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sabato 13 giugno 2026

I VESCOVI ITALIANI: IL PRIMO ANNUNCIO O "KERYGMA" DEVE OCCUPARE IL CENTRO DELL'ATTIVITÀ EVANGELIZZATRICE E DI OGNI INTENTO DI RINNOVAMENTO ECCLESIALE / Radicati e costruiti in Cristo 31 Maggio 2026maggio 2026.

 


Un anno fa incontrando per la prima volta i vescovi italiani (17 giugno 2025) Papa Leone diceva di tornare al Kerygma. Mi chiedevo : ascolteranno? (La Gioia del Vangelo: FINALMENTE LA SVOLTA? / Papa Leone ai Vescovi italiani, 17 giugno 2025. ) Papa Leone ripete lo stesso messaggio alla loro Assemblea Plenaria quest'anno ed essi lo recepiscono nel loro documento finale. Ecco alcuni estratti sia del discorso del Papa, sia del documento dei vescovi (Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana (28 maggio 2026) ). La domanda diventa allora: ascolteranno i preti, le parrocchie? Un amico diacono molto impegnato nella Caritas diceva il suo disagio di fronte a molte e belle opere caritative, costatando però un disagio, un pudore, nell'annunciare nel Nome di chi si fa carità e non solo filantropia e chi veramente salva la vita di tutti. Papa Leone non ha mancato di ribadire questa esigenza nelle isole Canarie...

Il Papa ha detto: 

... Ecco, dunque, la rinnovata attenzione all’iniziazione cristiana, che non può essere pensata solo come preparazione ai Sacramenti.

Essa è il “grembo” in cui una comunità genera alla fede e introduce nella vita pasquale, nella comunione con il Signore, nella fraternità ecclesiale. Si tratta di riscoprire il Battesimo come realtà viva ed esistenziale; e «non è possibile comprendere pienamente il Battesimo se non all’interno dell’Iniziazione Cristiana, ossia dell’itinerario attraverso cui il Signore, mediante il ministero della Chiesa e il dono dello Spirito, ci introduce nella fede pasquale e ci inserisce nella comunione trinitaria ed ecclesiale» (Documento finale della XVI Assemblea del Sinodo dei Vescovi, 24). È una sottolineatura molto importante, questa della più recente Assemblea del Sinodo dei Vescovi, perché colloca il cammino che si apre con il Battesimo all’interno di una Chiesa che crede, celebra, accompagna, genera. Una Chiesa che, mentre gioisce stupita di fronte ai catecumeni giovani e adulti, è poi capace di sostenere la loro perseveranza dopo lo slancio iniziale.

La fede viene trasmessa e cresce dove ci sono comunità vive e ospitali, capaci di pregare e di ascoltare; comunità nelle quali la Parola di Dio non resta ai margini, ma illumina le scelte, dove l’Eucaristia è davvero fonte e culmine, dove i poveri non sono destinatari esterni di un servizio, ma fratelli e sorelle nei quali il Signore ci parla; dove i giovani sono volti e voci e storie con cui dialogare; dove le famiglie non sono lasciate sole e le ferite non vengono nascoste, ma portate davanti al Signore con umiltà; dove la fede diventa impegno effettivo nella società, nella politica, nella cultura.

Cari fratelli, il Signore non ci chiede di misurare la fecondità della Chiesa con i criteri del numero, della visibilità o dell’influenza. «Quando guardiamo con gli occhi di Dio, scopriamo che Egli ha scelto la via della piccolezza, per discendere in mezzo a noi. […] Questa logica della piccolezza è la vera forza della Chiesa. Essa, infatti, non risiede nelle sue risorse e nelle sue strutture, né i frutti della sua missione derivano dal consenso numerico, dalla potenza economica o dalla rilevanza sociale. La Chiesa, al contrario, vive della luce dell’Agnello e, radunata attorno a Lui, è sospinta per le strade del mondo dalla potenza dello Spirito Santo”» (Discorso nell’Incontro di preghiera, Istanbul, 28 novembre 2025).

Abbiamo il coraggio dell’essenziale! Il coraggio di comunità meno preoccupate di conservare tutto e più libere di annunciare Cristo. Il coraggio di una catechesi che sia cammino di iniziazione e formazione permanente alla vita cristiana. Il coraggio di parrocchie accoglienti e missionarie, in cui le famiglie si ritrovano e si rinnovano con la linfa del Vangelo.

E i vescovi italiani nel Documento "Radicati e costruiti in Cristo" : 

   "È necessario "ribadire la centralità del kerygma: lo ha affermato più volte papa Francesco e ribadito papa Leone XIV. «Il primo annuncio o “kerygma” [...] deve occupare il centro dell’attività  evangelizzatrice e di ogni intento di rinnovamento ecclesiale. [...] Quando diciamo che questo annuncio  è “il primo”, ciò non significa che sta all’inizio e dopo si dimentica o si sostituisce con altri contenuti  che lo superano. È il primo in senso qualitativo, perché è l’annuncio principale, quello che si deve sempre tornare ad ascoltare in modi diversi e che si deve sempre tornare ad annunciare» (EG 164). È il  cuore che alimenta la fede e la formazione dei cristiani".

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