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mercoledì 8 febbraio 2017

mercoledì V settimana / UN DIO TRISTE E DEPRIMENTE?

“impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza”. Nel Vangelo di oggi Gesù fa un elenco lunghissimo dei propositi di male che escono dal cuore dell’uomo. La lettura potrebbe risultare perfino penosa. Sembra che non ci sia nulla di buono nel cuore dell’uomo. Il nostro tempo si è tanto ribellato contro il preteso pessimismo della Chiesa, il suo coltivare i sensi di colpa per soggiogare le coscienze, mentre serve piuttosto l’autostima, l’ammirazione per le opere positive di cui è capace il progresso, l’ammirazione per l’uomo stesso e la sua spontaneità.

Anche questo è molto delicato perché incide profondo nel cuore dell'uomo e del fedele ed è vero che qualche volta invece di annunziare la Buona Notizia della Salvezza abbiamo annunciato dottrine di uomini.

Ma è forse Gesù stesso che è colpevole di tanto scempio!? Troviamo nel Vangelo molti avvertimenti sul Giudizio finale, sulle esigenze totali della conversione, ecc.. Troppi? 

Fatto sta che molti santi, pieni di misericordia per i peccatori e anche pieni di luce e di gioia, hanno volentieri parlato in questo senso nella loro predicazione. Così scrive san Luigi Maria di Montfort nel suo “Trattato della Vera Devozione a Maria”, spiegando i fondamenti teologici della devozione a Maria:
“Abbiamo per eredità l'orgoglio e l'accecamento nello spirito, l'indurimento nel cuore, la debolezza e l'incostanza nell'anima, la concupiscenza, le passioni in rivolta e le malattie nel corpo. Siamo, per condizione naturale, più superbi dei pavoni, più attaccati alla terra dei rospi, più brutti dei capri, più invidiosi dei serpenti, più golosi degli animali immondi, più collerici delle tigri, più pigri delle tartarughe, più deboli delle canne e più incostanti delle banderuole. Abbiamo di nostro soltanto il nulla e il peccato, ed altro non meritiamo che l'ira di Dio e l'inferno eterno.”

Non deve stupire che lo stesso santo fosse capace, nel suo girare per i villaggi di Francia, di attirare le persone semplici alle quali diceva che a Dio bastava la buona volontà. Infatti l’inizio del capitolo del suo libro ricorda la parabola della vite e dei tralci. Il tralcio è creato per portare molto frutto, ma “senza di me non potete fare nulla”. 

Colpisce qualche foto di P. Pio sorridente, lui stigmatizzato, animatore delle ricreazioni conventuali, mentre qualche altro padre seduto vicino sembra chiuso nei suoi pensieri scuri.

Il papa ha detto qualche giorno fa che se la Parola di Dio non arriva al cuore la religione diventa tutto un moralismo (rigorista o lassista che sia)..

Non a caso s. Luigi de Montfort proponendo una totale dipendenza da Maria come Madre e Guida, annuncia tra i frutti una grande libertà di spirito, la guarigione dagli scrupoli. Quei scrupoli e riti che Gesù vuole scardinare dallo spirito dei suoi discepoli. Il Trattato è il libro che ha formato la devozione mariana di papa Giovanni Paolo II


Prima Lettura   Gn 2,4b-9.15-17
Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden.

Dal libro della Gènesi
Nel giorno in cui il Signore Dio fece la terra e il cielo nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata, perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e non c’era uomo che lavorasse il suolo, ma una polla d’acqua sgorgava dalla terra e irrigava tutto il suolo. Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.
Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male.
Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.
Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire».

Salmo Responsoriale  
 Dal Salmo 103 
Benedetto il Signore, anima mia!


Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Sei rivestito di maestà e di splendore,
avvolto di luce come di un manto. 

Tutti da te aspettano
che tu dia loro cibo a tempo opportuno.
Tu lo provvedi, essi lo raccolgono;
apri la tua mano, si saziano di beni. 

Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra. 

Canto al Vangelo 
  Gv 17,17
Alleluia, alleluia.

La tua parola, Signore, è verità:
consacraci nella verità.
Alleluia.

Vangelo   Mc 7, 14-23
Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. 

Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». 
Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti. 
E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

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