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martedì 9 giugno 2026

PUÒ UN CRISTIANO CRITICARE ISRAELE? / Un punto delicato che richiede chiarezza. 09 - 06 - 2026.

 


Può un cristiano criticare Israele?  Certo, ma ho male al mio Israele ! 

C'è molta confusione nello spirito di tante persone e conviene cercare di fare chiarezza perché di mezzo ci sono valori immensi: innanzitutto ci sono persone con la loro dignità infinita che viene calpestata, ma anche valori di fede fondamentali per più di metà dell’umanità.

Quanto succede oggi con la guerra in Medio Oriente - da una parte e dall’altra - è veramente orribile come in tutte le guerre in ogni parte del mondo e in tutte le violazioni della dignità delle persone soprattutto dei più deboli. Con la guerra in Medio Oriente c'è però un particolare: uno dei protagonisti si chiama Israele e Israele è un nome fondamentale nella Storia di tre religioni, il Cristianesimo, l’Islam e l’Ebraismo, e quindi coinvolge direttamente la visione di Dio, della Storia e della Salvezza di più della metà dell’Umanità. 

Di fatto questa guerra ha fatto perdere concretamente molto sostegno, solidarietà, stima per lo Stato di Israele, per gli israeliani e per gli ebrei in generale. E si passa facilmente dall’antisionismo all’antisemitisimo, fino ad arrivare all'affermazione in parole o nei fatti che la discriminazione e la violenza contro gli ebrei in genere è giustificata. Questo è gravissimo. È vero che non c'è solo il popolo ebraico che soffre discriminazioni nella Storia e la nostra riflessione si deve allargare ad ogni minoranza o gruppo, popolo, minacciato per il solo fatto della sua identità. Sappiamo che nei campi di concentramento nazi sono stati rinchiusi anche zingari e omosessuali come persone da eliminare. Papa Francesco ha messo in evidenza la sorte della minoranza Rohingya musulmana che non ha peso politico tale da potersi difendere. E anche molte minoranze cristiane sono perseguitate in tanti paesi del mondo, generalmente nel silenzio dell'opinione pubblica, ecc.  Ci sono stati veri genocidi durante la Storia anche recente. Non serve farne qui l’elenco anche se sono disponibile per farlo. 

A questo punto è importante disarmare il nostro parlare e questo esige, oltre uno spirito mite, anche di precisare il vero significato dei termini che usiamo. Non si tratta solo di correttezza di linguaggio ma di immagine dell’altro e quindi anche del suo valore, del trattamento che merita, ecc. Usare in modo superficiale o menzognero termini impropri per qualificare una persona, la sua comunità, il suo comportamento ha conseguenze gravi, crea mentalità erronee e porta a comportamenti negativi contro persone e valori. Il rabbino Jules Isaac nel 1959 parlava di “insegnamento del disprezzo” da parte della Chiesa Cattolica che favorì la mentalità antisemitica e la Shoah. Di fatto, contro gli insegnamenti ufficiali della Chiesa, in particolare del Concilio di Trento, che insegnava che la crocifissione di Gesù risultava dai peccati di tutti gli uomini fin dalla fondazione del mondo, vari catechismi insegnavano che gli ebrei erano “il popolo deicida” (che ha ucciso Dio) e giustamente “la vendetta di Dio li perseguita e ovunque sono prigionieri e vagabondi” secondo il catechismo di base di allora nella diocesi di Parigi:  (L'Enseignement du mépris — Wikipédia). Solo con Papa Giovanni XXIII fu corretta nelle preghiere della Chiesa l’espressione “perfidi ebrei”* e col Concilio fu abbandonata l’accusa di Popolo Deicida. 

L'Antisionismo indica che il popolo ebraico non ha diritto ad avere un proprio stato, una propria terra dove vivere in sicurezza. Chi, come la Chiesa, propone da sempre la soluzione di “due popoli e due stati” è, in fondo, già sionista. Eppure uno scrittore come Erri De Luca che sostiene questa posizione viene escluso da alcuni eventi culturali  come “sionista”. 

L'Antisemitismo invece dice che gli ebrei devono essere condannati, combattuti e persino annientati in quanto tali. Ogni generalizzazione è sempre un errore gravissimo. 

Ma la difficoltà aumenta dal fatto che usiamo abitualmente la parola Israele per indicare sia il popolo ebraico che i credenti nella religione ebraica e lo Stato di Israele e il suo governo. E quindi siamo facilmente portati a confonderli.

Sostenere che il popolo ebraico tante volte perseguitato durante secoli perché minoranza con una forte identità non debba avere una terra e uno stato, o che questi non debbano trovarsi dove storicamente ha le sue radici, è una posizione che non condivido personalmente ma che si può discutere alla luce della Storia. Diverso ancora è criticare il governo dell’attuale Stato di Israele e la posizione politica di molti in Israele oggi. La prudenza nei giudizi, la verifica dei nostri canali di informazione, sono sempre necessari ma criticare il governo attuale dello Stato di Israele è come criticare il governo di qualsiasi nazione. Se non mi piace l’attuale governo italiano non significa pensare che il popolo italiano non abbia diritto a vivere in Italia e a autogovernarsi.

Ma arriviamo all’antisemitismo. Tocca le fondamenta della fede cristiana e della nostra preghiera. Si sente in alcuni un vero fastidio alla parola "Israele" se detta in chiesa o incontri. Un prete libanese si sfoga su Fb e dice la parola "Israele" nella preghiera e a Messa gli fa provare disagio. È libanese, è uno sfogo, lo comprendiamo, ma continua a rispettare la Parola di Dio e pronuncia la parola “Israele” ogni volta che la trova nel testo biblico… Papa Leone nella sua Enciclica “Magnifica Humanitas” usa l’espressione “antico Israele” (MH, 8) per evitare confusioni e polemiche. Ma quando si riferisce al cantico del Magnificat dice semplicemente “Israele, suo servo” (MH,243) come lo dice la Vergine Maria in san Luca.

Nessuno che si dice cristiano può correggere la Parola di Dio, mettersi al posto di Dio nel giudicare persone e situazioni che lo Spirito Santo ha dichiarato Parola di Dio senza, di fatto, aver rinnegato la propria fede. Meglio cercare di comprendere il senso della Parola di Dio e perché la Chiesa continua a considerarla tale.

Nella Bibbia Dio educa un popolo, lo fa crescere e lo purifica, castigando il suo peccato senza mai abbandonarlo, infonde in lui una straordinaria saggezza che sarà portata a compimento nel Figlio Unigenito, Figlio di Davide, "ebreo per sempre". Israele e tutta la sua Storia sono Storia della Salvezza per noi, cioè la via scelta da Dio e un segno per tutta l’umanità peccatrice, sia per gli esempi di santità e di progresso che per la vigilanza amorevole e forte che Dio esercita su di lui, fino a piangere su Gerusalemme perché “distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata". (Luca 19, 44)). Ma ricorda san Paolo che “quanto alla scelta di Dio, essi sono amati, a causa dei padri, infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!” (Romani 11,28-29).


*in origine perfido indicava solo la mancanza di fede in Cristo. Ma per l’uso comune tutti intendevano una slealtà morale.



2 commenti:

  1. La distinzione tra i termini ebreo, israelita, israeliano e sionista è il fulcro per fare chiarezza ed evitare confusioni concettuali. La sovrapposizione di queste categorie genera spesso malintesi teologici e politici.

    *Ebreo: L'identità etnico-religiosa*
    Il termine ebreo definisce l'appartenenza a un popolo e a una religione (l'Ebraismo).
    È,per sua natura, una dimensione culturale, spirituale e storica indipendente dalla cittadinanza o dalla geografia.
    Un ebreo,quindi, può nascere, vivere e morire in Italia, negli Stati Uniti o in Argentina, senza mai aver visitato il Medio Oriente e senza avere legami politici con lo Stato moderno di Israele. L'antisemitismo colpisce l'ebreo in quanto tale, configurandosi come una forma di razzismo e di intolleranza religiosa che la teologia cristiana (come ricordato dal Concilio Vaticano II nella Nostra Aetate) condanna fermamente.
    "Israelita:*La dimensione biblica e storica*
    Il termine israelita si riferisce storicamente ai discendenti di Giacobbe (chiamato Israele nella Genesi) e ai membri dell'antico popolo dell'alleanza biblica.
    È un termine prevalentemente teologico e storico, usato nelle Scritture e nella liturgia cristiana.
    L'uso antico confondeva "israelita" con "ebreo", ma oggi confondere l'antico Israele biblico con l'attuale Stato-nazione è un errore di anacronismo. La teologia paolina (es. Romani 11) parla dell'Israele dell'alleanza, i cui doni sono irrevocabili, e non della Repubblica di Israele nata nel 1948. Il disagio liturgico verso la parola "Israele" nasce proprio da questa errata sovrapposizione semantica.
    *Israeliano:* La cittadinanza geopolitica
    Il termine israeliano indica esclusivamente il cittadino del moderno Stato di Israele, fondato nel 1948.
    È una categoria puramente giuridica e politica.
    Non tutti gli ebrei sono israeliani (la maggior parte vive nella diaspora) e non tutti gli israeliani sono ebrei. Circa il 20% della popolazione israeliana è composta da arabi (musulmani e cristiani) che sono, a tutti gli effetti di legge, cittadini israeliani. Criticare le azioni del governo di Tel Aviv significa criticare un'entità statale e politica, non il popolo ebraico o la fede biblica.
    *Sionista:* L'ideologia politica
    Il sionismo è un movimento politico e ideologico nato alla fine del XIX secolo con l'obiettivo di creare, e oggi di preservare, uno Stato nazionale per il popolo ebraico nella sua terra d'origine storica.
    È un'ideologia politica moderna e arrogante, aggiungerei, non un dogma religioso.
    Esistono ebrei profondamente religiosi che sono anti-sionisti (come alcune correnti ultraortodosse che ritengono che lo Stato possa essere ricostituito solo dal Messia) ed esistono sionisti non religiosi, laici, e perfino cristiani evagelici. L'antisionismo contesta la legittimità politica o le modalità di esistenza di questo Stato. Sebbene l'antisionismo possa talvolta essere usato come paravento per l'antisemitismo, le due posizioni rimangono logicamente distinte: l'una contesta un'ideologia politica fatta di soprusi, l'altra discrimina un gruppo umano.

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  2. La distinzione tra i termini ebreo, israelita, israeliano e sionista è il fulcro per fare chiarezza ed evitare confusioni concettuali. La sovrapposizione di queste categorie genera spesso malintesi teologici e politici.

    *Ebreo: L'identità etnico-religiosa*
    Il termine ebreo definisce l'appartenenza a un popolo e a una religione (l'Ebraismo).
    È,per sua natura, una dimensione culturale, spirituale e storica indipendente dalla cittadinanza o dalla geografia.
    Un ebreo,quindi, può nascere, vivere e morire in Italia, negli Stati Uniti o in Argentina, senza mai aver visitato il Medio Oriente e senza avere legami politici con lo Stato moderno di Israele. L'antisemitismo colpisce l'ebreo in quanto tale, configurandosi come una forma di razzismo e di intolleranza religiosa che la teologia cristiana (come ricordato dal Concilio Vaticano II nella Nostra Aetate) condanna fermamente.
    *Israelita: La dimensione biblica e storica*
    Il termine israelita si riferisce storicamente ai discendenti di Giacobbe (chiamato Israele nella Genesi) e ai membri dell'antico popolo dell'alleanza biblica.
    È un termine prevalentemente teologico e storico, usato nelle Scritture e nella liturgia cristiana.
    L'uso antico confondeva "israelita" con "ebreo", ma oggi confondere l'antico Israele biblico con l'attuale Stato-nazione è un errore di anacronismo. La teologia paolina (es. Romani 11) parla dell'Israele dell'alleanza, i cui doni sono irrevocabili, e non della Repubblica di Israele nata nel 1948. Il disagio liturgico verso la parola "Israele" nasce proprio da questa errata sovrapposizione semantica.
    *Israeliano:La cittadinanza geopolitica*
    Il termine israeliano indica esclusivamente il cittadino del moderno Stato di Israele, fondato nel 1948.
    È una categoria puramente giuridica e politica.
    Non tutti gli ebrei sono israeliani (la maggior parte vive nella diaspora) e non tutti gli israeliani sono ebrei. Circa il 20% della popolazione israeliana è composta da arabi (musulmani e cristiani) che sono, a tutti gli effetti di legge, cittadini israeliani. Criticare le azioni del governo di Tel Aviv significa criticare un'entità statale e politica, non il popolo ebraico o la fede biblica.
    *Sionista: L'ideologia politica*
    Il sionismo è un movimento politico e ideologico nato alla fine del XIX secolo con l'obiettivo di creare, e oggi di preservare, uno Stato nazionale per il popolo ebraico nella sua terra d'origine storica.
    È un'ideologia politica moderna e arrogante, aggiungerei, non un dogma religioso.
    Esistono ebrei profondamente religiosi che sono anti-sionisti (come alcune correnti ultraortodosse che ritengono che lo Stato possa essere ricostituito solo dal Messia) ed esistono sionisti non religiosi, laici, e perfino frange cristiane. L'antisionismo contesta la legittimità politica o le modalità di esistenza di questo Stato. Sebbene l'antisionismo possa talvolta essere usato come paravento per l'antisemitismo, le due posizioni rimangono logicamente distinte: l'una contesta un'ideologia politica fatta di soprusi, l'altra discrimina un gruppo umano.

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