questi due elementi: il caso e la necessità. Tutto evolve per il gioco delle probabilità che fa apparire ogni tanto delle combinazioni, delle soluzioni vitali che possono mantenersi ed espandersi, anche grazie alla capacità di adattamento al proprio ambiente (la necessità).

È chiaro che gli argomenti razionali di chi ha contestato il Professor Monod sono altrettanto solidi. Sia sul piano scientifico proprio, sia sopratutto su quello filosofico. Per una ragione molto semplice. Fare un’affermazione assoluta sul senso della Vita e dell’Universo a partire dalle sole scienze dette esatte è un errore di metodo oppure un atto di fede che non vuole dire il suo nome. Più che atto di fede, bisognerebbe dire un "atto fideistico", nel senso che l’atto di fede è rivolto a chi  è superiore e può rivelare ciò che va oltre le capacità di conoscenza dell’uomo, cioè a Dio. È fideistica invece la posizione di chi vuole elevare a dogma assoluto la sua opinione o credenza mentre esse riposano sull’uomo.  Anche se egli non era certamente uno stupido, J. Monod, volendo estrapolare leggi universali e perenni dallo stato delle scienze al momento in cui scrive, arriva in pratica a questo doppio errore: afferma che il sapere scientifico è la base sicura per una riflessione che non le compete perché è propriamente filosofica o di fede e perché il sapere scientifico di un dato momento è il sapere di quel momento e non un sapere eterno. Infatti, da una parte, la scienza non può essere né fedele di una religione né sopratutto fideistica. La fede e la ragione vanno benissimo insieme e si aiutano a vicenda nella misura in cui rispettano ognuna il campo dell’altra. D'altra parte la scienza avanza attraverso ipotesi e verifiche. Ogni risultato, per definizione, è parziale e provvisorio in attesa di un risultato migliore anche se non ribalta del tutto il risultato precedente. In questo senso la scienza non può mai essere assoluta.

Conclusione: La visione armoniosa del Siracide e dei credenti in genere, riposa sulla rivelazione, su un intuito dato da Dio che, guardando la realtà e i suoi molteplici fenomeni, arriva ad una conclusione che oltrepassa la semplice ragione e lo sa. Senza la preghiera, e una vera comunione con Dio non possiamo avere la sua visione divina sull’Universo né concepirne l’unità.
Nel Vangelo vediamo che la fede in Dio e la preghiera permettono di riportare l’armonia lì dove è stata compromessa gravemente:  Il padre del ragazzo posseduto disse a Gesù: «… abbi pietà di noi e aiutaci». Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede».

Allora facciamo nostra, “subito, ad alta voce”, la risposta del padre del fanciullo: «Credo; aiuta la mia incredulità!». Ascoltiamo attentamente l’osservazione che Gesù fa ai suoi discepoli: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera».


Prima Lettura   Sir 1, 1-10
Prima di ogni cosa fu creata la sapienza.

Dal libro del Siràcide
Ogni sapienza viene dal Signore
e con lui rimane per sempre.
La sabbia del mare, le gocce della pioggia
e i giorni dei secoli chi li potrà contare?
L’altezza del cielo, la distesa della terra
e le profondità dell’abisso chi le potrà esplorare?
Chi ha scrutato la sapienza di Dio, 
che è prima di ogni cosa?
Prima d’ogni cosa fu creata la sapienza
e l’intelligenza prudente è da sempre.
Fonte della sapienza è la parola di Dio nei cieli,
le sue vie sono i comandamenti eterni.
La radice della sapienza a chi fu rivelata?
E le sue sottigliezze chi le conosce?
Ciò che insegna la sapienza a chi fu manifestato?
La sua grande esperienza chi la comprende?
Uno solo è il sapiente e incute timore,
seduto sopra il suo trono.
Il Signore stesso ha creato la sapienza,
l’ha vista e l’ha misurata,
l’ha effusa su tutte le sue opere,
a ogni mortale l’ha donata con generosità,
l’ha elargita a quelli che lo amano.

Salmo Responsoriale   Dal Salmo 92
Il Signore regna, si riveste di maestà.

Il Signore regna, si riveste di maestà:
si riveste il Signore, si cinge di forza.

È stabile il mondo, non potrà vacillare.
Stabile è il tuo trono da sempre,
dall’eternità tu sei.

Davvero degni di fede i tuoi insegnamenti!
La santità si addice alla tua casa
per la durata dei giorni, Signore.

Canto al Vangelo 
  Mt 17,20 
Alleluia, alleluia.

Se avrete fede pari a un granello di sènapa,
dice il Signore, niente vi sarà impossibile.
Alleluia.


Vangelo 
  Mc 9, 14-29
Credo, Signore: aiuta la mia incredulità.

Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, [Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni, scesero dal monte] e arrivando presso i discepoli, videro attorno a loro molta folla e alcuni scribi che discutevano con loro. 
E subito tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?». E dalla folla uno gli rispose: «Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha uno spirito muto. Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Egli allora disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me». E glielo portarono. 
Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava schiumando. Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede». Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: «Credo; aiuta la mia incredulità!». 
Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito impuro dicendogli: «Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più». Gridando, e scuotendolo fortemente, uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto». Ma Gesù lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi.
Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera».
  

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